L’ansia della Gazzetta di trasformarsi in Tuttosport

Il colpo di grazia è arrivato venerdì 18 novembre 2016: segnatevi la data, perché è l’atto definitivo con cui la Juventus ha deciso di piegare la Gazzetta dello Sport al verbo bianconero.

È di quella data la scelta della Juventus di negare gli accrediti a due giornalisti della Gazzetta dello Sport. Fermiamoci un istante. Su queste pagine, ma anche in passato, ho sempre pensato che l’Inter avrebbe dovuto fare qualcosa come protesta per l’atteggiamento di certa stampa, non per ultimi i casi che hanno visto Frank De Boer umiliato e offeso non solo come tecnico, ma soprattutto come uomo senza mai un gesto da parte della società. Avevamo pensato a qualcosa che colpisse l’immagine della testata interessata (che fosse il Corriere, Sky o la Gazzetta: tre dei peggiori denigratori di De Boer): niente conferenza stampa, oppure conferenze in olandese. Persino chiudere le porte di Appiano, perché è casa dell’Inter e certi ospiti non sono graditi.

Lo pensavo prima e continuo a sostenerlo adesso, anche perché le due fattispecie sono diverse. Ma non è questo il punto: magari sono anche contento che la società Inter non l’abbia mai fatto, anche se avrei sperato in qualcosa, un gesto di orgoglio, un comunicato, qualcuno mandato in tv a urlare “burattino!”, ben comprendendo che la mia posizione è molto diversa da quella della società.

Ebbene, la Juventus non decide di lasciare fuori dai cancelli di Vinovo “La Gazzetta“: soltanto due giornalisti. Chirurgica. Non la testata in sé, ma due giornalisti in particolare: il che è ancora molto diverso da quanto si sperasse sulle sponde nerazzurre. Perché non è una “protesta” verso una linea editoriale: è semplicemente la ripicca verso due giornalisti “rei” di avere raccontato la storia del “si scansano”.

La conoscete tutti, ma per raccontarla ci vogliono due righe: un giornalista, Giovan Battista Olivero, trascrive delle cose che ha sentito, ovvero Buffon che incalza i compagni dicendogli più o meno “In Italia vinciamo perché gli altri si scansano, ma in Europa non succede e non succederà. In Italia le uniche due squadre che non si sono scansate ci hanno battuto“. Apriti cielo. Comunicati, smentite, accuse e improvvisamente una serie di “distinguo” con cui un po’ tutti avrebbero voluto raccontarci il senso di quel “si scansano”: che poi basterebbe aprire il dizionario e leggere “farsi da parte”. Ma tant’è.

La questione allerta l’Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI) che ci va giù piuttosto duro, parlando esplicitamente di “una sorta di rappresaglia per una serie di articoli che avrebbero irrittato la dirigenza bianconera” e poi “non è la prima volta che un club calcistico cerca di dettare la linea stampa […] Atteggiamenti prevaricatori come quello denunciato dalla redazione della Gazzetta dello Sport […] avvicinano chi se ne rende protagonista più ai tornei amatoriali che alla Champions League”. Boom.

E il Direttore della Gazza che fa? Dai, due o tre missili gliei avrà lanciati? Macché: l’intervento è di una pochezza imbarazzante, al punto che Maurizio Pistocchi ne dà la giusta misura con un tweet azzeccatissimo:

Nel frattempo, emergono dettagli, chiamiamoli cavilli, secondo i quali gli accrediti non sarebbero stati negati “ad personam” ma perché non sarebbero state seguite le giuste procedure: la Gazzetta ha solitamente 4 accrediti, ne ha voluti 6, spiace, non si può… non è stato comunicato oppure non è stato inviato il numero della tessera. Non ci vuole un genio che si tratta di un cavillo bello e buono, usato come forma di ritorsione.

Il perché è semplice: da più parti viene detto che in altre occasioni c’era stata più libertà, meno rigidità sulle regole… d’altra parte i giornalisti si conoscono, non sono terroristi, una tessera ce l’hanno. Per inciso, avrebbero diritto a entrare comunque, almeno finché ci sono posti a disposizione.

È facile ritenere che il gesto volesse essere eclatante e “da esempio”: ne castigherai uno, ne correggerai cento. E da quel momento in poi, come se ce ne fosse ancora bisogno, la Gazzetta in rosa diventa in bianco e nero.

Ma prima di partire con due/tre citazioni tutte più o meno ilari, vogliamo farVi una domanda specifica. Il virgolettato di Buffon è del 4 novembre 2016, la partita tra Juventus e Napoli è del 29 ottobre. No, non c’è un errore: passano ben 5 giorni prima che decidano di pubblicare l’articolo. Ben 5 giorni. Comprenderete che una notizia del genere non è una sciocchezza, se n’è parlato per giorni e giorni, per molto più tempo del semplice periodo osservabile in una normale curva di interesse della notizia online: probabilmente è LA notizia della stagione, dopo l’esonero di De Boer: puoi perdere il giorno successivo, e quello dopo ancora per discuterne in redazione… ma non vai oltre, è una notiziona.

Eppure, il giornale sportivo più venduto in Italia aspetta 5 giorni per pubblicarla… e quando lo fa? La Juventus gioca contro il Lione il 2 novembre, il giorno dopo decidono di mandarla in stampa, il 4 è sul giornale cartaceo: la sensazione è che, vincendo quella partita, la notizia non sarebbe mai uscita. Mai.

A tanto arriva la “delicatezza” della Gazzetta nei confronti della Juventus: e i tifosi bianconeri che la insultano sempre… pœra stella in rosa.

Tornando in linea… dicevamo, nella redazione in rosa nasce la necessità di recuperare il terreno perduto, già manifestata con il donabbondismo dell’editoriale della Direzione.

Si è partiti con l’esaltazione di Moise Kean, età 16, data di nascita febbraio 2000: passato al giornalismo come il primo “millennial” anche in barba al fatto che in realtà il vecchio millennio si è concluso il 31/12/2000 (non essendoci l’anno zero, il primo anno è l’anno 1, l’anno 1000 è l’anno 1000…), ma chissenefrega, diremmo noi, della verità quando c’è da pompare un assistito di Raiola che deve ancora firmare il primo contratto? Suvvia, sottigliezze, e al limite l’indomani lo si chiama “il primo 2000”, fa sempre effetto: quindi via, 1, 2, 3 articoli, sbattuto in prima pagina tutte le volte che è necessario. E, se segna qualcuno, occhio sempre a prendere l’inquadratura giusta dove c’è il falso millennial:

Articoli su Kean e foto su Kean ogni giorno: che se avessero voluto comprarle ne avrebbero avute di meno insomma.

Online si va subito sul tenore da “Istituto Luce”, sia mai che si perda qualche visitina:

L’indomani, sulla carta, si sprecano le lodi a coprire quel tanto di pudore che ancora resta nel raccontare una partita (basta leggere un quotidiano generalista per farsene un’idea diversa, insomma). E via con i titoli reboanti, senza mai dimenticare (sia mai) di inserire sempre Kean nel mezzo:

Nell’interno, Vernazza si lascia andare ad uno spasmo di letteratura, con tanto di “AVVERTENZA” come capitoletto:

La Juve si è presentata in Andalusia senza Barzagli, Benatia, Dybala, Higuain e Pjaça. Se questi cinque fossero stati disponibili, il Siviglia non avrebbe fatto i propri comodi nella prima mezz’ora e in undici contro dieci Dybala e il Pipita avrebbero chiuso i conti con largo anticipo e non negli ultimi minuti. A Siviglia non si è vista la vera Juve, ma un surrogato.Sebastiano Vernazza - Gazzetta dello Sport

Insomma, gli assenti possono diventare anche una giustificazione: ce ne ricorderemo nei momenti migliori, grazie Sebastiano.

Nell’analisi, la partita ai raggi X. Una roba sconvolgente che vorremmo mostrarvela come si fa con “cucù settete”, coprendo prima e mostrandovelo solo per un secondo… peccato non si possa:

Eh, capirai che analisi: in 10 per un’ora ci mancherebbe che fosse inferiore in qualche aspetto. E, wow, nella ripresa addirittura 66% di possesso palla: mai che gli scappasse un “esticazzi” a seguire.

Neanche il tempo di saziarti sulla carta che online ti danno il benservito:

Bonninbauer, Beckenbucci, fate vobis: ho preferito non leggere neanche l’articolo perché, al contrario di Stefano, prendo regolarmente il gastroprotettore e non voglio vanificarne gli effetti.

Ma il meglio deve venire. Perché qui si apre una maglia importante. Cioè, è necessario capire se Sampaoli sia uno che soffre di qualche disturbo della personalità, per cui cambia versione dopo qualche minuto, magari dopo aver cambiato interlocutore; oppure se c’è qualcuno che non conosce bene le lingue straniere e traduce un po’ così, a senso. Oppure si riportano le cose a metà, solo per la parte che conviene.

Da questa ricostruzione, pochi dubbi: Sampaoli accusa Vazquez di essersi fatto espellere, colpa sua insomma, “in fondo non era una fase concitata della partita”. Dannato Vazquez.

Poi però vai sui siti spagnoli e trovi una frase diversa:

Da Marca.com, che cambia completamente il senso del detto:

Pensi possa bastare? Macché.

L’indomani di nuovo Bonucci (scusate, Boninbauer) e l’immancabile Kean, Kean tutti i giorni: d’altra parte il vecchio detto è “parla di uno juventino di Raiola al giorno e ti togli il medico di torno“. Al punto non solo di ri-meritarsi la prima pagina, ma persino quella con l’evidenziatore in giallo:

Gazzetta kean

Sembra che da qui alle prossime settimane si analizzerà tutto l’albero genealogico di Kean: non si sa mai, potrebbe uscire qualche racconto in grado di fargli salire la valutazione di 100mila euro. Rifletti un attimo e dici: ma che ha fatto ‘sto Kean? Un cazzo, ma è di Raiola, gioca nella Juventus ed è necessario farlo arrivare presto a 105 milioni.

Non sono riuscito a leggere il cartaceo perché non ce la facevo, però credo che in prima pagina poteva starci una notizia come questa… per dire che, se si vuole, un po’ di sano giornalismo si può ancora fare:

Basta? Macché, la prostrazione deve essere totale. E allora ecco la prima pagina più… come la definiremmo? Non saprei neanche. È una di quelle prime pagine che, appena le vedi, hai davvero l’impressione che tu stia comprando qualcosa più che Tuttosport: un giornale di famiglia, qualcosa che somigli a quelle pubblicazioni di certi governi in cui tutto è bello, splendido, fantastico. Non è più neanche “propaganda”, ha un sapore più metafisico, quasi da affetto disperato… dico, manca solo la proclamazione del minuto d’odio verso, che so, l’Inter o il Milan e la conversione a pubblicazione da 1984 è definitiva.

Davvero eh, è una prima pagina reale, vera: non l’abbiamo creata noi. Altro che la Pravda nerazzurra di cui ci siamo pregiati di fare sarcasmo. E siamo costretti, ogni volta, a cercare conforto in Paolo Ziliani che, per quanto non sempre mi veda e abbia visto d’accordo, è rimasto uno dei pochi lucidi. Ci fornisce la grafica del rapporto partecipazioni/vittorie:

Ci sono due/tre aspetti terribili in questa vicenda.

Il primo è che ci troviamo di fronte a un campo dell’informazione che è davvero ormai ridotto allo stato di ameba: pensa solo a sopravvivere e lo fa con ogni mezzo pur di qualche  copia o click in più. Il secondo è che abbiamo l’assoluta certezza che questo andazzo continuerà e che la vicenda degli accrediti è servita solo a dare un ulteriore segnale, una prova di forza: il fondo non è ancora toccato.

Il terzo… ci deve essere un terzo aspetto, quello più terribile.

Ah sì, ecco.

Voi pensiate che stiano messi male?

Oh, c’è chi sta peggio:

 

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