Se l’Inter sceglie Marcelino, la triade dovrebbe dimettersi

Tu Sono ore convulse in casa Inter. Un pomeriggio e una serata interi passati a valutare le opzioni e fare una scelta ponderata. La delegazione Suning (Steven Zhang, Yang Yang, Jun Ren e Kia Joorabchian) assieme a Giovanni Gardini e Piero Ausilio hanno incontrato Stefano Pioli prima e Marcelino Garcia Toral dopo: il fatto che il primo torni a Parma mentre il secondo si fermerà a Milano lascia intendere quale dei due sia il favorito al momento. Sembra siano stati sentiti telefonicamente anche Guus Hiddink e Vitor Pereira, che sembrano però piuttosto lontani.

Questo è il quadro della situazione attualmente, almeno da quello che raccontano i cosiddetti “bene informati”.

La pista Marcelino ha avuto una accelerata, grazie (si dice) anche alla sponsorizzazione da parte di Kia, di cui la famiglia Zhang sembra fidarsi moltissimo.

MARCELINO

Affronteremo l’argomento con uno spazio dedicato, ma la scelta Marcelino sarebbe quantomeno curiosa, nonché foriera di possibili altissimi rischi. Perché il tecnico ha una storia non certo di grandi successi alle spalle e, anzi, prima di approdare al Villarreal aveva buscato tre esoneri consecutivi con Saragozza (3 vittorie, 3 pareggi, 8 sconfitte), Santander (7, 3, 6) e Siviglia (6, 8, 7): lo score non era dei più lusinghieri, ma sembra che in realtà fossero stati i calciatori a scaricare il tecnico, da alcuni ritenuto troppo duro, troppo invadente, poco malleabile.

L’esperienza col Villarreal si conclude quest’anno, ad agosto, esattamente un giorno dopo l’ingaggio di Frank De Boer all’Inter: il 10 agosto il Villarreal comunica l’interruzione del rapporto tra tecnico e società (il contratto scadeva nel 2019). Si dice che ci sia stato un confronto molto duro, addirittura una scazzottata, con Mateo Musacchio: motivo della lite, il fatto che Marcelino volesse togliere la fascia di capitano a Musacchio.

In realtà, quello sembrò essere soltanto la classica goccia che ha fatto traboccare tutto. Il rapporto con la squadra era disastroso già da tempo e lo scontro con Musacchio ha visto una presa di posizione decisa dei calciatori: si era al punto che “o noi o Marcelino”, il tutto a una settimana dallo scontro storico contro il Monaco per i preliminari di Champions League.

Con la società non era andata neanche tanto meglio, anzi. Marcelino non è un che le manda a dire e in estate molti scontri di vedute sul mercato avevano ampliato la spaccatura, che era già a livelli insostenibili dal maggio precedente. Nell’ultima partita di campionato, infatti, il Villarreal perde malissimo contro lo Sporting Gijon: una sconfitta che desterà molte polemiche e persino l’apertura di un’inchiesta federale.

Si diceva, infatti, che quella sconfitta fu volontaria, uno “scansamose” alla spagnola, con vittime Rayo Vallecano e Getafe. Marcelino sarebbe stato protagonista di una settimana di allenamenti blandi e una partita preparata malissimo, con il presidente del Rayo Vallecano che ha accusato il tecnico di essere “pazzo come quel pilota della Lufthansa”.

Sportivamente, grandi cose al Villarreal: promozione, due qualificazioni in Europa League (una semifinale, battuta dal Liverpool di Klopp) e una ai preliminari di Champions. Niente male. Per il resto meglio tacere.

Ma non sembra essere un gran biglietto da visita da presentare a quelle “fighette in campo”, come li hanno definiti molti tifosi interisti, che avevano mal digerito De Boer e i suoi modi: in confronto sembrerà un’educanda. Una volta costrinse Eric Bailly (al quale ha trasmesso molta disciplina e movimenti da grande) a giocare con un serio problema alla spalla.

Non che il tecnico non abbia fatto vedere cose interessanti, anzi. Il problema è che il suo gioco non sembra sposarsi benissimo con la rosa dell’Inter, ma soprattutto con questi calciatori così proni a demoralizzarsi e deconcentrarsi.

SCELTA SBAGLIATA?

Secondo certi aspetti no. Interessante la veduta di Riccardo Ferri sui calciatori dell’Inter:

Si sentono un sacco di nomi nuovi, ma ci vuole qualcuno in grado di far sedere la squadra e metterla all’angolo. C’è un’anarchia totale, ci vuole qualcuno che possa metterli alle strette, partendo dal portiere fino all’ultimo giocatore.Riccardo Ferri

Insomma, sarebbe pane per i loro denti. E con allenatori del genere non è insolito che si possa persino trovare una empatia e una alchimia giuste sin da subito: potrebbe diventare una straordinaria fonte di determinazione. Difficile, però, che sia a lungo termine.

Il tifoso interista, però, si chiede che scelta sia. Quale sarebbe il senso di mandare un allenatore con le stimmate dell’ottimo allenatore, idee chiare e già mostrate sul campo, solo per “mancanza di risultati”, abortendo il “progetto”, per poi acquisire un allenatore che potrebbe in pochi giorni essere indigesto a più di un calciatore?

Ma soprattutto, che senso ha opporsi a un “consiglio” della ormai famigerata triade interista, dato che il precedente opporsi aveva portato risultati disastrosi, con un allenatore delegittimato già prima di varcare i cancelli di Appiano, mai difeso, mai sostenuto a dovere?

Inoltre, si verrebbe a ripetere la grande accusa di non conoscere il calcio italiano: pari pari, senza neanche un titolo in Olanda a giustificare l’ingaggio. L’obiezione è che non si comprende quale potere magico abbia questa Serie A, ormai terzo, se non quarto campionato per interesse, un vero e proprio regno in decadenza, per essere così tanto particolare da richiedere preventive conoscenze mistiche.

Certo, la vera differenza con De Boer è costituita da chi decide: prima aveva deciso Thohir, oggi decide il gruppo Suning, che ha mandato Steven Zhang a dirigere le operazioni. Quanto spazio ci sia per i malumori o per i “giochetti” non si sa, ma sembra davvero molto poco.

Non solo, si dice che Marcelino sia un maniaco del controllo, quasi asfissiante con i calciatori, e sembra volere l’ultima parola anche nel rapporto con i media: sarebbe forse la cosa più interessante al momento.

Il paradosso è che l’Inter corre il rischio di sbagliare qualunque scelta faccia, almeno tra le due al momento papabili: Pioli non sarebbe legittimato dalla proprietà, Marcelino dalla dirigenza. Un gran bel rebus e soprattutto confusione in pasto a calciatori che avrebbero bisogno solo di strade dritte e polso fermo.

E LA TRIADE?

Sarebbe una beffa clamorosa per la triade “italiana” (Gardini-Ausilio-Zanetti) che, non solo non aveva approvato Frank De Boer (e si era premurata di farlo sapere in tutti gli angoli del mondo), ma di fatto non ha sostenuto il tecnico come avrebbero dovuto, non essendo una loro scelta: anzi, essendo esattamente all’opposto dei loro desiderata.

Si sono mossi con troppa convinzione, dando in pasto alla stampa una notizia sbagliata: l’allenatore dell’Inter sarà Pioli. Non ci sfugga il dettaglio: quando i giornali si lanciano così a capofitto su una notizia, senza usare neanche un condizionale, è perché hanno fonti precise e sicure. Addirittura si sa anche che la “dirigenza italiana” dell’Inter con Pioli abbia già concordato tutto: un saltare a pie’ pari la proprietà che non è un gran bel vedere, né dall’esterno né dall’interno.

E chissà come staranno vivendo questi momenti, ben sapendo di essersi sbilanciati e mossi con troppa sicumera. Di fatto delegittimati nella scelta, con quasi l’obbligo di una presenza più costante della proprietà per evitare altri “rischi De Boer” che sarebbero nefasti per la stagione e addirittura la storia nerazzurra: una dirigenza, insomma, da tutorare.

Cosa continueranno a fare dopo essere stati delegittimati tout court, nella scelta del primo allenatore, nell’evoluzione del mercato, nella scelta dei collaboratori tecnici (Samuel escluso), nella scelta del secondo allenatore (tra l’altro, con che modalità!)?  Con sulle spalle l’ombra lunga, e ingombrante, di Kia Joorabchian.

Non solo, come si può conciliare l’idea di credibilità dopo essersi smentiti in 4 giorni appena? Come si può pensare di rimanere in sella quando un venerdì dici:

noi dobbiamo capire cosa c’è dietro i risultati senza limitarci ai risultati sennò avremmo messo in discussione l’allenatore, cosa che non abbiamo mai fatto […]Noi andiamo oltre, analizzando cosa c’è dietro il risultato

Mentre il lunedì quello stesso allenatore lo fate fuori, e il giovedì successivo:

I risultati ci hanno costretto a fare un cambiamento anche improvviso. De Boer aveva voglia di incidere, si è dedicato 24 ore al giorno all’Inter ma i risultati sono quelli che pesano di più“.

Come se nulla fosse, come se fare il venerdì Dr. Jekyll e il giovedì dopo Mr. Hyde sia la cosa più normale del mondo: come si fa a rimanere in sella con la stessa serenità, chiedendo ai tifosi, ai media, a tutti di reputare credibile una qualunque dichiarazione? 

Al di là del milione, milione e mezzo (quanto guadagnano? Perché le ricerche solo sullo stipendio di Bolingbroke?) di motivi per cui potrebbero restare, sportivamente, umanamente, professionalmente non ci sarebbe altro da dire né da fare: dimissioni subito.

Ma se per Zanetti e Gardini mi (parlo personalmente, ovvio) interesserebbe poco, per Ausilio un po’ mi spiacerebbe: faccio outing, in estate avevo pronto anche un articolo in sua difesa. Umanamente per lui mi spiace un po’ perché credo che non ci siano mai state le condizioni per operare al meglio e secondo le sue reali potenzialità. Purtroppo le vicende Icardi e De Boer non depongono a favore.

Ma, come dice giustamente Riccardo Ferri, “Ausilio e Zanetti, quale legittimità possono avere dentro lo spogliatoio se non legittimati dalla società?” e, dopo la vicenda De Boer, neanche legittimati da sé stessi.

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