Mondiale F1 2016, i voti della stagione

Max Verstappen, voto 9 — In uno dei campionati del mondo più noiosi che la storia ricordi, il giovin Max è stato più o meno l’unico che ci ha fatto divertire. Non soltanto in pista, ma anche via radio, con le sue risposte decise alle scelte a volte incomprensibili del suo team. Dotato di un talento straordinario, sarà sicuro protagonista negli anni a venire.

Grazie Max

Force India, voto 8,5 — Il proprietario pluri-ricercato si mostra più volte al paddock, fregandosene di tutto e di tutti. La macchina, però, è competitiva. Due o tre anni fa sembrava destinata al fallimento sportivo, e invece arriva a un passo dal contendere le prime piazze del mondiale costruttori.

Fernando Alonso, voto 8 — La classe non è acqua. Uno degli ultimi veri piloti rimasti in gara — con Hamilton e Verstappen — è riuscito a portare miracolosamente il trappolone McLaren a risultati inattesi. Non dev’essere facile, per uno come lui, navigare nelle retrovie e lottare con le unghie e con i denti per i punticini dall’ottavo al decimo posto. Indimenticabili i suoi team radio.

Lewis Hamilton, voto 7 — Un mondiale giustamente in tasca vanificato da una partenza pessima a Monza, da una gara pessima a Baku e dalle inspiegabili (ma davvero bisogna considerarle inspiegabili? In merito si legga l’articolo di Alberto Di Vita) rotture che, come per magia, hanno colpito solo ed esclusivamente la sua monoposto (ultraterrena) e mai quella del compagno di scuderia. È bene ricordare a tutti che, non fosse stato per l’incendio della Malesia, staremmo parlando nonostante tutto del suo quarto titolo mondiale. Se l’è giocata fino all’ultima gara (che quest’anno, al contrario di quando doveva vincere Rosberg, non valeva il doppio dei punti) attuando l’unica strategia possibile, peraltro criticata da commentatori sempre più ignoranti e osteggiata dalla sua stessa scuderia. Fossi in lui, approfittando del cambio di regolamenti che livellerà (si spera) almeno un po’ la competizione, saluterei i crucchi e troverei un altro sedile: tanto ogni team farebbe carte false per averlo. Battuti tutti i record possibili e immaginabili (vittorie — secondo solo all’inarrivabile Schumacher — pole position, giri in testa, chi più ne ha più ne metta) la Formula Uno del futuro ha bisogno come il pane di lui, di Verstappen e di Alonso (ci aggiungo Ricciardo). Gli altri, ahinoi, sono assolutamente intercambiabili.

Eh già… perplesso

Daniel Ricciardo, voto 7 — Per qualche gara, la sua Red Bull (team) ha somigliato pericolosamente alla Mercedes (team), con un pilota — Verstappen — smaccatamente favorito con episodi e strategie folli che hanno rasentato la comica in diretta. Eppure Ricciardo (a cui la Red Bull ha di fatto sottratto due possibili vittorie) si è rimboccato le maniche e, piano piano, è riuscito a riguadagnare terreno sul più talentuoso under 20 di tutti i tempi.

Kimi Raikkonen, voto 6,5 — La “seconda guida” della Ferrari, in silenzio e in mezzo a milioni di critiche manco fosse Frank De Boer, ha fatto il suo, spesso sollevando le sorti di una delle stagioni maranelliane peggiori della storia.

Nico Hulkenberg, voto 6 — Alla guida di una sorprendente Force India, ha spesso fatto più del dovuto, dimostrandosi un osso duro da superare e contro cui combattere. Al pari del compagno di squadra—

Sergio Perez, voto 6 — Proprio come Hulkenberg, si è trovato più volte a dare spettacolo in un mondiale dove lo spettacolo è stato poco, anzi pochissimo.

Mercedes, voto 6 — È la media tra il 10 per una macchina senza rivali e senza eguali e il 2 per la condotta tenuta nell’intero campionato, con la chiara intenzione fin da subito di favorire la vittoria del pilota tedesco a scapito del ben più talentuoso Hamilton. Ciò che è accaduto via radio a Abu Dhabi è una vergogna per lo sport motoristico all-time, con Wolff, Lauda e Lowe che di fatto pregavano Hamilton di accelerare perché il loro protegée non sarebbe riuscito a sorpassarlo in pista nemmeno se l’inglese avesse guidato una Panda.

Bibì e Bibò

Sebastian Vettel, voto 6 — Un grande robo-pilota. Non è colpa mia se a me i robo-piloti non sono mai piaciuti (da Lauda in avanti), ma lui è stato comunque un grande, entrando spesso in conflitto con il team pur mantenendo toni pacati che io, al suo posto, non sarei riuscito a mantenere. Qualità di guida impressionanti, determinazione straordinaria, grinta ineccepibile: peccato essersi trovato a bordo di una monoposto fallimentare (rispetto agli obiettivi sbandierati a inizio stagione). E peccato anche per qualche lamentela di troppo, che ha dato spesso l’impressione che, invece di assistere a un gran premio di Formula Uno, stessimo guardando una gara di parcheggio in un centro commerciale.

Nico Rosberg, voto 5,5 — Può sembrare assurdo dare un’insufficienza al neo campione del mondo, ma il buon Nico non ha veramente fatto niente per vincere questo mondiale. Si è goduto i sette (sottolineo sette) problemi alla macchina di Hamilton e, soprattutto, i zero (sottolineo zero) problemi alla sua. Partito con un vantaggio impressionante grazie ai disastri combinati dalla Mercedes sulla monoposto di Hamilton, si è fatto rimontare ed è rimasto giustamente secondo fino a quando i problemi meccanici sulla Mercedes numero 44 hanno ricominciato (miracolosamente per lui) a ripresentarsi. Scorretto (ricordiamo tutti le bandiere gialle non rispettate e le penalità non comminate grazie ai buoni auspici di Wolff) e incolore, non ha mai, nemmeno una volta, superato Hamilton in pista. Fino ad arrivare alla sceneggiata indegna di Abu Dhabi, in cui si attaccava alla radio chiedendo alla squadra di regalargli il mondiale spingendo Hamilton ad accelerare. Perché di superarlo in pista (visto che Hamilton era volutamente più lento) non se ne parlava nemmeno: e dire che non correva nemmeno il rischio che Hamilton lo sbattesse fuori, come era accaduto tra Prost e Senna a Suzuka per ben due volte, perché tanto non sarebbe cambiato nulla. Il campione del mondo ideale per questa F1 noiosa e politically correct.

Valtteri Bottas & Williams, voto 5 — Ci si aspettava di più da uno dei marchi più gloriosi della storia della Formula Uno. Il team ha usato spesso strategie senza senso che hanno penalizzato sia Bottas che Massa, e questo nonostante l’estrema velocità di punta che, se gestita in altro modo, avrebbe garantito alla Williams un posizionamento migliore nel mondiale costruttori.

Red Bull, voto 4,5 — Ne hanno combinate di ogni, gli austriaci fabbricanti di lattine, specialmente a danno di Ricciardo nei due gran premi consecutivi che avrebbero potuto garantirgli un paio di importantissime vittorie. Nonostante questo, la macchina era talmente superiore alle altre da essersi classificata con merito al secondo posto del mondiale costruttori.

Ferrari, voto 4 — I proclami di inizio anno sono stati quantomeno avventati. Purtroppo, ancora una stagione buttata via nell’anonimato più totale, con la scuderia gestita malissimo dalla dirigenza (“importata” direttamente dalla sfera-Agnelli) e dalla parte tecnica, elemento per di più aggravato dall’arroganza sempre fuori luogo di Maurizio Arrivabene. A Maranello — oltre ai telecronisti veramente nauseanti di Sky e Rai — devono ringraziare il cielo di aver avuto due piloti in grado di dare (quasi) sempre il 110%.

Io sono io, e voi non siete un…

Charlie Whiting e i Commissari in generale, voto 0 — Incredibile il numero di interventi atti a punire lo spettacolo invece che esaltarlo, vergognosa la disparità di trattamento riservata a Rosberg (non punito per una incredibile infrazione in regime di bandiera gialla durante le qualifiche all’Hungaroring), assurda la “virtual safety car” e assurde le partenze da sbadiglio dietro la safety car. Se poi si arriva a penalizzare praticamente ogni tentativo di sorpasso, il sonno è assicurato. Dannosi, pessimi, ridicoli.

In coda al semaforo

Tutti gli altri, S.V. — Semplici spettatori. Tranne—

Felipe Massa e Jenson Button, voto 10 (di stima) — Abu Dhabi ha visto l’addio di due piloti, Massa e Button, che hanno in qualche modo scritto parte della storia della F1 di questo millennio. Il primo, simpaticissimo e soffocato inizialmente dalla preponderanza della star indiscussa Michael Schumacher, è riuscito a ritagliarsi un posto (quasi) nella storia andando a una sola curva dalla conquista del titolo mondiale del 2008. Il secondo, campione del mondo nel 2009 (sembra un secolo fa), nel biennio 2010-2011 ha avuto nientemeno che Lewis Hamilton come compagno di squadra in McLaren, e ha saputo metterselo dietro diverse volte, dimostrando il carattere, la bravura e l’intraprendenza che l’hanno sempre contraddistinto. Tra l’altro, è l’unico che può veramente fregiarsi del titolo (stra-abusato) di Mago della Pioggia.

Ci mancherete.

Ci mancherete davvero
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