Rosberg campione, piano Merceds a segno

Nico Rosberg si laurea campione del mondo ad Abu Dhabi, piazzandosi secondo dietro Lewis Hamilton: la classifica finale dice 385 punti il tedesco, 380 il compagno di squadra.

Rosberg è il terzo tedesco a laurearsi campione del mondo, dopo Michale Schumacher e Sebastian Vettel (il padre, Keke, è finlandese). Lo fa con 9 vittorie stagionali, una in meno di Hamilton, avendo collezionato 8 pole position: Hamilton ne ha realizzate 12, l’unica non targata Mercedes è di Daniel Ricciardo nel GP di Monaco.

Un mondiale che arriva a 31 anni dopo ben 206 gare, di cui 16 di quest’anno tutte a podio (a fronte di 20 qualifiche tutte tra primo e secondo posto, solo in Canada fuori dalla prima linea), mentre Hamilton ha collezionato 17 podi a fronte di 15 qualifiche in prima fila. Per Hamilton ha pesato, come un macigno insormontabile, il ritiro della Malesia per colpa del motore (l’altro ritiro era stato contestuale per l’incidente in Spagna).

I numeri raccontano storie diverse a seconda di quali guardi e come li guardi. Nico, per esempio, ha raggiunto Schumacher, Hamilton, Vettel, Prost, Mansell e Senna nella lista dei piloti che hanno vinto almeno 20 gare, almeno 30 pole position, almeno 50 podi e almeno 1500 giri al comando. Prendo questa classifica anche perché, guardandola così, Rosberg sembra proprio un intruso… già Vettel ci entra un po’ forzatamente. Nico, buon pilota, possiamo anche dire ottimo, ma non un fenomeno e in altri contesti difficilmente avrebbe vinto un mondiale.

Il che non vuol dire che non abbia meritato… e ci mancherebbe altro. In questa “Formula noia” che è un vero campionato a 2 e in cui la Mercedes sembra abbia persino risparmiato, per ragioni di affidabilità?, anche parte del suo potenziale, qualunque Mercedes avesse vinto avrebbe meritato, o almeno così si sarebbe detto.

Il problema è che questo mondiale, più di tanti altri, è sembrato fortemente indirizzato dal team.

I sospetti sono cominciati a inizio anno, quando 5 meccanici e 3 ingegneri del team di Hamilton passano al team di Rosberg, e viceversa. Una mossa quantomeno curiosa che desta perplessità: i cambiamenti, in genere, si effettuano quando qualcosa non va, nel flusso di lavoro, nei risultati, nella “chimica” del team. Qui, invece, si cambia senza una ragione precisa (tanto che Hamilton, nell’ultima conferenza, sbotta: “Bella domanda! E già che ci siamo chiediamogli: ‘che spiegazione hanno dato a te?'”)il che fa aumentare i sospetti di un campionato fortemente spinto verso Nico, primo tedesco a laurearsi campione con un team tedesco.

Questa vicenda, assieme ad altre (così come tante chiacchiere da paddock), mettono insieme un bel gruzzolo di sospetti. Per la prima volta in F1, credo, un team si sente persino costretto a pubblicare una lettera sul sito ufficiale in cui davano spiegazione di non favorire nessuno.

Il problema è che, durante la stagione, Lewis sembrava un compendio delle Leggi di Murphy: se la Mercedes aveva un problema, con tutta probabilità era proprio la sua. Per non parlare anche delle evoluzioni “spinte” verso le indicazioni di Nico piuttosto che verso quelle di Lewis.

Tutto si poteva declinare al verbo “sospettare” e niente di più. O almeno per quanto mi riguarda, pur sentendo puzza di marcio anche dall’altro continente.

Il problema è che ad Abu Dhabi c’è stata una forma di “certificazione” di quanto la Mercedes avesse a cuore il successo di Nico, al punto da farlo prevalere nei confronti di Hamilton, magari anche nelle strategie così come avvenuto qualche volta quest’anno.

In giornata, Gerard Berger aveva chiaramente espresso opinione sulla tattica che avrebbe potuto seguire Lewis Hamilton:

Hamilton farà di tutto per avvicinare gli avversari a Rosberg, anche fare da tappo. Tutti lo farebbero. Lewis ha il vantaggio di non avere nella da perdere, mentre Nico dovrà gestire una enorme pressione. Deve conquistare il titolo, un’occasione così potrebbe non ripetersiGerard Berger

In sostanza, se Rosberg fosse finito fuori dal podio, con Hamilton primo, l’inglese avrebbe vinto: quasi naturale che avrebbe provato a fare “da tappo” in caso fosse stato davanti, mentre avrebbe dato battaglia serrata se fosse stato dietro. In effetti la strategia avrebbe potuto non pagare, perché c’era comunque la probabilità che Rosberg provasse il sorpasso: anche nel peggiore dei casi, con i piloti fuori, sarebbe stato il campione del mondo.

Lewis Hamilton però è un fuoriclasse assoluto, con una testa che Nico si sogna e un controllo gara sublime. A mettergli un po’ di bastone tra le ruote, Max Verstappen che parte male e in un contatto con Hulkenberg va in testacoda e finisce ultimo. Hamilton fa una gara tutta di testa, mentre Rosberg si trova soltanto una volta con un avversario nel mezzo, dopo la prima sosta: ma Max doveva rientrare e rischiare era inutile. In più, né la Ferrari né Ricciardo potevano essere seri rischi per il 2° o 3° posto, almeno in quel momento.

Al 29° giro cambio gomme di Lewis, un giro dopo quello di Nico: avversari lontani e mondiale in ghiacciaia? Macché.

Lewis decide di fare da tappo. Qui va fatta una precisazione, perché alla Rai si sono sprecati nel sottolineare la presunta incapacità di Hamilton a “saper perdere”: una demenzialità assoluta in un mondo professionistico dove dovrebbe vigere solo la regola della correttezza reciproca. E Hamilton fa tutto con straordinaria correttezza, senza rischiare nulla, senza esagerare rischiando contatti: abbassa il tempo come un cronometro, inizialmente oltre un secondo, poi 6-8 decimi a giro, chiedendo al suo box costantemente i tempi anche degli altri piloti.

Immaginate a oltre 300 km/h, dove sbagliare di una frazione di secondo è catastrofico, cosa significa rimuginare numeri, pensare a strategia, limitare curva su curva. È qualcosa che può non piacere, ma in F1 abbiamo visto strategie decisamente più antisportive. E invece di lodare un pilota dal cervello così acuto, in Rai pensano a dire che “non sa perdere”.

Ma tant’è. Il tentativo va relativamente a segno, nel senso che Verstappen e Vettel (agevolato da uno stint più lungo, che gli ha consentito un’ultima parte di gara più veloce della Redbull) si avvicinano a Rosberg, con il pilota Ferrari che proverà una volta (e mezzo, non di più) a superarlo: l’impressione è che abbia tirato di più il freno, lì si giocava il mondiale e non voleva essere protagonista in negativo.

La gara si concluderà poi con la doppietta Mercedes e Vettel terzo, ma quello che è successo durante quei lunghi minuti di “tappo” restituisce la dimensione dell’interesse Mercedes e toglie, a me che non ero propenso a credere, ogni dubbio sui desiderata della casa tedesca.

Per ben tre volte Hamilton riceve un garbato “invito” dal box, una specie di esortazione a riprendere il ritmo atteso, ovvero di andare più veloce, visto che in quel momento era più lento di 8/9 decimi rispetto all’atteso. Non una, in cui ti può scappare di chiedere “hai qualche problema?”, non due, ma tre volte (almeno quelle passate alla tv, chissà poi quante altre sotto il casco) a chiedere all’inglese di rinunciare alla sua tattica, all’unica sua possibilità di vincere.

A mondiale marche già deciso da tempo (quasi 300 punti alla Redbull, quasi doppiata la Ferrari), con il mondiale piloti assicurato da tempo (Ricciardo, terzo, è arrivato a quasi 130 punti di distacco) , un onorevole silenzio avrebbe fatto più degna figura e avrebbe eliminato qualunque sospetto: invece proprio quelle comunicazioni ai box hanno il sapore della beffa per Lewis Hamilton, che ha avuto anche la fortuna di non vedere le facce irritatissime, e tiratissime, di Toto Wolff e di Niki Lauda inquadrati dalle tv di tutto il mondo mentre Verstappen, in quel momento terzo, e Vettel recuperavano terreno.

Arriva addirittura un sarcastico, per chi guardava e per Hamilton, “rischiamo di perdere la gara, per vincerla devi spingere a 1.45 basso”.  La risposta dell’inglese è perfetta: “lasciateci fare la nostra gara”.

Comprendiamo che l’argomento risulti spinoso, anche perché molti degli “Hamilton haters” difficilmente gli riconoscono uno status di grandissimo, e preferirebbero vedergli davanti un Takuma Sato qualunque. Per inciso, non l’ho mai amato molto e credo che in qualcuno dei suoi mondiali vinti ci sia anche stata certa “benevolenza” della F1, mentre non gli rimprovero nulla del 2008, quando vinse contro Massa all’ultima curva dopo avere passato Glock. I tempi sul giro indicavano chiaramente che i piloti con gomme asciutte giravano sui tempi di Glock: era una casualità dovuta alla pioggia negli ultimi 5-6 giri.

La vicenda, però, chiude un anno di sospetti e paradossalmente li fortifica: ce la saremmo saremmo risparmiata questa mossa che getta ombre ancora più scure sulla vittoria di Rosberg.

FERRARI

Si chiude mestamente il campionato della Ferrari. Non sono bastati il “so-tutto-io” di Sergio Marchionne (molto più impegnato in politica: di un paio di giorni fa “l’endorsement” a Renzi per il “sì” sul referendum) né il broncio immusonito di Maurizio Arrivabene.

Una stagione che era partita sotto speranze decisamente diverse e che si chiude con un 4° posto piloti, Vettel dietro Ricciardo, e un 6° (Raikkonen dietro Vestappen) ma soprattutto un terzo posto, staccatissima, nel mondiale marche: 765 punti la Mercedes, 468 punti la Redbull, 398 la Ferrari.

Un fallimento a 360° che il terzo posto nell’ultima gara non riesce ad ammorbidire. Zero vittorie con soli 11 podi totali: un bottino molto magro per una squadra che prometteva fuoco e fiamme, e che sembrava avere un motore performante, magari non come quello della Mercedes, ma certamente superiore al Renault. I problemi non sembrano solo di progetto: anche qui, l’impressione è che la Red Bull sia decisamente migliore come telaio, sia sul piano meccanico che aerodinamico. Il problema sembra proprio di tipo organizzativo, e l’unica vera speranza è quella di azzeccare la formula giusta con le nuove regole, anche se già i rumors non aiutano alla fiducia, perché si potrebbe (e c’è chi spinge in tal senso) stravolgere tutto il progetto tecnico voluto da Allison.

Regole che cambiano, e questo può essere un vantaggio… ma anche uno svantaggio e segnare un solco ancora più grande. Le vetture avranno più carico aerodinamico (l’aumento potrebbe portare anche 4″ in meno al giro!), ci saranno pneumatici più larghi del 25%, con monoposto più larghe e un disegno diverso di ali: l’anno prossimo potremo vedere forse un campionato diverso.

Ce lo auguriamo tutti.

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