Voti alla stagione Motogp 2016

Si preannunciava una stagione epica e in buona parte lo è stata: per la prima volta in MotoGP ci sono stati ben 9 vincitori diversi, in parte anche grazie ad un numero anomalo di gare sotto la pioggia… che non è stata pioggia e basta, ma un vai e vieni che ha sconvolto diverse gare.

MOMENTI SALIENTI

Sono tanti, tantissimi, ma proviamo a tirarne fuori qualcuno.

In Argentina è Iannone a buttare fuori il compagno di squadra, Andrea Dovizioso: il podio è composto da Marquez, Rossi e Pedrosa.

Nel GP delle Americhe è Rossi a cadere: dopo due ritiri, Iannone va sul podio.

A Jerez vince Rossi nella settimana in cui Lorenzo ufficializza il suo passaggio in ducati per il 2017-2018.

Le Mans vede protagonista Maverick Viñales, per la prima volta a podio: terzo, dietro Lorenzo e Rossi, con Marquez caduto che si ferma al 13esimo posto.

C’è poi GP del Mugello, gara bellissima macchiata dal propulsore di Rossi (prima rottura da 9 anni a questa parte) e da una parte di pubblico becero: vince Lorenzo per 19 millesimi su Marquez.

A Assen gara bagnata, difficilissima. Mentre Lorenzo si perde per strada, Rossi cade al terzo giro, Jack Miller scavalca Marquez e va a vincere, mentre lo spagnolo morde freno e lingua, desistendo dall’inseguimento: i mondiali si vincono anche così. Terzo un notevole Scott Redding.

A Silverstone gara difficile perché il meteo cambia ogni mezza giornata: Viñales vince, precedendo Crutchlow. Valentino e Marquez se le suonano, ma ha la meglio Rossi.

Al Sachsenring capolavoro di Marquez, che azzecca il momento giusto per cambiare le gomme (anche qui, gara bagnata all’inizio) e vola sul circuito come se facesse davvero un altro sport. Pasticcio della Yamaha con Lorenzo, mentre Rossi si intestardisce e cambia 4 giri dopo lo spagnolo perdendo una grande opportunità, all’arrivo 8°. Si ripetono le grandi prove di Crutchlow (2°), Redding (4°) e Jack Miller (7°).

A Brno, sempre pista bagnata, Crutchlow riporta in alto la bandiera inglese: vince dopo 35 anni un inglese (l’ultimo era stato Barry Sheene), ed è anche la prima vittoria inglese in motogp. Rossi e Marquez prendono il podio, precedendo uno strepitoso Loris Baz.

A San Marino è Pedrosa a trovare la giornata della stagione (ha sempre vinto almeno una gara da quando è in motogp), lasciando l’amaro in bocca a Rossi, con Lorenzo terzo e Marquez, in difficoltà, 4°.

A Motegi, Marquez completa l’opera e si laurea campione del mondo: Rossi scatta dalla pole ma Marquez ne ha di più, l’italiano ci prova ma vola sulla ghiaia al 6° giro. Cade anche Lorenzo, a quattro dal termine, che però era già fisicamente impresentabile. Ottimi Dovizioso 2° e Viñales 3°.

In Malesia, nono vincitore stagionale: è Andrea Dovizioso con la Ducati.

Valencia vede Lorenzo vincere agevolmente, ma Iannone, Marquez e Rossi ci dimostrano che il refrain “a Valencia non si sorpassa” è una scemenza colossale: nell’ultimo duello forse Rossi osa troppo, ma era l’ultimo tentativo possibile in un duello da urlo. Brutto, infine, il gesto di Valentino con lo “spintone” alla signora.

I VOTI

VOTO 10: alla stagione 2016

Nel 2016 avevano vinto soltanto 4 piloti: Lorenzo, Rossi, Marquez e Pedrosa, in rigoroso ordine di arrivo finale. Quest’anno sembrava essere sullo stesso piano, almeno fino alla Catalogna, poi il botto: vince Jack Miller, in una gara condizionata dal meteo. Era dal 2006 che, nella motogp, non vinceva un team privato. Dal GP d’Italia al GP di Aragón ci sono stati ben 9 vincitori diversi: uno spettacolo.

VOTO 9,5: Marc Marquez

Sarebbe stato un 10 se in Australia e in Malesia non avesse combinato pasticci, per fortuna (sua) il mondiale era già vinto (ma in gara è caduto meno di Rossi). Fin lì, un solo grande errore, in Francia (13esimo): poi gran manico quando è servito, testa da ragioniere quando era troppo rischioso. Ha 23 anni, 5 mondiali di cui uno, l’ultimo, con una concentrazione di talento e velocità come forse non si era vista negli ultimi anni, e in motogp sicuramente, vincendo con una moto che a tutti, almeno per metà stagione, è parsa meno veloce della diretta concorrente: e lo ha fatto mostrando una crescita complessiva straordinaria, anche in gestione gara, consentendogli di vincere un mondiale con le stesse gare vinte l’anno precedente (che senza le 5 cadute avrebbe probabilmente vinto). Il rischio è che costringa tutti a riscrivere storia e statistiche.

VOTO 9: alla Honda

Ha saputo recuperare un gap iniziale che pareva evidente, ha saputo lavorare moltissimo sulla testa di Marquez per impedirgli di fargli perdere un mondiale come quello dell’anno precedente: la situazione Pedrosa è l’unica pecca stagionale. Con questo Marquez ci si può permettere anche una seconda guida non sempre all’altezza: la doppietta mondiale pilota+marche sancisce un’annata ad altissimo livello.

VOTO 8: a Maverick Viñales

4° in classifica generale, una vittoria, ma la sensazione di un talento purissimo col quale tutti dovranno fare i conti. Senza la pausa di metà stagione con 4 gare anonime avrebbe potuto sperare anche in un terzo posto (31 punti di differenza da Lorenzo).

Si è adeguato talmente bene sin da subito che i primi test con la Yamaha lo danno persino in testa davanti a Rossi: ci farà divertire, stravedo per lui, guida bene. Vedremo con che maturità affronterà la prossima stagione.

VOTO 8: alla Ducati

La stagione poteva essere ancora migliore, e la prima gara col secondo posto di Dovizioso faceva ben sperare. Purtroppo Iannone non sembra avere la maturità giusta per portare vittorie costanti in un team del genere, e Dovizioso non è così velocissimo. Sembra un paradosso, ma nonostante i due piloti, spezza il digiuno, porta due vittorie e prepara al meglio la stagione a venire, quando con Lorenzo non si potrà fallire.

I primi test sono in chiaroscuro, ci sarà tanto da lavorare ma la base c’è ed è buona.

VOTO 7: Cal Crutchlow

Ok, è 7° alla fine della stagione e ha una sequenza di ritiri da far battaglia con Iannone: il secondo vince quello per le assenze e le cadute, Cal vince ai punti grazie a un mondiale completamente rivoltato dalla Germania in poi (2 vittorie, 2 secondi posti, 2 quinti posti…). Vista anche la straordinaria vena in condizioni instabili, forse meriterebbe una chance in team più competitivi.

VOTO 6: Valentino Rossi

Fa male dare un voto così basso a chi arriva secondo e ha fatto anche delle gran rimonte, ma quest’anno, allo start della stagione, la Yamaha gli aveva dato la moto migliore del lotto e aveva talmente scommesso su Rossi al punto da consentirgli, per la prima volta da quando fanno coppia, di essere costantemente più veloce del compagno anche in prova. Finisce con solo 2 vittorie e 249 punti contro le 4 e 325 punti dell’anno scorso. Troppe cadute, un po’ di sfortuna (una rottura dopo 9 anni… o era fortuna prima?) e una scelta scellerata al Sachsenring hanno finito per condizionare una stagione che per il resto l’ha visto navigare sempre nei primi 4 posti.

L’anno prossimo sarà l’anno della verità, con l’incognita Viñales accanto: il ragazzo è forte e potrà sparigliare le carte.

VOTO 5: Jorge Lorenzo

A fine stagione 2015 era chiaro che la sua permanenza in Yamaha era più dovuta ai tempi (impossibile cambiare) che non alla volontà delle parti: il team non ha neanche festeggiato, neanche un po’, il titolo. E c’era una cosa di cui si era certi: Lorenzo non avrebbe vinto questo mondiale.

Eppure, un inizio scintillante aveva lasciato presagire un seguito diverso: poi è stato trascinato nella crisi Yamaha che ad un certo punto sembra lo abbia davvero abbandonato a sé stesso. Lui non è riuscito a reagire, sembrava proprio a disagio e ad un certo punto ha mollato di testa, soprattutto quando le condizioni meteo erano incerte, con ben 3 piazzamenti oltre i top 10.

Alla Ducati non potrà permetterselo: dovrà tirare fuori qualcosa in più: la Yamaha è stata la migliore del lotto o comunque la seconda moto, sempre vicina alla Honda. Ora dovrà tirare fuori gli artigli. Il potenziale c’è, Valencia lo dimostra (lo davano già per bollito e finito…), siamo tutti curiosi.

VOTO 5: Andrea Dovizioso

Probabilmente lo abbiamo sovrastimato per troppo tempo. Stagione in cui le ha spesso buscate da Iannone sulla velocità pura: dalla sua ha la capacità di gestire, che però troppo spesso significa anche non osare e rimanere indietro.

VOTO 4: a Andrea Iannone

La sua stagione è tutta un paradosso: dare 4 a chi riporta la Ducati alla vittoria? Eppure il potenziale c’era, ed era davvero tanto: errori stupidi, grossolani, quasi da dilettante allo sbaraglio. Eppure il cosiddetto “manico” sembra esserci…

Brutta la chiusura di stagione, non per l’ottimo piazzamento, ma per le interviste fuori luogo in un mondo come la motogp. Magari alla Suzuki troverà la dimensione giusta, anche se ha già ricominciato nei test esattamente dove aveva finito: cadendo.

VOTO 2: alla Yamaha

Campione del mondo in carica e con una moto che inizialmente sembra poterle dare di santa ragione a tutti: 5 vittorie nelle prime sette gare. E invece di capitalizzare, è subentrata molta confusione, più o meno da 1/3 di stagione in poi, quando fanno anche la scelta che si può dire giusta: puntare dritto su Rossi, a partire dal nuovo telaio (disponibile da Assen). Da quel momento in poi, però, sono arrivati una serie di errori imperdonabili per una grande squadra, come al Sachsenring, gara in cui si “dimenticano” di Lorenzo e gli segnalano la necessità del cambio moto/gomme con 5 giri di ritardo rispetto alla segnalazione fatta a Rossi.

La scelta e la gestione hanno avuto risultati pessimi: a partire proprio da Assen, zero vittorie in 10 gare (il solo Marquez ne vince 3), fino al vittorioso Lorenzo di fine stagione.

VOTO 2: a Daniel Pedrosa

Dannazione, ragazzo. Dannazione. Il talento c’è, ma si tratta di uno dei più grandi sprechi sportivi mai visti. Vincere una gara a stagione può andar bene per un team satellite, non per uno che guida (da anni) l’ufficiale Honda. A un certo punto della sembrava perso, poi estrae dal cilindro prima la vittoria e, nel finale, l’ennesimo infortunio della carriera.

L’impressione è che il prossimo anno, a 31 anni, potrebbe davvero quello definitivo, o del ritiro o dell’addio alla Honda, anche se il contratto gli scade nel 2018.

VOTO 1: alla KTM

Dico, vada per una gara a Mika Kallio, ma davvero non c’era niente di meglio di Bradley Smith e Pol Espargarò? I due non sono lenti, ma neanche velocissimi e nessuno con esperienza in un team da sviluppare, l’impressione è che non ci sia molto spazio per crescere da subito: e magari ci sbagliamo, lo speriamo.

VOTO 1: a Casey Stoner

Ci abbiamo sperato, almeno in una gara, non diciamo il ritorno. E dire che mediaticamente è l’unico pilota che può tenere testa a Valentino Rossi: è bastato anche il solo sospetto che potesse farne una per scatenare un pandemonio in stagione. Un furto, uno spreco, una roba inaccettabile. Torna ragazzo, sta casa aspetta a te!

VOTO 0: a (parte del) pubblico italiano del Mugello

La cosa che rimprovero di più al “rossismo” è di avere trasformato il tifo di questo sport per farlo somigliare troppo al tifo calcistico, e ci si vergogna sempre quando si fischia l’inno come nell’amichevole Italia – Germania (e il “merda” al rinvio del portiere, i fischi, gli insulti)… demerito dei grandi numeri, del coinvolgere anche persone che sono lontane dalla passione vera per uno sport che in passato, anche nelle rivalità, aveva mantenuto il sacro rispetto e l’ammirazione per gli avversari. Non era bastato che a Sepang, l’anno scorso, si erano registrati episodi di club di tifosi italiani che, indisturbati nelpaddock, insultavano gli uomini Honda.

No. Al Mugello di quest’anno ci siamo superati e abbiamo visto praticamente di tutto. Insulti, minacce (anche ai club di Lorenzo e Marquez, che hanno rinunciato alla trasferta), si sono registrati pure lanci di qualche pomodoro in pista.

Vada anche (anche se non mi va proprio) per i fischi, gli ululati e gli insulti a Lorenzo e Marquez (in pista e sulla pedana della premiazione); vada anche per quella parte di pubblico che, fuori Rossi, decide di andarsene; ma il peggio si è raggiunto con un gran numero di tifosi che hanno inscenato una “impiccagione” con seguente incendio di un manichino di Marc Marquez: una cosa raccapricciante che è degna del peggiore degli stadio di calcio, non di un circuito delle moto. Una pagina triste, demoralizzante, che rischia anche di far perdere di valore allo spettacolo di pubblico che si vede ogni anno.
In tutto questo è mancato, purtroppo, anche un solo gesto o una parola di Valentino o del suo entourage per stigmatizzare e condannare il tutto.

Le manifestazioni d’odio dovrebbero essere lontane da questo sport: c’è qualcosa che non va. Vero che un giorno, ritirato Valentino, si perderà tanto pubblico: ma l’impressione è che si tratti di pubblico che tifi solo per Valentino, non per le moto. Magari non sarà questa gran perdita: ci rammaricheremo solo per la perdita di un talento enorme come il suo, non per parte del suo tifo.

https://i0.wp.com/www.blitzquotidiano.it/wp/wp/wp-content/uploads/2016/05/manichino-marquez-01.jpg?w=1010

 

Loading Disqus Comments ...