Chi ha paura della tecnologia nel calcio?

Il mondiale per club è stato (ed è tutt’ora) designato come banco di prova per l’utilizzo del Video Assistant Referee, meglio conosciuto come VAR. Ci sono stati due casi da “moviola in campo”, di cui uno eclatante.

Prima di addentrarci, è giusto sottolineare che è quantomeno discutibile la scelta di utilizzare una manifestazione di tale risonanza mondiale per sperimentare uno strumento del genere: sono talmente tante le persone coinvolte, tali le dinamiche e le implicazioni, che il ruolo del VAR stesso può essere esaltato o sminuito esponenzialmente rispetto al reale fatto accaduto.

Ed è questo il primo aspetto che va tenuto presente: perché se in uno dei due casi non ci fosse stato Ronaldo ma un oscuro giocatore di Europa League, se ne sarebbe parlato meno e avrebbe fatto molto meno rumore. Nel bene e nel male.

GLI EPISODI

La prima occasione è stata durante Kashima Antler contro l’Atlético Nacional de Medellìn. Piccola parentesi: un giorno dovranno spiegarci perché rischia di vincere la competizione una squadra che ha il solo merito di aver vinto un campionato nel paese ospitante, senza aver vinto una competizione come la Champions League o la Coppa Libertadores, ma tant’è, comprendiamo che di fronte agli aspetti economici anche la logica può andare a farsi benedire.

In quella partita, i giapponesi hanno vinto per 3-0: al 32′ passano in vantaggio per un rigore che l’arbitro ungherese Kassai prima non vede e poi assegna grazie all’assistenza del VAR, Berrio sgambetta in area Nishi. Due le complicazioni.

La prima è che l’azione è proseguita per ben 44 secondi e si è fermata alla prima interruzione di gioco: e se qualcuno avesse segnato? E se ci fosse stata un’espulsione? La seconda è che Nishi era in fuorigioco. Ma, tutto sommato, non si sono riscontrate grosse polemiche. In questa occasione, l’arbitro Kassai ha verificato personalmente l’accaduto.

Tra Real Madrid e Club América, invece, un vero pasticcio. Al 93esimo, su assist di James Rodriguez, Cristiano Ronaldo scatta sul filo del fuorigioco e segna il 2-0. Qui la dinamica è diversa, perché il gol viene prima assegnato, Ronaldo festeggia con i compagni. Pochi secondi dopo, però, l’arbitro riceve la segnalazione dell’assistente video e comunica a tutti che il gol non è valido, è fuorigioco, facendo un ampio cenno con le braccia a disegnare un rettangolo (sarebbe la tv). Il Club América parte in contropiede ma l’arbitro fischia nuovamente, fermando l’azione e decretando il gol valido.

Apriti cielo.

Si sono scagliati in molti, tra calciatori (soprattutto Modric) e tanti giornali, abituati a parlare di “prova tv” e “moviola in campo” salvo poi ritrattare al primo errore o al primo incidente di percorso.

Perché è chiaro che a molti conviene che l’arbitro mantenga la sua fallibilità assoluta, la sua discrezionalità, il suo metro, la sua impostazione alla gara. Male che vada, si può sempre parlare di errore umano e di errori che alla fine si compensano sempre, vero?

COSA SUCCEDE NELLA NBA

Nella NBA ormai usano l’instant replay da anni e funziona, senza grossi problemi. E il motivo è semplice: ci sono delle regole ferree.

Per esempio, gli arbitri possono decidere di rivedere in queste occasioni:

  • Flagrant foul (un fallo particolarmente grave e antisportivo che può portare anche all’espulsione)
  • Il clear-path-to-the-basket (un fallo sull’uomo lanciato da solo a canestro)
  • Fallo su palla inattiva
  • Imprecazioni o insulti dei giocatori
  • Fallo commesso allo scadere del quarto
  • Fallo commesso allo scadere dei 24″
  • Invasione del tiratore di liberi
  • Malfunzionamento del cronometro (con falli o violazioni)
  • Uscita dalla zona della panchina

Tutte queste situazioni vengono decise dagli arbitri: a bordo campo c’è una tv, uno di loro prende delle cuffie con microfono per parlare con la regia (non più locale, ormai è centralizzata per tutte le partite) e questo gli permette di chiedere altre immagini, di rallentare, di accelerare etc…

Negli ultimi 2 minuti della partita o dell’overtime (tempo supplementare), alcune restrizioni vengono meno e l’arbitro può accedere con più facilità all’instant replay.

Dal 2015, alcune scelte sono state delegate alla regia, perché non soggette in alcun modo ad una discrezionalità arbitrale:

  • Tiro da 2 o da 3, sia se segnato che in caso di fallo subìto
  • Canestro segnato a fine periodo
  • Scadere dei 24″ su canestro segnato
  • Goaltending e interferenza a canestro
  • Palla uscita dal campo
  • Malfunzionamento del cronometro
  • Reset dei 24″
  • Numero di giocatori in campo

Questo ha aiutato ad accelerare i tempi. Se, per esempio, viene assegnato un canestro da 3 ma l’arbitro ha un dubbio, fa un cenno col la mano alta e l’indice che ruota per indicare che è necessario rivedere: nel frattempo l’azione prosegue e alla prima occasione l’arbitro comunque rivede per ratificare la scelta.

Negli ultimi 2 minuti di partita, è consentito alle squadre chiedere che si faccia ricorso all’instant replay sui casi dubbi.

DOV’È L’ERRORE E IL FALSO PROBLEMA TEMPO

Il problema di fondo non è lo strumento che, come tutti gli strumenti, se usato impropriamente porta confusione e errori. Nel calcio non ci sono queste regole ferree.

Per esempio, dovrebbe essere necessario, obbligatorio, far sì che certe scelte debba comunque prenderle l’arbitro, così come fatto da Kassai. In caso di rigori/espulsioni, il gioco dovrebbe essere interrotto immediatamente su segnalazione dell’assistente a bordo campo. Questo è un passaggio assolutamente fondamentale, perché la responsabilità della scelte deve essere sempre e comunque del direttore di gara, e non di un assistente esterno.

Certo, qualcuno potrebbe dire che è più facile utilizzare un instant replay su un campo più piccolo, come quello di una partita NBA, piuttosto che in uno più grande come quello di calcio. Ma è solo questione di regole, regole chiare:

  • Se c’è una segnalazione di utilizzo del VAR, la partita deve essere sospesa;
  • Se all’arbitro viene detto che si può andare avanti, si prosegue senza problemi, altrimenti va a bordo campo e decide;
  • L’arbitro stesso può richiedere l’aiuto del VAR, interrompendo la partita;
  • Le squadre hanno 1 possibilità per tempo di richiedere l’utilizzo del VAR;
  • Stabilire una casistica chiara e univoca: rivedere l’azione sul gol in caso di dubbio (tanto il gioco è fermo per i festeggiamenti), calci di rigore dati o non dati, espulsioni date o non date (anche possibili doppi gialli);
  • Aggiungo, mia speranza personale, che si possa segnalare un cartellino (giallo o rosso) che l’arbitro non ha concesso per il vantaggio e che poi “dimentica”, come accaduto per ben due volte al Napoli contro l’Inter.
  • Il tutto, va chiarito, senza alcuna fretta, con l’arbitro che deve andare a bordo campo e decidere. E deve avere possibilità di chiedere l’intervento della regia con immagini e eventuali sovrapposizioni di linee, come sul gol di Ronaldo: il che implicherebbe dedicare due telecamere specifiche dall’alto per il fuorigioco.

Nel caso di Ronaldo, l’errore non è nella tecnologia, ma nella dannatissima fretta, perché nel calcio esiste questa ansia di pensare che “oh, ma quanto tempo si perde?”. Facciamoci due conti senza prenderci in giro.

Le partite di calcio sono formalmente di 90 minuti più recupero: considerando anche l’intervallo e i due recuperi si arriva a 110-115 minuti, siamo alla soglia delle due ore. Napoli-Inter ha avuto un tempo effettivo di gioco di 53 minuti circa, Inter Genoa di 51 minuti, e sono state partite fortunate (l’Inter è generalmente squadra che prova a giocare) perché soprattutto in Italia abbiamo degli spettacoli inverecondi come Milan Crotone che ha avuto 41’03” di tempo effettivo di gioco.

Fatevi il conto: su 109 minuti totali dal fischio di inizio, solo 41 minuti di calcio e 68 minuti di nulla, la maggior parte dei quali spesi a simulazioni, dolori inesistenti, perdite di tempo del portiere, manfrine dei calciatori, calci di punizione da sistemare, barriere etc…

Però in molti vogliono farci credere che il problema sarebbe il ricorso al VAR per una/due volte a partita, o anche quattro o cinque, che importa se in gioco c’è la regolarità di match e campionati. Per dire, nel mondiale per club è stata utilizzata solo due volte!

Nella NBA, la durata effettiva di gioco (ed è quella che conta) è di 48 minuti (4 quarti da 12 minuti) che hanno una durata complessiva media di poco inferiore alle 2 ore e 15 minuti: il tutto si raggiunge anche per via dell’intervallo a metà partita e per i timeout, 12 timeout complessivi (di cui 10 certamente da 100 secondi) + 2 brevi da 20″, che da soli costano circa 20 minuti di gioco. Insomma, se si tolgono i timeout, NBA e calcio hanno durate molto simili tra loro. Anche quando si fa uso dell’instant replay. Poi va detto che, soprattutto in fase di playoffs o finals, hanno tutto l’interesse a dilatare tempi e partite perché più dura e più guadagnano in pubblicità, ma questa è altra faccenda.

Quindi il fattore tempo è un non-problema, come succede spesso nel calcio: è una finzione, una cosa che non esiste. Davvero sarebbe un problema se l’arbitro dovesse interrompere, che so, per ben 5 volte la partita perdendo non uno, ma l’eternità di due minuti, ovvero un totale di 10 minuti che significherebbe portare la partita da 110 a 120 minuti? Davvero è questo il dramma?

Davvero ci preoccupiamo più di un minuto per appurare un caso grave, mentre invece ci teniamo tutte le simulazioni, le perdite di tempo, le uscite alla chetichella dei calciatori come se niente fosse?

Direi proprio di no. Provate a misurare di tanto in tanto: ci sono azioni, soprattutto nei finali di partita, che riprendono anche dopo due minuti abbondanti.

COSA CI SI GUADAGNEREBBE

Una infinità di cose.

Nel 2010 in Sudafrica, durante Argentina-Messico, l’arbitro Rosetti convalidò un gol irregolare di Tevez, in evidente fuorigioco. Fu una barzelletta, perché tutto lo stadio poteva vedere il replay nel maxischermo e tutti, compresi i calciatori, erano perfettamente consapevoli dell’errore: tutti tranne l’arbitro e gli assistenti, che fecero di tutto per non guardare nonostante i ripetuti inviti dei messicani.

Gli arbitri tornerebbero ad essere tre, via i due assistenti di porta che non sono praticamente mai serviti a nulla di concreto: tutti più responsabilizzati. Ma soprattutto si potrebbe porre fine a una serie di errori che hanno cambiato il corso del calcio.

Per esempio, questo ciclo della Juventus nasce col gol di Muntari.

gol di muntari
Il famoso gol-non-gol di Muntari: come il guardalinee abbia potuto non segnalarlo è mistero del calcio italiano.

Con il VAR non ci sarebbe mai stato dubbio. Facciamo un riepilogo veloce delle prime cose che tornano alla mente?

  • Niente “mano de dios”, uno degli episodi che molti commentatori celebrano quando invece dovrebbe essere stigmatizzato in ogni parte del pianeta. Con quella mano l’Argentina vince un mondiale;
  • Boniek fu atterrato 2-3 metri fuori area: con quel rigore di Platini la Juventus vince la Coppa dei Campioni;
  • Va detto che ne perde una anche per gol di Mijatovic che era in fuorigioco, contro il Real Madrid;
  • Francia Irlanda: nei tempi supplementari, i francesi segnano con Gallas, ma l’assist di Henry è chiaramente originato da un tocco di mani: Francia qualificata senza merito;
  • Gol di Hurst nella finale tra Germania e Inghilterra: pallone mai varcato la linea;
  • Nel 2010, al contrario, fu negato il 2-2 a Lampard;
  • Molto meno significativo, ma vi ricordate Napoli Inter, con Obi che fa fallo fuori area e invece Rocchi assegna rigore e espulsione? Ecco.

Polemiche finite? Macché, per gli aficionados delle chiacchiere da bar non c’è pericolo: rimarrebbero così come ci sono tutt’oggi nella NBA, più che in altri anni (le discussioni sulle finals dell’anno scorso non sono ancora sopite). Si parlerebbe di più del cosiddetto “metro arbitrale”, vero e proprio fattore chiave nello svolgersi delle partite di calcio.

E i casi “irrisolvibili”? Non capisco quale sia il problema se a decidere è sempre l’arbitro: errore umano, ieri come oggi e come domani. Anche se ci sono delle situazioni che si vogliono far passare come irrisolvibili e invece non lo sono. Juventus-Inter del 98, per esempio: Ceccarini era lì per condurre una partita in quel determinato modo, probabilmente non avrebbe comunque cambiato idea, ma almeno non ci sarebbe stato un contropiede fuori dalla dimensione temporale, con metà squadra che protestava, metà delle panchine in campo e Del Piero che si faceva atterrare nell’altra area.

E per Ceccarini… a quel punto basterebbe introdurre un sistema sanzionatorio, con referti degli arbitri pubblici, così come i giudizi degli osservatori.

Solo che oggi è inaccettabile continuare con questo stato di cose e pendere unicamente dalle labbra di un arbitro che 9 volte su 10 non è affatto sereno.

Speranze? Pochissime.

 

 

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