Inter Genoa rivista e video su Felipe Melo

Abbiamo già affrontato il discorso Genoa nel dopo partita. Come ogni lunedì l’ho rivista e, eliminata l’adrenalina della gara in diretta (che rimane, pur in una stagione così così), le sensazioni del dopo partita sono state addirittura amplificate.

Sommando i due periodi in questione tra il primo e il secondo tempo, l’Inter ha giocato i 40 minuti probabilmente più brutti della stagione. Faccio persino fatica a paragonarli a Napoli, Atalanta e le due contro l’Hapoel in Europa League.

Tra l’inconcludenza dei singoli giocatori, con prestazioni da ectoplasmi (compresi gli eroi del secondo tempo, Brozovic e Joao Mario), si è aggiunto uno schieramento al di là dei limiti della giocabilità. Apparentemente un modulo “offensivo”, cioè d’attacco, perché schierava Candreva, 3 punte più Joao Mario: in realtà un modulo che ha fatto acqua da tutte le parti, con il pressing dell’Inter che falliva inesorabilmente ad ogni tentativo, e una metà campo che più sguarnita di così non poteva essere.

In attacco, assenza di idee, di gioco, di propositività. L’Inter ha pagato movimenti sbagliati, soprattutto dei due trequartisti, una larghissima imprecisione (in condivisione col Genoa, 76% entrambe), ma soprattutto i tanti rinvii, al punto che Miranda per la prima volta in stagione ha una media di passaggi riusciti del 60%, accumulando ben 17 palle lunghe: togliendo le 16 fisiologiche di Handanovic, l’Inter raggiunge quota 70, che è un traguardo assolutamente impensabile a inizio stagione quando si giocava praticamente solo palla a terra. Di queste, solo 29 sono andate a buon fine.

Non è un problema di palle lunghe in sé: il Genoa, per esempio, ne ha collezionate 55. Il problema è che il lancio lungo genoano è generalmente frutto di uno schema e una scelta tattica semplici e efficaci, con gli attaccanti che partono poco prima che il centrocampista tocchi (in questo senso, Rincon e Veloso davvero bravi), e poi questi lanciano alla cieca. Soluzione vista più volte e che ha portato spesso i genoani a scavalcare il centrocampo nerazzurro quando riusciva a ricompattarsi. Quello dell’Inter era altra cosa.

L’intento di Pioli era quello di sgravare subito la manovra dei difensori (nel caso del lancio lungo, di verticalizzare presto), ma è venuto a mancare il successivo sostegno degli esterni e dei trequartisti ai centrocampisti, soprattutto a Brozovic: tanto che le maggiori frequenze di passaggio sono state:

15 Miranda > Brozovic
14 Brozovic > Miranda
10 Brozovic > Nagatomo
10 Brozovic > Murillo
9 Brozovic > D’Ambrosio

A dimostrazione della difficoltà dell’Inter di creare gioco. I due grafici che seguono mostrano entrambe queste caratteristiche, errori, tanto gioco da dietro, con una spiccata verticalità da dietro che fa il paio con una noiosa orizzontalità a metà campo : il primo riguarda i passaggi nell’ultimo terzo di campo, il secondo i passaggi nel terzo centrale di campo. In rosso, ovviamente, gli errori:

Pioli ha colpe? Per quanto riguarda la formazione schierata e l’assenza di una qualunque idea di calcio, sì, inevitabilmente: ovviamente è il pensiero di uno che pensa più a costruire un futuro e un’identità piuttosto che provare a ottenere il risultato subito.

Ecco, il risultato subito. È questo l’alibi di Pioli, quello che lo scagiona da tutto e che me lo fa scagionare da tutto: se la società ti chiede risultati, ad ogni costo, prima ancora che gioco… anzi, a volte anche a costo del gioco, l’unico tuo obiettivo è quello di farli, non importa come, senza badare a altro.

È chiaramente un demerito e una grave colpa della società, incapace di pensare ad una prospettiva, regalando di fatto alla squadra la consapevolezza di navigare a vista.

La classifica di Serie A al momento recita:

Quale sia la possibilità di approdare al terzo posto è davvero difficile dirlo: oggi sembra facile fare il conto, dire che dista 8 punti, se prendi il Napoli sono 7. Ma non è così.

Farsi due conti sul resto del campionato è abbastanza semplice. Dato per scontato che la Juventus che la Juventus procederà spedita con più di 2 punti a partita di media (adesso è oltre 2,4) con un minimo di 85 punti (fino a un massimo di 84),  rimarrebero Roma, Milan, Napoli e Lazio. Sui rossoneri è persino troppo semplice prevedere un calo come quello dell’Inter di Mancini, così come la Lazio; per la Roma, anche considerando un calo, non finirà a meno di 76-77 punti, mentre il Napoli sembra abbia già pagato dazio alla fortuna e agli infortuni e nel girone di ritorno potrà solo migliorare. Abbozziamo? Juventus 84, Roma 76, Napoli 75, Milan 68, Lazio 67.

Per raggiungere quota 75 del Napoli, che è persino pessimistica (per i napoletani!), l’Inter dovrebbe fare 51 punti nelle prossime 22 partite, alla media di 2,32 a partita: per comprendere, con questa media oggi avrebbe 37 punti, 2 in meno della Juventus.

Anche solo per arrivare a 70 punti se ne devono fare 46 in 22 partite, a media di 2,1. E, anche qui, per capire: l’Inter del 2° Mancini, quella che ci faceva strabiliare gli occhi in testa alla classifica, alla 17esima giornata aveva 36 punti: 2,12 di media. E ci sembrava già un miracolo quello. La classifica diceva (Sassuolo una partita in meno):

Napoli da 35 punti arrivò a 82, la Roma da 32 a 80: segno che anche quest’anno il loro target non è 75-76 punti ma 80.

Insomma, servono un mercato di gennaio sfavillante, una improvvisa crescita individuale dei calciatori anche e soprattutto dal punto di vista della determinazione e della voglia, una chiave di lettura precisa di Pioli che imposti la squadra con metodi e uomini giusti, nonché un calo a picco di almeno 3 tra Roma, Napoli, Lazio e Milan (senza dimenticare comunque che la Fiorentina ha una partita in meno e virtualmente potrebbe essere a -3 dal Milan): serve solo questo. Tutto insieme.

Il problema è che questo genere di approccio alla gara non serve per raggiungere un risultato che vada al di là della singola partita, a meno che non vogliamo credere che le vivano davvero tutte come finali.

A che serve? Ad entrare in Europa League e poi, l’anno successivo, viverla con lo stesso appassionato autolesionismo di quest’anno? Per costringere alcuni, tipo Miranda, a giocare 3 partite a settimana?

Oppure sarebbe meglio prendere atto della situazione? È più sensato, stante così le cose, pensare che l’Inter possa verosimilmente fare 30-35 punti, anche 40 sarebbe già un ottimo risultato (1,82 a partita): sono 64 punti, l’anno scorso era Europa League.

E l’anno prossimo si darà via al nuovo anno zero, senza alcuna eredità tecnica per la futura squadra e il futuro allenatore… difficile che sia ancora Pioli: mi sembra già provato ed ha tutta la stampa schierata al suo fianco, critiche pochissime e addirittura dei veri e propri “endorsement” che sfidano la logica e la ragione.

L’alternativa? Col materiale che hai, dare chance a Miangue e soprattutto a Gabigol, due dei grandi misteri di questa gestione: il primo meriterebbe la titolarità a occhi chiusi, il secondo una chance… oggi il brasiliano paga l’essersi inserito con piglio sbagliato nel mondo professionistico e l’essere stato portato qui da Kia, pur non essendo un primo suggerimento di Kia. A meno che l’idea non è quello di venderlo, addirittura, a gennaio perché ti sei accorto che è davvero scarso e vuoi evitare che si veda. Difficile che avremo spiegazioni.

Dopo di che, a gennaio, evitare acquisti ad cazzum e procedere ad un ricambio rapido che veda protagonisti Nagatomo, Palacio, Eder, Felipe Melo, Kondogbia, da sostituire con gente più giovane (ovvio che il francese in quest’ottica andrebbe bene… ma solo in questa) e che siano funzionali a più idee di gioco, gente più rapida e tecnica, cioè quel che manca a questa squadra.

La vedrei decisamente meglio di questo stillicidio che a fine anno potrebbe lasciare tutti i tifosi con il solito amaro in bocca da qualche anno a questa parte.

FELIPE MELO

Chiudiamo con un video dedicato a Felipe. Non vuole essere una critica in assoluto al giocatore, pur rimanendo dell’idea che a questa squadra serviva e serve ben altro.

Durante la partita, alle 22:15, pubblico un tweet su Melo e la situazione in quel momento:

L’orario è decisamente importante, perché era nel momento della maggiore sofferenza dell’Inter e Melo si era reso protagonista di alcune situazioni scabrose che avevano generato pericoli, oltre che di una posizione spesso sbagliata e di un pressing troppo alto (ma qui il demerito andrebbe a Pioli, credo).

A fine partita ci sono state proteste da parte di alcuni lettori che giudicavano troppo caustico, qualcuno persino fuori luogo, il tweet.

Ebbene, anzitutto è necessario focalizzare il momento della partita: l’Inter era rientrata in campo e il Genoa aveva ripreso in mano la partita, protagonista di 4-5 situazioni importanti. Melo in quel momento stava giocando molto male, e la scelta di Pioli mi sembrava (era) sbagliata perché non aveva da il giusto equilibrio alla squadra, come poteva invece raggiungere senza alzare Joao Mario in una sorta di 3-5-2, tra l’altro insistendo con un Nagatomo disastroso.

Scelte sbagliate, c’è poco da rimuginarci su: l’unico vero merito è di avere liberato Joao Mario da ogni compito difensivo e liberarne la fantasia.

Su Melo, però, abbiamo voluto fare un video per dimostrare che quella valutazione era basata su troppi errori: qui ne valutiamo alcuni, soprattutto tecnici, tralasciando i tanti di posizione perché altrimenti il video sarebbe stato più lungo per mostrare quanto, soprattutto nella prima metà del secondo tempo, abbia fatto pochissimo filtro a metà campo.

Risultato? Che il voto di Melo adesso sarebbe 5-. Buona visione

 

Hai un cellulare o un tablet Android e vuoi rimanere in contatto con noi con maggiore frequenza, essere aggiornato sui nuovi articoli, salvare preferiti, visualizzare tutta la nostra produzione? Scarica l’app! A breve disponibile anche per IOS. Provala e facci conoscere la Tua esperienza d’uso.

[wpdm_package id=’4391′]

 .

Seguici su Twitter:

Seguici sulla pagina Facebook:

Loading Disqus Comments ...