Toh, oggi si gioca Inter Torino

Obiettivo raggiunto: ha vinto chiunque abbia scatenato tutta questa vicenda, col chiaro obiettivo di intorbidire le acque nerazzurre e arrivare venerdì all’appuntamento con l’assemblea dei soci con tanta confusione, dentro e fuori dall’Inter. O meglio, tanta confusione fuori quanta ce n’è dentro, con l’evidente spaccatura tra varie fazioni, ciascuna che tira per il suo verso, con qualcuno che ha anche grandi agganci con la stampa e fa la “gola profonda”. A questo, si aggiunge anche l’ennesima uscita della Curva Nord, che pare sia foriera di contestazioni in campo stasera.

Ci siamo cascati anche noi, e parlo ovviamente di chi Vi scrive, e tutta la tifoseria al carro: della partita Inter-Torino si è parlato molto poco. Immaginiamo anche la voglia dei calciatori, soprattutto di quelli che amano remare contro o di quelli scontenti, nell’affrontare una sfida delicatissima come quella di stasera.

Quando abbiamo parlato della situazione di Jovetic, abbiamo sorriso della clausola aggiuntiva (una delle due) per non riscattare il montenegrino: l’Inter non deve trovarsi in zona retrocessione (tra le ultime 3) a fine anno. Adesso c’è poco da riderci su, perché già stanotte l’Inter potrebbe, perdendo, trovarsi superata o affiancata da Udinese e Samp: Pescara, Empoli, Palermo e Crotone sono ancora a distanza di sicurezza, e almeno 3 di queste sembrano davvero destinate all’oblio.

Insomma, se quella contro il Cagliari era stata una partita talmente surreale da sembrare catapultati nel mondo e nelle magie di Woland ne “Il Maestro e Margherita” di Bulgakov, per questa il clima è davvero fuori ogni possibile definizione.

Lo sport c’entra davvero poco con questo “vuoto di potere” che si è venuto a creare, dove ciascuno tira acqua al suo mulino dimenticandosi che c’è una cosa che dovrebbe contare più di tutti: ed è l’Inter.

È un problema che affligge il mondo nerazzurro da inizio anno.

Ieri qualcuno mi chiedeva cosa avrebbe ottenuto Frank De Boer con un comunicato ufficiale dell’Inter a difesa dell’allenatore, soprattutto da attacchi vili e maleducati come quelli su “il Fatto Quotidiano” o di Caressa in tv. A quel punto ho anche strabuzzato gli occhi, perché ritenevo che la questione fosse chiara e manifesta, e invece evidentemente non lo è.

Il problema non è De Boer, se resta o se non resta, se lo si vuole far fuori o meno. Qui il problema è che si sta facendo, oggi, la storia di una squadra, così come la si è fatta nel 1964 o nel 1965 o nel 2010: perché non è vero che la storia è fatta soltanto di episodi belli e gloriosi; la storia è fatta di un insieme di cose, anche, e talvolta soprattutto, di episodi negativi che marchiano un club più di quanto si possa immaginare.

Il problema è che siamo in Italia, e su certe cose è più facile tacere. Milan e Juventus hanno avuto potere economico, hanno avuto potere nella stampa e nelle tv, hanno avuto potere in Lega e in Federazione: tutte cose che all’Inter sono sempre mancate. Ed è questo uno dei motivi per cui è più facile che vicende come la B del Milan o i famigerati fari di Marsiglia, così come Calciopoli o la questione della (vera) prescrizione sulla faccenda epo-farmaci per la Juventus possono essere in qualche modo occultati, manipolati, persino rivisti in chiave distorta facendoli passare come un nonnulla, mentre invece un fatto sportivo come la cessione di Roberto Carlos è vista come l’errore del secolo (che importa se poi ciascuno abbia il suo Henry, l’Aubameyang di turno, un Pirlo per il Milan etc…).

Aubameyang esiste davvero?

Per questa ragione, ciò che accade in questo periodo sarà scolpito nella storia nerazzurro, che piaccia o meno. Ecco perché crediamo che oggi essere interisti e difendere l’Inter sia doveroso più che mai: perché quando insultano De Boer non stanno insultando solo l’uomo, ma anche e soprattutto l’Inter. Rimarrà quel “ma non ti vergogni?”, quel “di burro”, quegli articoli pieni di livore, di meschinità e perfidia, tanto da diventare le solite leggende calcistiche, per cui se dici “bidone” in Italia non pensi, tra gli altri, a Ricardo Oliveira, a Borghi, a Rush, a Esnaider, a Kluivert… pensi a Vampeta e Pancev. Ma tant’è.

Uno, anche soltanto un comunicato che difendesse un tesserato dell’Inter sarebbe stato in difesa non del tesserato, ma in difesa dell’Inter e del suo presente: cioè quello che un giorno diventerà storia.

Ecco perché lo pretendiamo. Perché un giorno Frank andrà via, allenerà un’altra squadra, avrà dimenticato tutto e magari vincerà in barba a tutti i Caressa e i Vendemiale della provincia italiana: ma quella merda (mi consentite il francesismo, vero?) che oggi stanno spalando con furia cieca, merda rimarrà, e lo farà rimanendo legata all’Inter.

Speranza vana che l’Inter possa essere messa prima di tutto? Eh Zanetti? Eh Curva? Eh Ausilio?

LA PARTITA

Oh, ci si distrae sempre eh?

Oggi contro il Torino non si può fare una partita “contro”, perché il rischio è troppo alto: l’augurio è che non lo faccia nessuno, non la curva, non i calciatori, non la dirigenza prima della partita. Il tifoso interista non chiede una partita come contro la Juventus, vivaddio quant’è stata bella Mr. Allegri!, ma almeno un impegno complessivo dignitoso, che faccia emergere i reali valori tecnici in campo.

L’Inter deve rinunciare a Medel, squalificato giustamente per tre giornate, ed è nato subito il dubbio su chi possa sostituirlo. Fuori Felipe Melo perché “non in condizione”, fuori Kondogbia per “scelta tecnica”, difficile che abbia chance Gnoukouri: rimangono Banega, Joao Mario e Brozovic.

A meno di qualche scelta radicale, come quella di vedere in campo contemporaneamente Perisic, Candreva e Eder (a prescindere che si giochi col 4-2-3-1 o con il 4-3-3 con Candreva da interno), è più probabile che tutti e tre siano in campo: di questo terzetto, Joao Mario o Banega hanno nelle corde la possibilità di stare in mezzo.

Più affascinante l’opzione Banega: chi ci legge da tempo sa come la pensiamo a riguardo, ne abbiamo parlato per ben due volte. L’argentino ha nel dna quel ruolo ma, se la tendenza delle palle perse rischia di continuare come nelle altre partite, ci sarebbe Joao Mario, altra opzione che abbiamo caldeggiato: il portoghese ha intelligenza, intuito, palleggio, visione di gioco, tranquillità e soprattutto straordinaria lettura in fase di pressing. Tutte doti che si sposano bene con quel ruolo.

Meno (molto meno) probabile che ci stia Brozovic, a meno di non fare un 4-2-3-1 con Joao Mario e Brozovic interni, Banega trequartista. Ma si scommette sul 4-3-3.

Per il resto, sembra favorito Eder al posto di Perisic, in quella che De Boer ha impostato come gestione delle forze in questo scorcio di campionato. L’intento dovrebbe essere anche quello di avere un attaccante che dia più supporto a Icardi, nelle ultime partite annegato  in mezzo agli avversari, con zero tiri in porta nelle ultime 4: un record per un attaccante.

Confermati i due centrali di difesa, con Nagatomo e Ansaldi sugli esterni.

Una formazione certamente rischiosa, contro una squadra che fa dell’intensità la sua caratteristica principale.

TORINO

Se Cagliari e Atalanta erano due squadre organizzate, la seconda molto più della prima, e per questo temibili, il Torino è un avversario ancora più ostico. Per comprendere la natura di questa squadra, basti dire che, fatta eccezione per quella che è stata la prima partita ufficiale della stagione (contro il Milan, sconfitta 3-2), ha raccimolato 7 punti contro 3 squadre di caratura superiore come Roma (vittoria), Fiorentina (vittoria) e Lazio (pareggio).

Sinisa Mihajlovic è un buon allenatore, con idee chiare e quel polso duro che è tanto buono in provincia, e nelle squadre senza grandissimi fuoriclasse, quanto è deleterio in quelle che invece hanno società, calciatori e ambizioni di livello superiore: a Torino può trovare la dimensione ideale, probabilmente anche migliore di quella trovata alla Sampdoria.

Il suo è un 4-3-3 con tanta corsa ma anche piedi buoni, in cui il punto di forza è certamente l’attacco con Ljajic, Iago Falque e Belotti che meriterebbero tutti chance a più alti livelli.

Molti giornali lo danno in panchina, ma riteniamo che per Mihajlovic Benassi (ex Inter) sia troppo importante per essere lasciato in panchina: farà compagnia a Valdifiori e uno tra Obi, Acquah o Baselli. Difficile al momento fare una previsione esatta, ma scommetterei più  su Obi (che ha giocato contro la Roma) o su Acquah (che ha giocato contro la Fiorentina).

Un centrocampo che sa unire qualità, quantità, inserimenti e anche una discreta produzione in zona gol.

In difesa, Castan dovrebbe essere sostituito da Moretti, mentre gli altri sembrano tutti piuttosto sicuri: Rossettini in mezzo, Zappacosta e Barreca sugli esterni, con qualche chance per l’eterna promessa De Silvestri.

Contro Roma e Fiorentina, il Toro ha lasciato il possesso palla agli avversari, creando molte occasioni ma al contempo concedendo molto, pur lavorando benissimo dal punto di vista della compattezza: su 3 partite ha concesso ben 37 tiri, ma solo 12 di questi sono arrivati da zone all’interno dell’area di rigore. Grande occupazione e densità centrale. Probabile, visti anche i problemi dell’Inter, il ricorso alla verticalizzazione rapida per i tre davanti: entrambe sono situazioni che l’Inter ha mostrato di soffrire e che il Torino ha mostrato di gradire.

In fase di non possesso, la squadra di Mihajlovic ha mostrato grande capacità di stare con linee compatte, fatta eccezione che contro la Fiorentina, dove però la diversa disposizione dell’avversario, schierato con la difesa a 3, ha richiesto diversa applicazione: squadra che, quindi, sa anche adattarsi, e bene, all’avversario.

CONCLUSIONI

Insomma, partita rognosa per molti aspetti. L’avversario è ostico, ma non ha il richiamo dei grandi match come quello contro la Juventus, e questo può essere un elemento di disturbo per calciatori che si trovano in mezzo a tutte le chiacchiere degli ultimi giorni e con un allenatore che non si capisce bene se e quanto sia supportato dalla proprietà cinese, ma che certamente trova nella dirigenza “italiana” una fronda contraria praticamente dal primo giorno: Thohir e ramificazioni si sono visti e sentiti poco, e questo non fa altro che aumentare il senso di vuoto.

Servirà carattere, servirà concentrazione e determinazione, più sel solito: benché tutto sembri girare contro, alcuni aspetti portano De Boer verso delle soluzioni che sarebbe stato interessante esplorare, sì, ma dopo il giusto tempo di rodaggio: una squadra molto più tecnica e che basa tutto sul possesso palla, ma che ha anche grande bisogno di concentrazione da parte dei difensori, che devono stare alti, molto alti, con tutti i rischi che ne conseguono.

Attenzione sul pressing, necessità di sfruttare le poche ripartenze, attenzione ai primi secondi della fase di transizione negativa: e poi che arrivi questo benedetto venerdì e quest’assemblea in grado di cambiare le sorti di tutta la storia, e che sverni, finalmente, su questo periodo oscuro. Perché non se ne può più.

 

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