Notizie dalla Pravda: svegliati Inter, la primavera è arrivata!

Sbocciano le primule in Pinetina, mentre i fiori di pesco danzano nell’aria come i petali di rose che gli Antichi Romani lanciavano ai vincitori di ritorno dalle vittoriose campagne in terra straniera durante la parata della gloria che spettava ai Vincitori. Primavera novembrina, in anticipo sul calendario, ma gli effetti positivi del nuovo corso nerazzurro sono anche questi: il blu del cielo, e il nero delle rondini che tornano dal loro viaggio. Simboli, segnali da non sottovalutare.

Eppure non ci voleva tanto.

Il solco lo aveva già tracciato l’ideologo Mazzarri: e chi, in quella stagione, fu tra i pochi adatti all’Inter ad avere fatto meglio di lui?

Esatto. Pioli.

Risposta che però arriva con mesi, anni di ritardo, dopo stucchevoli tentativi con allenatori che venivano dalla Turchia, tiri Mancini, o da paesi di cui nove italiani su dieci ignorano la capitale, De Boer: col nome si possono fare titoli sconci di film più sconci. Si è anche provato con un portoghese, in una squadra che avrebbe vinto con Oronzo Canà in panchina e lui, lusitano sprecone per natura, l’ha fatta soffrire fino all’ultimo giorno.

Perso ormai Fassone (e che dire di Mirabelli?), l’unico che può rinverdire i fasti del grande Milan perso, appare tardivo il licenziamento di Bolingbroke, ma meglio tardi che mai.

Del resto è tradizione nerazzurra arrivare dopo i cugini, sin dalla fondazione.

Ecco spiegata la grandezza del progetto Pioli, moralmente intestato a Moratti e la sua ala ideologica: il tentativo di ribaltare gli schemi del vecchio calcio e gli equilibri più obsoleti in cui, sì, l’Inter vinceva, ma era barzelletta. La barzelletta d’Italia.

Oggi non si insegue più la storia, ma la si plasma. E il parmense è l’uomo giusto.

Bene, in questa prospettiva, il ritorno di Samuel, scontate le giornate di squalifica e ne indoviniamo il numero: 3.

E che parli il campo, in attesa di poter di nuovo fornire al sexy football di Ventura gli uomini che una nazionale è giusto pretenda da un club di blasone. Come fa la Juve.

Dopo il tris al Crotone targato Vecchi (era lui, il normalizzatore: mai segnati tre gol in una gara durante la mesta gestione DeBoer) ecco che il potenziatore Pioli debutta con un altro triplete, stavolta in amichevole, contro un Chiasso comunque da non sottovalutare – in passato le squadre svizzere hanno giocato brutti scherzi ai nerazzurri, Lugano è un incubo non solo per i Finanzieri ma anche per i tifosi della Beneamata. En passant, non è un caso che già dopo i primi allenamenti i calciatori sono tornati a casa con le gambe a pezzi, quasi strisciando e agognando riposo: il tempo dei balocchi olandesi è finito, adesso è chiaro a tutti che si fa sul serio.

E non sono casuali neanche i nomi dei marcatori: Icardi, confermato dal bravo tecnico che ha impiegato poco a individuare il suo bomber, Biabiany, dimenticato nella precedente gestione, e Miangue, fino a ieri in primavera, quasi a chiudere il cerchio con il percorso di Rinascita nerazzurra.

Insomma, se le primule portano primavere lo scopriremo ad aprile: intanto ci si gode l’aria serena, l’atmosfera pulita e i sogni, che tornano a essere ambiziosi.

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