Udinese 1 Inter 2: finché la barca va…

Tre punti e via: serviva vincere e l’Inter ha vinto, bene così.

Liquidato chi tifa senza volere mai approfondire con l’unica frase d’ordinanza possibile in questi casi, dedichiamoci agli altri, parlando di una partita che per certi versi è stata persino surreale.

L’Inter vince a Udine ma dopo avere fatto un primo tempo assolutamente inguardabile e in cui i friulani avrebbero largamente meritato anche di raddoppiare, se non addirittura di triplicare. I nerazzurri segnano al primo tiro in porta, poco prima del termine del primo tempo: è segno che in questo momento va bene anche dal lato b.

Prima di addentrarci, va però ripreso un discorso fatto qualche tempo fa, quando ci eravamo chiesti quale sarebbe stata, visto lo stato di forma pessimo della squadra, la strategia del reparto tecnico nell’affrontare la sosta. E avevamo previsto due possibilità:la prima, che Pioli puntasse a recuperare il più possibile, puntando più sulla velocità e provando a mantenere un certo stato di forma, che però significava durare meno di un’ora e poi crollare fisicamente; la seconda, che invece si puntasse a una preparazione più tipica, in cui si scommetteva nelle prime partite di gennaio (più abbordabili) per prepararsi al meglio e ripartire come si deve da febbraio.

Da quello che si è visto oggi, la strada sembra essere la seconda e, se è così, è persino fisiologico avere visto l’Udinese correre al doppio della velocità nel primo tempo e poi schiantare dopo meno di un’ora: l’approccio è tipico delle provinciali e ritengo potremo vedere lo stesso scenario nelle prossime tre.

Per quanto sia rischioso, e con l’Udinese lo è stato, la prima è andata bene, ma soffrendo sin troppo. Nel primo tempo, fatta eccezione per le righe nere e il modulo, alcuni di quelli con la maglia bianca sembravano provenire da Madrid, soprattutto Jankto, Samir, Zapata, Fofana e Kums: li citiamo tutti per comprendere quanto fosse incredibile vedere quello spettacolo e quell’ondata bianconera affettare la difesa dell’Inter con estrema facilità.

Un’Inter sembrava essere rimasta a Marbella e qualcuno ha evidentemente risentito più di altri il richiamo di preparazione. In difesa, Murillo si ritrova in versione Cordoba scarso, mentre Miranda non riesce a reggere l’urto di Zapata; gli esterni sono spesso posizionati male, soprattutto D’Ambrosio sul gol bianconero, ma sarà proprio lui a crescere esponenzialmente per risultare il migliore della difesa (ben 9 le palle recuperate a fine partita). A metà campo, Brozovic sonnecchiante e Kondogbia più impegnato ad essere ordinato che a esprimere calcio non supportavano adeguatamente un Banega che sulla trequarti non riusciva a trovare la posizione… e prima o poi questa storia deve finire, ma ci torniamo dopo. Davanti, Icardi svogliato e nella sua versione meno mobile, Candreva fuori giri, ed è lui quello che ha sofferto di più fisicamente, anche perché è proprio a lui che Pioli chiede un surplus di lavoro (finisce costantemente tra i primissimi per km percorsi, oggi primo). Perisic è stato il più motivato, e a fine partita risulterà il più pericoloso.

Inevitabile, cominciando così, soffrire. Ma c’è sofferenza e sofferenza: troppa nel primo tempo, con molte posizioni sbagliate, pochissimo ritmo, pochissime verticalizzazioni, poco equilibrio e scarsa compattezza. A questi errori, alla svogliatezza di qualcuno, alla scarsa forma di altri, vanno aggiunti anche una serie impressionante di errori individuali e alcuni di sistema, come nel caso del gol friulano, che analizzeremo a parte e che davvero mette l’evidenziatore sulla fase difensiva di tutta la squadra.

Quando, però, l’Inter segna il gol a pochi secondi dallo scadere del primo, era chiaro che nel secondo tempo poteva succedere di tutto ma che sarebbero stati i nerazzurri padroni del loro destino.

E nel secondo tempo è effettivamente stato così, nonostante l’Udinese si sia resa protagonista di altre occasioni, pur riuscendo a replicare la pericolosità multipla del primo tempo solo in paio di occasioni.

L’Inter cresce, sale la difesa, si riesce a compattare meglio e accorcia le distanze, soprattutto dopo il cambio Joao Mario – Banega che regala alla squadra anche un riferimento sulla trequarti che l’argentino non era quasi mari riuscito a regalare, pur essendo sua l’occasione più ghiotta prima dell’uscita dal campo.

Ai meriti dell’Inter si affiancano anche i demeriti dell’Udinese: era impensabile poter giocare 90 minuti al ritmo dei primi 30. L’Udinese perde le distanze, comincia a far eccessivo ricorso alla palla lunga e, complice un’Inter anche un po’ più spregiudicata, prova a colpirla con ancora più rapidità di quanto non avesse fatto nel primo tempo, aumentando di molto la percentuale di errori nei passaggi (finirà con il solo 69% dei passaggi riusciti!). Alcuni di questi errori causati anche da un pressing migliore dell’Inter, va detto.

Con Joao Mario in campo, le cose migliorano globalmente, a metà campo si soffre meno e l’Inter diventa padrona del campo, pur non trovando la porta così spesso come il gioco espresso avrebbe meritato: le occasioni migliori capitano sui piedi di Perisic e soprattutto di Joao Mario, stoppato da Widmer quasi sulla linea di porta dopo un tiro a botta sicura.

Pioli capisce che l’Udinese è sulle gambe e non riparte più come potrebbe e vorrebbe, e i cambi di Del Neri dimostrano come l’Udinese non sia neanche in grado di cambiare tattica: squadra più “pesante”, più rilanci in avanti e troppo peso su Zapata, che ha sostanzialmente vinto il corpo a corpo con Miranda, ma che negli ultimi 25 minuti non ne ha proprio più.

L’allenatore dell’Inter decide di rischiare e gli va dato atto di un cambio che, pur nella logica di questa squadra, non tutti avrebbero fatto: fuori Kondogbia dentro Eder, con Joao Mario a metà campo. 4-4-2 che in fase d’attacco diventa un 4-1-4-1 spregiudicato.

Il cambio avviene all’83esimo e va sottolineato perché meno di 4 minuti dopo Eder si guadagna una punizione sui 25 metri, defilata, per fallo di Fofana: da quella punizione, su cross di Joao Mario, segna Perisic un gran gol di testa. Pioli esulta irrefrenabile perché sa di averla vinta con la mossa giusta.

L’Inter fa un’ultima sostituzione, Andreolli per Perisic (cambio sbagliato, ma che non paga dazio), che porta Doveri ad allungare il recupero di altri 30 secondi, anche se durano di più. Questo ci consente una piccola digressione sull’arbitro: è scarso, è sempre stato scarso. In diverse partite, il suo accanimento con l’Inter è stato più che palese, ma non contro i friulani: diversi errori, sì, ma ha lasciato scontente entrambe le squadre. Non era lì per fare il killer, insomma: a dimostrarlo, anche un contattino negli ultimi due minuti in area nerazzurra. Una spintarella, niente di che, ma una buona occasione per chi avrebbe voluto far danno: Dover non fischia, e questo basta per scagionarlo e derubricare tutto il resto a meri errori dovuto alle qualità di arbitro.

La partita si chiude con l’Inter che porta a casa la quarta vittoria consecutiva. Atalanta, Milan, Lazio, Napoli, Roma e Juventus vincono tutte e le distanze restano immutate, ma la vittoria consente di rimanere attaccati al treno buono della Serie A. L’Inter ha un mini-ciclo di partite abbordabili, con un gennaio fatto di sfide fondamentali per ribaltare ogni discorso sulla classifica e far ricominciare molti conteggi da zero: Chievo, Bologna, Palermo e Pescara sono state una sofferenza a inizio campionato, adesso devono diventare la rampa di lancio per un nuovo campionato.

Soprattutto con l’aiuto del mercato: il solo Gagliardini non basta. Approfondiremo in seguito.

Un ultimo focus su Banega. Pioli gli chiede di fare il trequartista in maniera diversa da come è abituato a fare l’argentino: molto più statico in avanti, molto più attaccante e con molti meno rientri. Brozovic ha toccato l’infinità di 120 e più palloni, Banega una sessantina (uscito al 55esimo): l’argentino ha bisogno di giocare palloni, di essere sempre nel vivo dell’azione, dettare i tempi. Non è un trequartista e non lo sarà mai, non almeno come lo intendiamo in Italia o come lo intende Pioli: è un equivoco tattico che ci portiamo da mesi e che è l’ora che finisca.

Banega è un regista nella testa e costringerlo a giocare da seconda punta significa fargli del male e fare male all’Inter: più indietro è certamente più utile e nel suo habitat naturale. Se non c’è possibilità, se Pioli non lo vede o lui non vuole starci, non ci sono alternative. Non è neanche il ruolo di Joao Mario, ma l’intelligenza senza palla del portoghese è talmente profonda da consentirgli di fare qualunque cosa dalla metà campo in su.

Per il resto, c’è ancora tanto da migliorare e la fase difensiva da rammendare nel più breve tempo possibile. Perché per adesso è andata così, che si è spesso segnato alla prima occasione pur subendo tantissimo, come oggi o come contro la Lazio nel primo tempo o la Fiorentina, per dirne solo 3: ma non sarà sempre così. Vero è che questa è un’Inter costruita meglio rispetto all’anno scorso, e i soli Candreva e Joao Mario garantiscono quella qualità che a Mancini mancava: è nata per creare gioco e occasioni, e certi spettacoli inverecondi dell’anno scorso con un tiro in porta non si vedranno. Ma la fase difensiva va migliorata, così come l’equilibrio complessivo e le distanze tra i reparti.

Perché non manca molto per sistemare tutti i tasselli e poter guardare ai prossimi mesi con fiducia ben riposta.

PAGELLE

HANDANOVIC 6,5: c’è anche la sua mano nella baracca che riesce a tenersi in piedi nel primo tempo.

D’AMBROSIO 5,5: primo tempo malissimo, poi cresce alla distanza, diventando anche importante per recuperi (9 in totale) che spesso sbrogliano matasse complicate.

MURILLO 5,5: anche lui, 25 minuti di sbandamento ma con giustificazioni. Pioli sta preferendo far marcare Miranda, mentre è Murillo quello che rende meglio in quel fondamentale; non solo, dal suo lato è un colabrodo, ed è anche dove i friulani fanno meglio. Spesso si trova da solo a fronteggiare la marea.

MIRANDA 6: primo tempo brutto e sfida con Zapata sostanzialmente persa. Nel secondo tempo comanda meglio la difesa più alta e si mostra anche per alcuni anticipi fondamentali.

ANSALDI 5,5: ha una percentuale di errori sui passaggi che è imbarazzante, ma difensivamente tiene botta: ed è già un grande passo avanti.

BROZOVIC 6: anche lui sbaglia tantissimo, ma è un punto di riferimento fisso a metà campo. Cresce col passare dei minuti e la presenza di Joao Mario lo conforta.

KONDOGBIA 6: finisce col recuperare diversi palloni, gioca semplice, talvolta sin troppo semplice. Sta mostrando più concentrazione, ma senza personalità lì in mezzo è difficile emergere. Fortunatamente non viene punito per tre palle perse sanguinose che in passato ha pagato carissimo, lui e l’Inter tutta.

EDER 6: di stima, anche perché si prende una punizione pesantissima.

BANEGA 5,5: ci prova a trovare le misure, mentre in passato lo abbiamo visto più svogliato. Sbaglia, ma va detto che quel genere di gioco gli si addice ben poco. Ha delle intuizioni geniali, ma talvolta con un tempo d’anticipo o di troppo.

JOAO MARIO 6,5: con lui in campo un’altra Inter. Accorcia e allunga le distanze a piacere, mette in difficoltà la metà campo friulana e sfiora un gran gol, oltre che calciare benissimo la punizione per il secondo di Perisic.

CANDREVA 5,5: va anche giustificato, perché Pioli gli chiede di correre tantissimo, di aiutare D’Ambrosio e accentrarsi in attacco appena può. Fisicamente sta pagando il richiamo di condizione?

PERISIC 7,5: la pericolosità dell’Inter è quasi tutta lui. 5 occasioni da rete e due gol: quando è in giornata vale quanto le migliori ali d’Europa. Ha nelle corde alcuni movimenti da seconda punta, Candreva è più bravo negli assist: sicuro di non volerli invertire, anche nei movimenti?

ICARDI 5,5: assist delizioso, ma troppo poco movimento, soprattutto nel primo tempo. Non è un caso che con lui a svariare nasca il primo gol.

PIOLI 6,5: la prepara male, ma la aggiusta nell’intervallo e soprattutto col cambio di Eder. Bravo.

TABELLINO

UDINESE-INTER 1-2
(primo tempo 1-1)
MARCATORI Jankto (U) al 17′ p.t., Perisic (I) al 47′ p.t. e 42′ s.t.
UDINESE (4-3-2-1) Karnezis; Widmer, Danilo, Felipe, Samir; Fofana, Kums (dal 17′ s.t. Hallfredsson), Jankto; De Paul (dal 27′ s.t. Perica), Zapata, Thereau (dal 35′ s.t. Ryder Matos).
All. Delneri.
INTER (4-2-3-1) Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Ansaldi; Kondogbia (dal 39′ s.t. Eder), Brozovic; Candreva 6, Banega 5 (dal 11′ s.t. Joao Mario), Perisic (dal 46′ s.t. Andreolli); Icardi.
All. Pioli.
ESPULSI nessuno.
SANZIONI: ammoniti Kondogbia, Thereau, Jankto, Brozovic, Fofana.
ARBITRO Doveri di Roma (voto 4,5).
Loading Disqus Comments ...