Quel rigore del 98

Ciao a tutti, mi presento. Sono Luca Carmignani, informatico, 52 anni ed una sana, sanissima passione per l’Inter. Descrivo brevemente il tifoso Luca. Appartengo (con orgoglio) sia alla cosiddetta schiera dei “tifosi da poltrona” o “da tastiera”, sia alla schiera dei “tifosi da stadio”. A testimonianza di questo, due abbonamenti: a Inter Channel ed all’Inter (Primo anello arancio, settore 155 fila 5 posto 20). Particolarità? Sono toscano ed abito a Marina di Pisa. Faccio 600 km “anda e rianda” per andare a vedere la Beneamata.

E la risposta alla vostra domanda è: sì ! C’ero anche con il Crotone.

Ritengo che mi abbiate inquadrato abbastanza.

Il mio primo articolo riguarderà una stagione sulla quale sono molto documentato: 1997-98.

Prima di addentrarmi nei meandri di quell’anno, “bello e impossibile”, vi rivelo su cosa sarà il secondo articolo di cui (spero) tratterò: Calciopoli. Ne sentirete delle belle e mi permetto di affidarvi un “compito a casa”: trovatemi, se ci riuscite, articoli che parlano esplicitamente di partite “taroccate”, indicandole una per una e articoli sulla “legittimità delle intercettazioni”. Così capiremo cosa significhi la (dis)informazione. Grazie confido in voi.

Il campionato 1997-98, dicevamo. Che anno fu quello! Occorre innanzitutto dare una mano ai giovani tifosi. Coloro che sono nati dopo il 1990 e dunque ritengono che non si possa vivere senza un cellulare in tasca, senza social network, senza i-pad insomma, senza essere “connessi”. Ragazzi, cosa vi siete persi. Nel bene e nel male. Non sono passati neppure 20 anni, ma il 1997 rappresenta un’altra era geologica, da un punto di vista informatico. Perché vi dovrebbe interessare quel campionato? Perché ciò che state vivendo (calcisticamente parlando) è “figlio” proprio di quel campionato lì. Per milioni di interisti, quel campionato è famosissimo. Per le nuove generazioni molto meno, forse neppure se lo ricordano. Ed è un vero peccato. Volete sapere cosa è successo? Cosa hanno affrontato i vostri padri (e nonni…)? Da cosa sono sopravvissuti ed usciti ancora più forti, anzi fortissimi? Così forti che poi, anche voi, nel 2010, avete vinto il Triplete?

Bene, vi racconterò la storia di un gruppo di eroi, guidati da un condottiero senza macchia e senza paura. Questa squadra di uomini veri, aveva (lo dico a beneficio dei più giovani) un giocatore simbolo, arrivato all’Inter proprio quell’anno: Ronaldo. Lui ve lo ricordate vero? Il condottiero? Gigi Simoni. Uno degli allenatori più amati dalla tifoseria nerazzurra. Eppure all’Inter rimase solo 15 mesi.

Come un eroe della letteratura, Ettore, essi (i giocatori dell’Inter) lottarono contro il favore degli “Dei”. Lo fecero con coraggio, spirito di sacrificio ed unità di intenti. Mancò la “fortuna”, non il coraggio.

Il valore di quella squadra era assoluto, prova ne sia che trionfò in Coppa Uefa.

Non ci credete? Ronaldo lo abbiamo già nominato, ma oltre a lui c’erano Gianluca Pagliuca, lo “zio” Bergomi, il giovane J. Zanetti, Yuri Djorkaeff, il Cholo Simeone, Ivan Zamorano, un giovanissimo Chino Recoba (regolarmente tesserato come extracomunitario… giusto per i disinformati), Checco sciuscià Moriero. Vi bastano?

Ma il vero segreto di quell’Inter era… in panchina. Lo dico con assoluta cognizione di causa, avendo parlato, personalmente, con alcuni giocatori. Il gruppo era coeso e giocavano l’uno per l‘altro. Senza rivalità. Luigi (Gigi) Simoni, da Crevalcore, ai giovani tifosi forse dice poco, ma è una persona speciale. Un tecnico preparatissimo, il numero uno nella gestione del gruppo. Si è formato alla scuola dei migliori allenatori italiani: Fulvio Bernardini (detto il “professore”), Edmondo Fabbri e Nereo Rocco. Sono stati suoi allenatori, quando giocava nella Fiorentina, nel Modena e nel Torino.

Adesso che abbiamo inquadrato meglio i protagonisti, torniamo a quel campionato.

Vi faccio una domanda: quanti rigori sono stati dati o non dati nella storia del calcio? Tanti vero? Ebbene, a distanza di quasi 20 anni, quel rigore lì, il rigore non dato su Ronaldo (pardon, lo strarigore) viene ancora a galla. Ancora ne parlano, non solo noi interisti. Tutti. È portato come simbolo della massima ingiustizia che una squadra possa subire. Forse i più giovani ricorderanno solo quell’episodio (lo confesso, a distanza di tutti questi anni, sono riuscito a rivederlo poche volte, ed ogni volta ho la sensazione di vertigine, di nausea), ma non lasciatevi ingannare da chi riduce tutto a quell’episodio: è solo la punta dell’iceberg. Anche in quella stessa partita gli episodi di “sviste” arbitrali furono clamorosi. Non solo, non fatevi ingannare da chi, con superficialità (studiata superficialità) vi dirà “Beh di che vi lamentate, eravate ad un punto di distanza, sareste rimasti ad un punto, anche se vi avessero dato il rigore; inoltre dopo avete perso a Bari”. È depistante! Basta anche solo risalire alla partita precedente Empoli-Juventus. Un gol dell’Empoli regolare, con la palla entrata di un metro, che non veniva assegnato. Un mio amico, tifoso dell’Empoli, era allo stadio e si sentì male. Era in tribuna laterale, vicino al calcio d’angolo ed aveva visto benissimo il pallone entrare in rete (lo vide lo stadio intero, in realtà, tranne l’arbitro ed il guardialinee). Tanti furono gli urli che fece, questo mio amico, che dovette ricorrere alle cure mediche. Svenne, non resse l’emozione. Leggenda vuole che nell’infermeria, al risveglio, le sue prime parole furono: “L’ha dato?” e che gli amici, temendo una ricaduta gli abbiano risposto “Sì, sì ce l’ha dato”.

Se succedesse un episodio, anche solo lontanamente simile, adesso, i cosiddetti “social” si scatenerebbero. Se sommassimmo tutti gli episodi (sono tantissimi, credetemi, ed i giocatori dell’epoca se li ricordano, eccome se li ricordano!!!) ci sarebbe una rivolta. Con la velocità con cui, oggi, l’informazione (purtroppo spesso la disinformazione) si propaga, la velocità con cui le immagini vengono diffuse, sarebbe inimmaginabile il clamore che susciterebbero. Noi, invece, ci siamo anche dovuti sorbire le trasmissioni dell’epoca. Altroché! Nonostante questo, fu talmente grande lo scandalo, che ci fu persino un’interrogazione parlamentare. L’indignazione, non solo di noi interisti, ma di tutte le persone di buon senso, fu enorme. Pur senza avere i mezzi di comunicazione di oggi (tanto per dire: una e-mail quasi nessuno sapeva cosa fosse) ci battemmo come leoni. Personalmente tolsi la parola a due juventini. Non gliel’ho più data. Non gliela ridarò. Con il mio migliore amico, che è juventino, per il quale darei la mia vita e lui farebbe altrettanto decidemmo, saggiamente, di non parlare più di calcio. Abbiamo mantenuto la parola fino al 2015. Nessuno di noi ha scordato. Nessuno. Quando nove anni più tardi, nel 2006, scoppiò lo scandalo di calciopoli, credo che ogni singolo tifoso nerazzurro, con il pensiero, sia tornato a quell’anno lì a quella partita lì, a quel rigore lì ed abbia pensato: “lo sapevo ed ora ho le prove.

Ma vorrei entrare più nel dettaglio. Vi confesso una cosa: sono uno dei tre autori del libro “Simoni si nasce, tre vite per il calcio”, la biografia di mister Gigi. Sono quindi doppiamente coinvolto, sia come tifoso dell’Inter, sia come estimatore di Simoni che posso, con orgoglio, considerare un mio amico. Ma non mi lascio trasportare né dal tifo né dal cuore. Racconto i fatti, così come si sono realmente svolti. La realtà è molto più interessante della fantasia. Molto.

Non posso, per evidenti motivi, svelare nulla di quanto scritto libro nel quale, per esempio, verrà finalmente risolto il dubbio su chi realmente decretò l’esonero del mister ed il motivo.

Però posso rivelarvi in anteprima assoluta ciò che, per motivi di spazio, non è stato riportato. Sapete cosa dice Simoni sull’episodio del rigore? Che gli sarebbe bastata l’ammissione dell’errore. Da parte dell’arbitro, dei giocatori della Juve, di Lippi. Quell’episodio (non sono parole mie, ma di Massimo Moratti), fu determinante per la carriera di Simoni e per i destini dell’Inter. Chiunque abbia vissuto quei momenti, sa che è così. Eppure a Simoni, l’aver perso l’occasione della sua vita, non sarebbe importato. Lo so per certo, ve lo garantisco: Simoni accetta sempre il risultato del campo. Anche gli errori. Gli sarebbe bastata l’ammissione dell’errore, anzi degli errori. Bastava dire “Scusate, mi sono sbagliato, può capitare”. Oppure, “In effetti la partita è stata condizionata da errori evidenti, che dire, spiace”.

Invece no. Sembra incredibile, ma non “concessero” neppure quello. Né a lui, né all’Inter né ai milioni di tifosi che assistettero attoniti ed impotenti a quella che non riesco neppure a definire “una partita”. Tutto regolare (secondo gli juventini). Guardate i commenti che ci sono tutt’oggi.

Guardate qui:

Contatto Juliano Ronaldo

Lo chiamano “contatto”. Lo strarigore!!! Contatto !!! È del 17 novembre 2016. Oggi, per me che scrivo questo pezzo. La didascalia della foto: “il contrasto”. Suvvia, per chi farà il tifo l’autore di questo articolo? Ma sapete la cosa più incredibile? Ve la dico a voi: ero presente quando Simoni ha detto questo parole. Ero alla sua sinistra. Eravamo in comune a Pisa, alla conferenza stampa sul libro. Le parole sono estrapolate da un contesto, nel quale diceva tutt’altro. Basterà leggere il libro per capire come la pensa veramente.

Leggete il commento di cartonfree:

Contatto Juliano Ronaldo

Ancora con il passaporto falso di Recoba. Il passaporto falso di Recoba, risale al novembre 1999, due campionati dopo !!! Ed inoltre, non è assolutamente vero che per ogni partita ci dovevano dare 3 punti in meno. Mi sono letto tutto (e dico tutto) su quel processo e sulle regole di allora. Furono 7 le squadre coinvolte (fra cui il Milan, lo sapevate? No vero?). Ma parlano solo dell’Inter. Falsificando (loro!!!) le date. Falsificando (loro !!!) il regolamento.

Ma di cosa stiamo parlando?

Vedete che tutto torna? Che tutto ha origine da quel campionato? Pensate: persino oggi, dopo calciopoli, dopo la dimostrazione lampante di cosa fosse quel sistema, ancora oggi dicevo, si altera in modo così evidente la realtà. Vi potete immaginare cosa successe nel 1998, quando ancora potevano giocare ad essere le verginelle immacolate. Quando lo juventino più accondiscendente parlava di “sudditanza psicologica”. Cosa vi siete persi, giovani interisti, nel bene e nel male.

Ci ritorneremo quando parlerò di calciopoli.

Voi intanto memorizzate questo dato: se non guardiamo indietro e non capiamo come si siano realmente svolti i fatti, ci faranno credere ciò che vogliono.

Vi lascio con un aneddoto ed un epilogo.

L’aneddoto è il seguente. Dopo la tremenda sconfitta del 26 aprile 1998, l’Inter si giocò la finale di Coppa Uefa a Parigi. Contro la Lazio di Mancini. Quella sconfitta avrebbe abbattuto anche un toro, ma non quella squadra, fatta di uomini veri. Che trionfarono per 3-0 disputando una partita eccezionale. Il Fenomeno, prima della partita, andava in giro per lo spogliatoio dicendo che avrebbero vinto sicuramente, con quel suo sorriso che all’epoca era pressoché incontaminato. Simoni aveva un compito arduo, da una parte era bene che si sdrammatizzasse, dall’altra la concentrazione doveva rimanere altissima. Per cui, fece notare che la partita non era ancora iniziata e fece una scommessa con Ronaldo: se avessero vinto, si sarebbe fatto radere i capelli a zero con il rasoio elettrico. Fu così che il Fenomeno diventò barbiere.

L’epilogo. Sono felicissimo ed orgoglioso di tifare Inter. Non capisco i tifosi che ce l’hanno con Moratti o con l’attuale proprietà. Chi ce l’ha con Moratti è quantomeno ingeneroso. Ma quello che vorrei far notare è che ogni giudizio, non può essere astratto ed assoluto. Deve essere contestualizzato. Moratti, lottò contro i mulini a vento, nel vero senso della parola. Il giudizio sulla sua gestione (nella quale lui stesso ha ammesso di aver fatto errori, ma chi non li fa?) non può essere dato, senza tenere nel debito conto in quale tipi di campionati la sua (la nostra !!!) Inter dovette competere. Sono sentenze passate in giudicato, non chiacchere da bar. Sbagliava acquisti? Certo alcune volte. Ma in quale contesto operava? Quanto all’attuale proprietà: sono appena arrivati, dalla Cina. Siamo passati attraverso due cambi di vertici aziendali. Nessuna azienda può passarci senza subire scossoni, senza commettere errori e senza avere “vuoti” di potere e decisionali. Possibile che nessuno faccia notare questo? Possibile che l’unica cosa che sappiano dire alcuni interisti è che “siamo una barzelletta”? Non lo siamo affatto. Tutt’altro.

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