Miranda e i numeri dell’Inter

Joao Miranda è un giocatore che parla relativamente poco. Qualcuno, anche per questo aspetto, ha provato in passato a paragonarlo a Walter Samuel, ma sinceramente i pianeti sono abbastanza distanti e vedremo anche perché. Prima di affrontare l’argomento, però, è

necessario fare una premessa, anche per “tarare” sin da subito l’articolo. Non è né vuole essere una difesa a Frank De Boer, ormai digerito come passato: su queste pagine abbiamo sempre provato a tenerci equidistanti tra quello che ci piace e quel che non ci piace, focalizzandoci sulla realtà e non lasciandoci trascinare dall’emotività.

Per quel che mi riguarda, non è un “Pioli vs FDB”, che non avrebbe senso: hanno lavorato su piattaforme diverse, con ambienti diversi, appoggio e tranquillità diversi. Non solo, la situazione che si è venuta a creare era tale da rendere i calciatori molto più responsabili di quanto non fossero a inizio campionato. Se FDB è stato il parafulmine di tutti gli strali lanciati a destra e manca, la maggior parte dei quali immeritati, con Pioli non sarebbe accaduto né potrebbe accadere, almeno non nel breve termine: abbiamo visto e letto le reazioni post Hapoel di novembre, nessun dito puntato contro l’allenatore e tutti, ma proprio tutti (me compreso), a indicare nei calciatori i veri responsabili della disfatta.

E giustamente, aggiungo. Consapevoli noi, consapevoli loro.

Pertanto, tutte le valutazioni fatte in questo articolo non sono né pro FDB né contro Pioli, che sta facendo oggettivamente il massimo, non solo in relazione ai risultati, in una situazione scabrosa e che rischia di inghiottire l’allenatore.

Per intendere anche la prospettiva “malpensante”, sono stato molto critico con Roberto Mancini per il gioco espresso all’inizio del campionato scorso, nonostante il primo posto: perché ritengo che le squadre debbano poggiarsi su fondamenta solide, e l’identità di gioco è una di queste. Su Pioli abbiamo scritto ampiamente: non è un allenatore da “calcio speculativo” né un “normalizzatore” come erroneamente detto da molti. Rispetto a Mancini sta facendo delle scelte diverse, sta comunque provando a costruire, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, consapevole dei limiti di questa squadra (che analizzeremo fra poco): il fatto che raggiunga risultati è, per me, un “plus”, importante, ma pur sempre “plus”, perché con il “metodo Mancini” vinci oggi e poi crolli, come è successo nel ritorno. Ha una squadra certamente migliore e sta provando a trovare soluzioni per raggiungere buoni risultati e buon gioco.
Insomma, non guardo né mi interessano esclusivamente i risultati: chi la pensa così può tornare al prossimo articolo, perché questo parla di altro.

MIRANDA

Chiarito questo, torniamo a Miranda, che ieri a Sky ha rilasciato una breve intervista, di cui vogliamo sottolineare un passaggio:

Adesso tutti lavorano e quando la squadra lavora insieme per noi difensori è più facile. Siamo difensori di qualità, ma la squadra deve lavorare insieme. Prima giocavamo troppo avanzati e difendevamo solo in tre o quattro. Ora lavoriamo tutti insieme e tutta la squadra difende bene. Joao Miranda

Parole che danno fastidio (a proposito, in che senso “adesso tutti lavorano”?). Non perché si pretende chissà quale “difesa” nei confronti di chicchessia (figuriamoci un ex tesserato), ma perché c’è la consapevolezza che non appena i Miranda si stancheranno di Pioli o non saranno d’accordo con lui, riguadagnato un certo prestigio agli occhi dei tifosi, saranno autorizzati a scaricare il mister alle prime brutte prestazioni o quando ci sarà da attribuire ad altri la responsabilità. È capitato con Mancini, così come è capitato con De Boer e con tutti i precedenti: sottolineo tutti, compresi allenatori decisamente più colpevoli di altri.

Chi ci legge da tempo sa come la penso: De Boer ha sostanzialmente pagato il fatto di essere stato scelto da Thohir e non da altri che invece a Milano vivono e vegetano (qualcuno soprattutto vegeta), e che hanno avuto mano libera nell’indirizzare stampa e spogliatoio contro “l’umo solo al comando” frutto di una scelta mai digerita. Non è una “mia verità”, non è inventata a tavolino, ma è l’elaborazione di alcuni racconti incrociati, tutti coincidenti, di chi orbita attorno al mondo Inter (talvolta anche dentro). De Boer è esente da colpe? Certo che no, ma il suo peccato originale non è suo e non è assolutamente vero che si è presentato come un elefante dentro ad una cristalleria (definizione che ho usato al tempo dell’ingresso di Benitez: fu l’origine dei suoi problemi).

Certo, a fine avventura si sono accavallati racconti diversi, dicerie e storie che, stranamente, con FDB in carica non erano mai state tirate fuori da nessuno, nonostante il fuoco incrociato è stato peggiore persino di quello subito da José Mourinho. Ma tant’è, ciascuno è libero di credere a ciò che vuole.

Ad un certo punto, però, è sembrato chiarissimo che alcuni stessero giocando palesemente contro: in altri sport professionistici, i giocatori sono in grado di far saltare l’allenatore continuando a giocare ad alti livelli e pur raggiungendo ottimi risultati. L’ho scritto in queste pagine, Miranda è stato uno di quelli che con FDB ha messo in campo una percentuale ridicola di impegno, probabilmente anche il più evidente: ecco perché dà più fastidio.

Perché a campionato compromesso, le due “fazioni” (gli haters di FDB e tutti gli altri) potranno scannarsi sulle colpe accessorie, tra società e ex allenatore, ma è palese e inequivocabile che i calciatori sono i maggiori responsabili: sarebbe bastata maggiore determinazione in una manciata di partite più che abbordabili (Palermo, Bologna, Cagliari, Sampdoria) per parlare di una squadra con, senza esagerare, 4-5 punti in più, ovvero al livello del Napoli, con tutto ancora in gioco.

Nonostante la mia precisa posizione nei confronti di chi, tra la dirigenza, ha generato il caos che si è sciolto a Novembre con mister Pioli, i miei imputati sono comunque i calciatori. Miranda in primis, perché è tra i più “anziani” e certamente quello di maggiore esperienza (con Medel), anche internazionale. Insomma, detto proprio da lui sembra proprio poco credibile. E infatti ci poniamo una domanda:

Ma la realtà dà ragione a Miranda?

Abbiamo consultato alcune statistiche per verificare l’esattezza della frase e per capire quanto sia veritiera, perché sono ancora sotto gli occhi di tutti le tante occasioni dell’Udinese nel primo tempo, della Lazio nel primo tempo, la brutta partita contro il Genoa, comprese le buone doti di occasioni subite da Sassuolo e una Fiorentina in 10, senza contare la partita peggiore, quella contro il Napoli.

LA PARTE NOIOSA

Spieghiamo il metodo usato: se trovate noiosi i dettagli tecnici della scelta su come affrontare le statistiche in questione, passate al prossimo capitolo.

È bene precisare che le statistiche possono essere interpretate in tanti modi, pur raccontando comunque una verità anche con la semplice esposizione degli stessi. Ogni numero andrebbe contestualizzato, perché i fattori incidentali che li generano sono tanti e imprevedibili: assenze di calciatori (pro e contro), periodo dell’anno, forma dell’avversario, giorni di riposo tra le partite, soste per le nazionali e relative assenze, partite di coppa etc… le variabili sono tantissime e contestualizzare significherebbe doverle analizzare una per una, individualmente, invalidando il concetto stesso di statistica.

Per guardare questi numeri dobbiamo attrezzarci di pazienza. La serie analizzata (e da analizzare) può essere davvero particolare: che sia uniforme è praticamente impossibile. Questo perché possono esserci devi valori estremi o anomali che dovrebbero/potrebbero essere eliminati proprio perché “inusuali” rispetto alla serie. Facciamo l’esempio esagerato di una partita in cui domini l’avversario perché ha avuto tre espulsioni: in statistica, dobbiamo decidere se lasciare i numeri di questa partita nella serie oppure se toglierli. In questo caso, però, facciamo una valutazione “qualitativa” che può essere fuorviante e soggettiva.

Perché non usare la media semplice? Perché la media è “attratta” più dagli estremi che non dal resto dei valori, ed è un dato sintetico che assumerebbe più senso con serie più grandi, per esempio un campionato intero in cui gli estremi, in un senso o nell’altro, tendono in genere a compensarsi.

Quindi cerchiamo i “dati tipici”, quelli cioè che non sono influenzati dagli estremi. Più adeguato (a mio avviso) è utilizzare il sistema usato per i voti nel nuoto: eliminare i due valori a destra e sinistra nella distribuzione.  Questo porta la serie di FDB a 9 partite, mentre quella di Pioli a 5: fare paragoni in questo senso può essere anche azzardato, ma ho preferito continuare comunque. Per calcolare la formula (lo specifico agli appassionati) abbiamo usato la funzione media.troncata di Excel, utilizzando la formula media.troncata (come percentuale abbiamo usato 2/numero delle partite).

È semplicemente un metodo, non certo l’unico e certamente non il migliore in assoluto, perché non c’è un metodo migliore, proprio perché le variabili da considerare sarebbero tali e tante che anche se prendessimo le stesse partite (le prime 11 di andata e le prime 11 di ritorno) non avremmo dati più omogenei.

Ultima annotazione, la distribuzione dei numeri dell’Inter di Frank De Boer è piuttosto disomogenea, con una varianza molto ampia, mentre quella di Pioli è piuttosto costante sia in fase di attacco che di difesa: l’unica eccezione per FDB è quella dei tiri in porta, dove ha una varianza di 1,28. Questo significa anche che la “rappresentazione in numeri” dell’esperienza di De Boer non è di facile interpretazione e ha una, permettetemi di chiamarla così, “umoralità” che ne mina fortemente l’analizzabilità: per esempio, contro la Roma subisce 19 occasioni da rete, contro il Torino appena 2; con Pioli il minimo è 6, il massimo è 14.

I NUMERI

Analizzeremo prima alcuni dati Opta e poi quelli della Lega Serie A.

La realtà fuori dalle parole di Miranda dice (dati Lega Serie A) che l’Inter ha in sostanza, mediamente, lo stesso baricentro di inizio campionato (11 partite FDB, 7 Pioli: una partita è di Vecchi), ed è quindi difficile sostenere che l’Inter è più accorta. Semmai, ci può essere una maggiore predisposizione dei calciatori ad aiutarsi reciprocamente, i difensori in fase di attacco, gli attaccanti in fase di difesa. E questo dipende soprattutto dalla volontà degli stessi.

I dati secchi di Opta (fonte Squawqa.com: nessun numero eliminato dalla serie) ci dicono:

Effettivamente l’Inter subisce meno gol e ne fa di più, avendo una precisione al tiro decisamente superiore. Come si arriva a questi numeri? Così:

Le due Inter creano sostanzialmente lo stesso numero di palle gol a partita, anche se la distribuzione sui 90 minuti è più uniforme con FDB che non con Pioli (basti pensare alla partita contro Lazio, l’Udinese, la Fiorentina o il Milan, in cui le occasioni sono arrivate in porzioni di). Il possesso si equivale anche se c’è una leggera imprecisione in più, probabilmente dovuta alla maggior ricerca del passaggio verticale con Pioli. Dal punto di vista difensivo, invece, le due squadre hanno affrontato lo stesso numero medio di attacchi.

L’Inter segna di più anche perché è più precisa (approfondiamo poi).

Analizziamo adesso i dati della Lega Serie A (forniti da EBD, European Broadcast Development), su cui abbiamo più controllo (li potete scaricare dal sito della Lega) e sui quali abbiamo operato la media troncata. In questo caso, abbiamo anche la possibilità di vedere non solo la produzione offensiva ma quanto l’Inter abbia subito dagli avversari.

La parte della produzione ci dice effettivamente che qualcosa in più si vede, grazie soprattutto a una maggiore velocità di gioco (i lanci lunghi a partita passano da 9,44 a 16). Le maggiori occasioni derivano da una maggiore precisione in fase di ultimo passaggio, mentre le parate dei portieri avversari aumentano, così come i gol, grazie a due fattori: 1,82 tiri in porta in più e migliore precisione al tiro (che deriva anche da una migliore fase di ultimo passaggio, vera piaga dell’Inter di FDB).

Ma che questa fosse una squadra nata per produrre e non per distruggere è cosa che diciamo praticamente dal primo giorno, quando si è configurata con gli acquisti di Ansaldi, Candreva, Banega e Joao Mario, che hanno alzato, e di molto, il tasso tecnico della squadra.

Ma in questo momento la cosa che ci interessa di più e verificare la veridicità della frase di Miranda, ovvero che l’Inter si difende meglio e subisce di meno. I dati Opta ci restituiscono questo orizzonte:

(va precisato che, per EBD, non è chiarissimo se le occasioni da rete debbano sommarsi ai tiri o meno, mentre per Opta è decisamente più chiaro che i tiri sono inclusi nel totale delle occasioni da rete).

Se facessimo il saldo tra attivo e passivo, tutte le voci, eccetto le parate, sarebbero in negativo: ergo, nonostante una relativa maggiore produzione, l’Inter subisce di più, che se fatte su percentuale potrebbero dare una sensazione di maggiore vulnerabilità: dire subire 11 tiri contro 8 o dire subisce il 38% in più sono due cose che possono dare sensazioni molto diverse tra loro. Dire subire 6,6 tiri in porta al posto di 4,44 invece che subire il 48% di tiri in più idem.

Stoppiamo subito la prima critica, quella sul metodo, perché essendo più piccola la serie di Pioli è più soggetta alle variazioni degli estremi. E il metodo scelto è persino “a protezione” di Pioli. Queste le statistiche raffrontate integralmente (con FDB 11 è indicata la media normale, con FDB 9 la media troncata; con PIOLI 7 la media normale, con PIOLI 5 la media troncata).

Ovvero, i numeri sono molto omogenei tra loro (Pioli con o senza estremi, FDB con o senza estremi) nel caso della produzione offensiva, mentre in fase di non possesso la media semplice di Pioli è peggiore della media troncata. Continuo a usare quest’ultima, perché a pesare molto è la partita contro il Napoli (pur con un secondo tempo buono per l’Inter, anche se solo nei numeri).

CONCLUSIONI

La conclusione è abbastanza semplice: l’Inter di Pioli crea di più, ma subisce di più e, se proporzionato a quanto prodotto in più, subisce molto di più.

E questi numeri sono avvalorati anche dalle sensazioni ricevute dalle partite, vedi contro l’Udinese nel primo tempo, contro la Lazio nel primo tempo, parte del match contro il Milan, prima mezz’ora e parte del secondo tempo contro la Fiorentina, primo tempo col Sassuolo (Napoli la consideriamo solo una partita storta, troppo brutta per essere vera). E sono soprattutto questi “primi tempi” a destare sospetti, perché finora l’Inter ha avuto anche la fortuna di subire pochi gol rispetto alla produzione offensiva avversaria nei primi tempi, cosa che le ha consentito di emergere nei secondi: va anche detto che può essere, per quanto rischiosa, una tattica per ottimizzare le forze e distribuirle meglio nei 90 minuti.

Finora non ha pagato dazio, ma se è tattica è pericolosissima, se è tendenza lo è persino di più. Questo significa che i problemi dell’Inter non sono stati curati e c’è ancora molto da lavorare per consentire all’allenatore di avere una squadra davvero compatta e che rischia poco: il famoso “equilibrio” è tutt’ora lontano dall’essere raggiunto.

Pertanto, le parole di Joao Miranda ci raccontano solo una parte di verità, la sua. Ovvero, ne faccio una mia interpretazione personale, l’ennesimo goffo tentativo da parte di uno dei maggiori responsabili delle difficoltà di inizio stagione di scaricare le responsabilità su chi non c’è più, sgravando così la propria posizione.

Parte del tifo interista, soprattutto gli haters di FDB, accetterà e la prenderà per verità. Per tutto il resto, per fortuna, esiste ancora la possibilità di guardare le partite, annotare, prendere numeri e fare delle valutazioni che non si basano soltanto sulle sensazioni né sull’ambiente creato attorno a una squadra o a una persona.

Mai come in questi casi “un bel tacer non fu mai scritto”.

CHIOSA FINALE

A proposito di ambiente creato attorno alle squadre o a una singola persona, è davvero strano, lo diciamo en passant, quel che si è venuto a creare con la questione Gagliardini: fino a qualche giorno fa il vero astro nascente del calcio italiano, il futuro della nazionale, il giocatore che avrebbe rivoluzionato il centrocampo azzurro, la stella promessa al firmamento bianconero (il più fulgido e il più alto), loro (i bianconeri) più bravi di tutti a intercettare i giovani di talento con anticipo, sagacia e astuzia e lungimiranza… e oggi diventato improvvisamente un sopravvalutato, uno per cui si sta spendendo troppo (ricordiamo per esempio Romagnoli 30 presenze di A, 25 milioni), uno che non ne vale proprio la pena dopo così poche partite di A, perché tanto cos’ha mostrato?

Poi veniamo a scoprire quali sono i metodi di valutazione di certi giornalisti e tiriamo un sospiro di sollievo. Ho detto anche io che probabilmente 30 milioni per Gagliardini sono troppi, ma è stato fatto dalla posizione privilegiata di chi non si era mai espresso prima in merito e con dubbi persino sui dubbi, essendo troppo breve il numero di partite in cui l’abbiamo visto.

Ma c’è chi magari in passato si era espresso in un altro modo e oggi fa inversione a 180°, dicendoci che il suo metro di riferimento è qualche Football Manager giocato su pc o console:

Battuta o meno, importa poco: da loro siete liberi di farvi raccontare tutte le favole che volete.

Loading Disqus Comments ...