Gagliardini: ne vale la pena?

Abbiamo affrontato l’argomento Gagliardini in un articolo di Francesco Santavenere. Era novembre, pausa per le nazionali, e le convocazioni di Lapadula e Gagliardini meritavano attenzione. L’articolo lo trovate qui:

Gagliardini chi?

Insomma, non ci convinceva la convocazione di un calciatore con così poche presenze in Serie A, sebbene avvenuta dopo l’infortunio di Claudio Marchisio e, pertanto, frutto di contingenza, pur curiosa per due motivi: 1) il ragazzo era già stato convocato nel 2014 da Prandelli, per uno stage; 2) qualche settimana prima era stato convocato, per la seconda volta, da Di Biagio nell’Under 21, anche qui a causa dell’infortunio di un altro calciatore, Pellegrini.
Ma quella era una estemporaneità che nascondeva comunque l’intento di inserire il ragazzo nel giro della nazionale.

Gagliargini è sembrato, fino a qualche giorno fa, uno dei classici calciatori italiani in “orbita Juventus”, ovvero uno di quella schiera enorme di calciatori che, nonostante non esista più una struttura come fu la Gea, ricadono in quel limbo particolare in cui hanno appena due scelte: o la squadra di appartenenza o la Juventus. “Giocatori controllati”, dicono gli esperti di mercato, senza che però ci sia alcun fondamento giuridico a questo “controllo” se non un “gentlemen agreement”, come si suol dire oggi per sembrare istruiti e raffinati, tra i dirigenti dei due club. Che poi è un “agreement” poco “gentlemen”: in genere cedono alle condizioni della Juventus.

In molti casi ti va male (vedi vicenda Berardi), in qualche altro, più raro, caso sembra ci sia effettivamente possibilità di inserirsi. Ma.
Ci sono dei ma.
Il primo è il legittimo sospetto che questa trattativa sia reale e con concrete possibilità di realizzarsi.
Il secondo riguarda il prezzo: per avvicinarti a questi calciatori devi sborsare una quantità di denaro esorbitante.

È uno dei problemi atavici del calcio italiano. Un giovane come Gagliardini all’estero lo paghi meno della metà, e con almeno due anni in meno sulla carta di identità, perché all’estero fanno esperienza molto prima. E questo porta molte formazioni di medio-basso calibro a non avvicinarsi neanche agli italiani, perché costerebbero uno sproposito rispetto al “colored con le trecce del Burkina Faso”… scusate, apro una parentesi, perché non resisto. Insomma, ci siamo lamentati di Optì Pobbà del caro buon Tavecchio, e poi…

Tornando in tema, scusate. Il concetto è che il mercato italiano di calciatori italiani è drogato da una serie di rapporti sin troppo amichevoli tra procuratori e dirigenti di società. Parlo a titolo personale, non sono mai stato un fan del “l’Inter ai giovani italiani” e pertanto preferirei che si spendesse verso calciatori di un calibro diverso e già testati a certi livelli (vedi Joao Mario): mi auguro che questa… “ansia” di italianizzare l’Inter a tutti i costi non porti la squadra a cortocircuiti tecnici e tattici come troppi ne abbiamo vissuti in questi ultimi anni. Detto poi che, soprattutto al momento, è un problema relativo, vista la presenza in rosa di 6 italiani, e basta guardare Juventus, Napoli, Roma… non ne hanno molti di più: gli ultimi 7 acquisti bianconeri sono tutti stranieri (Higuain, Pjanic, Cuadrado, Pjaca, Benatia, Dani Alves e Rincon) eppure non vediamo alcuna vergine in rosa o bargiggi sparsi per il paese strapparsi le vesti in tv.

Insomma, Gagliardini sembrava inarrivabile e invece da qualche giorno sembra che ci sia stata un’accelerata da parte dell’Inter, decisissima ad acquistarlo, al punto che si può chiudere addirittura in 24-48 ore. Sembra che la direzione della proprietà cinese sia chiara: italianizzare la squadra (e vabbe’) con giovani e forti. Si spiegano così le forzature su Berardi (diffido che non arrivi) e adesso su Gagliardini. Non credo, né è facile crederlo, che la proprietà sapesse minimamente chi è Gagliardini: qualcuno lo ha indicato come il soggetto ideale secondo il profilo richiesto e ha mosso le pedine per acquistarlo. Se andrà male, la faccia in prima pagina sarà quella di Piero Ausilio.

Il problema reale è che si parla di una cifra tra i 25 e i 30 milioni. La domanda è: ci sono questi 30 milioni, o dovremo l’Inter si schianterà contro qualche muro del FPF a giugno? Perché se ci sono, e sono tra i pochi disponibili, è operazione che comprendo decisamente poco. Se ci sono e si può fare molto altro allora è altro discorso.

Gagliardini è un calciatore che ho avuto la fortuna di vedere poco, 3-4 partite e non di più. Anche perché ad oggi non sono state tantissime le sue apparizioni: in Serie A 13 partite, 828 minuti, mentre nell’Atalanta ci sono altri centrocampisti con minutaggio superiore, Kessié (16 presenze e 1449 minuti) e Freuler (14 presenze e 979 minuti). Va detto, per onestà, che le ultime partite le ha giocate tutte da titolare (tranne l’assenza contro la Juventus, praticamente… “d’ordinanza”. Oh, dai, ok: era in panca anche con l’Inter), mentre è stato a inizio campionato ad avere delle difficoltà nell’inserimento, o forse era Gasperini a volerlo dosare con calma.
Fatto sta che un ragazzo che oggi rischia di essere pagato tra i 25-30 milioni fino a poche settimane fa non era neanche titolare nell’Atalanta, e qualche mese fa era ancora in Serie B. Al di là di tutto, è davvero poco spiegabile la sua ascesa anche dal punto di vista mediatico… a meno di non focalizzarci sul procuratore.

COSA SPOSTA?

Questo deve portarci alla seconda domanda: oggi Gagliardini cosa sposta all’interno delle dinamiche dell’Inter? È un punto di domanda enorme e che cambia in maniera consistente la valutazione complessiva dell’operazione. Perché parliamo di un ragazzo di 22 anni con poca esperienza e che ancora non è ancora passato sotto certe pressioni mentali e fisiche, che è in totale evoluzione e che da qui ai prossimi 18 mesi potrebbe diventare qualunque cosa.

Nelle poche occasioni in cui l’ho visto sembra proprio una mezz’ala che potrebbe persino giocare da trequartista “alla Parolo”, per comprendere esattamente cosa intendo in questa Inter allenata da Pioli. Nei primi passi è discretamente lento ma ha una buona progressione, piedi buoni ma non (ancora?) eccezionali: il non sempre perfetto senso della posizione in fase di non possesso (sono tante le azioni di recupero che gli ho visto fare, segno che c’era, sì, ma in ritardo) fa il paio con quello che pare un grande intuito nell’inserimento senza palla. Sotto quest’ultimo punto di vista il giudizio è più che positivo: nella somma dei minuti giocati (e che ho visto) è stato il più pericoloso in avanti.

La sua dote principale è stata la capacità di lettura nel pressing, fatto molto bene e in anticipo rispetto ai tempi avversari: ma qui deve entrare in gioco anche la valutazione sul sistema di Gasperini.

Se escludiamo, almeno per il momento, la possibilità che possa essere schierato libero da vincoli e davanti a due centrali, che dovrebbero essere Brozovic e Joao Mario, al momento lo vedo più come alternativa ai due, più a Brozovic che al portoghese. Questo apre alla cessione del croato a giugno? Eppure sembra che l’intenzione sembra quella di piazzarlo davanti alla difesa, ruolo in cui non sembra avere oggi la maturità giusta e lo spessore per farlo nell’Inter: oltre a qualche problema di lettura tattica e di posizione, ha mostrato grande propensione a perdere palla. Questo è un rischio che si vuol correre già da adesso? E, soprattutto, si vuol limitare la migliore dote del ragazzo, che è quella di attaccare lo spazio e inserirsi? Non solo, è piuttosto bravo a recuperare le seconde palle, ma questo implica anche una certa libertà di muoversi che male si adatta all’esperimento di regista/mediano basso. Cosa, tra l’altro, che lo limiterebbe anche nella buona capacità nel corpo a corpo: è più bravo nella marcatura dell’uomo che nella copertura degli spazi e nelle marcature preventive.

Insomma, è un acquisto che non risolve e che, anzi, apre altri equivoci tattici non indifferenti. Avrei capito di più l’interessamento a un Torreira, che è giovane ma non è italiano e forse ha poco appeal (poi magari la società ci fa felici e risolve il problema acquistando un Badelj o Jorginho e poi che se la sbrighi Pioli).

In definitiva, allo stato attuale delle cose l’impressione è che funzioni in un contesto molto dinamico, organizzato e con precisi dettami tattici: ovvero l’Atalanta di oggi. Mentre è tutto da registrare l’approdo in una metà campo fatta più di improvvisazione come quella dell’Inter. L’impressione è che sia troppo presto (o lui in ritardo), anche se è vero che a quell’età si può diventare praticamente qualunque cosa. Ho visto qualche video degli anni precedenti, per quel che possono valere, e avrei pensato a qualcosa a metà tra Ambrosini e Aquilani, oggi è difficile darne una definizione precisa. Anche se, ribadisco, nei prossimi due anni potrebbe diventare qualunque cosa, e potrebbe già farlo dalla prossima partita: i mezzi sono buoni e sembra anche la testa. Beninteso, quando dico “qualunque cosa” intendo anche in negativo.

In definitiva, l’operazione è molto rischiosa oltre che piuttosto costosa: considerando tutto, compreso la longa manus juventina, forse poteva essere trattato a cifre inferiori. Anche se le cifre sono quelle, basta guardare Romagnoli o Bertolacci.

Ecco, un altro dato che mi preoccupa è certa eccitazione del tifoso che vedrebbe in questo acquisto chissà quale gesto di forza nei confronti dei bianconeri. La Juventus fa tutto sommato un altro campionato e ha creato un gap che è difficile da colmare subito (tantomeno con i Gagliardini…), e non vorrei che per troppa gente la nuova frontiera del successo sia “strappare” qualche giovane ai bianconeri o godere di un Witsel (che all’Inter sarebbe servito tantissimo) in Cina.

MERCATO CHE RESTA

Cosa toglie Gagliardini al mercato nerazzurro? Altro punto di domanda. L’Inter, l’abbiamo visto in questi giorni e approfondiremo in seguito, avrebbe bisogno di almeno un acquisto per reparto: a metà campo manca una figura centrale che sappia smistare gioco: non lo è Brozovic, non lo è (per sua volontà) Joao Mario, non lo è Gagliardini, a prescindere dai tentativi che si faranno.

Detto di ciò che mancherebbe a metà campo, rimarrebbe almeno un terzino, oltre a una serie di equivoci tattici e tecnici (e anagrafici) da risolvere nel più breve tempo possibile: Banega, Kondogbia, Ranocchia, Nagatomo, Eder, Palacio tra tutti, e elencarli non significa pensare per forza alla cessione (intanto si registra la buona notizia di Melo andato definitivamente al Palmeiras).

Quelli per Gagliardini sono 25-30 milioni che spostano anche il mercato di Gennaio? Il rischio è quello di fare solo questa operazione? Le perplessità, se possibile, aumentano e sinceramente speriamo di essere smentiti da Gagliardini nel più breve tempo possibile, magari mostrando che è quel pezzo di centrocampo che mancava.

Certo, fa specie la tanta eccitazione di oggi quando nel passato, recente e meno recente, sono stati bocciati giovani… “veri”, talvolta senza pietà, talvolta senza neanche dargli vere chance, talvolta pretestuosamente. Ho usato “veri”, tra virgolette, perchè Gagliardini è un 94 come Benassi e Kovacic, due giocatori che oggi sarebbero utilissimi a questa squadra e dei quali ci si è liberati troppo presto (Gnoukouri è un 96 e ci sarà tempo per rammaricarsi. Piuttosto, mi raccomando: cediamo subito Miangue e teniamoci Nagatomo): ma se per Kovacic e Benassi c’è stata la possibilità addirittura di fare una plusvalenza, e guadagnarci, con Gagliardini è difficile, molto difficile.

Quei 30 milioni ne fanno uno di quei colpi che non puoi proprio sbagliare: deve fare bene, e deve farlo nell’arco di questo anno solare. Inserirsi e fare bene nel palcoscenico più rovente del panorama italiano, e non solo.

Benvenuto Roberto, e buona fortuna: ne avrai bisogno.

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