L’addio di De Boer: le prospettive che mancavano

Non sappiamo quanto durerà, perché in realtà quel poco che sappiamo (che so) di alcuni personaggi come De Boer è che non amano trascinare troppo a lungo le chiacchiere e le polemiche. Ma, inevitabilmente, una folta schiera di collaboratori/conoscenti potrebbe venire fuori con indiscrezioni che getteranno luci diverse sulla vicenda.

Diverse, almeno, per chi legge la stampa mainstream, quella che mendica copie: chi legge noi, da semplici “acchiappa-followers” come ci definisce Vernazza (en passant, nessuno gli dica che ha più lettori un nostro articolo che uno qualunque dei suoi editoriali su carta, potrebbe restarci male), certi aspetti e certe prospettive le aveva già.

È giusto, però, riprendere tutto ciò che non viene dall’Italia e che non viene filtrato, perché tutti sappiamo il giochino: da giorni stiamo vedendo una serie inaudita di fellatio spudoratamente pubbliche nei confronti della “dirigenza italiana” (la nostra nuova triade… brrrrr, che parola orrenda… composta da Zanetti-Gardini-Ausilio). Insomma, loro hanno fatto tutto bene, hanno protetto il mister (ah?), lo hanno sostenuto (aaaah??), gli hanno dato man forte (aaaaaahhhh???) etc… e Frank De Boer è un idiota integralista che ha preferito restare nella sua torre d’avorio a dettare legge come un sergente di ferro (aaaaaaaaaaaahhhhh??????).

Non ci credete?

La dirigenza gli ha dato man forte finché ha potuto. Gli ha lasciato punire platealmente Brozovic, comunque un patrimonio dell’Inter, ha storto il naso sull’altro pezzo pregiato da 35 milioni Kondogbia (ora infortunato, ma la sostituzione al 28’ con il Bologna è stata mediaticamente violenta), si è arresa però su Jovetic e Gabigol fatti fuori a Genova. La dirigenza italiana ha provato a dialogare con l’olandese, lui è rimasto sordo, pure alle sollecitazioni della squadraCorriere dello Sport

I dirigenti italiani che vivono la quotidianità ad Appiano Gentile, che ci mettono la faccia e troppo spesso sono bypassati, spingono per un tecnico italiano dopo la pessima esperienza con l’olandese. Se saranno ascoltati, la scelta dovrebbe cadere su Stefano Pioli, ex di Lazio e Bologna che accetterebbe un contratto fino a fine stagione con una clausola di rinnovo obbligatoria in caso di qualificazione alla Champions League.Corriere della Sera

Guarda caso, proprio quei giornali che sanno sempre tutto molto prima delle altre testate, in grado persino di batterli sul tempo quando c’è da aspettare il titolone per l’indomani mattina, vedi protesta della Curva contro Icardi.

Insomma, tra la “dirigenza italiana” dell’Inter e certa stampa corre buon sangue e ottimi rapporti. Talmente buoni e forti che ne sanno sempre una di più: quella versione, sempre e comunque, in cui è l’avversario di turno, in questo caso quel cattivone di Frank De Boer (“ma, adesso, Frank De Boer deve venirci a insegnare calcio a noi?“) ad avere torto e la “dirigenza italiana” ragione.

Però.

Ci sono dei però. Fortunatamente basta uscire un attimo dall’Italia per respirare aria pulita e non essere ammorbati da un ambiente mefitico e neauseabondo, parziale e fazioso fino all’inverosimile.

Le prime parole a colpire sono quelle del fratello di Frank, Ronald De Boer.

Nell’Inter ci sono 29 giocatori con un’età media di oltre 27 anni. Sono i giocatori che si sono imposti a livello internazionale, che hanno stipendio da top player. Per mio fratello Frank questa rosa così ampia è stata subito una grossa difficoltà. Frank ha trovato due grosse difficoltà. In primo luogo, i giocatori non erano abbastanza in forma quando ha iniziato, col campionato alle porte quando ha assunto l’incarico. In secondo luogo ci sono molti fattori extra campo che hanno influenzato il rendimento: fattori politici, grande pressione da parte dei media e la vicenda tra Icardi e la Curva. Un allenatore vuole essere coinvolto solo sul campo, ma nell’Inter aveva anche questi incarichi extraRonald De Boer

Tra tutte la parole, sono macigni quel “fattori politici” che richiamano certamente alla questione, ancora irrisolta, su chi decide all’Inter; nonché quel “grande pressione da parte dei media”, che è anche pietra tombale su tante considerazioni dei tifosi (“i giornali non scendono in campo“), perché i calciatori subiscono terribilmente l’ambiente.

Le altre sono di David Endt, ex team manager dell’Ajax. Persona che in estate aveva messo in guardia Frank De Boer sull’ambiente e sulle pressioni che avrebbe incontrato: “Voleva sapere ciò che poteva aspettarsi andando all’Inter. Non sarà un compito facile, ci sono tante pressioni. La questione è come De Boer si adatterà a questo mondo. Sa che le dinamiche sono completamente diverse rispetto a qui“.

Ci aveva visto lungo.

Nella sua intervista a a de volkskrant.nl, non risparmia l’Inter e la dirigenza… supponiamo la “dirigenza italiana”, ovviamente. E, al contempo, ci regala prospettive diverse, non condizionate da partigianeria locale né strane e indigeste connivenze con la stampa italiana. Non che ce ne fosse bisogno, ma è giusto che si leggano parole estranee a questo ambiente, anche per nostra consolazione: potremmo scoprirci meno malpensanti di quel che crediamo.

L’INTERVISTA DI DAVID ENDT

(si ringrazia Stefano Massaron per la traduzione, Hendrik V.D. Decken @milestemplaris per la collaborazione).

Conoscitore e amante del calcio italiano, David Endt definisce l’Inter “un mostro a tante teste”. Non l’ha sorpreso per nulla che quel mostro martedì, intorno a mezzogiorno, abbia dato il benservito al suo allenatore Frank De Boer. Erano ormai settimane che non si trattava più di capire se dovesse accadere, ma quando sarebbe accaduto.

L’Inter sembra una grande diva con quella divisa nera e azzurra, ma in realtà è una stronza. Fin dall’inizio è stato chiaro che Frank De Boer, con la sua linearità nord-olandese, non avrebbe avuto nemmeno una chance”, dice il sessantaduenne Endt.

Per anni, David Endt è stato nell’Ajax come consulente dei giocatori e uomo di raccordo per gli allenatori. Ha scritto anche diversi libri. Nel 1989 Endt ha espresso il suo amore per il calcio italiano in “Ombre di San Siro.” Nel 2013 è stato costretto a lasciare l’Ajax proprio mente Frank De Boer iniziava la sua avventura come allenatore. De Boer ha lasciato l’Ajax alla fine dello scorso campionato per iniziare ad allenare l’Inter a inizio agosto.

Non avresti potuto metterlo in guardia?

“Eravamo ancora in contatto, all’epoca, ma ormai il dado era tratto. Certo che l’ho messo in guardia sulla follia di quel mondo. Ma la sua ambizione era troppo grande. L’Inter, ovviamente, è un grosso nome nel mondo del calcio. Se si ha la chance di andare a lavorare lì, la tentazione è davvero troppo grande. Questo lo capisco.”

Qual era la sua missione?

“Quella di ricreare all’Inter una squadra vincente. Dai successi sotto la guida di José Mourinho, però, la squadra ha faticato a fornire buone prestazioni. Cosa dovesse fare De Boer non era chiaro, ma l’incarico gli è stato dato per il suo lavoro con l’Ajax. Doveva avere questa possibilità, in ogni caso, come aveva fatto con i nostri giovani.”

“Ma la preparazione della stagione era stata fatta da Roberto Mancini, che però poi è dovuto andarsene. Se i risultati poi sono questi, allora tutte queste forze si rivoltano contro di te.”

Può descriverci le tante teste di questo mostro?

Frank De Boer è una vittoria di Erick Thohir, il presidente che in precedenza era il proprietario del club. Ma quest’estate l’Inter è stata acquistata da un gruppo d’affari cinese, che però ha deciso di non interferire con l’organizzazione [della squadra]. Di conseguenza non è chiaro che cosa vogliano davvero dall’Inter. Questo ha creato un vuoto di potere.

Poi c’è il vicepresidente Zanetti. Si tratta più che altro di una figura simbolica, che reagisce principalmente in base alle emozioni. Ma in un mondo tanto opportunistico come quello del calcio è una voce molto importante. E ancora più importante è Moratti, il proprietario precedente dell’Inter. È un po’ il paterfamilias che si muove nelle retrovie e che ancora gioca un ruolo molto importante, un po’ come Riemere van der Velde all’Herenveen.

E i giocatori, poi, naturalmente. Un gruppo troppo folto di giocatori, ognuno dei quali ha i propri obiettivi e i propri scopi e i propri contatti tra i giornalisti. Quando arriva un nuovo allenatore che porta anche un approccio totalmente nuovo, si verificano dinamiche molto particolari nello spogliatoio. Alcuni giocatori pensano che sarà la loro grande occasione, altri vedono la cosa soltanto come qualcosa che può mettere a repentaglio la loro posizione. Tutti fattori che minano [la stabilità] e che di certo non contribuiscono alla coesione del gruppo.”

De Boer ha fatto bene a selezionare uno staff suo, uno staff olandese?

Credo che sarebbe stata una mossa più intelligente avere accanto a sé un confidente che sapesse comprendere meglio la stratificazione delle relazioni interne. Uomini come Michel Kreek e sicuramente Orland Trustfull [non avevano queste caratteristiche.]

Jose Mourinho aveva tracciato un esempio. Lui aveva avuto questa intellingenza. Mourinho prese nel suo staff Giuseppe Baresi. Era un allenatore, ma anche un uomo interno all’Inter. Un uomo che sapeva esattamente quali erano gli equilibri delle forze in quel momento. Una cosa del genere può essere ancora un fattore determinante, qualcosa che ti salva, per la tua credibilità.

Ma De Boer ha sicuramente fatto del suo meglio. Ha imparato l’italiano molto alla svelta per poter parlare alle conferenze stampa. Ma questa è un’altra questione: finché tutto andava bene, si sentivano [ndr: i giornalisti e l’opinione pubblica in generale] a posto. Ma, quando i risultati sono deludenti, a quel punto il suo italiano non era più sufficiente.”

L’Inter è tipica del calcio italiano o è un’eccezione?

Molti club sono molto peggio. I club di provincia spesso hanno un “Padre Padrone” [IN ITALIANO NEL TESTO] come presidente, un uomo che decide e determina ogni cosa. E poi ci sono i grandi club come l’Inter, il Milan, la Roma e la Lazio. Attraggono ogni genere di personaggio, e questi vogliono avere un certo grado di controllo. L’unico club italiano in cui si può lavorare decentemente da allenatore è la Juventus. Qualche anno fa sono finiti in un caso di scandalo, e sono stati retrocessi in serie B. Ma poi c’è stato un ritorno prepotente creato dai boss della FIAT.”

Che cosa significherà questo esonero per lo status di De Boer come allenatore?

Alla fine, sarà migliore sotto ogni aspetto. È stata una lezione importante. E poi ha mantenuto le sue idee, di conseguenza gli verranno riconosciuti i suoi meriti.

Tutti, nel calcio, sapevano che si trattava di un’impresa impossibile. E sono sicuro che, se il prossimo allenatore verrà esonerato, anche i giornali arriverano alla conclusione che Frank De Boer non ha mai avuto una vera possibilità.

CHI DOPO DE BOER?

Poi, così, anche solo per dettaglio tecnico, quella stessa stampa amica di certa dirigenza si è lanciata a corpo morto su Pioli, dandolo per certo, perché “sponsorizzato dalla dirigenza italiana”, sembra soprattutto Ausilio, mentre Zanetti, da buon morattiano, dicono sia più per Leonardo.

La sostanza è che hanno trovato l’accordo con De Boer per la rescissione del contratto senza avere in mano un sostituto: ci sarà Stefano Vecchi ad interim, finché qualcuno non deciderà di decidere. Il problema, però, potrebbe riproporsi: se la grave colpa di De Boer è stata quella di essere scelto da Thohir, e quindi non dalla “dirigenza italiana”, una variante diversa dal trio Pioli, Blanc, Leonardo, con l’aggiunta di Guidolin, potrebbe comportare più o meno la stessa lotta intestina, la stessa battaglia contro, le stesse azioni buone per esautorare l’allenatore sin dal primo giorno, con sommo gradimento dei calciatori, pistola fumante nelle mani dei dissidenti: insomma, la stessa merda vista in questi mesi.

 

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