Hapoel 3 Inter 2: indegni

Il tifoso interista ci aveva sperato prima della partita e fino al primo tempo. Aveva sperato che ci fosse un residuo di dignità, di orgoglio, di amor proprio e attaccamento alla maglia in questi che non è più neanche giusto chiamare “calciatori” ma “scappati di casa”; aveva sperato che, finalmente, contenti della cacciata del grande colpevole, avrebbero preso di petto l’impegno e mostrato di valere questa maglia, di valere l’affetto della gente.

E invece niente.

Senza palle, senza dignità, senza testa, senza fisico, senza corsa, talvolta con l’atteggiamento in campo di quegli impiegati statali che timbrano il cartellino, escono, e poi tornano per una mezz’oretta d’ordinanza: un po’ seccati di doverlo fare. L’Inter prende 5 gol dall’Hapoel Be’er Sheva in due partite, perde quasi tutto quel che può perdere (4 su 5) e esce meritatamente dalla coppa.

Il fatto è che per un po’ si è anche creduto possibile il miracolo di una “pazza Inter” spalmata in 180 minuti, capace di ribaltare una qualificazione appesa a un filo sottilissimo, anche se la vittoria dello Sparta Praga contro il Southampton non era proprio un gran bel vedere. E invece niente, speranze vane.

LA PARTITA

Poco o tanto da raccontare, ma soprattutto poca voglia. L’Hapoel parte meglio nei primissimi minuti, ma è un’illusione, perché l’Inter comincia a macinare e al 12esimo Icardi la porta in vantaggio.

L’Hapoel si schiera con una sorta di 3-4-3 che però, colpevolmente, diventa un 5-4-1 troppo rinunciatario:  finisce per subire l’iniziativa dell’Inter che, 13 minuti dopo, raddoppia con Brozovic.

Al 35esimo gli israeliani cambiano, togliendo un difensore e schierandosi con un 4-4-2 che nel secondo tempo farà malissimo all’Inter.

La partita poteva chiudersi a pochi minuti dall’inizio del secondo tempo, quando Icardi colpisce la traversa. Da quel momento, un crollo anzitutto fisico, ma anche e soprattutto mentale: forse pensavano di averla vinta, forse non volevano saperne di vincere, chi lo sa.

Il fatto è che l’Hapoel cresce di minuto in minuto e segna il gol del 1-2: Miranda rimane imbambolato in mezzo e si fa superare da Maranhao, più che un nome, sembra uno sberleffo.

Pioli ci prova, ma forse non comprende che sarebbe il caso di coprirsi un po’ di più: la difesa è totalmente staccata dal resto della squadra e ci sarebbe bisogno di accorciare la squadra, magari rinunciando a qualcosa. Invece inserisce Perisic per Eder, e Gnoukouri per Felipe Melo.

Al 62esimo il pasticcio: lancio dalle retrovie, Murillo imita il compagno di reparto e fa la bambola, lasciando Buzaglo davanti ad Handanovic. Il tiro è fuori, ma c’è un piede di Handanovic che si muove in maniera sospetta: l’arbitro tira fuori il giallo, è il secondo ed è rosso.

Piccola parentesi regolamentare. Quel fallo non è da giallo: o è da rosso o è (secondo me) da niente. Perché Buzaglo ha già tirato, palla lontana, e l’unico motivo che hai per punire Handanovic è ritenere il suo gesto volontario: un calcio al volto volontario. Sarebbe un rosso diretto senza sé e senza ma: la scelta dell’arbitro lascia invece supporre un abbaglio catastrofico.

Carrizo entra per Banega, sfiora il rigore tirato da Nwakaeme ma non riesce a respingere: 2-2.

Ed è qui che si riaprono le porte dell’incubo nerazzurro, facendo fuoriuscire tutti i fantasmi, per tifosi e calciatori. In campo sembrano tutti dei cadaveri ambulanti pronti per il prossimo episodio di The Walking Dead, ogni dribbling avversario sembra fatto da Messi, addirittura una serpentina in mezzo a 4 senza nessuno che ci metta la gamba.

La cosa peggiore è che l’Inter è letteralmente assediata: entrato da poco, Carrizo fa 3-4 parate di livello. L’Inter ci prova, più con la forza della disperazione e dell’improvvisazione che per reale merito o convinzione: prima è Icardi a sprecare un gol che non andrebbe sprecato, poi è Candreva a sciupare.

Raffigurata nell’ultima azione della partita la stagione dell’Inter. Da un calcio d’angolo a favore dei nerazzurri parte un primo contropiede, sono 5 contro 2 e l’Inter recupera palla quasi fortunatamente. Non passa neanche un minuto che, nell’evoluzione dell’azione, da una rimessa laterale per l’Hapoel, la squadra è totalmente fuori posizione, anarchica, nessuno è al suo posto, nessuno corre o rincorre, due in mezzo passeggiano come se nulla fosse: ciascuno si fa gli affari suoi come un qualunque turista in Piazza di Spagna. Quel Ben Sahar da solo davanti a Carrizo grida vendetta.

CONCLUSIONI

Indegni: ma non vi vergognate? Oggi sarebbe un titolo azzeccato.

Pioli a fine partita dichiarerà (ma lo diciamo da settimane) che il problema non è fisico, ma di testa. Crediamo che il fisico c’entri molto, ma la testa è proprio da curare, perché questi mollano, non hanno carattere né voglia di sacrificarsi.

De Boer ha già pagato e, vi prego, salvate Pioli che in questo scempio c’entra davvero poco, al di là di errori che può avere o non avere commesso.

Ma l’avevamo scritto tempo fa: “giocare contro” è un’abitudine pericolosa perché ti fa perdere, e perdere è un’abitudine pericolosa. La sconfitta ti entra nelle ossa, nel sangue, nel cervello, ti pervade, è qualcosa che non si sconfigge facilmente: ti entra nella testa e non ne esci più. La storia è fatta di grandi atleti o grandi squadre che improvvisamente perdono la bussola e non si ritrovano più: e questa squadra non è fatta né di campioni né di grandi atleti. Almeno non in questo contesto: buoni giocatori, magari anche più che buoni, ma che non sanno tirare nulla di più di quel che danno nella normalità.

E adesso? Intanto buona fortuna a Pioli, che ha un lavoro mostruoso da fare. Non sono dei campioni, ma il materiale per un campionato dignitoso c’è: ma altro che 55 punti in 20 partite!

Dopo di che, già da gennaio, si dovrà ripensare a questa squadra quasi interamente, a partire dalla difesa: non se ne salva uno. Nessuno, a partire dal Miranda scazzato degli ultimi tempi che ha mostrato limiti caratteriali e un calo fisico, mentale e tecnico pauroso. Non sappiamo se i 32 anni cominciano a pesare, ma ormai le brutte prestazioni superano di gran lunga le buone. La sua “passeggiata” (e di Candreva, credo) sull’ultimo gol è qualcosa che non si può guardare in una partita tra professionisti.

Ma è solo il primo della lista, e lo è perché rimane comunque il più bravo degli altri difensori: figurarsi cosa vale il resto.

Per non dire della metà campo, dove almeno in 3 potrebbero dire addio senza lasciare rimpianti. L’attacco potrebbe rimanere così, ad eccezione di Eder e, forse, Palacio.

Ma sarebbe anche il caso di mettere in discussione, presto o tardi, chi ha condotto questa squadra, dall’alto, di fronte a questo baratro. Chi ha sbagliato mercati, e mi spiace per Ausilio che personalmente stimo; per finire a chi c’è ma non si capisce a cosa serva, se non di facciata. Ovvero a quelli che non ci mettono mai la faccia quando è il caso di farlo, se non sbucando dopo qualche giorno col faccino serioso a ripetere le litanie di una vita: “testa bassa, ora bisogna lavorare duro”, “i tifosi vanno rispettati”, “raddrizzeremo la stagione”, e l’evergreen”da oggi sono tutte finali”.

Perché può anche darsi che questa competizione fosse “fastidiosa” per calciatori e dirigenza, ma perdere, e perdere così, ha tutti i contorni del disastro sportivo: inaccettabile per una squadra che vuole tornare grande. Perché è inaccettabile vederli camminare in campo, come se perdere, e perdere così, fosse normale, così come è stato normale giocare contro un allenatore, ovvero giocare contro l’Inter stessa.

Una squadra che va ripensata tutta, dalle fondamenta, dalla testa e in ogni reparto.

E magari chi vi scrive lo fa nell’impeto di una sconfitta inqualificabile: sarà anche vero, ma se sono capaci di questo, non sono degni di stare in questa squadra. O, magari, trovarsi di fronte all’eventualità di un repulisti generale, chissà che non tirino fuori quel che serve per raddrizzare la stagione.

Sportivamente un applauso al Be’er Sheva che andrà a giocarsi le sue belle chance nell’ultima partita contro un non irresistibile Southampton. L’Inter giocherà contro lo Sparta Praga, speriamo facciano esordire tutti i 2000 e i 2001 possibili e immaginabili.

LE PAGELLE

Salomonicamente, e simbolicamente, 4 a tutti, non si salva nessuno, neanche quelli che dovrebbero trascinare i meno dotati e invece finiscono per essere trascinati nella mediocrità. E se il secondo tempo è quello, il primo tempo, pur buono e con diverse sufficienze piene, vale zero.

TABELLINO

HAPOEL BEER SHEVA-INTER 3-2
(primo tempo 0-2)
MARCATORI: Icardi (I) al 13′, Brozovic (I) al 25′ p.t.; Maranhao (H) al 13′, Nwakaeme (H) su rigore al 26′, Sahar (H) al 48′ s.t.
HAPOEL (5-4-1): Goresh; B. Bitton, Taha (dal 36′ p.t. Radi), Miguel Vitor, Tzedek, Korhut; Bar Buzaglo, Hoban (dal 36′ s.t. Ghadir), Ogu, Nwakaeme; Maranhao (dal 30′ s.t. Sahar).
All. Bakhar.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Nagatomo; Brozovic, Felipe Melo (dal 17′ s.t. Gnoukouri); Candreva, Banega (dal 25′ s.t. Carrizo), Eder (dal 15′ s.t. Perisic); Icardi.
All. Pioli.
ARBITRO: Estrada (Spagna).
SANZIONI: espulso Handanovic per doppia ammonizione. Ammoniti Korhut (H), Maranhao (H), Handanovic (I), B. Bitton (H), Nwakaeme (H), Nagatomo (I).
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