Milan Inter: pari che non serve a nessuno

Milan e Inter si dividono la posta in gioco, con un risultato finale che non fa felici nessuno, ma non li rende altrettanto infelici. L’Inter rimane a metà classifica, ma a un paio di partite dal gruppone dell’Europa League, mentre il Milan aggancia la Roma al secondo posto decretando con largo anticipo quello che sembra essere un verdetto scritto da tempo: la Juventus ha in sostanza già vinto il campionato. 7 punti di vantaggio a 1/3 del campionato è un’eternità: è un campionato che può perdere soltanto la Juventus con un suicidio collettivo, mentre avrà tempo e modo di preparare l’ossessione Champions con larghissimo anticipo.

La differenza sostanziale tra Milan e Inter è quella che corre tra una buona squadra, fatta di buoni giocatori che hanno un’idea comune di squadra, e un’altra fatta di calciatori che vivono nell’illusione di sentirsi forti individualmente e spesso giocano con questa idea in mente, dimenticandosi di essere squadra.

Il problema è che non hanno torto, i nerazzurri sono individualmente migliori dei rossineri, il che acuisce i difetti dell’Inter e la rabbia dei tifosi: non vincere contro un Milan così sparagnino, così rinunciatario, così lontano dall’idea che ne ha il suo presidente uscente è un demerito fortissimo. Suso per larghi tratti è sembrato un Messi in miniatura ed è costato due lire: Joao Mario, Kondogbia e Brozovic significano più o meno 90 milioni, tutti insufficienti.

Montella sa i limiti di questa squadra e imposta la partita così come meglio sa che può rendere: baricentro bassissimo e sperare in qualche contropiede, perché tanto l’Inter prima o poi l’errore lo fa, cosa che poi puntualmente accade, una tassa fissa.

L’Inter ha pagato, al solito, errori individuali (troppi) e la solita imprecisione in fase di ultimo passaggio, tra cui solo 7 cross su gli oltre 40 provati. Inoltre, per larga parte ha giocato in 10, se non in 9, perché Icardi si è isolato, mentre il terzetto di metà campo non ci ha più capito nulla: perse le misure, le distanze, l’equilibrio.

LA PARTITA

Il Milan è quello che ci si aspettava, cioè senza Romagnoli. Nell’Inter, invece, a metà campo una coppia atipica con Kondogbia e Brozovic centrali, poco più avanti Joao Mario in un 4-2-3-1 che in difesa vede anche la sorpresa Medel al posto di Murillo.

Mi sono espresso su questa possibilità: Medel non è un difensore e non ha i movimenti né l’istinto del difensore. Nella prima mezz’ora non si corre rischi anche perché il Milan non ci prova neanche né a giocare né a uscire, Bacca isolatissimo e contropiedi portati con tempi sbagliati: nell’unica volta che ci riescono, Medel fa quello che fa un centrocampista, non un difensore: sbaglia accentrandosi e lasciando il suo avversario allargarsi a sinistra. L’azione sfuma, ma è emblematica di un adattamento che può funzionare solo nell’ordinario e non a lungo termine, figuriamoci quando poi si affronteranno attaccanti più forti fisicamente e soprattutto due centrali, piuttosto che il 3 largo del Milan.

La partita è sostanzialmente raccontata in questa descrizione: per mezz’ora abbondante il Milan semplicemente non esiste, non prova a giocare, non prova a impostare, non tiene palla e lancia appena può, nella speranza che davanti si inventino qualcosa. Una partita oscena che, a parti invertite, avrebbe fatto gridare allo scandalo.

Si crea tanta confusione nella trequarti del Milan, aumentata dalla scelta cromatica delle maglie, orribile: la parte nera del Milan, quella posteriore, si confonde con la maglia degli interisti, che si distinguono in pratica solo per i pantaloncini bianchi. Scelta orribile.

L’Inter gioca un discreto calcio, pur con troppa lentezza a metà campo, soprattutto quando la palla arriva a Kondogbia, il che accade sin troppe volte visto che a fine partita sfiorerà i 100 tocchi, un’eternità.

Nonostante l’imprecisione dei due centrocampisti centrali, che comunque non fanno male nel primo tempo, e un Joao Mario evanescente, l’Inter crea, soprattutto sull’asse di destra, dove sia D’Ambrosio che Candreva sono molto positivi e si trovano bene, mentre a sinistra è solo Perisic ad avere un’idea di gioco, e nel primo quarto d’ora è il più pericoloso.

L’Inter riesce a controllare la partita per due ragioni precise: la prima è un pressing molto alto (che però abbandona dopo una ventina di minuti) e la seconda è perché il Milan decide scientemente di sposare una tattica attendista, con un palla lunga e pedalare che ad alti livelli non si vedevano da tempo.

L’Inter gioca così per i soliti 30-35 minuti, refrain che abbiamo imparato anche con De Boer: passato quello scoglio, fisicamente crollano come se non ne avessero più sulle gambe. Attaccano, sì, ma si disuniscono in difesa.

La sfortuna vuole che Pioli è anche costretto a cambiare Medel: il Milan, fin lì rimasto a guardare, abbozza due contropiedi e, su uno di questi, trova il gol con Suso che approfitta di una copertura piuttosto naif di Ansaldi, che si muove come se difendesse a 3 (e lui fosse uno dei 5 di centrocampo), mentre Suso trova un gol da antologia. Non è il primo tiro ma poco ci manca: vantaggio immeritato, ma la solita Inter di quest’anno.

SECONDO TEMPO

Anche all’inizio del secondo tempo si vede la solita Inter: entra piuttosto molle e deconcentrata, ma Candreva la scuote da 25 metri con un tiro imparabile, la palla si alza improvvisamente (deviata leggermente?) e Donnarumma non ci arriva. Il colpo del singolo che ripristina il naturale ordine delle cose.

Neanche il tempo di godersi un vantaggio, però, che l’Inter sbaglia di nuovo. Prima è Murillo, a metà campo, a sbagliare intervento e regalare palla al Milan, poi è Miranda, nel seguito dell’azione, a farsi scherzare da Suso, che rientra sul destro e supera Handanovic.

Qui Pioli ha già i suoi torti. L’Inter avrebbe avuto bisogno di staccare uno dei centrocampisti, da piazzarsi davanti alla difesa e proteggere i due centrali, e invece né Kondogbia né Brozovic hanno testa e gambe per tenere le distanze giuste, lasciando praterie davanti a Miranda e Murillo. Inoltre, a sinistra Ansaldi era già in terribile difficoltà nel primo tempo: non è mai riuscito a prendere le misure a Suso, e sarebbe stato necessario invertire i due terzini o fare il cambio già al 45esimo.

Il cambio arriva, ma al 65esimo, troppo tardi. Così come arriva tardi il cambio a metà campo, ma è un cambio sbagliato: tutti pensano a Kondogbia fuori (malissimo nel secondo tempo), e invece fa uscire Brozovic… non che stesse giocando meglio, anzi. Ma il francese aveva già perso 2-3 palle sanguinose sulla propria trequarti, come gli succede spesso.

Ti aspetti Eder, più uomo da area, e invece entra Jovetic, che inizialmente pensa di fare il trequartista: Pioli gli chiede di fare la seconda punta e improvvisamente Jovetic sparisce.

Montella decide di smettere di giocare e piazzare l’autobus davanti alla porta: prima fuori Bacca per Mati Fernandez, poi Lapadula per Niang. L’Italiano si piazza tra Miranda e Murillo e comincia a fare sportellate, visto che i rossoneri non fanno altro che spazzare palla in avanti e nient’altro: Gustavo Gomez chiuderà con ben 12 rinvii, 40 del Milan, solo 9 per l’Inter.

Il gol dell’Inter è anche frutto di questa scelta scellerata che andrebbe stigmatizzata: sono invece convinto che si sprecheranno gli elogi per Montella. Su un calcio d’angolo a 1 minuto dal termine, c’è una deviazione che mette Perisic davanti alla porta, tenuto in gioco da Locatelli.

CONCLUSIONI

Il pareggio dell’Inter è più che meritato: quello che si è visto in campo racconta di una squadra che avrebbe potuto e dovuto raccogliere più di un solo punto.

I dati Opta sono impietosi: il Milan ha fatto solo 194 passaggi, l’Inter 441; possesso palla 65,7% contro 34,3% a favore dell’Inter; 21 tiri per i nerazzurri, 10 per il Milan, di cui solo 3 in area (e due gol).

La grafica in alto racchiude la linea di passaggio del Milan (in rosso tutti i passaggi sbagliati), mentre qui sotto vi proponiamo prima i passaggi del Milan nell’ultimo terzo di campo (d’attacco) e poi quello dell’Inter:

La differenza è imbarazzante. Così come è imbarazzante quello che viene fuori dalla grafica di Sky:

Milan Inter

18 chance create contro 7; 85% di passaggi riusciti per i nerazzurri, 72% per il Milan… insomma, una partita a senso unico che solo i soliti errori individuali dell’Inter è rimasta in bilico fino al 92esimo e addirittura con i rossineri in vantaggio.

Se il Milan avesse vinto avrebbe raggiunto il secondo posto in solitaria a -5 dalla Juventus e ergendosi a unica rivale dei bianconeri, raccontando una delle più grandi bugie degli ultimi campionati: per tanti versi somiglia tanto all’Inter dell’anno scorso, e se non trova una logica di gioco potrebbe fare la stessa fine. Ma ovviamente tutti si sprecheranno nel complimentarsi per un Milan cinico e che avrebbe meritato di più perché ha saggiamente lasciato palla all’Inter che non sa cosa farsene.

Per l’Inter grandi rammarichi. Oltre agli errori di Pioli nei cambi (ripetiamo, sbagliati e tardivi), troppi calciatori hanno giocato a sprazzi e a vuoto: soprattutto la metà campo disposta male ha sbagliato moltissimo.

Il peggiore in campo, di gran lunga e per distacco, è stato Mauro Icardi. Stanno diventando troppe le partite in cui si isola e arriva a toccare pochissimi palloni, senza mai vedere la porta: oggi soltanto 8 tocchi e due tiri fuori, più una cilecca davanti alla porta che non è da Icardi (era in fuorigioco, non fischiato). Non è mai stato un attaccante da tanti tocchi, non è uno come Dzeko (figuriamoci Milito, visto che si parla di derby), per fare un esempio: impensabile che possa fare una sorta di regia avanzata, però può cambiare alcuni aspetti del suo gioco, così come avvenuto contro la Juventus. Max Solano ci fornisce le due grafiche, con le prestazioni di Icardi contro la Juventus (a sinistra) e contro il Milan (a destra):

icardi-e-gioco

Un confronto imbarazzante: quella contro il Milan è una partita da “zero” in troppe occasioni. Si è nascosto, si è imbucato, si è isolato: gli attaccanti di Pioli hanno sempre fatto un lavoro molto diverso, uno dei due dovrà adattarsi, ma rimane l’impressione che Icardi da solo faccia molta fatica e che l’approdo naturale può essere solo sul 4-4-2, con uno solo tra Banega e Joao Mario in campo. Bella patata bollente: buona fortuna.

A metà campo si è sofferto tanto, soprattutto dopo la prima mezz’ora: soprattutto Kondogbia sembrava a corto di fiato, il che sottolinea ancora una volta la pessima condizione fisica che si trascina da inizio anno.

Il problema principale rimane comunque quello di testa, sancito dagli errori individuali, talvolta banali. Ma è soprattutto uno a richiedere un preciso lavoro dello staff tecnico, proprio sulla testa: dopo avere recuperato una partita incredibile, a 30 secondi dalla fine non puoi prendere un contropiede come quello che ha subito l’Inter, rischiando di subire un  3-2 che sarebbe stato, questo sì, barzelletta. Una roba inaccettabile che racconta quanto siano deconcentrati e spesso fuori dalla partita.

Pioli ha molte cose da sistemare e poco tempo per intervenire: il calendario non lo aiuta. Una cosa però è diversa dal passato: mentre sono tante le occasioni sbagliate negli ultimi minuti nell’Inter di De Boer, questa prima di Pioli trova un gol all’ultimo respiro. Chissà se è anche per il suo continuo dimenarsi e incitare i calciatori o perché non c’era davvero alternativa: certo è che il gol di Perisic può essere da spartiacque tra passato e futuro.

Lo scopriremo presto.

LE PAGELLE

HANDANOVIC 6: incolpevole sui gol, il resto è ordinaria amministrazione.

D’AMBROSIO 6,5: a inizio ripresa salva su Bonaventura (7), e mette la museruola a Niang: in attacco è sempre propositivo. Buona prova.

MIRANDA 5: scherzato come un bambino da Suso, sbaglia tanto e in campo assume troppo spesso un atteggiamento “scazzato”: si faccia andare bene Pioli, perché un altro cambio non è consentito.

MEDEL 6: il Milan gli facilita la vita perché non ci prova mai, lui fa un solo errore prima di uscire.

MURILLO 5,5: entra con l’Inter che perde distanze e misure, sbaglia nel secondo gol e ha un paio di incertezze. Poi è un continuo lottare sui rinvii del Milan (5 duelli aerei vinti, più di tutti).

ANSALDI 4: incredibile come faccia sembrare Suso una specie di Messi, ma soprattutto come esca male in pressing lasciando la fascia scoperta.

NAGATOMO 6: non combina disastri e in avanti è presente, o almeno ci prova.

BROZOVIC 5: pasticcione, molle e indolente per troppi minuti. Quando “connette” si distingue, ma oggi troppo poco.

Kondogbia 4,5: non passi l’idea che sia stato positivo. Non soffre molto nel primo tempo per le buone distanze dell’Inter, ma poi annega e poi perde 4-5 palle sanguinosissime che si potevano pagare care. Lento, impacciato, monopiede: fatta eccezione per i primi venti minuti, ogni volta che la palla arriva dalle sue parti ci sta per 2-3 secondi di troppo.

CANDREVA 7: sbaglia molto soprattutto nei cross, ma è l’unico, con Perisic, che prova a tirare in porta. Con Pioli ha molta più libertà di accentrarsi, e questo lo aiuta: prima o poi lo proverà da trequartista, un ritorno al passato. Segna un gol da antologia.

JOAO MARIO 5,5: quando si accende è un bel vedere, ma spreca una palla importantissima sull’1-1 che avrebbe ucciso il Milan. Da trequartista spaesato: esame da rifare, ma se dietro non c’è uno come Banega, difficile che la palla gli arrivi con i tempi giusti.

PERISIC 7: parte benissimo, si spegne e poi si riaccende, è quello che ci prova di più (chance importantissima di testa, peccato). Dal suo lato è sempre da solo: eroico.

JOVETIC 5:  non si capisce perché si meriti di stare in campo.

ICARDI 2: si può dare zero? Il voto vuole essere anche simbolico perché non si può disputare una partita del genere. Pioli ha sempre fatto giocare i suoi centravanti in maniera diversa, si dovranno adattare: ma oggi è colpa della squadra o colpa di Icardi? Questa squadra senza il capitano soffre, deve esserne cosciente, ma è davvero annegato nella splendida solitudine del modulo interista.
Gli capitano due palloni, ne sbaglia uno che di solito non lo sbaglia mai, ma per il resto è un fantasma, sempre in ritardo, mai in appoggio, mai a sostegno, non lotta, non combatte. Si distingue solo perché fa un buon pressing, di tanto in tanto.
Il derby rimane un tabù.

PIOLI 5: non ha molto tempo per incidere, la squadra fa quello che sa fare, anche perché il Milan la costringe. Poi sbaglia i cambi e soprattutto ritarda quello di Ansaldi. Ci saranno tempi e prove migliori, forza mister.

TAGLIAVENTO 5: incredibile la capacità di cambiare metro al cambiare delle maglie (e dire che si poteva fare confusione, con le maglie). Risparmia persino un giallo a Mati Fernandez per essersi messo a meno di un metro dalla palla nel finale: il regolamento è chiaro, l’arbitro deve ammonire, non è una scelta. Ma Tagliavento con i rossoneri lo fa malvolentieri.

tagliavento

TABELLINO

MILAN-INTER 2-2
(primo tempo 1-0)
MARCATORI: Suso (M) al 42′ p.t.; Candreva (I) all’8′, Suso (M) al 13′, Perisic (I) al 47′ s.t.
MILAN (4-3-3): Donnarumma; Abate, Paletta, Gomez, De Sciglio; Kucka, Locatelli, Bonaventura (dal 43′ s.t. Pasalic); Suso, Bacca (dal 26′ s.t. Mati Fernandez), Niang (dal 34′ s.t. Lapadula).
All. Montella.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Medel (dal 37′ p.t. Murillo), Miranda, Ansaldi (dal 20′ s.t. Nagatomo); Brozovic (dal 30′ s.t. Jovetic), Joao Mario, Kondogbia; Candreva, Icardi, Perisic.
All. Pioli.
ARBITRO: Tagliavento di Terni.
SANZIONI: ammoniti Kondogbia (I), Kucka (M), De Sciglio (M), Ansaldi (I), Jovetic (I), Perisic (I).
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