Inter 4 Fiorentina 2: partita folle ma 3 punti d’oro

L’Inter vince 4-2 una partita per larghi tratti incredibile e mette in sesto un campionato che altrimenti avrebbe preso brutte pieghe: una vittoria assolutamente necessaria, di quelle che le prendi a occhi chiusi e tendi a farti poche domande su come sono arrivate, prendi tre punti, la prima mezz’ora e vai.

In classifica scavalca la Fiorentina (che però ha una partita in meno) all’8° posto, 21 punti, a – 8 dal secondo/terzo posto (in coabitazione Roma e Milan) e – 12 dalla Juventus: in condizioni normali si potrebbe persino azzardare anche la formula “nulla è deciso”, ma la partita ha raccontato cose diverse.

Dopo una prima mezz’ora in cui l’Inter ha (finalmente) concretizzato il buon lavoro svolto in avanti, senza pagare gli svarioni difensivi, il resto della partita racconta di una squadra fragile, per larghi tratti disturbata nella serenità e con pochissima logica. Una squadra incapace di gestire istinti e tendenze, in cui sono emersi tanti problemi già noti, soprattutto l’individualismo e l’incapacità di tenere legati i reparti.

Rimangono 3 punti d’oro e, dopo mesi di litania “contano i risultati e i punti” si può soprassedere, per oggi, alle tante sbavature della partita.

Ma andiamo con ordine.

LA PARTITA

Pioli comincia la partita con un cambio importante e seguendo un’impostazione che avevamo largamente preannunciato: Joao Mario e Banega, stante le condizioni della squadra e dei protagonisti, difficilmente insieme in campo. Una scelta che farà discutere e probabilmente farà rumore, ma che rientra perfettamente nei limiti di questa squadra e nella logica di Pioli.

Fiducia nuovamente al duo di centrocampo Brozovic-Kondogbia, mentre in difesa a pagare per tutti è Murillo, sostituito da Ranocchia. Un 4-2-3-1 ben noto, con Banega trequartista.

La Fiorentina si specchia nell’Inter, anche se le interpretazioni sono piuttosto diverse: Kalinic unica punta, con alle spalle Bernardeschi, Tello e Ilicic; a metà campo Borja Valero e Badelij fanno da schermo a una difesa a 4 con Salcedo, Rodriguez, Astori e Milic. Questo almeno sulla carta, perché l’intenzione sarebbe di una difesa a 3 in fase d’attacco, con Milic che poi, in fase di non possesso, dovrebbe ricostituire la difesa a 4.

L’Inter parte con un pressing altissimo, la Fiorentina sembra essere entrata in campo con sufficienza e bastano 2 minuti all’Inter per punirla: sulla sinistra Ansaldi si fa coraggioso e mette in mezzo, c’è una respinta leggera che finisce sui piedi di Brozovic che la piazza dove Tatarusanu non riesce ad arrivare.

La Fiorentina sembra non pervenuta, rischia subito dopo di capitolare ma è solo questione di minuti: al 9°, sempre da sinistra è Perisic stavolta che mette in mezzo, devia Tatarusanu ma non abbastanza perché c’è Candreva in area piccola che non può sbagliare.

L’Inter raccoglie, per la prima volta quest’anno, tutto e subito (non faceva un gol in così pochi minuti da febbraio 2015): la Fiorentina presa a sberle, messa male in campo e probabilmente troppo superficiale e supponente, punita giustamente.

Dopo aver corso un rischio ad opera di Borja Valero (che ridicolizza Miranda, ma salva Handanovic in uscita), l’Inter riprende a macinare possesso rapido e occasioni, finché al 19esimo firma il 3-0 che sembra chiudere la partita. Icardi riceve palla in profondità, mette a sedere Gonzalo Rodriguez, finta di tirare, rientra ingannando Astori e insacca: un grandissimo gol.

Diresti che è finita così, macché. Un minuto dopo Perisic potrebbe chiuderla definitivamente, ma calcia alto. Poi sale la Fiorentina: nulla di eclatante, ma con occasioni da rete prima con Milic e poi su punizione di Ilicic. Qui si chiude una prima parte di partita, in cui l’Inter ha raccolto molto nonostante alcuni svarioni difensivi con protagonista Miranda, mentre Ranocchia e D’Ambrosio sono sugli scudi con una partita ai limiti della perfezione, anche agevolata dal buon metro arbitrale di Damato che lascia correre molto. Difesa che comunque si era distinta anche per una buona soluzione di Pioli con D’Ambrosio, in fase di non possesso, che stringeva spesso per disturbare le sponde di Kalinic, e Candreva che scalava a fare il terzino per una difesa a 5 ordinata in cui spiccava la verve e la decisione di un quasi ineccepibile Ranocchia.

Da questo momento in poi, però, e siamo poco dopo il 30esimo, si apre una seconda fase: quella del calo dell’Inter, ormai puntuale come le tasse. Dopo una prima mezz’ora fatta bene, comincia a perdere le distanze tra i reparti e si scopre in tutta la sua straordinaria fragilità.

Al 36esimo, infatti, c’è un lancio per Kalinic proprio nella zona di D’Ambrosio, la difesa è messa male e Ranocchia non c’è fino a quel momento le “attenzioni” su Kalinic erano state sostanzialmente a uomo): l’attaccante della Fiorentina si presenta di fisico davanti a Handanovic e segna.

3-1 e partita che sembra riaprirsi.

La partita sale di tono anche fisicamente e, dopo avere graziato Brozovic, Damato prima ammonisce Kondogbia e poi Salcedo.

Il primo tempo si chiude con l’episodio che probabilmente decide anche le sorti della gara. C’è una grande azione di Icardi che si lancia a rete superando Rodriguez che alza il braccio e lo stende a circa 20 metri dalla porta. Damato estrae il cartellino rosso.

IL REGOLAMENTO

La regola numero 12 del Regolamento parla chiaramente e dice che un calciatore deve essere espulso se “nega un’evidente opportunità di segnare una rete ad un avversario che si dirige verso la porta, commettendo un’infrazione punibile con un calcio di punizione”.

Per “evidente” è bene intenderci subito: non significa “secondo me andava in porta”: non ci può essere interpretazione. L’arbitro deve tenere conto soprattutto di 4 aspetti:

  • La distanza tra il punto in cui è stata commessa l’infrazione e la porta
  • La direzione generale dell’azione di gioco
  • La probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone
  • La posizione ed il numero dei difendenti

L’ultimo è quello che spesso inganna molti e fa parlare di “fallo da ultimo uomo”, che in realtà una fattispecie non sanzionabile, in sé, di espulsione. Quindi Rodriguez non viene espulso perché “ultimo uomo”.

Le prime due caratteristiche sono discretamente soddisfatte: è vicino alla porta e il pallone non è in “allontanamento”. La discriminante è la “probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone”: Icardi lancia il pallone in avanti e non è chiaro se riuscirà o meno ad anticipare Tatarusanu, tra l’altro già in uscita. Basterebbe, e in realtà doveva bastare, questo dubbio per dirimere la questione: il rosso è decisamente esagerato.

Se non basta il dubbio che Icardi potesse effettivamente mantenere il controllo (che, ripeto, è aspetto fondamentale nella valutazione), si può sempre fare il ragionamento al contrario: e se l’avesse subita la tua squadra? A parti invertite, l’intero popolo interista si sarebbe rivoltata sui seggiolini dello stadio o sul divano di casa.

Espulsione esagerata, ma all’Inter non capita così spesso: e ogni tanto aggiustare le sorti avverse non fa male.

Va anche detto, ad onor del vero, che Damato sembrava avere già perso il controllo della partita, risparmiando un paio di gialli ai nerazzurri: cosa che peserà psicologicamente sui viola nel secondo tempo.

SECONDO TEMPO

Con l’Inter in vantaggio 3-1, in casa e 1 uomo in più ti aspetti che si gestisca la partita e che la si addormenti al punto da farla diventare noiosa. Questo in una squadra normale: ma l’Inter non lo è, e Pioli sembra volerla assecondare, tirando fuori un discreto Kondogbia per mettere dentro Joao Mario.

L’intento sarebbe buono, perché dovrebbe garantire più possesso palla: nella realizzazione è tutto piuttosto mal riuscito, con Joao Mario che fa l’anarchico peggio di Banega e che, ad un certo punto, costringe Pioli a fare entrare Melo al posto di Banega.

Tutto il secondo tempo diventa una sorta di partita all’arma bianca, con le due squadre che non si risparmiano niente e hanno entrambe diverse occasioni da rete. La Fiorentina, giustamente, si schiera a 3 dietro e decide di attaccare, lasciando all’Inter molti spazi per le ripartenze: ma sono sempre troppi i nerazzurri che sembrano una banda di briganti a cavallo desiderosi soltanto del bottino.

Almeno 4 occasioni per parte, qualcosa in più per l’Inter (e decisamente più chiare), ma certo un atteggiamento incomprensibile da parte dei nerazzurri. Che vengono puniti, al 63esimo: Ilicic si trova sulla sinistra col pallone giusto, da solo, tira e Handanovic fa una cosa incredibile, leggendo male la traiettoria e non potendo intervenire neanche di piede per il rimbalzo malefico del pallone.

3-2, risultato e partita pazzeschi, quale che sia il connotato che vogliate dare alla parola.

La cosa incredibile è che l’Inter subisca in contropiede, con un uomo in più e in vantaggio: succede sia prima del 3-2 che dopo. Tanto che Pioli prova a mettere al riparo la situazione: 6 minuti dopo il gol fa entrare Melo per Banega.

Tutto risolto? Macché: le distanze sono siderali e la Fiorentina sente l’uomo in meno solo quando deve difendere.

Ma l’occasione d’oro, la più chiara della partita, arriva tra i piedi di Joao Mario, fin lì davvero sconclusionato e fuori posizione, quasi mai propenso all’aiuto e troppo avanzato. Riceve palla da Perisic, solissimo in area: cincischia troppo e spara alto sull’uscita di Tatarusanu.

L’Inter è costretta a soffrire ancora, con la Fiorentina che preme e l’Inter che quasi non riesce ad uscire più dalla sua metà campo: non aiuta neanche l’ingresso di Eder per Candreva.

Al 91esimo la liberazione: Perisic, in contropiede, tira e Tatarusanu para; sulla respinta è Icardi a segnare il suo 12esimo gol in campionato, buono per raggiungere Dzeko.

CONCLUSIONI

Un’Inter dissennata, diremmo “leonardesca”, e incapace di gestire un largo vantaggio e la superiorità numerica. Prima non gli riesce perché fisicamente, dopo mezz’ora, i rientri sono più lenti, la difesa si impaurisce restando più dietro e le distanze aumentano considerevolmente: è un problema causato soprattutto dalla testa dei difensori.

Tatticamente squinternata e senza senso, con tantissima confusione in campo. In questo Pioli c’entra relativamente. Sbaglia, ed è uno sbaglio grosso, il cambio di Joao Mario, ma tutto il resto lo fa una squadra incapace di essere squadra.

Per 30 minuti è stato un gran vedere, nonostante le amnesie di Miranda e 3 occasioni regalate alla Fiorentina. Finita la mezz’ora, si è persa anche la convinzione nei propri mezzi, e qui si apre la maglia se è la testa che condiziona le gambe o viceversa.

L’Inter ha avuto un’infinità di occasioni, 3 parate decisive di Tatarusanu, un palo, 20 tiri di cui 14 in porta; ma ha anche concesso tantissimo, con posseso palla addirittura in leggero vantaggio viola, 14 tiri, 2 parate di Handanovic più un paio di uscite provvidenziali. 15 occasioni da gol a 9.

Sono tutti numeri che certificherebbero una gara tiratissima tra due squadre equivalenti, non certo quella di stasera, con l’Inter che in mezz’ora annienta la Fiorentina e per un tempo ha anche i vantaggio dell’uomo in più.

Ma tant’è, questa è stata ed è dovere di Pioli instillare un po’ di saggezza a questi ragazzi, che dovranno fare tesoro di questa occasione.

Tatticamente si sono viste cose diverse, con un’Inter molto più centrata nell’attacco, molti meno cross (soltanto 7 alla fine). La mossa di Candreva, nel primo tempo ad aiutare D’Ambrosio, è stata intelligente e solo una cattiva disposizione del reparto fa in modo che Kalinic segni. La posizione media in campo è chiarificatrice: Candreva non ha mai giocato “mediamente” così basso:

Posizioni che si accentuano con Fiorentina in fase di possesso:

Nel secondo tempo, lo schema è stato più “standard”. Meno riuscita la mossa della Fiorentina, anch’essa sghemba e tendenzialmente a 3 dietro in fase di possesso: ti aspetteresti sofferenze dal lato di sinistra, e invece ha sofferto soprattutto a destra.

Difesa che diventa più stabilmente a 4 in fase di non possesso:

Ha avuto ragione Pioli e torto, e demerito, Paulo Sousa. Salvo poi vedersi entrambi scavalcati da arbitro e calciatori: una partita divertentissima per gli spettatori, ma immaginiamo che gli allenatori non siano così felici.

Per l’Inter, comunque, 3 punti d’oro che riaprono molti discorsi. Sarà necessario, venerdì, raccogliere il decimo punto in 4 partite per chiudere il cerchio e affrontare dicembre, e sosta, con cuore più leggero e magari mente più lucida. Avversario un Napoli forte ma con tanta fragilità.

Un applauso, in chiusura, alla signorilità di Paulo Sousa che non concede nulla alle polemiche arbitrali: che se sono contro l’Inter, si minimizzano facilmente e si parla sempre di “campo”, di “meriti” etc…; se invece accade, talvolta, che siano a favore, si imbastiscono processi e si parla soltanto di arbitri.

PAGELLE

HANDANOVIC 5: peccato davvero per il secondo gol, perché fino a quel momento era stato anche discretamente risolutivo.

D’AMBROSIO 6,5: da rivedere tutta l’azione del primo gol: lui è in ritardo, ma Ranocchia non c’è, e D’Ambrosio sembra meno colpevole di quello che suggeriscono le apparenze. Per il resto gran gara, determinato e lucido: ottimo su Bernardeschi, che era dato come l’avversario più pericoloso.

MIRANDA 5: mezz’ora di shock in cui ne sbaglia 5/6 con una sufficienza insopportabile. È il primo ad arretrare il baricentro, gli altri lo seguono a ruota. Fa un fallo da rigore stupido su Rodriguez che Damato non vede, perde due palle clamorose in mezzo, sul secondo gol non si comprende bene cosa stesse facendo, ma anche qui mi prendo il beneficio del dubbio: rivedremo con calma. Se non fosse per un salvataggio quasi sulla linea, sarebbe anche voto più basso.

RANOCCHIA 6,5: che gara, bravo. Deciso, convinto, sempre sul pezzo con Kalinic anche se nel primo gol non si capisce dove sia. Damato concede molto (da ambo le parti) sugli scontri centrali, e Ranocchia ne vince molti: quando li perde, stende. Così funziona.

ANSALDI 6: in attacco è decisamente buono, dietro un po’ meno sicuro. Però nelle azioni che contano c’è ed è una prova decisamente confortante.

BROZOVIC 6,5: segna un gran gol, gioca anche una gran partita, ma a sprazzi: ha un’interruttore da qualche parte, se lo lasciasse sempre acceso sarebbe un centrocampista notevolissimo.

KONDOGBIA 5,5: non sbaglia molto, ma sembra spesso in ritardo. Non combina disastri e soprattutto è più deciso in fase di non possesso. Pioli non è convinto, neanche noi, e lo cambia al 45esimo.

CANDREVA 7: Pioli gli chiede di fare altre cose: basta cross, accentrati e gioca tra le linee. Lui trova anche il gol. In gran forma. Sul primo gol sembra colpevole, ma Kalinic non è certamente roba sua.

BANEGA 6: è un regista nel cervello e lo dimostra, facendo girare la squadra con intelligenza. Poi però sparisce dal campo, primo tra tutti, fino alla sostituzione.

PERISIC 7: il più pericoloso, il più continuo, probabilmente il migliore in campo. Propizia due gol, ne rischia altri due, sforna assist ed è sempre pericoloso.

ICARDI 7: due gol e qualche movimento in più rispetto al passato. Deve ancora muoversi di più, ma dopo il  primo gol è difficile rimproverargli qualcosa oggi.

JOAO MARIO 5: dov’è il giocatore ordinato e intelligente di inizio campionato? Sembra voler fare di testa sua, risultando scheggia impazzita in un momenti in cui servivano calma e lucidità possesso palla e ragionevolezza.

MELO 5,5: dovrebbe mettere ordine e invece fa casino, facendosi anche ammonire.

EDER SV.

PIOLI 6: azzeca l’inizio ma sbaglia i cambi e le scelte nel secondo tempo. Avrà tempo e modo di lavorare con più calma.

 TABELLINO

INTER-FIORENTINA 4-2
(primo tempo 3-1)
MARCATORI: Brozovic (I) al 3′, Candreva (I) al 9′, Icardi (I) al 19′, Kalinic (F) al 37′ p.t.; Ilicic (F) al 17′, Icardi (I) al 46′ s.t.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Miranda, Ansaldi; Brozovic, Kondogbia (dal 1′ s.t. Joao Mario); Candreva (dal 33′ s.t. Eder), Banega (dal 23′ s.t. Melo), Perisic; Icardi.
All. Pioli.
FIORENTINA (4-2-3-1): Tatarusanu; Salcedo, Gonzalo Rodriguez, Astori, Milic (dal 1′ s.t. Tomovic); Badelj, Borja Valero; Tello (dal 30′ s.t. Perez), Ilicic, Bernardeschi (dal 20′ s.t. Chiesa); Kalinic.
All. Paulo Sousa.
ARBITRO: Damato di Barletta.
SANZIONI: Espulso Gonzalo Rodriguez (F). Ammoniti Kondogbia (I), Salcedo (F), Miranda (I), Melo (I), Ansaldi (I), Brozovic (I), Tomovic (F), Borja Valero (F) .
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