Il colloquio di lavoro di Pioli

“Buongiorno.”

“Buongiorno.”

“Lei è il Signor?”

“Pioli. Stefano.”

“Benissimo Signor Pioli, possiamo cominciare. Come ha potuto leggere nell’annuncio, la nostra società è alla ricerca di un Training Senior Manager, il cui ruolo prevede la gestione delle risorse operative ed il loro coordinamento end-to-end lungo la supply chain, in un’ottica di continuous improvement. La nostra società, che è una multinazionale presente in tutti i principali mercati mondiali, tra i leader nel proprio settore di competenza, che vanta un fatturato di circa 4 miliardi di euro annui e più di 80.000 dipendenti in tutto il mondo, ha appena subito un’importante cambiamento ai vertici ed il nuovo management ha imposto un immediato e profondo cambio di vision. Il precedente Training Manager non era allineato alla nuova mission aziendale e in più non disponeva della necessaria esperienza per il ruolo ricoperto. Per queste due ragioni è stato sollevato dall’incarico.”

“Mi scusi, posso chiederle cosa intende dire quando afferma che non era allineato alla nuova mission aziendale?”.

“Vede Signor…?”

“Pioli”.

“Vede Signor Pioli, in tutta trasparenza, la nostra società non sta attraversando un periodo florido, abbiamo perso delle significative quote di mercato, il fatturato è sceso ed i nostri principali competitor ci stanno superando. Pertanto il Training Manager, che rappresenta un ruolo assolutamente strategico, deve essere molto più pragmatico, attribuendo priorità massima all’incremento dei livelli di produttività, in linea con gli ingenti investimenti della nuova proprietà e con le aspettative degli stakeholders. Solo in seconda battuta, e solo se fattibile, impostare un lavoro di miglioramento della qualità della produzione, al fine di offrire al mercato un prodotto più bello, più solido che sia quindi più appetibile. Ma in questo momento abbiamo estrema necessità di qualcuno con una grossa esperienza professionale che sia orientato esclusivamente al risultato. Dobbiamo aggredire nuovamente il mercato sottraendo quote ai nostri competitor, realizzando nuove economie di scala che ci permettano di abbattere i costi marginali e tornare quindi nuovamente competitivi. Dopodiché punteremo sulla qualità (forse). È per questo che stiamo cercando un SENIOR Manager e non più un semplice Manager, perché questo lavoro, a questi livelli e con questa pressione, non può essere per tutti.”

“Capisco.”

“Ecco, Signor Pioli, ci dica allora. Come intenderebbe impostare il suo lavoro qui da noi?”

“Vede, nella mia lunga carriera ho ricoperto per molti anni ruoli similari…”.

“In aziende simili alla nostra?”

“Ehm, dunque…diciamo di sì…più o meno. L’azienda per cui lavoravo prima ha 200 dipendenti, opera in ambito regionale e fattura qualche milione di euro all’anno.”

“Non si preoccupi Signor Pioli, per poter raggiungere i livelli più alti bisogna partire necessariamente dal basso. I professorini che nascono imparati li lasciamo ad altri. E dunque lei ha deciso di lasciare l’incarico precedente per provare a misurarsi in contesti più complessi e stimolanti, non è così?”

“Ehm…non proprio…sono stato sollevato dall’incarico per non aver raggiunto gli obiettivi prefissati. Sa com’è, nelle piccole aziende il padrone non ha una visione a lungo termine e se non si raggiungono risultati immediati…”.

“Certo. Continui pure.”

“Dicevo, ho ricoperto questo ruolo per molti anni e penso di sapere esattamente come incrementare la produttività. Ho visionato gli operai e credo che con l’esperienza si possa trovare il modo più efficace per stimolarli e farli lavorare meglio e con più entusiasmo, senza aumentare i turni e senza nuovi investimenti.”

“Benissimo. Il precedente Manager in realtà non aveva chiesto nuovi operai, anzi credeva dovessimo licenziarne qualcuno, ma aveva chiesto alla società di investire in maniera importante sulla loro formazione, facendoli partecipare a corsi di aggiornamento, imponendo un programma di job rotation al fine di migliorare la loro conoscenza dell’azienda a 360° e insegnando loro ad essere polivalenti, a non specializzarsi troppo su un lavoro specifico, in modo da essere più flessibili. In più, cambiando mansione periodicamente, gli stessi operai erano costantemente stimolati, qualcuno poteva scoprire di essere portato di più per un’altra mansione fino ad allora sconosciuta. Infine, sempre secondo lui, si sarebbe creato un clima più collaborativo tra i lavoratori, dovuto ad una più diffusa conoscenza delle quotidiane problematiche dei colleghi di altri reparti produttivi. Inoltre ha voluto a tutti costi utilizzare un nuovo macchinario, acquistato a caro prezzo poco prima del suo arrivo, perché sosteneva che avrebbe migliorato sensibilmente le caratteristiche fisico-chimiche del materiale, rendendo praticamente indistruttibile il prodotto. Il problema è che così facendo il lead time di produzione del singolo pezzo sarebbe aumentato del 50%, il che avrebbe comportato doppi turni per gli operai, festivi compresi, ed un aumento del 35% del costo di produzione, che erano poi i due motivi per cui, subito dopo l’acquisto del macchinario, la dirigenza aveva deciso di accantonarlo. Un fallimento totale, dunque. I sindacati erano sul piede di guerra, il tasso di assenteismo era alle stelle, gli operai scioperavano di continuo. Ovviamente tutto questo aveva forti ripercussioni sulla produttività. Negli ultimi 3 mesi la produzione è calata del 40%, lei immagina con quali conseguenza. Quello che ci ha salvati è stata l’assoluta fedeltà di una grossa fetta dei nostri clienti che, nonostante i problemi, ritenevano il nostro prodotto assolutamente di qualità e pertanto non sono passati alla concorrenza. Indagini di mercato che abbiamo commissionato ci hanno fatto scoprire che lo zoccolo duro della nostra clientela apprezzava talmente tanto la qualità del nuovo prodotto che era disposta ad attendere altro tempo per vederlo ultimato in tutto il suo splendore, dopodiché si sarebbe riversata in massa nei negozi per acquistarlo, permettendoci di incrementare nuovamente il fatturato e tornare ad essere leader di mercato. Ma noi Signor Pioli non possiamo attendere, abbiamo bisogno di riempire subito gli scaffali e convincere la gente ad acquistare OGGI. Domani potrebbe essere già troppo tardi.”

“Certo, immagino.”

“Lei pensa di poter imprimere una sterzata al modus operandi della nostra linea produttiva, dando priorità all’aumento dei rates produttivi, indipendentemente dalla qualità dei prodotti finali? Lei pensa di poter calmare i nostri operai, donando loro nuovo entusiasmo, azzerando scioperi e tasso di assenteismo, tornando a farli lavorare su singoli turni festivi esclusi, evitando di farci spendere soldi e tempo in inutili corsi di formazione e aggiornamento? Lei crede di riuscire a diminuire i lead time di produzione, evitando il ricorso a quel macchinario costoso, e di conseguenza ad abbattere i costi? Pensa di esserne in grado?”

“Credo proprio di sì. Anzi, in realtà penso di poter fare molto di più.”

“Si spieghi meglio.”

“Io posso raggiungere gli obiettivi da voi richiesti senza andare a scapito della qualità del prodotto.”

“Davvero?”

“Certo. Noi italiani siamo molto più flessibili degli olandesi. Non è necessario imprimere una cultura del lavoro, studiare per apprendere nuove tecniche e nuove competenze. Possiamo aumentare la produttività, abbattere i costi, migliorare il clima tra i lavoratori e al tempo stesso aumentare la qualità del prodotto utilizzando le stesse risorse, senza nuovi investimenti e diminuendo i turni di lavoro. Noi italiani conosciamo l’arte di arrangiarci e soprattutto conosciamo meglio di chiunque altro il mercato, i competitor, gli stakeholders. Tutto questo ci permetterà di centrare SUBITO e senza sforzi aggiuntivi sia gli obiettivi primari che quelli secondari. Vedrete che sarà un trionfo. Fin da subito e senza modificare praticamente nulla dello stato attuale delle cose.”

“Perfetto. Lei è assunto. Chiamiamo il Direttore delle Risorse Umane e fissiamo un appuntamento per la firma del contratto. Benvenuto tra noi Signor…”

“Pioli. Stefano.”

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