Lo strano caso di “capitan” Gentile

O capitano! Mio capitano!

Che la “piazza” di Milano abbia sempre avuto un briciolo di masochismo nel trattare (e bruciare) i propri giocatori migliori, questo lo abbiamo sempre saputo. Ma quello che è successo in questi giorni attorno alla figura di Alessandro Gentile va forse oltre ai nostri peggiori incubi.

Premessa, si. Sono una “groupie” se si può definirmi così.

Nel senso che di AG ho sempre apprezzato molto il lato spavaldo e guascone, e le indubbie doti fisico-atletiche che lo rendono a mio parere, il giocatore italiano più forte del campionato italiano.

Un ragazzo che, non dimentichiamocelo, ha vestito la maglia Olimpia a 18 anni, col peso di un cognome “ingombrante” e la scimmia di una squadra che non vinceva nulla da tempo immemore. Un giocatore di quelli che io, nel mio piccolo di Allenatore, vorrei sempre in una squadra.

SCUSATE LA GENTILEZZA

Titolare a 19 anni, Capitano della squadra più titolata d’Italia a 20, due Scudetti, una Coppa Italia, una stagione da protagonista in Eurolega, tanti infortuni nei due anni successivi, la voglia di forzare sempre i tempi di recupero, ma soprattutto un rapporto mai completamente sbocciato con parte della tifoseria che non gli ha mai perdonato quel suo modo di essere sé stesso, e forse anche con parte della società.

The Shot – Sospensione su parquet. Curtis Jerrells, 2014.

Intendiamoci, il mio è uno scritto dettato in primis dalle emozioni. E in quanto dettato dalle emozioni non è sicuramente né lucido, né imparziale. Perché quello che questo “ragazzone” mi ha fatto passare in 4 anni è un accumulo disordinato di emozioni. E per tale deve essere trattato.

Perché sì, tutti si ricordano “the shot”. Tutti hanno ancora negli occhi la prima (e unica) vittoria al palaMensSana in quella gara 6 che è stata spartiacque tra il settennale dominio rassicurante dei Senesi e le altalenanti stagioni dell’ Olimpia di Banchi prima e Repesa poi, ma io mi ricordo soprattutto la schiacciata a metà quarto quarto che ha “suonato la carica” a tutta la squadra. Ho ancora negli occhi la fuga a schiacciare a canestro dopo l’ultimo rimbalzo di Niccolò Melli in gara 7. Ho ancora negli occhi le lacrime contro Cantù quando a rimbalzo il muscolo ha fatto crack, privandoci del giocatore più in forma in vista dei playoffs di EL e spegnendo, di fatto, le nostre speranze europee di partecipazione alle Final4, e la sua faccia disperata quando viene portato negli spogliatoi a braccia.

NELLA BUONA SORTE E NELLE AVVERSITA’

Mi ricordo la promessa a fine di gara 4 di semifinale l’anno dopo: “ci vediamo tutti qui per gara 7”. Mi ricordo che a quella gara 7 ci ha portati. Mi ricordo un allenatore (volutamente scritto minuscolo) che, al di là delle vergognose parole contro un altro suo giocatore  – sai dove puoi metterlo il fallo “ingenuo”?) ha pensato bene di affrontare l’ultimo TL senza rimbalzisti rovinando una doppietta possibile (e doverosa), perché “lui” (Banchi) doveva dimostrare a se stesso di essere l’allenatore.

Yes, in your house.

Mi ricordo le lacrime all’uscita dal Forum dopo la sconfitta ai supplementari, la decisione di non lasciare (e le offerte le aveva, eccome se le aveva, quell’estate) di sé e dell’ Olimpia Milano un’immagine da sconfitto.

Mi ricordo l’anno dopo, funestato da infortuni a raffica, ma coronato dallo scudetto vinto in casa GrissinBon, da una serie Quarti/Semifinali giocata con un dito lussato. Me lo ricordo ubriaco spuntare dal finestrino della macchina del Cincia alle 2 e mezza di notte al Lido a festeggiare con noi tifosi riuniti davanti alla sede. Mi ricordo tutto.

Si, i rapporti non sono stati sempre idilliaci, con i tifosi (a partire dalla cosiddetta “frangia organizzata” del tifo milanese) e con parte della società, evidentemente.

Lui ci ha messo del suo, per carità, con un atteggiamento a volte scostante e poco incline a cercare l’appoggio del tifoso medio. Ma la storia di questi ultimi 4 mesi è una situazione al limite del Kafkiano. E Lui, che è stato immagine e giocatore simbolo di questa Olimpia nel bene e nel male, prima estromesso (a torto o a ragione, questo non si può dire, le meccaniche interne non le conosceremo mai) dal ruolo di capitano, affidato a Cinciarini, poi….

COLPEVOLE D’INNOCENZA

Messo sotto accusa e fatto oggetto, da parte del presidente (anche qui volutamente minuscolo) della Società di un’intervista al limite del delirante, per modi, contenuti e tempistiche. Additato come “causa di tutti i mali” e “mela marcia dello spogliatoio” ad ogni più sospinto da un vasto strato della tifoseria meneghina che, evidentemente, al posto di andare al Forum e vedere le partite, si abbevera a quello che alcuni giornalisti, dalla preparazione tecnica sul basket a volte discutibile, scrivono sulla Rosea e sugli aggregatori di ogni tipo che ormai spopolano sul web con titoloni e articolesse sparati sull’Internet al solo scopo di catturare quella manciata di click che li tengono in vita.

Un botta e risposta che è proseguito nel tempo, con Gentile che giustamente faceva notare che giocare in NBA è un sogno per tutti i giocatori di pallacanestro, e Proli che, beh, faceva buon viso a cattivo gioco, evidentemente.

Fino ad arrivare alla notizia della “cessione in prestito” oppure “rescissione” oppure “taglio”. Non lo sappiamo ancora. L’unica cosa che sappiamo è che la notizia è trapelata PRIMA sulla stampa sportiva, grazie evidentemente a rapporti stretti con qualcuno in società, piuttosto che essere affidata ad una nota della società stessa, che è arrivata solo dopo le indiscrezioni già uscite e commentate a sproposito dal vasto mondo dei social. Un esempio di approssimazione e pressapochismo che ha pochi eguali.

Ah, solo una precisazione temporale. Gentile aveva un NBA Escape che scadeva il 10 Luglio. Non proprio a ridosso della preparazione o in pieno mercato. Anzi. Quindi se la volontà delle parti fosse stata quella di non proseguire nel rapporto si aveva tutto il tempo di transare un’uscita.

La sensazione mia è che Gentile sia progressivamente andato in contrasto con qualcuno, all’interno dello spogliatoio. Non necessariamente il Coach. Ma molti indizi mi portano a pensare che il rapporto con Repesa si sia progressivamente deteriorato fino ad arrivare ad una situazione di aut-aut. O me o lui. E si sia presa la soluzione più “semplice”.

Identificato il capro espiatorio, ecco che costui viene progressivamente isolato, messo da parte (vi ricordate il “cestino volato”?) finchè viene mandato metaforicamente nel deserto, nel nostro personalissimo Kippur.

NEL MIGLIORE DEI GRUPPI POSSIBILI

E ora? Ora la causa di tutti i mali non c’è più. La squadra dovrebbe compattarsi. Il mister far valere le proprie qualità. Il gruppo sarà sicuramente in grado di esprimersi megl… oh, wait.

Il campionato non fa testo. Il livello è talmente osceno che non è necessario far finta di giocare per più di 5 minuti per garantirsi, di riffa o di raffa, la vittoria. Il 10-0 è indicativo, oltretutto ottenuto giocando, forse, giusto un paio di partite in maniera decente. Tutte le altre arrancando, giochicchiando sotto ritmo, senza difesa, con giochi d’attacco poco incisivi. Ma la grande qualità (che c’è, ovviamente, e altrettanto ovviamente mette Milano 2 spanne sopra qualunque altra squadra nazionale) ha sempre permesso di togliere le castagne dal fuoco. Una volta Sanders, una volta Hickman, una volta Simon. C’è sempre stato qualcuno che ha azzeccato la prestazione monstre permettendo di portare a casa i 2 punti, pur con qualche patema e a volte anche in maniera imbarazzante (tipo con Torino o Caserta). Ma il problema a mio avviso non è la scarsa qualità e competitività del campionato. E’ che il campionato dovrebbe essere visto come “allenamento” per l’Eurolega. Ma non sono più così sicuro che questo sia un bene.

Amo ripetere ai miei ragazzi, in palestra, che la partita è lo specchio dell’allenamento. Se in allenamento si va a 2 all’ora, in partita si andrà a 2 all’ora. L’abitudine, questa brutta bestia.

Ebbene, in campionato, che è il nostro “allenamento” andiamo a 2 all’ora. Perché fondamentalmente ci basta così. Non abbiamo bisogno di giocare a ritmi forsennati. Sappiamo che basta lo stretto indispensabile e la porti a casa. Ma questo non ci abitua all’Europa, dove i ritmi da tenere e la velocità e la rapidità di gamba e testa è fondamentale, ed è fondamentale per 40 minuti.

EUROPA, EUROPA!

Ecco, l’Europa. E dire che eravamo anche partiti bene. Poi ci siamo incagliati. Siamo a 4 perse consecutive. E ci sta perdere a Belgrado, ci sta perdere col Fener, ci sta anche perdere col CSKA. Ci sta meno prenderne 100 senza colpo ferire in casa del Kazan.

Una difesa ferrea

A ben vedere ci sta meno anche perdere in QUEL modo a Belgrado. Ci sta meno anche perdere giovedì col CSKA privo di Teodosic e DeColo (40 punti e una dozzina di assist più o meno che i Russi hanno deciso, scientemente con Teodosic, di lasciare a casa).

Perché puoi perdere, puoi perdere se hai dato tutto in campo, se l’avversario è più bravo di te. Se hai difeso alla morte ma quello stronzo del tiratore avversario ti segna da 8 metri con la mano in faccia cosa vuoi dire? Bravo lui.

Ma devi difendere, devi provarci, devi giocare. Non inganni il primo tempo coi Russi. Sopra di 2 perché il CSKA ha fatto esattamente quello che noi facciamo nel campionato italiano. Giocare al gatto col topo. Poi sono bastate 2 spallate e un po’ di pressing per mandarci completamente in confusione. Con gente che vagava per il campo senza sapere dove mettersi, circolazione 0, difesa 0, intensità 0, rapidità 0. Una squadra contro 5 vagabondi messi a caso sul campo. Una cosa inaccettabile.

AD MAIORA, ALEGENT.

Hanno buttato la croce addosso a Gentile, l’hanno additato come la “rotella fuori posto” in un ingranaggio che senza lui avrebbe girato alla perfezione. Direi di no.

Direi che i problemi sono più seri e più profondi di quello che sembra dall’esterno.

Direi che siamo pronti all’auto-implosione che puntualmente si verifica al secondo anno a Milano di chiunque (qualcuno ha detto Banchi e Scariolo?).

Direi che il pesce puzza dalla testa. E che abbiamo una società incapace (scegliete voi se colposamente o dolosamente) di gestire normalmente quella che è la vita di una squadra.

Negli ultimi 3 anni si è scelto di lasciare andare via Melli senza fare alcun tentativo serio di credere in lui (gli ha creduto Trinchieri. E si vede, ora). Si è scelto di giubilare Hackett, ora si è scelto di allontanare Gentile.

Una società, una squadra, un allenatore che vedono giocatori di questo tipo, che hanno limiti e difetti, ma anche potenzialità e talento da vendere, non come opportunità da gestire e far crescere per sfruttarne le qualità, ma come problemi da allontanare per non turbare la quiete apparente del gruppo non sono, e non possono essere considerati, seri.

I problemi si affrontano e si risolvono. La società Olimpia, per ora, ha deciso di accantonarli.

Non lo so dove giocherà Gentile nel prossimo futuro. Non lo sa probabilmente ancora neanche lui. Ma ovunque vada sono ragionevolmente certo che sarà in grado di esprimere il suo gioco e farci rimpiangere la sua avventata e affrettata partenza.

Gentile

In ogni caso, e ovunque tu vada, in bocca al lupo. Capitano.

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