Il problema di Gabigol è che non ha ancora capito dove si trova

Su Gabriel Barbosa (ci consentiamo il “Gabigol” solo nel titolo per brevità) si è scritto tanto. Vi riproponiamo una parte della descrizione fatta al tempo: durante la sosta dovremmo essere in grado di produrre anche una video-analisi di una partita del suo ultimo anno in Brasile.

CARATTERISTICHE TECNICHE

gabriel barbosa gabigol santos interLo hanno paragonato molto all’altra stella (più brillante) del Santos, definendolo “il nuovo Neymar”: abitudine oscena del calcio moderno che etichetta facilmente i giovani calciatori, condannandoli spesso a sopportare pressioni e paragoni non proprio azzeccati.

Perché Gabriel Barbosa non è un giocatore “alla Neymar”.

Mancino ma con straordinaria propensione all’uso del destro, ottima tecnica e velocità (pur non essendo velocissimo), ha una buona esplosività soprattutto sul primo passo, che gli consente di mostrare la sua grande capacità nel dribbling; il tiro potente e molto preciso ne fanno anche un buon cecchino, ma la qualità del sinistro gli consente di rendersi utile: sono più di 25 gli assist negli ultimi due anni.

Il baricentro basso gli consente di resistere alle pressioni dei difensori, pur non essendo roccioso e fisicamente ancora da maturare e migliorare: non si “impone” fisicamente ma riesce a compensare.

gabriel barbosa gabigol santos interCaratteristiche che gli consentono di svariare su tutto il fronte dell’attacco, da destra a sinistra al centro, pur privilegiando (per adesso) la fascia destra. Ma la sensazione (personale) che ho è di un giocatore che poco alla volta dovrà, per inclinazione, tendenza, necessità o semplice estrinsecare delle sue potenzialità, disciplinarsi e spostare il focus del suo raggio d’azione al centro, sia come unico attaccante che come seconda punta in grado di staccarsi indietro (cosa che non fa molto se non proprio necessario) e trovare lo spazio tra le linee. D’altra parte il suo giocare sugli esterni è spesso stata una necessità per i compagni di squadra: tra attaccanti intoccabili (vedi Neymar all’Olimpiadi) o giocatori monodimensionali (vedi Ricardo Oliveira, ex Milan), lui è sempre stato quello più pronto e più propenso a modulare il suo gioco in funzione dei suoi compagni.

E infatti, tornando al presente, la domanda è questa: se è vero che si parla di un giovane talentuoso, di grande prospettiva e futuro, pagato piuttosto caro (e, di fatto, bloccando buona parte del mercato che si poteva fare) e soprattutto fortemente voluto dalla società al punto da accelerare i tempi per battere la concorrenza del Barcellona, perché non gioca?

Abbiamo ricevuto un paio di report e una lunga mail con una piccola lista di episodi: in genere prendo un po’ tutto con le mollema le convergenze ci consentono di ricavarne un quadro abbastanza preciso, pur trovandomi costretto a usare i condizionali.

Inizialmente sembrava fosse solo una fisima di Frank De Boer: il tecnico, dai più descritto come “integralista e troppo rigido” (bufalona giornalistica che, lo sappiamo, è diventata o diventerà verità per il semplice fatto di essere stata ripetuta ad libitum), non lo vedeva in campo perché aveva le sue rigide idee tattiche e gli preferiva, scandalo sullo scandalo, Eder e persino nonno Palacio.

Insomma, la frase più ripetuta era “vedrai che già Vecchi lo farà giocare”. E invece niente, neanche un minuto, neanche un minuto: “colpa dell’infortunio di Ranocchia”, hanno detto in molti. In realtà Vecchi gli ha preferito prima Eder e poi il paria Jovetic, e la sorte vuole che l’Inter segni un minuto dopo (non è neanche una casualità: i cambi di Eder e Jovetic sono stati azzeccati).

Il problema di Gabriel Barbosa sembra essere proprio di testa e applicazione, che lo porta a una mancanza di disciplina non accettata né dai tecnici né tantomeno dallo spogliatoio.

Paradossale che la parte finale di quella presentazione parlava di un argomento particolare, quello della serietà e della testa.

Da una parte c’è, certamente, l’aspetto tattico: segue poco l’azione, non si è ancora applicato a dovere per comprendere i meccanismi di gioco e cosa gli chiedono gli allenatori o i compagni, soprattutto in fase di non possesso: mancanza di sacrificio, cattiveria e applicazione. Cattiva abitudine brasiliana quella di non chiedere nulla ai propri talenti e attendere solo che facciano il loro dovere quando hanno la palla tra i piedi. Quel che nel Santos sembrava uno “spegnere l’interruttore” all’Inter sembra essere diventata una mancanza di concentrazione e di impegno: ne risente moltissimo anche l’aspetto atletico e della forma, che sembra non volere affatto migliorare.

Dall’altra parte c’è l’aspetto caratteriale. Ad appena 20 anni l’unica realtà calcistica che ha conosciuto è quella di essere spesso coccolato: l’impatto con il mondo professionistico non è stato semplicissimo. Anche perché il ragazzo non sembra voler capire: anche nei giorni successivi alle sconfitte e nell’ultimo periodo, turbolento, della gestione De Boer, in cui tutta la squadra negli allenamenti ha comunque tenuto un certo profilo di serietà, pare si sia atteggiato a “scheggia impazzita”, un po’ tra il “cazzone” (mi si passi il termine) e l’immaturo che non ha voglia di lavorare.

In parte lo dice anche Miranda:

“Gabigol? È un grande attaccante e sta lavorando bene. Quando un brasiliano arriva in Europa, incontra delle difficoltà per adattarsi al nuovo tipo di gioco. Sta soffrendo la parte tattica, ma è un giovane con grande potenziale e intelligenza. Può essere un giocatore da Inter”.

Così anche come Joao Mario alla stampa portoghese (anche se l’Inter ha smentito che abbia rilasciato quelle dichiarazioni):

Gabigol è un grande giocatore, ma venire in Europa dopo aver giocato in Brasile comporta sempre qualche problema. Ha bisogno di tempo per adattarsi a questa nuova realtà, ma ha talento“.

E, in questo vuoto pneumatico che si è venuto a creare all’Inter soprattutto nell’interfaccia campo-società, non sembra esserci mai stato nessuno che l’abbia preso a parte, in uno spogliatoio, e gli abbia dato qualche sberla o una scarpata alla Ferguson (con Beckham) o alla Materazzi (con Balotelli). Forse è anche da leggere in questa prospettiva l’ingresso di Walter Samuel: il problema, al momento, è che il ragazzo non pare avere legato con nessuno in particolare, nessuno che gli abbia consigliato come comportarsi, cosa fare per non disperdere l’enorme mole di talento che possiede e che non è certo un’invenzione.

Un po’ è sfortunato, perché in passato l’Inter (ma non solo l’Inter) ha avuto più di un caso del genere, in qualche situazione anche decisamente peggio come disinteresse e disimpegno: Recoba su tutti. Oggi non c’è nessuno che ti prende sotto l’ala protettiva, non c’è un “Moratti papà”.

A quanto pare dipende tutto da Gabriel Barbosa, basterebbe impegno, sacrificio e rispetto per i compagni e per l’ambiente: continuando così certe gerarchie (leggasi Eder e Palacio) non le scali mai. Frank De Boer era infastidito (anche dal fatto che fosse stato acquistato al posto di altri che erano reali necessità di squadra), ma lo era anche la squadra: non avrebbe giocato comunque, neanche con Vecchi. Su questo sembrano tutti d’accordo.

OGGI E DOMANI

Non siamo ai livelli di Balotelli, ovviamente: ma è bene intervenire subito. L’Inter vorrebbe proteggere l’investimento: il ragazzo, ripetiamolo, ha talento da vendere e si è scommesso molto su di lui, anche in termini di immagine. Se dovesse fallire, sarebbe un boomerang pazzesco che non farebbe bene a nessuno, né alla squadra né alla società.

Stefano Pioli ha già avuto a che fare con Keita, che era piuttosto indisciplinato dentro e fuori dal campo. Certo è che inserire il brasiliano sembra essere una delle missioni di Pioli.

Ci torneremo con un approfondimento a parte, ma il problema l’Inter non ce l’ha in difesa, come da più parti sostenuto anche andando contro la logica e i freddi numeri. L’Inter ha subito 14 gol in 12 partite, la Juventus 9: la proiezione sarebbe 44 per l’Inter a fine campionato, 28,5 per la Juventus. Considerando tutto non è un dato malvagio: Fiorentina e Genoa 11, Roma 12, Lazio e Atalanta e Napoli 13, Milan 15. L’Inter, insomma, a livello difensivo è nella normalità di un campionato per la corsa quantomeno in Europa League.

Inoltre, finora ha subito relativamente poco anche in termini di gioco e pericolosità degli avversari: la classifica delle parate vede Juventus a 22, Napoli e Fiorentina a 29, Udinese a 32 (19 gol subiti) e Inter a soli 34. Per dire, Roma a 42 e Milan a 45, Lazio a 53. Per quanto ci abbiano potuto raccontare, il problema dell’Inter non è mai stata la difesa.

Il problema vero è l’attacco, in cui possiamo dire che stavolta si è veramente dipendenti da un solo giocatore. Icardi, infatti, ha contribuito con 10 gol e 3 assist: credo che con la partita di Crotone sia definitivamente in Europa il giocatore col più alto tasso di incidenza sui gol della propria squadra, con oltre l’81%.

L’Inter ha quindi un problema nella capacità di produrre in attacco: 170 tiri in porta, seconda dopo la Roma a 195, Napoli a 167, Juventus a 165, ma una capacità di conversione ridicola, come vediamo in tabella (le tabelle sono ordinabili cliccando sull’intestazione)

SQUADRAGOL FATTITIRI TOTALI% SU TIRI TOTALITIRI IN PORTA% SU TIRI IN PORTA
Roma2919514.879331.18
Torino2713919.427138.03
Juventus2516515.158529.41
Lazio2313716.797530.67
Milan1912215.576927.54
Inter161709.417321.92
Fiorentina1412211.486621.21
Napoli2116712.578624.42

Gabriel Barbosa potrà essere una risorsa? Potrà aiutare a sostenere l’attacco? Nel 4-3-3 di Pioli scalzerebbe Candreva o Perisic, a meno di non vedere un 4-4-2 che però rischia di concedere troppo e soprattutto di vedere fuori uno tra Banega (più probabile) o Joao Mario.

Non un compito facile per il nuovo mister. In bocca al lupo.

 

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