Inter 2 Genoa 0: nonostante tutto

L’Inter vince contro il Genoa e conquista tre punti pesantissimi che scacciano fantasmi che, a poco dalla sosta, potevano trasformarsi in panico: rimanere a 20 punti (o 21) significava 13esimo posto. Si conserva l’ottavo, ma con la Fiorentina che ne deve giocare altre due, ma si recuperano punti su Torino e Atalanta.

Una partita che l’Inter vince al di là dei meriti e del gioco espresso, e può andare bene così, visto che alla fine comincia a compensare le altre in cui meritava e non raccoglieva.
Una squadra, però, confusa per gran parte della partita, organizzata male, senza idee. Le scelte tattiche non fanno che acuire la confusione. Pioli probabilmente pensa a coprirsi di più centralmente, sia perché è la zona dove si soffre di più, sia perché di fronte ha quel Genoa osannato per avere battuto la Juventus pochi giorni fa: insomma, scelte fatte sull’avversario ma anche sulle proprie carenze, come si faceva una volta.

Funziona perché il Genoa pasticcia sotto rete, perché Handanovic se arrivano le para, e perché l’Inter segna al primo tiro in porta: solitamente succede il contrario. Funziona, e si mette anche un punto all’emorragia di gol subiti, visto che col Genoa si torna al sapore dimenticato di zero gol subiti.

Funziona e dobbiamo farla andare bene, anche tutto il resto non funziona. La prima domanda di Mediaset Premium a Pioli parla del “coraggio” di schierarsi “in maniera così offensiva”, inteso come d’attacco: sarebbe stato più adeguato usare “offensiva” nell’altro senso. Non credo si vedrà questo schieramento altre volte senza opportuni correttivi.

Una scelta tattica che mostra quanto Pioli abbia già il mal di mare e si deve aggrappare a qualcosa, e che in sostanza butta tutto il resto e quel che di buono si poteva tenere delle due precedenti esperienze: ma tant’è, si chiedevano i punti e punti sono arrivati, anche se, come si diceva quando Mancini era primo in classifica, senza idee e senza la coerenza di un gioco non si va molto lontano e prima o poi si paga dazio.

LA PARTITA

Il Genoa si dispone con un 4-3-1-2, anche se Ocampos e Rigoni si muovono molto lasciando pochi punti di riferimento, ma sono soprattutto i movimenti dell’italiano e di Lazovic a creare grattacapi all’Inter.

L’Inter parte schierata con un 3-4-2-1 che somiglia molto a quello visto contro lo Sparta Praga, con sugli esterni Nagatomo e Candreva, centrali D’Ambrosio, Miranda e Murillo, con uno schermo davanti composto da Joao Mario e Brozovic; in attacco due trequartisti, Eder e Palacio, a sostegno di Icardi.

Il meccanismo nerazzurro vorrebbe che D’Ambrosio segua uno degli attaccanti genoani se c’è Candreva, mentre rimane più largo in altre situazioni, trasformando la difesa a 4. Candreva arretra relativamente, perché tutta la sua partita si è incentrata sullo scontro con Laxalt: alla fine si annullano a vicenda.

Dopo 10 minuti di relativa tranquillità e anche più possesso palla, l’Inter per venti minuti circa non ci capisce assolutamente nulla: confusa, pasticciona, non fa filtro in mezzo e dal lato di Nagatomo succede praticamente di tutto, e Lazovic fa il buono e il cattivo tempo a piacere. Ci sono anche tre occasioni per il Genoa in cui in area si trovano tre o quattro rossoblu contro due soli nerazzurri: lo vedremo con calma domani nelle immagini.

E non che il Genoa faccia nulla di straordinario in sé perché, a dispetto delle sue capacità e della sua abitudine, fatta eccezione per i primissimi 2/3 minuti, non porta una pressione alta, ma aspetta l’Inter e chiude tutti i varchi, per poi provare a ripartire con grande rapidità.

Ma tra il 15esimo e il 30esimo il Genoa è pericolosissimo, l’Inter produce zero. Si entra in quella fascia in cui l’Inter ha spesso patito blackout, soprattutto fisici, tra il 30esimo e il 40esimo. E invece questa volta va al contrario, perché il Genoa pian piano perde veemenza e l’Inter prova a ragionare, crescono in mezzo Joao Mario e Brozovic (fin lì quasi nulli) e l’Inter riacquista una certa logica: niente di trascendentale, ma tanto basta per tenere a bada l’avversario.

Su una palla addomesticata da Icardi e scagliata in rete, c’è una deviazione di Burdisso: dal calcio d’angolo di Joao Mario (un piede buono che batte un angolo: bene) Brozovic è liberissimo sul palo opposto, calcia di piattone e lascia in bambola Perin.

Inter in vantaggio senza alcun merito ma, ripetiamo, si comincia a mettere in pari il conto delle situazioni opposte.

Gli ultimi 7/8 minuti del primo tempo vedono i nerazzurri più spigliati, soprattutto a centrocampo, e un Genoa intontito dal gol subito: l’Inter prova a forzare ma senza arrivare ad essere pericolosa

SECONDO TEMPO

Il secondo tempo si apre con una sostituzione, Melo per Eder, con Joao Mario che si alza sulla linea della trequarti. Difficile inquadrare la scelta, se non vedendoli in campo: Joao Mario trequartista al posto di Eder, Melo accanto a Brozovic.

Da una parte, l’Inter controlla di più perché Eder era stato davvero nullo anche in fase di copertura, dall’altra il portoghese lascia abbandonato a sé stesso Nagatomo, che vive in splendida solitudine contro un Lazovic in formato Champions: dopo un gran colpo di testa di Simeone, è proprio il serbo a entrare in area da destra, prova a superare Handanovic che para.

L’Inter va in affanno, anche perché Melo sbaglia più volte posizione e almeno 3 palle sanguinosissime a metà campo che per poco non puniscono i nerazzurri, di cui almeno due scansate per davvero un nonnulla: prima su tiro di Ninkovic (palla a lato) e poi su percussione del migliore in campo, Lazovic, che dopo uno scatto bruciante la mette in mezzo ma non trova nessuno: l’azione parte da un “dribbling” di Perin su Icardi, poi è Melo che a metà campo è in controllo di posizione, ma rimane fermo e si fa anticipare lasciando spazio per la ripartenza genoana.

Ad avere complicato le cose il cambio Perisic per Palacio. Il croato si piazza come trequartista di destra, ma con naturale tendenza ad allargarsi: da quel lato ci sono D’Ambrosio, Candreva e Perisic che fanno una gran confusione, ma almeno non corrono rischi; dall’altra, Joao Mario si accentra appena può (e se non può, avanza!) e Nagatomo è abbandonato a sé stesso.

Un minuto dopo l’occasione sfumata col cross di Lazovic (c’è anche un rischio in area su stop di Simeone), l’Inter raddoppia: Joao Mario si inventa un dribbling impossibile sulla trequarti, parte in progressione e serve Brozovic in area che, tutto solo, la piazza sul primo palo spiazzando Peri. Gran gol il cui maggior merito è del portoghese.

Gli ultimi minuti vedono un Genoa provarci, ma esausto e senza grande lucidità, mentre l’Inter si copre di più (Melo non sbaglia più e si fa più disciplinato anche in copertura) e corre man mano meno rischi, fatta eccezione per una conclusione da fuori di Simeone troppo debole per impensierire Handanovic.

La squadra di Pioli, anzi, potrebbe triplicare prima con Miranda su angolo di Joao Mario e poi con Candreva, anticipato di un soffio su palla dell’ubiquo portoghese.

CONCLUSIONI

La formazione iniziale di Pioli doveva coprire i difetti dell’Inter e limitare i pregi del Genoa. Juric risponde con una partita diversa dal solito e questo mette in difficoltà i nerazzurri, che forse si aspettavano un’altra tattica. Ma è proprio lo schema di Pioli, compresi gli uomini (soprattutto Eder e Nagatomo), ad agevolare il Genoa in più di una fase. Eder non copre praticamente mai, a metà campo i due centrali vanno in difficoltà e il Genoa soprattutto a destra, dove c’è Nagatomo, sfonda con troppa semplicità.

Stupisce la scelta del giapponese, soprattutto dopo l’ottima prova di Miangue in coppa: è mistero gaudioso quali siano i meriti o le entrature di Nagatomo per meritarsi la maglia da titolare. Alcune delle sue passeggiate senza senso al centro della difesa meriterebbero un video a parte.

Ma stupisce soprattutto la scelta di Eder, o se volete di Palacio.

Abbiamo sempre detto che Icardi avrebbe forse bisogno di un compagno accanto: Pioli decide di mettergliene due, ma nessuno dei due riesce ad essergli veramente vicino. Giocano molto centralmente, svariano poco sulla fascia, ma a quel punto uno dei due potrebbe essere tranquillamente Banega che aiuterebbe di più, offrirebbe geometrie, potrebbe liberare Joao Mario negli inserimenti e consentirebbe a Palacio (meglio di Eder) di stare più vicino a Icardi.

Il cambio Melo-Eder rientra, a schema inalterato in questa ottica, perché il portoghese fa il trequartista, Melo va dietro accanto a Brozovic. Che senso ha tenere fuori il calciatore più tecnico che hai, con una squadra che fa una fatica tremenda a far gioco, quando giochi nel modo in cui potrebbe rendere di più? Crediamo che in futuro, si riproponesse lo stesso schema, la variante con trequartista più centrocampista sarà la prescelta.

Nel secondo tempo, sul 2-0 soprattutto, l’Inter legittima una vittoria che nel primo non trovava molte giustificazioni nelle prestazioni delle due squadre, e a fine partita il Genoa ha ben nove occasioni da rete, alcune delle quali chiarissime. I rossoblu pagano molto anche gli errori in fase di disimpegno e ripartenza, stranamente imprecisi soprattutto nel secondo tempo.

L’Inter sconfessa quanto di buono fatto vedere fino ad oggi e che Pioli aveva avuto il coraggio di non rinnegare: ma il ricorso alla difesa a 3, ad uno schieramento solo nominalmente più offensivo e ai tanti lanci lunghi (27, mai così tanti in campionato) sono il chiaro segno di chi ha deciso di cambiare rotta. Ha funzionato solo per il gol di Brozovic, perché si è subito davvero troppo.

Nel secondo tempo, però, Pioli ha messo delle toppe ai suoi stessi errori. Al netto degli errori individuali (ribadisco, i 3 di Melo sono sanguinosi), se lo schema deve essere questo, con due trequartisti/mezze punte, uno di loro può e deve essere a scelta tra Joao Mario e Banega. Anche se per un altro quarto d’ora della ripresa l’Inter ha sofferto troppo: male, a tratti malissimo, anche in quel frangente.

Non serve per crescere, non serve per migliorare: serve praticamente solo per i tre punti. Basta? Potrebbe bastare se serve per arrestare l’emorragia di punti e gol subiti che stava diventando pericolosa, e se è servito (e servirà?) per evitare che l’Inter venisse superata in classifica da altre squadre… beh, ben venga. Non mi sento di condannare Pioli per una scelta del genere: probabile anche che sia stata concordata con la squadra, e se è così, meglio ancora.

Adesso Pioli può affrontare con più serenità il Sassuolo, fuori casa: l’Inter in trasferta è andata malissimo quest’anno, mentre in casa molto meglio. Poi in casa con la Lazio prima della sosta, sperando non sia foriera di cattive sventure come con Mancini.

PAGELLE

HANDANOVIC 7: San Samir mette le pezze quando l’Inter imbarca acqua.

D’AMBROSIO 6: dal suo lato poche sofferenze, sia perché lo schema lo aiuta, sia perché l’Inter è sbilanciata verso destra, sia perché Candreva gli dà una mano che Nagatomo non ha.

MURILLO 6,5: puntuale anche se sgraziato: lascia talvolta l’idea della confusione, ma stavolta sbaglia praticamente nulla.

MIRANDA 6: gioca praticamente da “libero”, ma ogni tanto gli capita Simeone e fa una gran fatica. Oggi in giornata di spazzate.

CANDREVA 6: dà una gran mano in copertura, si sacrifica in copertura su Laxalt e si neutralizzano a vicenda.

NAGATOMO 3: per 65 minuti circa un incubo dal quale non si esce. Sbaglia tutto lo scibile tattico possibile, passeggia per il campo e non riesce a prendere mai le misure a Lazovic… avessi detto Messi.

BROZOVIC 7: per più di mezz’ora è spaesato, copre poco e male, non riesce a impostare l’azione. Poi piano piano cresce, segna, acquista fiducia… fino al secondo gol.

JOAO MARIO 7,5: l’andamento è simile a quello di Brozovic, ma è lui che spacca la partita con le sue accelerazioni, sia nel primo tempo ma soprattutto nel secondo tempo. Il secondo gol di Brozovic è invezione e manodopera sua: ritrovato.

EDER 4,5: spaesato e senza senso.

PALACIO 5: ci mette molto più di Eder come voglia e corsa, ma dura meno di un tempo.

ICARDI 6: il primo tempo  un grande sbattersi a destra e sinistra, corre, lotta, ma palloni pochi. I compagni vicini non lo aiutano, e ad un certo punto si affloscia anche lui. Va trovata una soluzione, perché il potenziale offensivo è enorme.

MELO 5,5: a scanso di equivoci, tempo permettendo, faremo il video sugli errori di Melo nel secondo tempo. Ma per un quarto d’ora sbaglia troppo, posizioni, interventi, passaggi e contropiede. Dopo il 2-0 si rintana nelle sue zolle, non alza il pressing e va decisamente meglio.

PIOLI 6: di stima, soprattutto per il realismo. Così difficile che si vada da qualche parte e la soluzione non può che essere estemporanea. Probabilmente sbaglia a tenere fuori Banega con questo schieramento, e certamente ne sbaglia uno tra Eder e Palacio, mentre su Nagatomo non ci sono dubbi: davvero Miangue farebbe peggio?

Nel secondo tempo in parte si sconfessa, pur non trovando subito risposte dai suoi: il cambio di Perisic aumenta la confusione in campo. Non so cosa significhi “calcio efficace”, espressione usata a Mediaset Premium: ma se “calcio efficace” è quella cosa che ti fa fare gol al primo tiro dopo aver subito 4-5 chiare occasioni avversarie, mi pare che di efficace ci sia la simulazione della roulette russa.

TABELLINO

INTER-GENOA 2-0
(primo tempo 1-0)
MARCATORE: Brozovic al 38′ p.t. e al 24′ s.t
INTER (3-4-2-1): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo; Candreva, Joao Mario (dal 42′ s.t. Banega), Brozovic, Nagatomo; Eder (dal 1′ s.t. Melo), Icardi, Palacio (dal 12′ s.t. Perisic).
All. Pioli.
GENOA (3-4-1-2): Perin; Izzo, Burdisso, Munoz; Lazovic, Rincon, Veloso, Laxalt (dal 40′ s.t. Edenilson); Rigoni (dal 34′ s.t. Pandev); Ocampos (dall’11’ s.t. Ninkovic); Simeone.
All. Juric.
ARBITRO: Valeri di Roma.
SANZIONI: ammoniti Ocampos (G), Veloso (G), Murillo (I).
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