Sassuolo Inter 0-1: passo dopo passo

L’Inter batte il Sassuolo 0-1 e dà un’altra aggiustatina alla classifica, che si fa sempre più corta e che al momento si racconta così:

Sassuolo Inter

Ci sono diverse cose positive in questa partita, accompagnate, come sempre, da altre negative e qualcuna in via di risoluzione. L’Inter non è ancora guarita, nonostante il più confortante -7 dal terzo posto e il quasi aggancio alla zona Europa League, e vedremo anche perché e in cosa è necessario ancora migliorare.

Come per la partita scorsa, c’è da prendere soltanto il meglio che, a dire il vero, è decisamente meglio di quello che si è visto contro il Genoa (e il Napoli, ma non ci voleva molto eh)… diciamo che le uniche due cose in comune sono la vittoria e zero gol subiti: due piacevoli ripetizioni che tutti i tifosi interisti si augurano possano diventare ripetizione continua. Nelle ultime sei, l’Inter raccoglie 13 punti, alla media di 2,16 per partita: se riuscisse a mantenere questa media, si supererebbero i 70 punti a fine campionato. Dopo quasi tre mesi, vittoria in trasferta: l’ultima era stata Empoli.

Su tutto quello che si può raccontare su questa partita va comunque fatta una tara, dato che parlare di Sassuolo “rimaneggiato” sarebbe dire poco. Della formazione titolare possibile, mancavano Peluso, Gazzola, Magnanelli, Biondini, Politano e l’ormai lungodegente (sempre che sia un infortunio vero) Berardi, ai quali si possono aggiungere dei buoni “dodicesimi” in grado di conquistarsi la titolarità come Duncan e Cannavaro. Insomma, tra gli assenti, il solo Letschert non pesava negli equilibri della squadra.

Solo in 4 della formazione stabile: Consigli, Acerbi, Pellegrini, Defrel (tutti sopra i mille minuti di presenza), mentre tutti gli altri hanno giocato anche per via di assenze di lungo corso. Relativamente pochi i minuti medi sulle gambe (va precisato che questi minuti sono comprensivi della partita di ieri!):

Lirola 748 minuti
Antei 819 minuti
Dell’Orco 151 minuti
Mazzitelli 615 minuti
Sensi 442 minuti
Ricci 832
Ragusa 698

Per fare un confronto, dell’Inter ha potuto schierare Handanovic, Miranda e Icardi (tutti sopra i 1600 minuti), Perisic, Murillo, Joao Mario e D’Ambrosio (tutti sopra i 1000 minuti), scegliendo di lasciare in panchina due dei più presenti (Banega e Santon, sopra i 900 minuti) e schierando Brozovic e Ansaldi che hanno comunque un buon numero di presenze, ma che hanno scontato un lungo periodo uno di punizione e l’altro di ambientamento: l’unico con pochi minuti era Felipe Melo, 197 minuti.

Va detto, pur a denti stretti, che l’Inter ha comunque sofferto un discreto Sassuolo che ha avuto le sue occasioni, pur essendo rimanegiatissimo. Ecco, dopo una breve e soddisfatta esultanza, mi sono chiesto che sarebbe di questa Inter se si dovessero assentare Miranda, Murillo, Joao Mario, Brozovic, Icardi e Candreva… e poi ho continuato a godermi la soddisfazione di una vittoria.

Va dato merito al Sassuolo di avere giocato una partita gagliarda e attenta, nonostante molte inevitabili imprecisioni, sfiorando più volte il gol, soprattutto nel primo tempo.

Se il Sassuolo si schiera con una specie di 4-3-3 che si adatta anche alle caratteristiche dell’Inter, con due trequartisti molto mobili, e molto più centrali, l’Inter risponde mandando in cantina l’orrido 3-4-2-1 visto nelle ultime due, proponendo un più congeniale 4-2-3-1 con Melo e Brozovic in mezzo, Joao Mario trequartista. Piccola variazione in difesa, dove Murillo è andato sul centrodestra e Miranda sul centro sinistra

Ecco, il primo tempo. Per raccontarlo sarebbe necessario, oggi più che mai, raccontare due facce della stessa squadra.

FASE OFFENSIVA

La prima faccia riguarda l’attacco. L’Inter è tornata a produrre una buona quantità di occasioni (12) e un discreto possesso palla, nonostante il credo e il dettato di Pioli siano chiari: l’azione deve fluire rapidamente, se possibile saltando i difensori e cercando la verticalizzazione rapida. Di questo schema, se ne giova soprattutto Candreva, il migliore in campo, che per 60 minuti buoni ha creato la quasi totalità delle occasioni nerazzurre. Ne hanno sofferto, invece, Perisic (e, invero, è parecchio strano perché dovrebbe essere favorito dagli spazi davanti a sé) e Joao Mario che, schierato da trequartista nel 4-2-3-1, ha sofferto nel non trovare la giusta posizione… non essendo trequartista.

Nel primo tempo, però, il Sassuolo ha giocato con un baricentro piuttosto basso (è stato di 48 metri alla fine, nel primo tempo ancora più basso!), lasciando all’Inter il controllo della palla (15 minuti di possesso su 23 totali, oltre il 65%) e ripartendo rapidamente in contropiede (ne parliamo nella fase difensiva). Questo ha portato la manovra dell’Inter a essere piuttosto confusa in molte situazioni, ma con più sbocchi e più convinzione rispetto alla partita precedente.

Anche se spesso su invenzione di Candreva, si è trovato soprattutto a destra la chiave giusta come dimostra la continuità delle occasioni create in tutta la partita:

Meglio nel secondo tempo, soprattutto dopo il gol, quando il Sassuolo ha dovuto scoprirsi, l’Inter ha mollato il possesso palla (dopo il gol, sotto il 50%) e ha provato a sfruttare gli spazi, mostrando (finalmente) anche una buona predisposizione ad adattarsi alle situazioni, pur sbilanciandosi troppo quando in vantaggio. Un regalo, questo, anche di Di Francesco che decide di giocarsela con un 4-2-4 che non sfonda e che gli crea soltanto problemi: nel finale l’Inter potrebbe dilagare, due volte con Perisic le più clamorose, ma fallisce.

Insomma, un’Inter che in attacco ha provato a sbrogliare la matassa del gioco pur senza riuscirci con continuità e dovendosi affidare alle prestazioni dei singoli, soprattutto Candreva (anche se l’Inter ha giocato molto di più a sinistra che a destra… anzi, o forse grazie a quello). Miglioramenti, soprattutto rispetto alla partita contro il Genoa, ma c’è ancora moltissimo lavoro da fare.

LA DIFESA

In fase di non possesso, le cose sono andate peggio. Tante le incertezze, soprattutto nel primo tempo e per una parte del secondo. L’inversione Miranda-Murillo non ha funzionato e lo schermo di Felipe Melo non sempre è stato efficace: prova ne è che il Sassuolo ha comunque tirato una decina di volte, chiamato in causa  Handanovic e sbagliato un gol relativamente facile nei primi minuti del primo tempo. I primi 45 minuti vedono Miranda e Murillo piuttosto in imbarazzo, con il brasiliano ancora non recuperato: oltre a perdersi Defrel nell’azione migliore del Sassuolo, sbaglia molte posizioni, un paio di brutte palle perse, ed un rinvio addosso ad un attaccante che finisce di poco a lato: segno anche di una fortuna che ha cambiato un po’ direzione, qualche settimana fa sarebbe entrata (mentre nell’azione del gol di Candreva, il rinvio dei neroverdi finisce su Icardi che la “aggiusta” per l’italiano).

Partite come quella di ieri dimostrano che Murillo è una sorta di clone di Cordoba: se gli togli un uomo da marcare direttamente, sembra un pesce fuor d’acqua. D’Ambrosio si è difeso bene ma, ogni volta che ha perso la bussola, l’Inter ha rischiato di subire, come nel primo tempo con Ragusa e nel secondo con Sensi.

Le distanze della squadra sono state troppo ampie, cosa che ha consentito al Sassuolo comunque di giocare con relativa tranquillità e creare le sue azioni. Stante così le cose, forse sarebbe meglio concentrarsi su un mediano davanti alla difesa (quale che sia) e due interni liberi di muoversi a piacimento: sarebbe una evoluzione del 4-2-3-1 che diventa 4-3-3, ma senza dare punti di riferimento precisi e lasciando che Joao Mario trovi la sua collocazione ideale e non stia troppo lontano dall’azione.

Questo consentirebbe, soprattutto, una migliore distribuzione degli spazi e più copertura centrale: l’Inter ne ha bisogno estremo, perché la fase di non possesso, con quella di preparazione alle transizioni negative, è ancora lontanissima dall’essere sufficiente. Insomma, è davvero difficile digerire l’aver lasciato un buon numero di occasioni ad un Sassuolo stra-decimato dagli infortuni. Non che si faccia “il pelo” su questa vittoria: gli infortuni e le squalifiche sono per tutti, così come lo saranno per l’Inter contro la Lazio.

Una cosa, però, è difficile da spiegare: l’ansia della squadra, anche in vantaggio, di sbilanciarsi troppo. Sull’1-0 l’Inter rischia, seriamente, due volte di prendere gol e almeno in un altro paio di occasioni è stata graziata da errori individuali dei neroverdi. Quando in vantaggio, sarebbe necessario e utile gestire il controllo della palla, alzare la percentuale di possesso palla, soprattutto in partite con squadre meno dotate tecnicamente: all’Inter succede il contrario.

CONCLUSIONI E JOVETIC

Insomma, una partita che l’Inter avrebbe potuto vincere più agevolmente ma in cui ha concesso troppo. A caval donato non si guarda in bocca, la classifica si accorcia e va bene così, anche se non sono un fan delle “vittorie a ogni costo”: senza una base solida, prima o poi il castello crolla, raro che ci siano eccezioni in ogni campionato.

L’ambiente è stato “ravvivato” anche dalle parole dell’agente di Stevan Jovetic. Il montenegrino è rimasto a casa e sembra ormai (davvero) insanabile la frattura. A rincarare la dose, il procuratore che ha affermato: “La società e i dirigenti si sono comportati in maniera non professionale, perché la formazione la fanno i giocatori, e questo non è da Inter, un grandissimo club“. Qualcuno dice che il riferimento è a Icardi, altre voci sono da riferire ad un gruppo di calciatori con i quali Pioli avrebbe stretto un rapporto di maggior fiducia.

Il riferimento ha inquietato molti, benché non sia né la prima né l’ultima volta che un allenatore tenga in considerazione l’opinione di un certo numero di calciatori dello spogliatoio. Insomma, non ne farei un dramma. Decisamente meno entusiamante le dichiarazioni di Piero Ausilio: sinceramente, in questi  casi si preferirebbe un pugno un po’ più duro piuttosto che una linea morbida e conciliante che non serve a nessuno. È chiaro che Jovetic dovrà andare via a gennaio: la via conciliante serve solo a giustificare l’incapacità di piazzarlo.

RIGORE O NON RIGORE?

Il metro dell’arbitro Di Bello è stato quantomeno discutibile: soprattutto nel primo tempo, i giocatori del Sassuolo godevano di una speciale licenza a far male. La partita si chiude, incredibilmente, con 5 gialli a 1 per i nerazzurri. Detto questo, che è persino lampante, il secondo giallo di Felipe Melo è da manuale: non deve stupire il fatto gli dia giallo a Melo, ma quanti altri gialli si sia risparmiato durante la partita.

Nel secondo tempo, però, c’è un’azione in cui Joao Mario sta superando un avversario, Antei, che nel contrastare Joao Mario, si sdraia e colpisce la palla con il braccio.

L’arbitro non dà il rigore e i giornalisti e moviolisti liquidano la vicenda con troppa semplicità: non era volontario. E qui casca l’asino, perché la regola andrebbe spiegata. Col termine “volontarietà” noi intendiamo, generalmente, un atto intenzionale e voluto, e così pretendono di farcelo capire i moviolisti da strapazzo. In realtà, con il termine “volontarietà” il regolamento del calcio intende una casistica che riguarda in sé il gesto, non certo la voglia di toccare il pallone con le mani. E con “gesto” da intendersi qualunque movimento innaturale che tenda a occupare più spazio e creare maggiore ostacolo. Quindi il “fallo di mani” deve essere sanzionato in base a due aspetti: uno soggettivo (la volontarietà) che, come tale, non può essere scientifica; l’altro oggettivo (il volume del corpo) che invece può essere determinato con più agevole facilità e dovrebbe aiutare l’arbitro.

Tratto dalle spiegazioni sul manuale del gioco, sezione “guida pratica”:

Deve valutare se il contatto tra il pallone e la mano o il braccio è voluto dal calciatore o se questi allarga, alza, muove o, comunque, tiene le mani o le braccia con l’intenzione di costituire maggior ostacolo alla traiettoria del pallone

Quindi l’arbitro non deve soltanto ragionare in termini di “ha toccato la mano di proposito”, ma anche la natura del gesto tecnico/atletico del difendente. E, se qualcuno avesse dubbi, l’utilizzo della “o” disgiuntiva dopo “è voluto dal calciatore”, il senso di specificare qualcosa oltre la mera volontarietà.

È chiaramente un fallo di mani da rigore. Ricordate il famoso mani di Couto? Il difensore parmense ammise il tocco di mani e sbugiardò clamorosamente tutta la redazione di Controcampo che andò persino a prendere Ghirardi allo stadio pur di fare caciara. Ininfluente che l’abbia toccata prima di testa o di mano: il fatto che la mano fosse in un posto per nulla coerente col gesto tecnico rendeva quel tocco “volontario” nel senso datogli dalla casistica AIA.

Quindi, ribadiamo, quello è rigore 100 volte su 100.

PAGELLE

HANDANOVIC 7: fa due parate, ma se la prima su Defrel l’avesse fatta Buffon, oggi leggeremmo di palloni d’oro ad honorem. Nel secondo tempo ferma sensi, ma dà comunque l’impressione di essere più tranquillo e sicuro del recente passato.

D’AMBROSIO 5,5: Ragusa gli sfugge spesso e nel secondo tempo si perde Sensi: tre errori che potevano costare cari, ma per il resto una buona partita, con poche puntate in attacco ma efficaci.

MURILLO 5,5: fa un clamoroso liscio nel primo tempo, ma deve condividere l’errore con le posizioni sbagliate di Miranda e Melo. Non ha un uomo fisso da marcare e questo lo manda in confusione.

MIRANDA 5,5: il credito del brasiliano è enorme, al punto da veder fioccare sufficienze (ho letto anche un 7) anche quando è probabilmente quello che sbaglia di più in difesa. Un liscio, due marcature “naif” e tante incertezze nel primo tempo, con la grave assenza nell’occasione di Defrel, mentre nel secondo va meglio, salvo farsi superare come un pivello sulla trequarti e mettere in subbuglio la difesa. Fisicamente, comunque, sembra in fase di miglioramento.

ANSALDI 6: nella difesa a 4 sembra un Santon qualunque. Fa poco in avanti, ma almeno due volte crea occasioni pericolose; in difesa è più attento del solito e non soffre moltissimo. Concentrato.

MELO 5,5: peccato, perché era una partita migliore della precedente. Nel primo tempo sbaglia un po’ troppe volte la posizione, pressa troppo alto al punto da farsi richiamare a più riprese da Pioli. Il voto è condizionato dall’espulsione, con un secondo giallo che sarà anche fuori metro arbitrale, ma tu sei Melo, giochi nell’Inter, stai vincendo, controlla, temporeggia, respira.

BROZOVIC 6: quando gli spazi si aprono, diventa illuminante. Nel primo tempo soffre perché dovrebbe velocizzare l’azione ma non è il suo mestiere.

PERISIC 4,5: forse la partita peggiore in nerazzurro, e non si tratta solo dei due gol sbagliati nel finale.

JOAO MARIO 6: mezzo voto in più per l’invenzione che porta al gol di Candreva. Nonostante fosse una delle due alternative che speravo si provasse (l’altra è da regista), il trequartista non è ruolo suo: l’importante è non fargli perdere tempo e fiducia schierandolo troppo avanti.

CANDREVA 7,5: per 60 minuti l’Inter pende praticamente… dai suoi piedi: due tiri da fuori, 3-4 azioni dalla destra e poi un gol che sarà sì fortunoso ma era meritato, sia dall’Inter che dall’italiano.

ICARDI 5: una sola occasione vera e sciupata malamente. Si muove un po’ di più, ma è ancora lontano dal lasciare il segno anche in altre parti del campo.

BANEGA 5,5: si vede che è particolarmente scazzato.

PIOLI 6,5: mezzo voto di fiducia perché abbandona la difesa a 3. Gli hanno chiesto di gestire e fare più risultati possibili, e lui quello fa, a prescindere poi dal gioco espresso in campo. Il test con la Lazio sarà più probante di questo Sassuolo: purtroppo sarà con Medel, Joao Mario e Melo assenti: ma contro il Sassuolo, la squadra decimata era l’altra.

TABELLINO

SASSUOLO-INTER 0-1
(primo tempo 0-0)
MARCATORI al 2′ s.t. Candreva
SASSUOLO (4-3-3)Consigli; Lirola, Antei, Acerbi, Dell’Orco; Mazzitelli (dal 32′ s.t. Iemmello), Sensi, Pellegrini (dal 15′ s.t. Missiroli); Ricci (dal 16′ s.t. Matri), Defrel, Ragusa.
All.: Di Francesco.
INTER (3-4-2-1) Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo; Candreva (dal 46′ s.t. Gabriel Barbosa), Brozovic, Felipe Melo, Ansaldi; Joao Mario (dal 24′ s.t. Banega), Perisic; Icardi.
All.: Pioli.
ARBITRO Di Bello di Brindisi.
SANZIONI: Espulso al 47′ s.t. Felipe Melo per doppia ammonizione. Ammoniti: Missiroli, Joao Mario, Brozovic, Gabriel Barbosa.
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