Southampton 2 Inter 1: coma profondo

E niente, neanche la cura Vecchi al momento è servita: tolto il grande problema, il grande scandalo Frank De Boer, rimossa la difesa alta, il pressing asfissiante, il controllo della palla… insomma, eliminato ogni possibile sogno di squadra moderna, si ritorna alla più classica tradizione operaia dell’Italia di Coverciano: tutti dietro e, se riesce, ripartiamo.

Non era il momento né la partita giusta per fare filosofia calcistica: servivano 3 punti, 3 maledetti punti da arraffare come possibile, con le unghia, con i denti, con la disperazione, con la massima determinazione.

Non sono arrivati né i 3 punti né la determinazione. In campo non si è visto un atteggiamento da “ultima spiaggia”, anzi: in qualche caso si è rivista la sufficienza spocchiosa di altre prestazioni, con l’aggravante che non c’era neanche un tecnico indigesto sul quale far ricadere tutte le colpe.

Perché è evidente che Stefano Vecchi non ha alcuna colpa: niente, nisba, nichts, rien. Si affida al più scolastico dei 4-4-1-1 con difesa bassa, bassissima, puntando nella speranza di un contropiede da innescare con Banega, realizzare con Perisic o Candreva. Accaduto quasi mai: le ripartenze sono state piuttosto casuali e improvvisate.

Allora tu pensi che finalmente Handanovic e Miranda saranno contenti. Poi guardi la partita e vedi un tiro al bersaglio indecoroso: 23 tiri del Southampton, con 7 in porta, 7 deviati, 12 da dentro l’area. Miranda che si è trovato sbertucciato spesso ora da Redmond, ora da Rodriguez, ora da Austin.

Possesso palla 40%-60%, col 60% dei duelli vinti dagli inglesi, quasi l’80% dei duelli aerei.

Non fatevi ingannare dai commenti: normale che possano aver detto che l’Inter si è normalizzata, si saranno complimentati per l’atteggiamento di Vecchi, pragmatico e focalizzato nel mettere ordine. E lo dico senza avere ancora letto i giornali né aver visto alla tv nulla che fosse italiano. Mentre la telecronaca inglese era piuttosto spiccia: Inter presa a pallate.

Un primo tempo, comunque, che è sembrato dignitoso, quantomeno: onesto nel riconoscere i limiti di questa squadra, che sono anzitutto caratteriali, nel senso di caratura morale. Delle “minacce” di Ranocchia (“per vincere dovranno sputare sangue”) nessuna traccia: gli inglesi arrivano sempre prima sul pallone e l’Inter per almeno 15 minuti ci capisce poco o nulla. Poi, piano piano, prova a salire.

Ma il problema nasce proprio qua. Non ci vuole un genio per capire che questa squadra non nasce per certo tipo di calcio: paradossale per quanto possa sembrare, il contropiede fa relativamente poco per lei. Non ci sono terzini con i piedi buoni, le ali sono troppo basse e entrambe sembrano più a loro agio nelle azioni  manovrate. Inoltre, questo Banega indisciplinato in campo segue poco Icardi, mentre Medel e Gnoukouri è utopia che lo seguano: il risultato è che i contropiedi sono una roba da 2 o 3 contro 4 o 5 e di fatto inefficaci.

L’Inter, come dice Vecchi, può alzarsi solo palleggiando: ma stando così bassi il palleggio diventa noioso, prevedibile, se non proprio pericoloso. Buona fortuna mister, quantomeno per la partita contro il Crotone.

I nerazzurri arrivano al gol nell’unico tiro in porta del primo tempo, con un’azione che sembra ancora fatta con il vecchio stampino: elaborazione del triangolo sulla destra, uomo sul fondo e cross, con Perisic che sbaglia e Icardi che insacca sul rimpallo. Immeritato ma chissenefrega, l’importante era metterla dentro per costringere il Southampton a scoprirsi.

E il Southampton si scopre, ma è l’Inter che davvero si rintana tutta nella sua metà campo, troppo, talmente troppo da chiudere il primo tempo regalando un rigore (molto più che dubbio) per mani di Perisic. Nella zuffa, Candreva prova a far male alla squadra, come se ce ne fosse bisogno: una gomitata a centro area che l’arbitro non sanziona. Era rosso.

Handanovic para anche questo (7 parate su 16 rigori in nerazzurro: batman), in una serata in cui sarà il migliore in campo per distacco: roba che i 7 minuti di Nibali a Péraud al Tour 2014 sembrano noccioline.

Il secondo tempo è invece molto peggio, l’Inter proprio non gioca più, e gli inglesi spingono con veemenza e convinzione. A ogni calcio d’angolo è un rischio, soprattutto perché Ranocchia decide di affossare costantemente Virgil Van Dijk, 193 cm per 93 di peso: insomma, si vede ogni trattenuta, ogni abbattimento (almeno 2 clamorosi) ma l’arbitro decide di non sanzionare mai. Giusto continuare a farlo.

Purtroppo, però, dimentica di farlo al 64esimo e Van Dijk segna un gol dopo la traversa di Romeu: erano due partite di Europa League che il Southampton non segnava… è l’inizio della capitolazione.

Perché l’Inter non ha gli strumenti mentali per reagire né la disposizione giusta per affrontare un avversario così: l’occupazione degli spazi è persino buona in molti casi, ma statica. Ogni volta che gli inglesi si muovono, prendono il lato cieco dell’opponente e lo superano con una facilità imbarazzante.

Come un pugile che ne ha prese troppe e non vuole più reagire, l’Inter subisce il secondo, l’ennesimo gollonzo della stagione su errore gravissimo di Nagatomo. McQueen crossa dalla sinistra, sembra innocuo, ma Nagatomo decide che è il giorno giusto per fare seppuku… non individuale, ma di squadra.

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La cosa brutta è che neanche il 2-1 cambia l’atteggiamento dei nerazzurri, e nemmeno quello dei Saints, che continuano a giocare e attaccare. Rischiando anche: su un contropiede di Icardi (regalo inglese, mica elaborazione nerazzurra) Forster para sul buon tiro dell’argentino. L’unica cosa che cambia è davvero il possesso palla, che nel primo tempo sfiorava un ridicolo 70-30, diventa un più umano e accettabile 60-40.

Dopo le lamentele per essere stato sostituito, entra Eder in campo ma non cambia nulla: entrano anche Melo e Biabiany. Anzi, il Southampton potrebbe triplicare con Redmond.

La partita si chiude senza altri scossoni: la classifica è seriamente compromessa e l’Inter è in gioco ancora solo per mera questione aritmetica. Chanche più che ridotte: servirà non solo vincere le ultime, ma che gli altri abbiano qualche Nagatomo in squadra.

Brutta partita, brutta prestazione. Qualche lettore riferisce di parole al miele, di squadra che ci ha provato, di atteggiamento giusto etc…

Non fatevi ingannare perché non c’è stato nulla di tutto questo. E questo non per dare addosso a Vecchi che ha davvero colpe e fa l’unica cosa che andava fatta in quel contesto: squadra corta, bassa e pregare che ci fosse il massimo impegno e la massima concentrazione. Che però sono mancati.

Le sconfitte permeano l’anima, diventano come dei virus, si attaccano al corpo dei calciatori e dell’ambiente, se ne nutrono, lo mangiano dall’interno. Quella che era una squadra votata al dominio e all’attacco si è trasformata in una barricata da due linee strette strette (però inefficaci), come se si giocasse col Barcellona, un uomo in meno, semifinale di Champions.

Non credo che sia la strada e a Crotone si dovrà vedere altro.

A fine partita (a parte il tenero “basta negatività” di Vecchi che andrebbe studiato a fondo), le parole di Icardi sono da vero capitano.

Nel calcio paga sempre lui perché non si possono mandare via 25 giocatori, ma quando un tecnico va via è perché la squadra non ha dato il massimo e non ha fatto bene. Adesso lavoriamo con mister Vecchi e vedremo cosa decideàMauro Icardi

Parole sante.

PAGELLE

HANDANOVIC 8: poteva finire 5-1, merito suo se finisce con punteggio dignitoso

D’AMBROSIO 5: finito in naftalina mica per caso

MIRANDA 4,5: ci si aspettava la prova del campione, è venuta a mancare. Lo vedi provare scivolate davanti all’area con gli avversari che lo sbertucciano e pensi che evidentemente è saltato qualcosa nella testa e nella convinzione. Dal “capo dei dissidenti” ci si aspettava di più, molto di più: e non basta qualche interventino dall’aria spettacolare

RANOCCHIA 5,5: incredibile ma vero, più preciso del compagno. Una partita che sarebbe anche da 6 abbondante, non fosse per essersi dimenticato di Van Dijk nell’azione del gol

NAGATOMO 2: il contrario dell’idea stessa del calcio

CANDREVA 6: il modulo non lo aiuta, ma l’azione del gol parte da lui e quando l’Inter attacca lui c’è, anche se cercato poco

MEDEL 5: e niente, “ha fornito il solito equilibrio e la solita grinta” lo trovate in altre pagelle, non qua

GNOUKOURI 5,5: se ha la palla tra i piedi fa spesso la cosa giusta e gioca semplice. Da rivedere in tutto il resto, difetta di personalità: sarà il momento?

PERISIC 5: abulico e svogliato come se ci fosse ancora De Boer in panchina (no, scusate: lui era uno dei pochi che non giocava contro). E dire che a campo aperto avrebbe dovuto fare come Attila

BANEGA 4: in fase di non possesso è nella versione fancazzista: felice perché non deve pressare, non deve rientrare, non deve garantire nulla. In fase di possesso è nella versione anarchica: fa quello che vuole, lasciando spesso scoperta la trequarti e isolato Icardi. Ritorniamo al vecchio problema: da trequartista è un equivoco tattico in questa squadra, che probabilmente non si potrà permettere

ICARDI 6,5: due tiri di Icardi, un gol. Cosa gli vuoi dire? Ha il merito di muoversi di più, anche se non è sufficiente ancora. 1 voto solo per il gol

EDER 0: uno zero punitivo: aveva trovato uno che lo faceva giocare e lo ha sfanculato. Bravo genio

MELO e GNOUKOURI SV

VECCHI 6: di stima, perché ha fatto l’unica cosa che andava fatta in una situazione del genere: ascoltare i “senatori” (vien da ridere) e provare a metterli nelle loro condizioni preferite. Se le risposte non sono arrivate non è colpa sua

TABELLINO

Southampton-Inter 2-1

Marcatori: 33′ Icardi (I); 64′ Van Dijk (S), 70′ Nagatomo (aut)

Southampton: Forster; Martina, Yoshida, Van Dijk, McQueen; Ward-Prowse Romeu, Hojbjerg; Tadic (dal 77’ Davis), Rodriguez (dal 59’ Austin), Redmond.All. Puel.

Inter: Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Miranda, Nagatomo; Candreva, Gnoukouri (Dal’82’ Melo, Medel (dal 74’ Eder), Perisic; Banega; Icardi. All. Vecchi.

Ammoniti: 45+3′ Candreva (I), 52′ Medel (I), 90′ Ward Prowse (S), 90′ Miranda (I).

Arbitro: Gil Pawel

 

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