Su De Boer è iniziato il revisionismo storico: buona fortuna Inter (con update)

UPDATE: Dopo alcune segnalazioni e domande di diversi lettori, riassumibili in “ma perché critichi un articolo a favore di De Boer?”, credo sia necessario aggiungere una piccola precisazione. Riguardo al pezzo de ilcorriere.it, più volte citato, è bene dire che:
a) è scritto bene, molto bene, talmente bene che ho sentito il bisogno di citare per il 70% solo quello. Il resto, davvero, non valeva la pena;
b) l’intento non era di criticare quell’articolo: è esemplare che quel pezzo venga fuori oggi e che sia accompagnato da altri dello stesso tenore. Che sia, cioè, voce che riesce a emergere mentre fino a ieri sarebbe rimasta sepolta;
c) l’autore si era altre volte espresso in maniera diametralmente opposta a certo cecchinaggio mediatico; 

d) ne ho citato altri (come quello di GQItalia) di testate che non si erano espresse “contro”;
Il senso, dunque, era solo quello di segnalare un improvviso cambio di rotta: prendono corpo le voci “pro” e si smorzano quelle “contro”. In qualche caso, vedi Caressa, qualcuno si sta rimangiando alcune cose: sulla scia di articoli come quelli de ilcorriere.it (che ci auguriamo non siano casi isolati) ne vedremo altri, di gente che invece si era espresso chiaramente contro.
I capitoletti in neretto, invece, sono volutamente sarcastici.

GLI AMICI

Credo che un po’ tutti abbiamo imparato che nella vita puoi incontrare degli amici veri, quelli senza virgolette, e gli “amici”, con virgolette. Non vogliamo fare un trattato sui valori, sull’etica, sul rispetto etc… e quindi non vogliamo parlare dei primi: parliamo solo dei secondi.

Ovvero di quelli che hanno un unico obiettivo: usarti finché servi, finché gli servi. Sono quelle amicizie che nascono e muoiono per reciproca convenienza, perché in quel momento va bene così: ben sapendo, o almeno si dovrebbe sapere, che prima o poi si torna distanti e magari anche nemici.

Abbiamo parlato degli strani riti giornalieri di certa stampa, vergognosamente prona a pratiche di fellatio pubbliche nei confronti della “dirigenza italiana” dell’Inter: un caso più unico che raro nell’ambiente nerazzurro degli ultimi anni. Insomma, non sapevamo neanche che i giornali potessero parlare bene di una qualunque dirigenza interista. Trend che comunque continua, come dimostrano decine di articoli: prendiamo quello del vicedirettore Valenti:

L’identikit ideale del sostituto, tracciato anche dal management italiano dell’Inter, porta a Stefano Pioli. Non sarà un fuoriclasse della panchina e non ha il physique du rôle di molti predecessori alla guida dei nerazzurri. Però possiede profonda conoscenza della serie A e sa adattarsi ai giocatori di cui dispone. Insomma, è in grado di salire sul carro in corsa e ricostruire in fretta provando la scalata a vette già esplorate come i preliminari di Champions conquistati con la Lazio nel 2015. Per queste ragioni una scelta del genere metterebbe in sicurezza la squadra rispetto ai rischi insiti in altri nomi più blasonati che rimbalzano dalla Cina come quello di Hiddink. Attenzione: sbagliare ancora potrebbe essere devastante. Gianni Valenti, Gazzetta dello Sport

Insomma, loro fanno tutto bene. E questo dopo ben 84 giorni in cui Frank De Boer  stato nel mirino di questa stampa e di tutto il resto dei media: deriso, umiliato, insultato a destra e manca come abbiamo più volte raccontato, con un atteggiamento da razzisti, da bulletti del terzo millennio, da Pierino del giornalismo. E, si badi, non ci riferiamo ai, purtroppo pochi (e spesso falsi), elementi tecnico e tattici o al professionista: ci riferiamo agli insulti all’uomo. Ci riferiamo, per esempio, a questo squallido teatrino andato in onda su Sky, in cui si sprecano risate alle spalle di De Boer, con il chiaro segnale che tutto, compresi strafalcioni sul nome e sui verbi (“corravate”, “perdavate”) che sembrano fatti apposta per disorientare l’allenatore: De Boer capisce, tradisce un attimo di disapprovazione e fastidio, ma poi si ricompone. Insomma, sembra un bello sketch preparato:

Al punto che il buon Maurizio Pistocchi si è sentito in dovere di intervenire:

Con il conduttore Alessandro Bonan (che non era citato) che si sente di intervenire come nel più lampante caso di excusatio non petita accusatio manifesta (usiamo lo screenshot per timore che possa essere rimosso):

Un episodio come tanti.

Ma, cominciano i “ma”. Frank De Boer è andato via da meno di 24 ore, un cadavere calcistico ancora caldo caldo, e già cominciano a fioccare le prime analisi da veri revisionisti storici: Frank, probabilmente non era proprio tutta colpa tua e forse, ma solo forse eh, non eri esattamente quel babbeo come ti abbiamo dipinto dal primo giorno.

Ricordando sempre che questi amici prima o poi i torneranno a fare quello che hanno sempre fatto: scansatosi il bersaglio, rimane  l’Inter .

PICCOLE QUESTIONI… TECNICHE

Prima di lasciarvi alla sequenza (che è puramente indicativa: se cercate oggi e nei prossimi giorni ne troverete tantissimi, abbiamo preso molto dal Corriere.it perché è anche quello scritto meglio), piccole considerazioni sparse sulla “vacatio” che sta vivendo in questi giorni. De Boer esonerato senza avere le idee chiare sul sostituto e soprattutto senza aver concordato prima la strategia con i proprietari: la gestione è quantomeno improvvisata, se vogliamo essere eufemistici (ché poi ci accusano di essere troppo duri).

E in questo bailamme emergono tutte le contraddizioni che hanno portato De Boer a essere il punching-ball di certe frustrazioni, nonché il capro espiatorio di chissà quali accordi mancati, dispetti, visioni contrapposte etc…

L’Inter, o almeno una porzione di essa, avrebbe già l’accordo con Pioli e si è premurata di farlo sapere a tutto il mondo sensibile e scrivente, tanto che i due giornali sportivi più venduti lo davano per certo già martedì mattina, quando ancora De Boer era ancora (formalmente) in sella. Ma hanno dovuto tirare il freno a mano tutti, perché a quanto pare dalla Cina si sono intraversati all’idea di prendere un perfetto sconosciuto all’estero, loro che vorrebbero, giustamente, un profilo internazionale.

Così sono ripartite le girandole e alcuni giornali hanno ribattuto quell’orribile “casting” che sa tanto di “Uomini e donne”.

Ausilio sponsorizza Pioli, ha già l’accordo, tutto fatto, tutto pianificato: a sostenere l’operazione ci sarebbe Gardini, ma non Zanetti (i giornali stanno molto attenti a sottolineare questa cosa).

A quanto pare, sono sfumate le due opzioni del duo Moratti/Zanetti: Blanc avrebbe cortesemente rifiutato, mentre per Leonardo si sarebbe prima incazzato Gardini (Leonardo poi diventerebbe dirigente nel ruolo proprio di Gardini), poi lo stesso Leonardo che ha capito che qui si rischia pure la reputazione.

Gardini, però, avrebbe un altro preferito e spingerebbe per Mandorlini, visto che hanno lavorato insieme nell’Hellas Verona: d’altra parte, ogne scarrafone è bell’ a mamma soja. Tutto, fuorché Leonardo.

In tutto questo, nessuno che si sia premurato di chiedere a Zhang e soci, che si sono consultati (giustamente) con Kia e hanno ricevuto due nomi: André Villas Boas e Guus Hiddink. Due profili che, per “necessità di attesa” e “estraneità alle caratteristiche dei giocatori” sarebbero un duplicato di De Boer.

Sbucano, non si sa da chi né come, i nomi di Tata Martino, Marcelino e Vitor Pereira, oltre all’onnipresente Bielsa.

Sembra, però, che i due fronti si siano compattati: uno va per Pioli, l’altro per Hiddink. Vedremo se fare un’analisi delle criticità di entrambi.

Nel frattempo, per non sbagliare, con il tecnico che ancora non c’è e non si sa chi è, che voglia, cosa preferisca, come vuole organizzarsi, qualcuno (ma non è facile immaginare chi) ha deciso di fargli un regalo: Walter Samuel è pronto per il ruolo di collaboratore tecnico.

Ecco, se arriva Pioli sarà magari una figura accettata. Ma se arrivassero Hiddink o Villas Boas la vedo dura.

Come decidere?

Un consiglio a Zhang lo darei: visto cosa hanno fatto a De Boer, una scelta “non italiana”, prendete Pioli. Si arriva a fine anno, si rifà tutto l’organigramma, si azzera tutto e si riparte dal settimo anno zero.

FRANK DE BOER E IL REVISIONISMO STORICO

ADESSO È UN SIGNORE

E’ stato un signore dal primo all’ultimo giorno. Mai una dichiarazione fuori posto, mai una polemica, sempre il massimo rispetto per chiunque e Frank De Boer lo ha dimostrato anche ieri al momento del suo esonero arrivato intorno alle 12.30Tuttosport

FRANK, SEI BRAVO, VINCERAI

Perché quanto capitato a lui ricorda da vicino (ma in modo molto più esasperato) la vicenda di Luis Enrique, allenatore della Roma nella stagione 2011-2012, al termine della quale ha lasciato tra ironie e scetticismo. Di cui è sparita ogni traccia dopo il triplete col Barcellona nel maggio 2015. Anche Frank De Boer viene da quella scuola. Anche lui, prima o poi, a quella scuola tornerà. E dimostrerà di essere molto meglio di come l’Italia lo ha giudicato. Senza troppo equilibrio, cioè quello che gli è stato rinfacciato (anche a ragione) per quanto visto sul campo. Corriere.it

FINALMENTE VEDONO UN UOMO SOLO

l’Inter si è presentata oscenamente fuori forma, con un allenatore appena arrivato (Frank De Boer) che non aveva mai lavorato in Italia prima, che non aveva ovviamente potuto scegliersi i giocatori e che, soprattutto, per tutta la dirigenza italiana del club era l’uomo più sbagliato possibile nel posto più sbagliato possibile. Non importa se sia vero o meno. Ciò che conta è che già dopo l’inevitabile e netta sconfitta all’esordio contro il Chievo, FdB è stato un uomo solo contro tutti: soprattutto i dirigenti dell’Inter, che per tutti gli 80 giorni dell’avventura nerazzurra dell’olandese, di tutto faranno tranne che mostrargli un minimo di appoggio e vicinanza. Anzi no, non è vero. Lo faranno dopo il Cda che precede la sconfitta con la Samp. Dopo la quale arriverà l’esonero. Standing ovation.Corriere.it (da notare la solita certezza sulla contrarietà di chi verso chi)

FINITA LA SQUADRA “SECONDA SOLO ALLA JUVENTUS”

Frank De Boer inizia così il campionato sulla panchina di una squadra che ha molti buoni giocatori ma due difetti evidenti: su quattro terzini, solo uno è all’altezza dei compagni migliori (Ansaldi, che si è infortunato in ritiro). Secondo difetto: la differenza di livello tra i titolari e le riserve è a dir poco abissale, come dimostrano i disastri in Europa League. Corriere.it

FORSE ABBIAMO ESAGERATO

A rileggere (e a risentire) tutto quello che è stato detto negli 80 giorni di Frank De Boer all’Inter, sembra che la sua colpa principale sia stata quella di non essere italiano. Il che è curioso[…] Addirittura, c’è stato chi si è chiesto chi fosse «questo De Boer per venire qui a insegnare il calcio a noi», senza che il povero FdB abbia mai pronunciato una frase del genere. O chi invocava ossessivamente per l’Inter un allenatore italiano. Come se, per esempio, con Mancini l’anno scorso si fosse visto un calcio bello ed efficace. Corriere.it

Il trattamento riservato a Frank De Boer da gran parte della stampa sportiva, però, ha superato il limite, ha raggiunto vette di maleducazione e di mancanza di rispetto inaccettabili per chiunque. È pur sempre calcio, un po’ di riguardo per l’essere umano e per la sua storia, soprattutto se la predica arriva da certi pulpiti ed è utile ad altre battaglie. […] C’è anche qualche Parruccone – purtroppo autorizzato a sproloquiare di Calcio dalla principale vetrina sportiva italiana – che è riuscito a definire quello olandese come un calcio di cui tutti si riempiono la bocca, ma non è che abbia vinto mai niente. E’ uno dei calci più perdenti d’Europa, e lo stiamo vedendo adesso.[…] Forse al Direttore di SkySport24 è sfuggito che solo l’Ajax ha vinto quattro Coppe dei Campioni delle sei vinte dal Calcio Olandese, che poi è il quinto più vincente d’Europa dopo Spagna, Italia, Inghilterra e Germania. Eppure è lui che approva i Documentari di Federico Buffa.[…] A questo punto mi domando cos’abbia Caressa sul caminetto vicino ai libri di cucina della moglie per mostrare questa spocchia calcistica. Neanche fosse stato in campo a Berlino Beppe, andiamo a Berlino![…] Chi l’ha sentito parlare inglese non si capacità del perché si sia messo a sfottere Frank De Boer per il suo tentativo signorile di provare a parlare la lingua del Paese che l’ha ospitato per qualche mese, dopo pochissimo tempo di permanenza, improvvisa per giunta. È evidente che l’importante sia non chiamarsi Frank De Boer.[…] GQItalia

SI SONO ACCORTI DELLA STORIA DI FRANK SOLO OGGI

L’odioso olandese, giudicato più o meno un passante e non uno dei più grandi calciatori degli anni 90 («il mio idolo», dirà poi lo stesso Gasperini): vincitore di una Champions League da calciatore con l’Ajax, di una Liga spagnola nel Barcellona. E il primo allenatore della storia del calcio olandese a vincere quattro campionati nazionali di fila (dal 2011 al 2014, con l’Ajax) cioè meglio di colleghi piuttosto illustri come Michels, Van Gaal e Hiddink. (Prima di fare una risatina, bisogna che un allenatore italiano riesca nella stessa impresa)Corriere.it

DAI, MA DAVVERO?

Ma non c’è stato niente da fare. De Boer era l’integralista arrogante che la grande scuola italiana si sarebbe incaricata di rimettere al suo posto. Non è chiaro dire quale sia stato il contributo all’innovazione del calcio negli ultimi 25 anni abbondanti (cioè dopo Sacchi) da parte della scuola italiana. Molto più facile, invece, sbertucciare un tecnico che viene da un Paese dal quale deriva tutto il calcio che si gioca oggi nel mondo, ma pazienza. Forse però è stato proprio questo a suscitare il terrificante livore di cui De Boer è stato vittima da quando si è seduto sulla panchina dell’Inter (dal che si deduce che l’errore di Thohir non sia stato tanto di sceglierlo, quanto di non essere stato in grado di proteggerlo). E così c’è stato anche chi (su un giornale teoricamente di sinistra e politicamente corretto) si è divertito a spiegare il momento dell’Inter attraverso Lombroso: «Le sopracciglia costantemente corrucciate, gli occhi incrociati, la bocca semiaperta: quell’espressione un po’ intontita di chi vorrebbe dire qualcosa di intelligente, ma non ha capito la domanda». E parliamo di uno che in un mese è stato in grado di fare interviste in italiano. Anche qui: quando un suo collega italiano farà altrettanto in olandese, scatterà il giusto applauso.Corriere.it

CE L’HANNO FATTA!

a De Boer è stata applicata una logica particolare. Di quelle da cui non si scappa: se perdi, è colpa tua. Se vinci, è merito degli ottimi giocatori che hai. E pazienza se la più dura lezione tattica subìta dalla Juve nei suoi cinque anni e poco più di ininterrotto dominio in campionato, sia arrivata proprio da una squadra allenata da Frank De Boer. Corriere.it

AH, QUINDI NON SIAMO NOI I MALPENSANTI

Nel caso dell’esonero di De Boer non si salva nessuno: i nerazzurri come società e come rosa, gli osservatori e i loro pregiudizi, il calcio italiano e il suo fastidio per la diversitàCorriere.it

CONFRONTI SOLTANTO OGGI

perché quando l’Inter del Mancio giocava un calcio inguardabile, nessuno si è mai sognato di chiederne l’esonero ogni 5 minuti? perché su Jo-Jo il Mancio poteva fare quello che gli pareva e FdB no?)Corriere.it

AMMISSIONE: SIAMO PREVENUTI

E poi c’è Gabigol. Sul quale, fidatevi di chi l’ha visto dal vivo all’Olimpiade di Rio 2016 (e non al Mondiale o in Champions League): è davvero difficile pensare che sia un giocatore che farà mai la differenza. O, in altri termini, uno per cui spendere 29,5 milioni di euro. Senza dire che, se De Boer lo avesse lanciato nella mischia con l’Atalanta o con la Sampdoria, senza ottenerne nulla, probabilmente gli sarebbe stato rimproverato di “bruciare” il ragazzo… Corriere.it

CALCIATORI, QUESTI PROFESSIONISTI…

Da un articolo di un cronista informato come Andrea Sorrentino di Repubblica, risulta che molti giocatori dell’Inter se la ridessero di nascosto quando FdB li faceva giocare a calcio-tennis per migliorare la tecnica. Siccome però molti di loro fanno anche molto ridere quando cercano (senza successo) di stoppare la palla, il nuovo allenatore dell’Inter avrà un problema in più su cui lavorareCorriere.it

CARESSA, MA DE BOER NON ERA SCARSO?

Un allenatore olandese non è da Inter, meglio al MilanFabio Caressa

OPS, PERSINO LE TESTE DI LEGNO…

“L’Inter ha deciso di esonerare De Boer, ma non sa quando”. Già solo in questa frase, riportata da tutti o quasi i giornali, c’è la follia enorme di una situazione surreale. Prendi un allenatore che ha le sue idee, e lo prendi pure un attimo prima che cominci il campionato. E poi lo fai lavorare costantemente sotto la graticola: serenità, zero. Non ho mai visto tanto coraggio nel massacrare un allenatore da parte di molti giornalisti: evidentemente De Boer lo puoi picchiare e altri no. Per carità, l’allenatore olandese sbaglia e non poco, ma cacciarlo adesso è assurdo. Mi sfugge, poi, quali responsabilità abbia De Boer se il diversamente simpatico Icardi sbaglia una rete che neanche il Poro Schifoso di Vitiano. BahAndrea Scanzi

 

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