Quanto c’è di vero nelle speculazioni su Simeone all’Inter

È notizia di un paio di giorni fa la presenza di Diego Pablo Simeone González a Milano. Diventa notizia non perché El Cholo va a trovare il figlio (Giovanni, gioca nel Genoa, già 9 presenze, 2 gol e 1 assist), ma perché è sempre un buon terreno per le speculazioni sull’Inter.

Ad aumentarle, le speculazioni, ci ha pensato lo stesso Simeone, intercettato da Telelombardia all’aeroporto Malpensa: alla domanda “sei qua per l’Inter?” ha risposto “non si sa mai“.

QSVS, trasmissione di Telelombardia, si è lanciata sulla notizia addirittura con sicumera invidiabile in una trasmissione, mentre un’altra rete, Top Calcio 24, del gruppo Mediapason, si sbilancia addirittura per una chiusura tra Inter e Simeone.

Boom. Peccato che a Milano praticamente non ci fosse nessuno con cui discutere di eventuali dettagli (Zanetti, per esempio, era via per la partita di addio di Milito), e infatti poco a poco spariscono anche i riferimenti online, nonché gli indirizzi e le pagine che davano per certa la presenza causa Inter.

COME STANNO LE COSE

Simeone aveva da poco allungato i termini contrattuali con l’Atletico Madrid, salvo poi fare marcia indietro (entrambe le parti) per una riduzione degli stessi: si passa da una scadenza al 2020 ad un’altra al 2018, con clausole a favore di Simeone, come l’aumento, sostanzioso, dell’ingaggio e l’abolizione delle penali a suo carico per un addio anticipato, anche se su questo punto c’è qualche speculazione in più perché in Spagna dicono che è così solo per una chiamata dalla nazionale argentina (clausola riportata dal vecchio contratto).

Perché ridurre il contratto? L’aumento dell’ingaggio basta a giustificare la “mossa”?

Due anni fa aveva perso una finale contro il Real Madrid allenato da Carlo Ancelotti. Quella, secondo Simeone, ma non solo, era una squadra che aveva tutte le carte in regola per vincere: Miranda, Tiago, Raul Garcia, Diego Costa, Villa… squadra notevole e organizzata benissimo. Ma sfortunata: quel Real non si fermava, nonostante un gioco tutt’altro che sfavillante.

Quest’anno, però, nonostante una squadra potenzialmente meno forte della prima, si respirava qualcosa di diverso: l’amalgama di squadra era persino superiore, un attaccamento tra le parti incredibile che ha portato l’Atletico a giocarsi chance per il campionato fino alla fine (Barcellona 91, Real Madrid 90 e Atletico 88), ma soprattutto a giocare di gran lunga meglio nella finale “rivincita” contro il Real Madrid di Zidane.

Una partita anche per larghi tratti sfortunata, finita 1-1 e decisa ai calci di rigore (errore di Juanfran).

Chi era vicino a Simeone il 28 e il 29 maggio di quest’anno ha riferito di un uomo che, per la prima volta da tecnico, mostrava i segni della battaglia, abbattuto dalla mazzata di una sconfitta immeritata, quasi sfiduciato: “Perdere due finali così è un fallimento. Adesso è il momento per fermarsi a pensare, per curarsi le ferite. Per riflettere e analizzare” erano state le parole che avevano lasciato presagire una volontà di cambiare aria.

Ed era facile comprendere perché: per arrivare al bis della finale, con una squadra con meno potenziale, è stato fatto un lavoro incredibile soprattutto dal punto di vista mentale. Incredibile ma estremamente logorante.

C’era chi, sempre sponda spagnola, diceva che Simeone ha addirittura pensato di restare a Milano.

Anche qui, il perché è semplice. Simeone è uno di quegli allenatori che sente il bisogno di un attaccamento forte, capace di fare emergere anche emozioni e stimoli altrimenti impossibili (“l’unica cosa che mi motiva davvero è l’energia che sento con l’ambiente“).

Ma quest’anno c’erano state delle alternative. La prima era stata il Chelsea: fatto il sondaggio, ricevuto il no, ha virato su Antonio Conte. Ci ha provato, insistentemente, il PSG: anche qui un “no”, ma meno convinto di quello dato al Chelsea, anche per via della tempistica diversa (Conte è stato ufficializzato a aprile, Emery a fine giugno).

Si vocifera che anche l’Inter abbia fatto un timido tentativo, non sappiamo quanto reale: società in transizione, parte tecnica ancora incompleta e tutta da comprendere, squadra fuori dalla Champions, progetto poco chiaro e, soprattutto, ancora Roberto Mancini in sella. Che sia vero o meno, era un tentativo destinato ad abortire.

PRESENTE E FUTURO

Simeone è molto legato all’Atletico, ed è questo il motivo per cui è rimasto: il cambio ideale sarebbe stato questa estate. Ma la dirigenza ha letteralmente dato carta bianca a Simeone, chiedendogli di restare almeno fino al 2018.

Perché?

A breve sarà inaugurato il nuovo stadio dell’Atletico, che però sembra non sia molto ben digerito dalla tifoseria, legatissima al Vicente Calderón, adagiato sul Manzanarre. Una ventina di chilometri di distanza che però sembrano anni luce per gradimento della tifoseria: da qui il terrore di perdere un capopopolo come Simeone capace di trascinare la squadra ma anche i tifosi, oltre a garantire spettacolo e efficacia in termini di risultati, nonostante la presenza di due bestie storiche come Barcellona e Real Madrid, mai così ricche di denaro e di talento.

Simeone ha fatto una promessa e aiuterà la squadra a sbarcare nel nuovo stadio, che si dice sia un vero gioiello, con le tribune praticamente a ridosso del campo (7 metri appena), con molti investimenti anche in fatto di infrastrutture e servizi. Nessuno vuole perdere l’investimento né far fare al club questo salto nel vuoto senza un condottiero capace di trascinare le folle: e quel condottiero porta il cognome “Simeone”.

Il “patto”, però, sembra non esaurirsi qui. Tra il 2018 e 2019 scadono alcuni contratti di calciatori importanti per Simeone che si dice abbia anche posto delle condizioni sulla permanenza anche dopo il 2018: se ci saranno le condizioni tecniche, di investimento, se ci sarà una squadra competitiva, le chance di rimanere oltre quella data sono molte.

Lo ha sottolineato, indirettamente, anche il rinnovo di Griezmann. A giugno di quest’anno ha rinnovato per altri 5 anni: il giocatore è legatissimo a Simeone e ha apertamente dichiarato di avere legato non solo la sua permanenza alla permanenza del tecnico (Griezmann ha confermato che si sono sentiti spesso nella ventina di giorni tra la finale persa e il rinnovo), ma anche sulla durata contrattuale, che poteva essere più corta (2018?) e invece arriva al 2021.
Perché a Madrid hanno anche abbastanza chiaro che il rapporto tra i due è davvero speciale e che il destino dell’uno possa condizionare anche quello dell’altro.

Facendo una ricerca approfondita, tutte le voci spagnole di Simeone all’Inter si rifanno a giornali italiani: As che cita La Gazzetta, Marca che cita il Corriere, e via discorrendo. Non sono riuscito a trovare una notizia “indigena” che giustificasse le speranze dei nerazzurri, non una dichiarazione (se non quelle che già si conoscono, ovvero che prima o poi spera di allenarla, ma nulla di più), non un’uscita, non un errore. Niente, solo voci di riporto, talvolta con qualche ricamo in più, come in questo caso quando si azzardò in Spagna di una dirigenza italian dell’Inter che lavorava contro De Boer:

manolete

D’altra parte, in ogni conferenza stampa ha ribadito che: “Tutti i tecnici sognano di allenare la propria nazionale ma non posso farlo perché al momento ho un contratto in essere con l’Atletico Madrid. In futuro può essere una possibilità e non escludo nuove sfide. La Serie A e la Premier League mi affascinano“, solo che i giornali nostrani si dimenticano di citare nei titoli l’Argentina e la Premier e titolano “Simeone affascinato dalla Serie A”.

Sono invece tante le voci che dicono di altre destinazioni. La più forte, ribadiamo, è quella addirittura di una permanenza all’Atletico, che lui stesso ha più e più volte sottolineato essere la soluzione più probabile: il succo dei suoi discorsi è che dipende tutto dal club, e all’Atletico lo sanno, dovranno avere voglia di investire e fare gli acquisti giusti, dandogli una squadra competitiva:

Simeone

Le altre riguardano la competitività del Cholo, che in Inghilterra troverebbe una batteria di allenatori di primissimo livello come Mourinho, Guardiola, Klopp, Pochettino e via discorrendo. L’Italia tanto aggrappata alle arti voodoo di Coverciano offre ben poco a riguardo.

La concentrazione di ottimi tecnici in Inghilterra ha una sua caratteristica: a fine stagione prossima (la 2017-2018) c’è chi avrà compiuto due anni (Mourinho, Guardiola, Conte, Koeman), chi 3 (Klopp), chi 4 (Pochettino) e chi potrebbe decidere di allungare di un anno la sua esperienza da allenatore per lasciare il club che avrà allenato per 22 anni: Wenger all’Arsenal, che in Inghilterra danno come indiziato numero 1.
Impossibile che vincano tutti, impossibile che vengano tutti confermati: almeno uno di questi nel 2018 salta (qualcuno, chissà, anche prima). E nel caso di un Simeone libero, qualche esperienza potrebbe accorciarsi di gran lunga.

Attenzione, perché le vicissitudini della nazionale Argentina potrebbero cambiare le carte in tavola.

INTER?

Simeone a Milano in questo periodo della nuova era Pioli ha significato molto meno di quel che sarebbe stato un mese fa, in piena crisi indotta De Boer: si sarebbero scatenati tutti per giorni. Adesso, invece, è necessario tenere saldo il potenziatore Piolo (come lo scrivono alcuni giornali inglesi) e quindi è giusto darne notizia, ma senza esagerare.

“Inter e Simeone” è un sogno, e ad oggi si può dire che non c’è nulla di concreto, se non un “arrivederci” che sa di vaga promessa: Simeone la manterrà, ma certo non nel 2017 ed è probabile che non sia neanche nel 2018. A meno che non ci sia un passo indietro dell’Atletico e il progetto del nuovo stadio si rivelerà fallimentare, con conseguente necessità di disimpegno economico in fase di mercato; e a meno che non ci siano siano forti cambiamenti all’interno dell’Inter, come organizzazione societaria e come rosa e non si riacciuffi la Champions. E chi avrebbe, a quel punto, il coraggio mediatico di sacrificare un allenatore che l’ha riportata in alto, che si tratti di Pioli o meno?

Ma soprattutto, visto il sostanziale “niente di concreto” che ha l’Inter in mano, che senso ha specularci così tanto oggi? Nella speranza che tutto ciò che è accaduto prima con Mancini e poi con De Boer non sia un grande “all in” per puntare a convincere Simeone nel 2018: perché sarebbe un fallimento a prescindere e significherebbe aver buttato due stagioni. Per cosa, poi?

 

 

 

 

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