Inter 2 Torino 1: l’organizzazione e il gioco più dell’orgoglio

L’Inter alla fine ha ragione su un Torino che aveva messo in grandissima difficoltà Roma e Fiorentina (battendole), nonché una buona Lazio, con la partita finita in pareggio.

Non era un avversario facile e l’avevamo detto, pur con grave ritardo (oggi pomeriggio) rispetto a quanto sarebbe normale “preparare” una partita.

Il timore era di una squadra distratta da troppe cose: si è vista, invece, una squadra che ha giocato a tratti anche un gran calcio, pur con eccessiva discontinuità, e che ha avuto un pizzico di fortuna sul primo gol, salvo poi pagarla, con gli interessi, nel secondo tempo. Male, malissimo l’arbitro Massa: non si capisce il perché della sua ruvidità in campo (partita molto corretta) e non vede due rigorini (su Icardi e su Maxi Lopez) e un rigorone, con annessa espulsione, per un salvataggio di gomito sulla linea di porta su colpo di testa di Brozovic: episodio che, ne siamo quasi certi, dimenticheranno un po’ tutti.

CENTROCAMPO

Stavolta non parleremo della partita nel senso di una piccola cronaca: o l’avete vista o i resoconti li trovate un po’ ovunque. In buona sostanza, l’Inter ha dominato nel primo tempo pur ripetendosi il problema di un Icardi troppo statico e un ultimo passaggio che non vuole saperne di venire bene: quello di Candreva sul gol dell’argentino è un po’ lungo, quel tanto che basta da mandare in confusione Hart che lo devia sulle gambe di Icardi, con palla che rotola in rete.

Nel secondo tempo Mihajlovic fa la mossa giusta: 4-3-1-2 con Ljajic dietro a Belotti e Maxi Lopez, comincia il festival delle palle lunghe. L’Inter soffre un po’, ma meno del previsto: il gol del Toro è un pasticcio Miranda-Ansaldi-Murillo che veramente sembrava il disegno di una volontà maligna.

In avanti, invece, diventa tutto più fluido, con Banega, Joao Mario e Brozovic che salgono in cattedra e macinano calcio come non si vedeva da tempo.

Per mesi e mesi e mesi inenarrabili e innumerabili si è raccontata la favoletta di un Gary Medel necessario perché “garantisce equilibrio”, copre, corre… insomma, se non ci fosse stato Medel, dicevano, peste e corna, fulmini e saette, diluvio e cavallette: sarebbe stata una tragedia, una continua deflorazione (sì, so che è un paradosso) del centrocampo da parte delle ondate di orde selvagge che di quella metà campo avrebbero fatto più o meno tutto ciò che avrebbero voluto.

E di fronte a questa leggenda, l’Inter si è stretta attorno al suo totem del centrocampo pregando che non arrivasse mai una assenza: sia mai che si faccia una partita senza.

Poi un giorno qualcuno prese quell’idolo, quel totem, e lo lasciò fuori dal campo: e non arrivarono né la peste né le corta, non i fulmini o le saette, figuriamoci poi il diluvio o le cavallette. Anzi, l’Inter oggi ha scoperto che la qualità e l’intelligenza, quando sono applicate con dedizione, possono sopperire a qualunque corsa, soprattutto quella di chi corre spesso senza grande criterio logico.

Insomma, dopo essermele sentite dire di tutti i colori sulla mia lunghissima battaglia contro Medel titolare, finalmente una chance e una prestazione che dimostra quanto “il più grande bluff della storia del calcio” (come l’ho definito l’ultima volta) possa essere semplicemente inutile in una squadra che ha un concetto di gioco diverso, più moderno.

Perché, come più volte caldeggiato, Joao Mario ha quell’intelligenza e quella capacità di leggere prima l’azione che Medel non ha e non avrà mai.

forse il più grosso bluff della storia del calcio, un giocatore che fa tanto fumo solo perché arriva correndo là dove avrebbe dovuto esserci molto prima. In quel posto una volta giocava Cambiasso, maestro nell’arte del sapere dove piazzarsi: non sembrava mai fare nulla di speciale perché ci andava con 2 o 3 tempi di anticipo. Medel, invece, non capisce assolutamente nulla di ciò che fa e cosa dovrebbe fare in campo. Fortuna vuole che abbia smanacciato la faccia di Kurtic e che ci sarà prova tv: si spera in almeno 3 giornate.ilMalpensante.com, pagella di Medel in Atalanta-Inter

Questa era l’ultima pagella di Medel su ilMalpensante.com, dopo Atalanta Inter. Joao Mario dimostra che puoi giocare da mediano, eppure essere ovunque in campo, supportare l’attacco, fare il regista, difendere e trovare le posizioni giuste. Non gli avete visto fare nessun recupero straordinario? Bravi! Perché il concetto del recupero è spesso successivo a un errore, o tuo o del compagno, e spesso la corsa di Medel correggeva l’errore che aveva commesso poc’anzi. Joao Mario sbaglia molto meno la posizione, e un centrocampo con questi piedi, questa qualità e questi inserimenti può solo portare grandi risultati: dalla prossima volta siamo convinti che scriverlo (perché lo scriviamo davvero da tempo immemore) non comporterà più reazioni isteriche di molti come nel recente passato.

Certo, non tutto è andato a dovere e ci sarebbe tanto da lavorare sul pressing e sulle distanze, ma soprattutto del lavoro dei due esterni. Ma quello che si è visto oggi è confortante: si può giocare a calcio anche senza gente che corre a casaccio e che fa caciara, guadagni un uomo in mezzo al campo quando costruisci e costringi gli altri a correre più dei tuoi.

La formazione dell’Inter, infatti, ha costretto Mihajlovic a togliere Benassi e inserire sia Acquah che Obi, con l’intento di portare più corsa e pressione sui centrocampisti nerazzurri: operazione fallita.

Poi ha provato a raddrizzarla nel secondo tempo, ma abiurando al suo Torino, che tira in porta poco e niente, in discontinuità col recente passato: se guardate i numeri delle altre partite, i granata sono spesso arrivati in porta con continuità. Con l’Inter no, ed è un grande merito dei nerazzurri. Poteva finire 4-1 ed è stato solo un 2-1.

ICARDI

Mauro Icardi segna la doppietta che manda in tilt non solo i Caressa di turno, ma anche qualche tifoso troppo integralista con una fede che non è quella verso l’Inter.

Fa una partita davvero pessima per tanti aspetti, ripete gli errori del recente passato, ma ha il merito di correre, fare pressing, ed esserci nei due momenti che contano.

Ma è soprattutto il secondo gol che dovrebbe farlo riflettere. Perché, invece di scappare in profondità o al centro, per una volta attira l’attenzione dei compagni e esce dal buco. Non tanto, non benissimo: si trova, cioè, in una delle situazioni in cui un attaccante normale non fa nulla se non darla indietro. Ma Mauro non è un attaccante normale e quel movimento, quello stop, quella protezione e quel tiro sono il marchio di fabbrica di un grandissimo centravanti.

Ma deve capire che si può fare il centravanti in mille modi diversi, svariando, offrendo sponde e appoggi, mandando in tilt la difesa facendo un pressing intelligente.

Certe critiche si fanno perché le potenzialità sono enormi: talvolta vederlo intruppato in mezzo, sconsolato, con movimenti dai tempi sbagliati, sempre troppo attaccato agli avversari… è uno spreco immane.

L’INTER È GUARITA?

Ancora no e la strada è ancora lunghissima. Oggi, però, De Boer ha dato un po’ di segnali a tanta gente, a chi dice che c’è bisogno di giocare più bassi, che c’è bisogno di stare più accorti: se i calciatori facessero sempre i calciatori e seguissero le idee dei tecnici, soprattutto quando sono buone, si avrebbero risultati impensabili.

In campo non si è vista una determinazione feroce. C’è stato impegno, questo sì, ma è mancata quella scintilla in più che ti fa capire che quell’impegno è il 100%. Certo, vedere Nagatomo, Brozovic e Eder correre come se non ci fosse un domani è gratificante e fa ben sperare; un po’ meno vedere la sufficienza di Miranda e l’ennesima intervista minchiona di Handanovic (che non è una intervista “contro”, ma lascia troppa libertà di interpretazione).

Ma questo, se possibile, amplifica i meriti dell’Inter e dovrebbe fare rizzare le antenne di qualcuno: se tutti giocassero al 100%, cosa sarebbe questa squadra?

Insomma, lavoro ce n’è tanto ma inevitabilmente l’arrivo di Zhang e di Thohir ha messo un po’ di ordine nel caos di questi giorni: probabilmente è arrivato anche ai calciatori.

E su questo ci ripeteremo fino allo sfinimento: De Boer potrebbe non essere il miglior tecnico possibile, ma se l’intento è quello di rilanciare questa squadra, puntare sui giovani, impostare un lavoro di qualità e che la proietti verso un calcio moderno, è uno degli uomini giusti, molto più giusto dei tanti nomi letti in questi giorni.

Anche se, lo sappiamo senza neanche scomodarci nella lettura dei giornali, si parlerà soltanto di un “Icardi che salva De Boer all’ultimo minuto”. Fiuuuuuu (con ambarabacicicòcò tuttigiùperterra).

Parlando di cose serie, arriva venerdì con la partita in assemblea che potrebbe essere più determinante di quella vista stasera.

PAGELLE

HANDANOVIC SV: incredibile ma vero, non fa una parata che sia una. E sul gol non può farci nulla.

NAGATOMO 6,5: nel primo tempo riesce a stare concentrato, per il resto Iago Falque si è marcato da solo. Nel secondo tempo soffre di più, ma è costretto ad accentrarsi spesso e non ha quasi mai l’aiuto né di Eder né di Palacio.

MURILLO 6: meno impreciso del solito, mena quando c’è da menare, anticipa quando c’è da anticipare. Soffre quando c’è da soffrire. Cade quando c’è da cadere… ah no, scusate.

MIRANDA 5: stiracchiato. Perché commette molte ingenuità, alcune gravissime come la palla persa due volte davanti all’area e come il fallo da rigore(ino) su Maxi Lopez. Sul gol del Toro sembra più grave il suo errore. Pur ammettendo che si dovrebbe fare la tara con ciò che ci si aspetta da lui, non sembra metterci tutta questa voglia eh…

ANSALDI 6: in attacco è tutto un bel vedere tra lui e Candreva, nel secondo tempo supportati da un buon Brozovic. In difesa però soffre e Ljajic quando vuole ne fa più o meno quello che vuole, poi tocca a Barreca.

BROZOVIC 6,5: sbaglia tanto, ma stavolta in zona gol ci arriva, anche se sbaglia: ma il merito è arrivarci. Nel secondo tempo meglio che nel primo: se il ragazzo capisse le opportunità e le  qualità che ha…

JOAO MARIO 7: se giocasse nel Milan o nella Juventus, domani la Gazzetta titolerebbe di palloni d’oro probabili. Un regista nel cervello, nei piedi, nei movimenti, con la palla che sta lì quanto basta per mandare fuori giri gli avversari. Nel secondo tempo cerca di più la verticalità e il Torino non ci capisce nulla. Neanche tanti giornalisti: quante insufficienze vedremo?

BANEGA 7: svogliato per buona parte del primo tempo, poi sale di tono e mostra di avere qualità e piedi superiori, per come stoppa la palla, per come apre, per come verticalizza, per come fraseggia sullo stretto. Una delizia.

CANDREVA 6,5: sarebbe persino da 7… ed è un peccato che il gran lavoro di Antonio venga spesso vanificato da piccoli errori, troppo spesso suoi. Ma è quello dei tre che gioca con più continuità e con più qualità.

ICARDI 7: forse una delle sue partite meno convincenti, eppure due gol con uno davvero da grandissimo centravanti. Se capisse che muovendosi di più farebbe il bene suo e della squadra, sarebbero problemi seri per tutti.

EDER 6,5: contro l’Atalanta aveva corso, pur senza convinzione, e l’avevamo salvato: oggi fa anche meglio, dimostrando di meritare le chance che gli dà De Boer.

PALACIO 6: lotta più di altri, guadagna punizioni e non si ferma.

DE BOER 7: la sua squadra, il suo calcio, le sue idee. Non faccia più patti col diavolo e prosegua per la sua strada. Il fatto che decida di non usare tutti i cambi mostra chiaramente che sta selezionando anche gli uomini di cui fidarsi.

MASSA 4: ad un certo punto lo vedi rispondere nervosissimo mentre i calciatori in campo sono tranquilli. Non ci sono neanche interventi bruttissimi, se non quelli normali durante una partita di calcio. Ma col suo atteggiamento la fa diventare una partita più nervosa. In più, sbaglia clamorosamente nei contatti Obi-Icardi e Miranda-Maxi Lopez, ma soprattutto non vede il gomito di Moretti sul colpo di testa di Brozovic: era rigore e espulsione.

TABELLINO

INTER-TORINO 2-1
(primo tempo 1-0)
MARCATORI: Icardi (I) al 35′ p.t.; Belotti (T) al 18′, Icardi (I) al 43′ s.t.
INTER (4-3-3): Handanovic; Ansaldi, Miranda, Murillo, Nagatomo; Brozovic, Joao Mario, Banega; Candreva, Icardi, Eder (Palacio dal 29′ s.t.).
All. De Boer.
TORINO (4-3-3): Hart; Zappacosta, Rossettini, Moretti, Barreca; Acquah (dal 14′ s.t. Benassi), Valdifiori, Obi (dal 31′ s.t. Baselli); Iago Falque (dal 1′ s.t. Maxi Lopez), Belotti, Ljajic.
All. Mihajlovic.
ARBITRO: Massa.
NOTE: Ammoniti Valdifiori (T), Maxi Lopez (T), Benassi (T) e Belotti (T).
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