Napoli 3 Inter 0: nerazzurri senza logica

Il Titanic-Inter affonda a Napoli in una fredda sera di dicembre, cancellando in un sol colpo tante speranze e la fiducia di tanti tifosi, più basata sull’amore che non sulle reali possibilità di questa squadra.

Napoli era una tappa fondamentale per il prosieguo del campionato: non avrebbe cambiato oggi la classifica (il Napoli era a 4 punti), ma avrebbe dato senso a tanti discorsi, oltre che segnare un ciclo importante con 3 vittorie e 1 pareggio.

E invece niente, l’Inter rimane un’incompiuta, una squadra incapace di volare: ci prova, fa un saltello, batte le ali, sembra che possa farcelo e alla fine desiste.

Una partita in cui i demeriti sono molti e praticamente di tutto, difficile trovare qualcuno che si salvi.

LA PARTITA

Le squadre sono sostanzialmente quelle annunciate: Sarri preferisce Diawara e Zielinski, mentre Pioli conferma la formazione che ha battuto la Fiorentina, con Kondogbia e Brozovic in mezzo, Banega trequartista.

Non c’è neanche tempo di ragionare, che al primo affondo il Napoli segna: Hamsik per Callejon che fa la sponda per Zielinski, tiro al volo e palla che si insacca. Tutto molto bello ma viziato da un fuorigioco di Callejon, che a rivederlo sembra più dubbio di quanto non sia sembrato in diretta. L’Inter disposta male e Kondogbia che guarda Zielinski fare quello che vuole.

Quel che l’Inter s’era preso contro la Fiorentina, col Napoli restituisce aggiungendo interessi. Lo fa anche nel metro arbitrale, insopportabilmente dispari tra le due squadre, così come dispari era stato lunedì contro i viola, ma in senso inverso. Con la Fiorentina, Ranocchia aveva avuto la possibilità di fare 5-6 falli alle spalle di Kalinic, impunito; contro il Napoli, al primo intervento su Gabbiadini è già giallo.

Chiaro come sarà il resto del match.

L’Inter non fa in tempo ad assorbire la sberla che ne prende un’altro: Hamsik, su imbeccata di Zielinski, sulla sinistra è completamente solo e beffa Handanovic. Anche in questo caso, su Zielinski, Kondogbia in clamoroso ritardo.

Un uno-due che decreta una sorta di k.o. tecnico per la squadra di Pioli, disposta male, presuntuosa e incapace di reagire.

Per altri 15 minuti circa, l’Inter non ci capisce proprio nulla. Ad inizio campionato, il possesso palla consentiva ai nerazzurri di gestire anche il ritmo della partita: oggi il possesso non c’è più, nel primo tempo sparito, l’Inter non vede proprio palla e il Napoli sembra l’Ajax di Crujff in maglia azzurra.

Dopo avere rischiato il 3-0 per ben due volte, al 20esimo il primo cenno di esistenza nerazzurra, grazie a due tiri di Icardi: buone occasioni, ma poca cosa.

Il Napoli sembra accontentarsi di addormentare la partita, ogni tanto ci prova ma senza grossa convinzione, ed è così che l’Inter prende coraggio e prova a costruire qualcosa, per arrivare al 33esimo con un’ottima occasione per Icardi sventata da Reina.

Ma il Napoli sostanzialmente fa quello che vuole quando vuole, mentre l’Inter fa una fatica bestiale a far uscire la palla dalla difesa: d’altra parte, né Kondogbia né Brozovic brillano per geometrie.

Si distingue nuovamente Rizzoli: Banega subisce un brutto fallo da dietro, chiaramente da giallo (non vorrei sbagliare, ma sembrava Insigne), e l’arbitro minaccia il calciatore napoletano del giallo a fine azione. Passano dieci secondi, niente, Rizzoli dimentica, mentre Banega subisce il colpo e manifesta problemi al ginocchio.

Il primo tempo si chiude così, con un’Inter mestamente incapace di mostrarsi squadra, mentre il Napoli fa sfoggio di una coesione, di un’idea di calcio, di un possesso palla bello ed efficace: un contrasto stridente come pochi che fanno male ai tifosi nerazzurri.

SECONDO TEMPO

Pensi che all’Inter sia bastato un tempo di tattica folle, e invece no, vedi Eder al posto di Banega e capisci che, se possibile, i primi minuti del secondo tempo saranno pure peggio. Nasce anche un’azione pericolosa di Perisic, ma è questione di attimi: prima rischia su Callejon, poi subisce gol.

Il terzo gol somiglia, per certi versi, a quello preso su punizione contro l’Hapoel Be’er Sheva, prima partita: tutti fermi. C’è un calcio d’angolo che Handanovic smanaccia, alle sue spalle c’è l’imbambolato Miranda (fin lì distintosi per aver fatto fare bella figura a Gabbiadini) che si perde Albiol, che prova a metterla in mezzo, prende male la palla… e mentre tutta la squadra nerazzurra interpreta nel miglior modo la parte di instupiditi zombie, Insigne si smarca e raccoglie l’assist del compagno, insaccando in rete.

Un gol che è tutto un disegno della stagione nerazzurra.

Da quel momento in poi non è più una partita, ma una mera esibizione. Pioli mette dentro Joao Mario per Kondogbia, più tardi Palacio per Candreva: e neanche stavolta c’è Gabriel Barbosa, segno evidente che quel che Vi abbiamo raccontato tempo fa, con largo anticipo, è un problema più importante di quel che finora è trapelato.

Raccontarla sul 3-0, occasioni, non occasioni, possesso palla, non possesso, è puro esercizio di stile a cui vogliamo sottrarci.

CONCLUSIONI

L’Inter paga, inevitabilmente, lo scotto di due gol così rapidi. Ma la partita contro la Fiorentina fa da contraltare: tanto stupida la viola lunedì, tanto lo è l’Inter col Napoli, e se certe considerazioni non le fai per una, dicendo che era merito dei nerazzurri, non le fai neanche oggi che l’onestà ti impone di dire che è merito del Napoli.

Vecchio atavico problema, quello della finalizzazione: un paio di occasioni per raddrizzarla le ha avute, ma l’impressione di controllo del Napoli è stata davvero enorme e, per larghi tratti, imbarazzante.

I nerazzurri hanno mostrato la faccia oscura della squadra: supponenti e senza convinzione, disposti male. Ma soprattutto con una tattica suicida che ha regalato al Napoli spazi importanti. Avevamo indicato nella metà campo azzurra lo snodo cruciale della partita, soprattutto in relazione ai movimenti dei terzini interisti: il secondo gol non è altro che l’applicazione di una caratteristica tipica del Napoli. Persino prevedibile.

La vecchia Inter aveva delle difficoltà e De Boer aveva imposto un certo possesso palla anche come principale arma di difesa, pur riuscendo a produrre comunque in fase di tiro (l’Inter di De Boer era la squadra che tirava di più in campionato). Oggi quel possesso palla non c’è più e l’Inter spesso si trova in balia degli avversari, lasciando intere praterie e sconfessando la necessità di due mediani che non fanno filtro: se con l’olandese la difesa aveva preso relativamente pochi gol e quasi tutti da analizzare, oggi l’Inter è spesso in affanno proprio perché cerca più rapidità di azione, e questo la rende ancora più scoperta di prima.

Dal Napoli 3 gol, dalla Fiorentina 2 gol, 3 gol dall’Hapoel e 2 dal Milan: sono 10 gol in 4 partite. È assolutamente inaccettabile a qualunque livello e Pioli deve porre rimedio subito.

Il Napoli, dicevamo, ha fatto la differenza in mezzo, dove Diawara ha giganteggiato per senso della posizione, intelligenza, semplicità e fisico, mentre Hamsik ha mostrato tutta la sua intelligenza e pericolosità se parte da dietro: ottimo anche Zielinski. L’Inter, invece, in mezzo è affondata prematuramente, con Kondogbia sempre in ritardo su tutto, Brozovic assente ingiustificato e Banega incapace di trovare misure e distanze.

Troppa fatica nella fase di uscita dalla difesa, mentre è andata meglio sulla trequarti.

Ma, dicevamo, il problema era il piazzamento, costantemente sbagliato, a cui ha fatto da contraltare un pressing assolutamente illogico vista la capacità di palleggio del Napoli: se l’intento era quello di metterli in difficoltà, era un intento sbagliato che, ovviamente, è fallito presto. Il Napoli ha giostrato molto bene, sganciando pochi uomini in attacco e affollando la metà campo.

In attacco seri problemi: scappano tutti, sempre, in profondità. Dovrebbero rivedere questa partita e analizzare come si può giocare da esterni facendo un gran lavoro a tutto campo, in mezzo e sull’esterno: basterebbe guardare Insigne e Callejon.

Insomma, una partita che riporta l’Inter sulla terra e la costringe a fare i conti con le proprie debolezze. Pioli dovrà correggere subito la rotta, perché questa direzione è decisamente fuori dalla portata di questa squadra, come abbiamo analizzato nella preview della partita.

Il resto l’hanno fatto i calciatori, con una partita decisamente sotto tono e senza carattere: sono tutti, oggettivamente, indifendibili. In questo caso, però, meglio essere subito chiari: non trovino capri espiatori. L’Inter ha già fatto quest’anno un errore clamoroso, ovvero non punire Eder per la “protesta” e i gestacci verso De Boer dopo la sostituzione. Non era, e non è, per difendere l’olandese, ma per difendere le gerarchie: non vorremmo che sia già passato il messaggio che, vabbe’, che vuoi che sia, alla fine paga sempre l’alleantore.

Questo conosce il calcio italiano, ma tanto una buona scusa la troveranno sempre.

PAGELLE

HANDANOVIC 6: il paradosso di essere il migliore in campo in una partita in cui perdi 3-0.

D’AMBROSIO 4,5: dal suo lato viene fuori di tutto, dimostra di non capirci nulla.

MIRANDA 4,5: ad un certo punto in area Gabbiadini lo scherza come se fosse un Ranocchia qualunque. Sul terzo gol si perde Albiol, in bambola. Senza cattiveria, senza convizione, senza leadership, troppe partite ormai sotto tono: per correttezza, visto che lo si fa con tutti, quando si metterà in discussione?

RANOCCHIA 4,5: ma davvero qualcuno crede che sia meglio di Murillo? Nel primo gol esce tardi e male, ingannando il guardalinee, sul secondo è in ritardo: si distingue solo per un salvataggio su Hamsik.

ANSALDI 5: sbanda subito su Callejon, poi però risulta quello più digeribile della difesa.

KONDOGBIA 3: imbarazzante. In fase di proposizione non c’è mai neanche per sbaglio, non fa un lancio, non si propone, non tira. Niente, è assolutamente inutile: Medel in confronto è un trequartista. In fase difensiva è pure peggio, sempre in ritardo come nei primi due gol, sempre impacciato. Un paracarro scandaloso per cui il posto giusto era quello trovatogli da De Boer.

JOAO MARIO 4,5: figlio mio, capisco che entri scazzato perché meriteresti di giocare e la partita è già decisa, ma se perdi palla, corri, perdìo, corri.

BROZOVIC 5,5: quando decide di farsi avanti, riesce persino a costruire cose interessanti. In fase di non possesso, però, è come se non esistesse: gli azzurri gli passano accanto al triplo della velocità.

CANDREVA 5,5: corre, ci prova da fuori, ma è spaesato e i compagni lo cercano poco e male.

BANEGA 5: un pesce fuor d’acqua, non si capisce che ruolo abbia, se da perno avanzato di centrocampo o seconda punta: il trequartista in pratica non lo fa mai. Si decida, arretri lui e dia all’Inter una logica che, senza, non potrà mai avere.

PERISIC 5,5: l’unico che ci prova nel primo tempo con Icardi e l’unico, sempre con l’argentino, ad arrivare vicino al gol.

ICARDI 5,5: Ci prova, almeno lui, seriamente almeno 3 volte. Però quando la palla è lontana è un giocatore monotematico che non offre soluzioni alla squadra.

EDER SV: ha giocato? Certo che se deve essere lui l’uomo della riscossa…

PALACIO SV: per pietà.

PIOLI 4: insiste sul duo di centrocampo che non funziona, sul pressing violento che non funziona, sulla verticalità rapida che non funziona. Ha preso una difesa che subiva nella media delle prime, togliendo la Juventus: da quando c’è lui si è passati a 2,5 gol di media a partita, questo dato è certamente potenziato. Non bene per niente.

TABELLINO

NAPOLI-INTER 3-0
PRIMO TEMPO 2-0
MARCATORI: Zielinski 2′, Hamsik 6′ p.t., Insigne 7′ s.t.
NAPOLI (4-3-3) Reina; Hysaj (dal 17′ s.t. Maggio), Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Zielinski, Diawara, Hamsik (dal 31′ s.t. Rog); Callejon, Gabbiadini, L. Insigne (dal 13′ s.t. Giaccherini).
All. Sarri
INTER (4-2-3-1) Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Miranda, Ansaldi; Brozovic, Kondogbia (dal 10′ s.t. Joao Mario); Candreva (dal 31′ s.t. Palacio), Banega (dal 1′ s.t. Eder), Perisic; Icardi.
All. Pioli
ARBITRO: Rizzoli di Bologna (Di Fiore-Dobosz/Passeri; Tagliavento-Celi)
SANZIONI: Ranocchia, Ansaldi, Joao Mario (I), Zielinski, Albiol (N).

 

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