Circo Inter, rescissione De Boer: piccoli Zamparini crescono

(Update: ci siamo trovati costretti a correggere il titolo: Frank De Boer ha rescisso consensualmente il contratto con l’Inter, che non è essere esonerati. Altro esempio di stile e professionalità sconosciuti a queste latitudini).

Era da poco passato metà pomeriggio quando è cominciato a impazzire il contatore della ricerca “De Boer esonerato”, segno che qualcuno aveva dato già la notizia. In realtà, è stato solo a metà serata che il Corriere dello Sport, ancora una volta primo tra tutti, si lancia quasi senza più neanche i condizionali: l’Inter stamattina (martedì, vi sto scrivendo alle 3, anche se pubblicheremo domani più o meno a mezzogiorno) esonererà Frank De Boer.

Abbiamo imparato bene come vanno le cose in questo senso: questa la prima pagina del Corriere dello Sport

corriere de boer esonerato

Sì, c’è quel “può essere licenziato” che sa ancora di condizionale, ma se un giornale si butta a corpo morto su un titolo così è perché ha notizie di prima mano. Primissima.

Nonostante tutto, c’era qualcosa che mi lasciava perplesso, perché alcuni siti di testate giornalistiche istituzionali avevano cambiato alcune parole nel corso delle ore: alle 23 era esonerato, verso le 2 di notte erano tornati i condizionali. Evidentemente c’era ancora qualcosa in corso che sfugge, e sfuggirà, a noi osservatori, ma che inevitabilmente lasciava la condizione in sospeso.

Erano dubbi, comunque, che non riguardavano Frank De Boer, che non è più l’allenatore dell’Inter. Lo conferma il sito ufficiale alle 12:33

Finisce così il capitolo di questa Inter olandese: in appena 84 giorni vanificata ogni idea di progettualità.

Insomma, l’Inter del progetto triennale, del “noi andiamo oltre il risultato” (cit. Ausilio tre giorni fa) non c’è più, sparita, svanita nel nulla. Forse c’era fretta di accaparrarsi Pioli, conteso da avversarie temibili come Palermo e Sampdoria.

Smentite tutte le rassicurazioni successive all’assemblea dei soci: quel “stiamo con De Boer al 100%” è un pugno nello stomaco del tifoso e una pietra tombale sulla credibilità dell’attuale dirigenza. Certo, non potevano scaricarlo su un marciapiede qualsiasi (neanche fosse della Saras…), ma c’erano modi e modi, tempi e tempi, parole e parole.

L’alibi giusto per tutti è stato offerto su un piatto d’argento. Ci piacerebbe, per una volta, che fossero tutti giudicati con lo stesso metro: se è vero che De Boer ha sbagliato e deve pagare, che paghino anche quei dirigenti che hanno gestito malissimo tutta la vicenda a partire da Roberto Mancini: una gestione ridicola e lontana da qualunque concetto di professionismo.

E I TIFOSI?

Adesso è dura anche da mandare giù per i tifosi, ed è una situazione che è talmente sfuggita di mano da non comprendere che qui si parla del tanto osannato “rispetto per i tifosi“: comprendiamo che per qualcuno troppo vicino a quel mondo, esiste un solo concetto di “tifosi”, forse quelli in qualche modo da temere o tenersi buoni; ma tutto il resto, dannazione, tutto il resto è un popolo intero che spende tempo, denaro, impegno e sacrifici per la stessa passione: e questo amore, questa affezione, questo legame, andrebbe protetto e coltivato. Rispettato.

Tutto quello che sta accadendo va nella direzione opposta, ma nessuno se lo domanda: si è lasciato il tifoso, quel 99,9% periodico che resta, in una situazione surreale, grottesca, pirandelliana, in cui realtà, progetti (plurale d’obbligo), sogni, parole, ipotesi, sono diventati un appiccicoso e triste grumo nerazzurro col tifoso in mezzo.

Una parte della tifoseria ha sperato che Frank restasse, ma dopo il primo tempo di Genova era chiaro che non la squadra non era più con lui. Ma ce n’era un’altra che aveva sperato che si trattasse soltanto di “risultati sportivi”: Frank De Boer non andava bene, aveva sbagliato troppo, sbagliava i cambi, teneva fuori 100 milioni e chi più ne ha più ne metta. Chi ci legge sa che non sono d’accordo, ma ci sta, è nella naturale dialettica delle parti: il mondo del calcio è quantomeno suddiviso in “resultadisti” e “progettuali”: io ho sempre sperato di avere una società che progetta, perché senza progetto ti può anche capitare di scrivere belle pagine, magari leggendarie, ma ti durano un anno, due, non di più. Do you rembember Triplete? Dal 2010 a oggi 9 allenatori, zero titoli, e una confusione incredibile.

Giusto dire anche che chi voleva esonerarlo era in gran parte tifo che accusava Moratti di cambiarli troppo spesso.

Ma mi va bene anche il primo dei due concetti, rientra, ripeto, nella normale dialettica sportiva, un modo di vedere il calcio valido tanto quanto l’altro: contropiede o tiki-taka? Collettivo o individualità? Difesa bassa o difesa alta? Progetto o risultati subito? Insomma, è calcio.
Il problema è che quasi tutti quelli che speravano nella cacciata di De Boer, lo facevano nella speranza di qualcosa che potesse richiamare in qualche modo un sogno, un’idea, una proiezione al futuro: un Villas Boas, per dire quello più giusto di tutti; o altri, che sarebbero stati comunque errori tecnici gravissimi, ma comprensibili, come Blanc (ci torneremo) o Leonardo (che non allena dal 15-18).

No: sia ai primi che ai secondi è stato dato un orizzonte diverso: tra Pioli, Mandorlini e Guidolin, prevale il primo. Stefano Pioli.

Come uno Zamparini qualsiasi scegliamo Stefano Pioli.

Facciamo un respiro. Non c’è da offendere nessuno, grande rispetto per il professionista e anche per l’uomo. Ma Stefano Pioli? 5 esoneri in carriera e un terzo posto con la Lazio come best-score? Bologna, Palermo, Chievo, Sassuolo, Piacenza, Grosseto, Parma, Modena, Salernitana: e oggi Inter. Se a qualcuno sfugge la dissonanza, avvisatemi che ripeto il mantra e facciamo i disegnini.

Ripetiamo, tutto il rispetto per l’uomo, che è una brava persona, e per l’allenatore, che ha anche mostrato di essere un buon tecnico in qualche caso. Ma è questo il profilo giusto? Un allenatore che non ha esperienza in grandi club (ok, era nella Juventus 84-85, ma neanche ventenne) e si troverà nel bel mezzo di un vespaio, con calciatori che hanno mandato bene a mente il concetto “se l’allenatore non ti piace, sfanculalo”. E non ce ne voglia Pioli, ma De Boer allenatore poteva anche avere un palmares sulla cui qualità si poteva discutere, ma almeno per autorevolezza da calciatore e trofei superava la somma dei singoli giocatori in rosa.

La stampa inevitabilmente gli sarà amica: d’altra parte, se non vieni da Coverciano e non hai fatto la gavetta di 4-5 esoneri non sei nessuno per il provincialismo italiano. Ma sarà una “fiducia a tempo”, in cui si potrebbe avere l’effetto opposto di ciò che è avvenuto con Frank De Boer: arrivargli a dire “poraccio, in quel casino proprio non ce la fa“. E si troverebbe da solo, esattamente come De Boer ma la maleducazione di certi giornalisti e titolisti.

Hanno già cominciato, in realtà, definendolo “normalizzatore”. Cosa vogliano dire esattamente con questa parola è mistero gaudioso che vorremmo sciogliere: uno che fa le cose normali? Uno che se Miranda gli dice di andare a cagare ci va? Uno che se Banega dice “presso come dico io” risponde “sì scusa, non mi ero accorto”? Uno che non vuole sbilanciarsi troppo e tiene tutti bassi sperando che Ronal… no aspetta, insomma, qualcuno inventi qualcosa? Uno che non fa niente e tiene semplicemente il timone nella speranza (perché è solo quella, una speranza) che Simeone un giorno arrivi?

E chi lo sa.

Ma Pioli va sostenuto, da tutti, indistintamente: proprietà, dirigenti, calciatori, tifosi di curva e resto del mondo, vedove di Mourinho, vedove di Mancini e vedove di De Boer: Pioli sarà l’allenatore del’Inter e dovrà far bene, altrimenti il passo tra una stagione orribile e una stagione con la merda fino al collo è breve: per questo va sostenuto da subito, nell’immediato, chiaramente, senza indugi da parte di nessuno, senza perplessità anche se ce ne fossero (e ce ne sono!)… perché De Boer ha resistito e a un certo punto ha anche reagito, magari male, ma ha reagito; Pioli rischia di annegare al primo soffio di vento.

E, neanche arrivato, il primo problema deve già risolverlo: il rapporto con Candreva.

Nell’ultimo anno con la Lazio i due non si sono presi più: Pioli consegna la fascia di capitano a Biglia, Candreva reagisce male, sentiva quella fascia sua. Poi finisce con panchine, discussioni e una tensione costante tra due persone che non volevano più avere a che fare l’uno con l’altro.

In cinque anni ho dato tutto per quella maglia. Ci tenevo alla fascia di capitano, me la meritavo. Ma Pioli mi ha deluso […] Pioli non mi ha dato spiegazioni. E a quel punto gli ho detto che non ero pronto per fare il vicecapitano Antonio Candreva

Appianare da subito questa questione (anche perché Candreva è il miglior assistman della squadra e del campionato italiano, ma anche uno dei migliori in questo inizio stagione). Poi difenderlo a spada tratta sin da subito, non come fatto con De Boer, perché altrimenti il rischio è di ritrovarsi a gennaio con un altro allenatore, e consegnare Pioli al primo reparto psichiatrico che capita.

Basta guardare il calendario: Milan, Fiorentina, Napoli, Genoa, Sassuolo, Lazio. Da qui a dicembre la strada è tutta in salita e non ci si può più permettere nessuna remata contraria.

Sempre che sia Stefano Pioli, visto che ancora non è deciso. 

CIAO FRANK

Ciao Frank, ci abbiamo sperato. E dire che a volte sarebbe bastato un filo di concentrazione in più da parte dei singoli o quel tocco di fortuna, quel rimpallo, quella casualità che per una volta ti dice bene.

Magari l’effetto diverso nel tiro di Palacio durante gli ultimi minuti contro la Sampdoria; o la deviazione su Murillo e poi sul palo nell’autogol di Handanovic (e mettiamoci anche il rigore sbagliato da Icardi); Santon che non stende Kessié e Jovetic che non stende Bruno Peres e Icardi che non devia la punizione giallorossa; o Ranocchia che la colpisce meglio contro il Bologna all’ultimo minuto; o Icardi che non la sbaglia da 2 metri contro la Sampdoria; o Santon che non mette il piede sul tiro di Rispoli. E si potrebbe continuare.

Ma quante volte la casualità, la sfortuna, il piccolo dettaglio s’è incastonato nel modo sbagliato, cambiando la storia con decine di sliding doors disseminate in questi 84 giorni.

Certo, non è e non può essere solo questione di sfortuna… ma dannazione se la storia deve essere scritta da qualche maledetto centimetro sbagliato.

Ieri notte scrivevo:

Si deve avere chiaro il concetto: quando una squadra scarica un allenatore, quando non lo segue più, non è un problema dell’allenatore, non è il segno di una debolezza del tecnico. È semplicemnete la dimostrazione, scientifica, della debolezza della società e della dirigenza.

Ribadisco, una dirigenza che non vuole mostrarsi debole, protegge l’Inter, sin dall’inizio, e oggi avrebbe confermato il tecnico, chiamando ogni singolo giocatore a raccolta spiegandogli bene i termini della questione: o ti adegui o a gennaio nelle risaie in Cina. Anche a costo di giocare con i ragazzini.

Ma era chiedere troppo, un’utopia anche per chi le spera. E ovviamente non era un problema suo:

Lo si sapeva da prima che arrivasse, ma già dalla prima conferenza stampa è stata chiara l’enorme differenza rispetto all’ambiente del calcio e all’Italia, la differenza di etica e persino di educazione. Altro stile, altra classe, altra cultura: anni luce avanti. Siamo pur sempre una terra di “raffazzonisti”, di speculatori, di profittatori… e tutto il resto che sappiamo.

Eppure, in una terra come la nostra che sta dimenticando il concetto di “valore”, un professionista come Frank De Boer avrebbe dovuto insegnare qualcosa, essere persino un farmaco, un confronto di fronte alla maleducazione imperante: educazione, rispetto, professionalità, tutti aspetti che quel mondo di nani, coglioni e prostitute che è il calcio in Italia in gran parte sconosce. Non una parola fuori posto, profilo basso dentro e fuori dal campo, nessuna arroganza, nessuna stizza: a domanda, anche idiota, risposta, molto spesso intelligente anche se in un italiano stentato.

Ed è per questo che abbiamo scelto la sua immagine per questo articolo: non una con cui avremmo voluto descrivere la situazione (d’altra parte trovate tutto nel titolo).

Certo, è lontanissimo da quel capopopolo che gli italiani tanto amano, tra quelli vestiti da sciamano e gli altri che alzano i toni e si sentono dei generali Hartman in pectore; quelli che fanno le prime donne e quelli che sono tutto isterismi; quelli che bestemmiano, protestano… insomma, tutto il bestiame che tanto conosciamo.

Tornando all’Inter, il paradosso più grande è che lui, tecnico olandese, uno mai legato all’Inter o alla storia dell’Inter, è stato l’unico a dire una cosa veramente da interisti… l’unica frase veramente interista sentita in questi mesi l’ha detta Frank De Boer, una frase che qualcuno negli ultimi mesi ha dimenticato, qualcuno che si è sentito e si sente troppo importante.

Nessuno è più grande dell’Inter.

Ciao Frank, buona fortuna, te la meriti.

Saluto di De Boer.jpg

Il saluto di Frank de Boer su Instagram
Il saluto di Frank de Boer su Instagram
Loading Disqus Comments ...