Gli allenatori dagli anni 50 a oggi: parte seconda (’70-’80)

gigi rivaIl calcio sta cambiando rapidamente, la squadra che fa da anello di congiunzione fra il precedente ventennio ed il successivo, è proprio il Cagliari scudettato di Gigi Riva: stagione calcistica 1969-70. Quella squadra, mitica, riuniva tutte le componenti degli anni romantici del calcio. Spirito di squadra, tecnica, forza mentale ma anche spensieratezza. Resta nelle leggende popolari la sera in cui Scopigno (che era l’allenatore di quella squadra, lo dico a beneficio dei più giovani) entrando per un controllo serale in una camera, scoprì Albertosi, Riva ed altri, che giocavano a carte e stavano fumando. Il Cagliari in quel momento era in piena lotta per vincere il titolo, la decisione da parte di Scopigno fu immediata: si mise anche lui al tavolo, si accese una sigaretta ed iniziò a giocare. Esistono momenti, occasioni, situazioni, in cui essere severi, non è produttivo; vale molto di più fare “gruppo”, rendersi quasi “complici” con i giocatori. Ad ogni modo, vero o non vero l’episodio (è troppo bello per essere smentito), quel Cagliari vinse il suo unico scudetto della storia.

coverciano

Negli anni ’70 avviene il primo grande passo, che porta ad un calcio sempre più professionistico e tattico: viene istituito il famoso “Corso allenatori di Coverciano”. Fu voluto, fra gli altri, anche da Italo Allodi. Ad uno dei primi corsi, parteciparono i seguenti allenatori, occhio ai nomi: Marino Perani, Gianni Di Marzio, Luisito Suarez, Osvaldo Bagnoli, Ilario Castagner, Giovanni Trapattoni e Gigi Simoni. Ditemi voi, se quella “classe” di aspiranti allenatori, non ha fatto la storia del calcio degli anni ’70 ’80 (ed anche degli anni successivi, penso a Trapattoni e Simoni, soprattutto). I loro Insegnanti? Silvio Piola e Giuanin Ferrari. Per un paio di giorni, in cattedra, salì un allenatore che è una nostra vecchia conoscenza: Vujadin Boscov.

Negli anni 70, iniziano a delinearsi cinque differenze, per gli allenatori, rispetto al precedente ventennio:

  • Preparazione tecnica (corsi di Coverciano).
  • Aumento della tecnologia (prevalentemente televisione, che consentiva di avere più informazioni sugli avversari e maggiore diffusione / introiti economici).
  • Cambio dei regolamenti: aumento delle sostituzioni (il più importante).
  • Staff (inteso come vice allenatore, preparatore atletico, osservatori, medico, fisioterapisti, nutrizionisti ecc.).
  • Cura della preparazione atletica sempre più vista come componente essenziale.

Sistema wmFino agli anni ’60, i moduli di gioco erano pochi, tutti, o quasi, gli allenatori giocavano con il libero e la difesa a quattro. Diciamo che i numeri dal 2 al 6, erano difensori con l’unica eccezione del numero 4. Il 6, tipicamente era il libero. I moduli di gioco, originariamente, sostanzialmente erano due: il WM (detto anche “il Sistema”) o il WW (detto anche “il Metodo”). La differenza fra i due (in estrema sintesi) la faceva il centromediano. Nel WW il centromediano aveva compiti di rilancio dell’azione (e fu chiamato “metodista”, così ora i più giovani, sanno chi sia il “centromediano metodista”, nel “Sistema” il centromediano, aveva il compito di marcare il centravanti. L’introduzione dei corsi per gli allenatori contribuì, in modo determinante, ad un cambio di mentalità, ad uno scambio di idee sempre più proficuo. Si iniziarono a studiare nuovi moduli tattici ed a perfezionare quelli esistenti.

La possibilità di sostituire un giocatore di movimento (introdotta nel 1968-69) detto “il tredicesimo”, che si era aggiunta alla possibilità di cambiare il portiere, fu portata, nel ’73 ’74, a due giocatori di movimento. Questo sicuramente, consentì agli allenatori, non solo di poter sostituire un giocatore infortunato o che stesse rendendo poco, ma anche di mandare in campo giocatori con diverse attitudini, per cambiare modulo o anche solo “atteggiamento” alla squadra, nel corso della partita. Se l’ultima squadra che segnò la fine degli anni “romantici” (ventennio ‘50 ’60) fu il Cagliari di Gigi Riva, la squadra che chiude il ventennio degli anni “ruggenti” (’70 ’80) è la mitica Inter del Trap, stagione ’88 ’89. L’Inter dei record. In quella squadra straordinaria, divenne epico il cambio che veniva effettuato nel secondo tempo (verso il ventesimo minuto, ci potevi rimettere l’orologio): fuori Matteoli, dentro Beppe Baresi. Risultato in cassaforte, gli avversari potevano scordarsi di segnare.

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L’aumento della tecnologia fu molto importante e, negli anni a seguire, determinante (basta pensare che adesso, con il computer, di una squadra si analizza tutto, le analisi del “nostro” Alberto Di Vita, sono un esempio lampante, di come la tecnologia possa consentire una analisi dettagliatissima del gioco di una squadra). In quel ventennio, la televisione, fu importantissima. Basta pensare che fino ai primi anni ‘70, per conoscere l’avversario, si mandava l’allenatore in seconda (che, ricordo, non poteva sedersi in panchina) a visionare l’avversario del turno successivo (anche qui, lo dico per i più giovani: le partite si giocavano tutte la domenica pomeriggio, alle 14 in inverno poi, via via che le giornate si allungavano, si arrivava alle 16).

Quando la televisione iniziò a trasmettere le partite, fu più facile vedere come giocava l’avversario, esaminarlo, scoprirne i segreti.

Vale la pena, soffermarsi su tre allenatori che in quegli anni fecero “incetta” di vittorie nei campionati (fra Serie A e Serie B), due sono italiani: Giovanni Trapattoni e Gigi Simoni (lo so, sono “di parte”, lo ammetto, ma chiedete ad uno qualsiasi dei 607 calciatori che ha allenato, poi mi dite che cosa vi risponde; Simeone, giusto per fare un nome a caso, è lapidario: Simoni è il suo modello di allenatore, come gestione del gruppo e come valorizzazione dei giocatori). Entrambi hanno fatto il corso di Coverciano (insieme, come detto), entrambi giocano “all’italiana”. Il terzo è olandese: Marinus Jacobus Hendricus Michels, eletto allenatore del secolo nel 1999 ed allenatore simbolo del cosiddetto “calcio totale”. Non fu Michels ad inventarlo in realtà, ma tale Jack Reynolds, allenatore dell’Ajax dal 1921 al 1925, però certamente fu Michels (che ebbe Reynolds come allenatore) che lo teorizzò (il calcio totale), a partire dal 1965, nel modo che conosciamo adesso.

CruyffCon Michels allenatore e Cruijff giocatore, il calcio totale dal 1971 al 1974 toccò le vette più alte ed ebbe la definitiva consacrazione, facendo innamorare centinaia di milioni di appassionati di calcio. E’ da quel calcio che nascono la zona ed il fuorigioco (non da Sacchi, come qualcuno crede o vuole far credere), inteso come applicazione di un modulo tattico, che mettesse in fuorigioco gli attaccanti avversari. Inutile che vi spieghi cosa sia, sapete meglio di me cosa significhi. Il calcio totale infatti, oltre che prevedere che i giocatori si scambiano di ruolo, prevedere rigorosamente marcatura a zona e applicazione del fuorigioco.

Ma torniamo ai “nostri” due italiani: Giovanni e Gigi. Il loro calcio è un calcio pratico, fatto di pochi fronzoli e che bada al “sodo”, ed entrambi sono due allenatori che sono considerati, erroneamente, difensivisti. Non lo sono affatto. Sono “pratici”, nel senso che se per vincere (o tenere un pareggio) devono far entrare un difensore, lo fanno e basta. Pensano prima al risultato e poi al “bel gioco”, certo, ma non sono assolutamente difensivisti. Non lo è neppure il calcio italiano, in generale. E’ a mio avviso un “falso mito”, dovuto a due fattori: la presenza di fortissimi difensori in tutta la nostra storia e l’italico senso di praticità. Ma l’Italia Campione del mondo nel 1982, (per fare un esempio) rifilò 2 o 3 gol a tutti: Argentina, Brasile, Polonia e Germania. Ho chiesto direttamente a due protagonisti di quel mondiale: Bruno Conti e Beppe Bergomi. Se Conti sentisse dire qualcuno che quell’Italia era difensivista, gli riderebbe in faccia.

Torniamo un attimo ai nostri italici allenatori. Trapattoni, per fare un esempio concreto, con l’Inter dei record schierava contemporaneamente: Bianchi, Berti, Diaz, Matthaus, Serena. Il numero 4 era Matteoli, un regista arretrato, un Pirlo “ante litteram”. Vi sembra una formazione difensivista? 67 gol fatti in 34 partite, praticamente 2 gol a partita. Alla faccia del modulo difensivo. Ed era anche un Inter spettacolare.

Quanto a Simoni: predilige il 4-3-3. Gioca sempre con 3 punte quando può. Il suo primo Genoa aveva Conti, Pruzzo e Bonci. Le sue squadre, hanno sempre segnato tantissimo. Simoni è uno degli allenatori più votati al gioco di attacco che esistano. Pretende dai suoi centrocampisti un continuo apporto al gioco offensivo, senza per questo trascurare la fase difensiva. Certo: non è “scriteriato” (in senso buono ovviamente) come Zeman.

gigisimoni-bersellini

In quegli anni “ruggenti”, tutto era una scoperta. La TV portò proprio nel 1970, nelle nostre case (più che altro nei Bar, visto che molti ancora il televisore non lo avevano) i famosi mondiali del 1970, quelli della semifinale Italia Germania 4-3. Me la ricordo, anche se all’epoca avevo solo 6 anni. Ricordo il silenzio spettrale che c’era nelle strade del mio “natio borgo selvaggio” che è Castagneto Carducci, in Toscana. Ricordo il boato ai gol dell’Italia e l’urlo rabbioso dei tifosi, al momentaneo pareggio (1-1) di Karl Heinz Schnellinger, praticamente a tempo scaduto. Non poteva esserci inizio migliore, per il ventennio successivo, di quella partita. Un vero spot per il calcio. Poi i Mondiali del ’74, quelli del ’78 ed i già citati mondiali del 1982.

Proprio nel 1970, ha inizio una trasmissione a dir poco storica: 90° minuto.

Le mitiche telecronache di Gianni Vasino da Milano, Tonino Carino da Ascoli, Giorgio Bubba da Genova, Giuseppe Giannini da Firenze, Luigi Necco per Napoli e Avellino. La conduzione di Paolo Valenti, che terminò proprio allo scadere del ventennio: 1990.

Il calcio entrò nelle case di tutti, battendo di gran lunga tutti gli altri sport (negli anni ’50 ’60, il ciclismo, era seguito quanto il calcio, forse in alcuni posti anche di più). Fu una vera rivoluzione. Nel 1977, per la prima volta la trasmissione fu a colori. Lo stupore ed il clamore furono enormi, ricordo che andavamo tutti a casa di un mio amico, a vedere 90° minuto a colori. Che se lo dici oggi, ti ridono dietro. Ricordo poi che si aggiunse Domenica Sprint. Le trasmissioni divennero quindi tre, visto che c’era già la storica Domenica Sportiva, che andava in onda, in formato ridottissimo peraltro, già dal 1953 (la prima puntata è dell’ 11 ottobre 1953: trasmisero le immagini di Inter Fiorentina), ma che assunse i connotati di vera e propria trasmissione solo dal 1965.

Perché parlo di queste trasmissioni? Un pochino perché ho 52 anni, dunque sono ormai nella fase del “ma ti ricordi?” ma, soprattutto, perché queste trasmissioni contribuirono molto all’evoluzione del calcio. Lo resero sport di massa a tutti gli effetti, i diritti televisivi iniziarono a far lievitare il giro di affari e, conseguentemente, l’interesse per il calcio. La determinazione da parte degli “addetti ai lavori”, allenatori in primis, a fare di più e di meglio contribuì moltissimo all’evoluzione del “giuoco del calcio”.

Infine: se prima un allenatore faceva tutto da solo (curava la preparazione atletica, la tattica, faceva il dietologo, il medico, insomma: tutto), gli staff iniziarono a diventare sempre più numerosi e professionali. L’allenatore in seconda, il preparatore dei portieri, il preparatore atletico (pensate, Simoni ebbe il suo primo preparatore atletico quando allenò il Pisa, stagione 1984-85), il medico, persino il nutrizionista, iniziarono ad essere presenti nelle squadre. Impossibile non ottenere un miglioramento, sotto tutti gli aspetti, sia atletici che tattici.

La stagione 1988-89, chiude questo ventennio splendido. Ripercorrendo tutta la storia del calcio, forse questi venti anni sono i più belli, perché avevano moltissime componenti attuali, ma ancora erano fatti di un calcio a cui ci si poteva davvero appassionare, un calcio in cui la spirito genuino degli anni “romantici”, ancora non era svanito del tutto.


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