Mercato Inter: difesa e Rodriguez

Abbiamo affrontato la prima parte del possibile mercato in entrata, raccontando quelli che sembrano i difetti più evidenti della rosa e focalizzandoci sulla metà campo, reparto che sembra essere quello più fragile.

Se la risposta è Lucas Leiva

Fino a quel momento, Gagliardini sembrava una semplice ipotesi, quasi la classica operazione di disturbo ad un futuro (futuribile) avversario, e che invece nei giorni seguenti è diventata la più credibile realtà in entrata del mercato nerazzurro.

I PROBLEMI, SOPRATTUTTO IN DIFESA

Il primo dei problemi dell’Inter è la presenza di un certo tipo di giocatori (Candreva e Perisic su tutti) che risultano estremamente condizionanti per il modulo, costringendo l’allenatore di turno a soluzioni che vedono comunque due esterni larghi e alti: 4-2-3-1 o 4-3-3, a meno di non voler provare Perisic e Candreva come esterni di un 3-5-2 o 3-4-1-2, strada che adesso davvero sembra poco percorribile. Questo porta con sé il secondo, più grande, problema: una cattiva uniformità della rosa, con giocatori che spesso sembrano doppioni.

Pioli sta facendo delle scelte diverse rispetto a De Boer, per esempio Banega e Joao Mario praticamente mai assieme, oppure Perisic e Candreva sempre in campo, anche se a Candreva sta chiedendo di accentrarsi moltissimo, lavoro che l’olandese chiedeva a Eder. Questo però ha in parte accentuato i difetti della rosa, esponendo di più Kondogbia, lasciando Icardi costantemente isolato al centro, mostrando la necessità di rinforzi in difesa: i terzini titolari stanno facendo discretamente, ma gli altri non sono adeguati; i due centrali hanno il solo Andreolli come riserva (da testare), mentre sembra definitivamente tramontato Andrea Ranocchia.

Sui numeri della difesa dell’Inter abbiamo discusso in questo articolo:

Miranda e i numeri dell’Inter

Pertanto, per quel che riguarda la difesa gli innesti necessari sarebbero due: un terzino e un centrale.

MANOLAS

La società e Pioli sembrano consci delle manchevolezze, se sono vere le trattative che si leggono sui giornali. Accantonate, almeno temporaneamente, le piste Criscito e Darmian (punti interrogativi che si sarebbero aggiunti agli altri presenti in rosa), sembra che si possa fare un tentativo per Kostantinos Manolas.

La Roma è stata ferma nel non cedere il calciatore perché fino a settembre 2016, in caso di cessione, avrebbe dovuto riconoscere il 50% all’Olympiacos: da settembre in poi, la Roma dovrà soltanto coprire la seconda parte dei 13 milioni (6,5 già versati), ovvero il costo pattuito per il trasferimento.

Il giocatore ha ambizioni, guadagna relativamente poco (1,8 milioni, Castan 1 milione in più) e su di lui sembra si siano mossi con decisione diversi club inglesi, su tutti il Manchester United. José Mourinho aveva visto giusto su Eric Bailly, che si è mostrato di gran lunga il più affidabile e il più performante dei difensori dei Red Devils, solo che ha bisogno di un compagno di reparto altrettanto affidabile e che ne completi le caratteristiche. Daley Blind ha tendenze quasi da centrocampista (ha anche giocato esterno) e non sempre è stato impeccabile (eufemismo); Marcos Rojo e Phil Jones sono proni all’infortunio e hanno mostrato di essere coppia interessante, ma fuori dalla coppia non rendono altrettanto. Mourinho sta così rastrellando l’Europa alla ricerca di un centrale affidabile: Van Dijk, Fonte o Lindelof sono stati i nomi più battuti finché, da qualche giorno in qua, il nome di Manolas è circolato prepotentemente sui giornali inglesi, con cifre importanti (tra i 40 e i 55 milioni).

Nonostante un contratto in scadenza nel 2019 è difficile pensare che la Roma possa tenerlo a queste condizioni, ma con l’interesse del Manchester United (e pare del Chelsea, da un paio di giorni), a gennaio la trattativa si fa più complicata: i giallorossi sanno che a Giugno potrebbero puntare su un’asta importante.

Manolas sarebbe il profilo ideale (così come De Vrij, ma non pare se ne parli neanche), così come altri possibili (compreso quel Blind che a Manchester potrebbe trovare poco spazio). Un acquisto che comunque metterebbe in panchina uno tra Murillo e Miranda. Il brasiliano è in calo di rendimento, oltre ad avere 32 anni, mentre Murillo è protagonista di una stagione molto difficile: l’impressione è che con una squadra più equilibrata potrebbe comunque tornare alle prestazioni di un anno fa.

IL RUOLO DI TERZINO

Ma se per il centrale di difesa si potrebbe temporeggiare, magari mettendo una toppa con un rincalzo (Murillo e Miranda sono comunque due centrali di livello nella nostra Serie A), la questione terzino è assolutamente indifferibile.

D’Ambrosio e Ansaldi non stanno facendo male in assoluto, ma l’italiano ha delle amnesie non indifferenti (primo tempo con l’Udinese docet), mentre l’argentino ha caratteristiche particolari per essere, in una difesa a 4, un terzino ideale in Italia (il meglio lo ha dato al Genoa, esterno di una difesa a 3, inteso come terzo di sinistra) e nelle ultime partite sta limitando molto le sue discese, concentrandosi di più sulla fase difensiva: col rischio di fare il cosiddetto “compitino”.

I sostituti hanno dimostrato di non essere granché affidabili e la cosa sembra non essere sfuggita né alla proprietà né al reparto tecnico: finalmente, e sottolineo finalmente, si sta trattando la cessione di uno degli acquisti più sbagliati nella storia nerazzurra, con il carico di essere anche stato per lungo tempo una specie di beniamino per una grande fetta dei tifosi interisti, uno al quale a tutt’oggi si concedono attenuanti e chance nonostante spettacoli indecorosi come questo nel video che abbiamo creato a suo tempo:

Se l’Inter riuscisse a concludere l’operazione Nagatomo al Burnley, guadagnandoci persino una cospicua sommetta (si parla di 6/7 milioni), ci sarebbe da stappare champagne. Dovrei controllare, ma dopo sei anni e mezzo, rinnovi inclusi, non credo ci sia molto a bilancio granché da ammortizzare, pertanto sarebbe quasi tutta plusvalenza: ci vorrebbe un monumento (ricordiamo che ha 30 anni), anche se davvero non ci si capacita del perché sia rimasto tanto a lungo.

Con Nagatomo fuori, per quanto inaffidabile, la coperta si accorcia ancor di più: serve un terzino di grandi qualità, di spinta, affidabile, fisicamente importante, che possa consentire una delle soluzioni che a Pioli sembra piacere di più, ovvero un terzino più votato all’attacco per ricostruire una difesa a 3 in fase di non possesso. L’esatto opposto del giapponese, insomma.

In questi giorni si è parlato molto di Ricardo Rodríguez, difensore svizzero del Wolfsburg.

RICARDO RODRÍGUEZ

Nel 2014, la nazionale Svizzera era chiamata a disputare un mondiale di livello, si diceva apertamente che si trattava della miglior nazionale svizzera mai vista fino a quel momento, potendo disporre di una formazione con esperienza internazione e tanti ottimi giocatori: Inler, Lichtsteiner, Xhaka, Behrami, Dzemaili, Djorou, Shaqiri, Senderos e altri. Un successo tecnico che si deve a una intelligente programmazione del lavoro a livello federale, fatto dal basso e sui giovani, come in Italia si sogna ormai da troppo tempo.
Tra questi calciatori, c’era un terzino che nel gennaio 2012 era passato al Wolfsburg dopo un 2011 in netto e esponenziale crescendo, al punto che a ottobre 2011 gli era valsa anche la prima convocazione in nazionale.

Ho avuto la fortuna di incrociarne la prima visione in una partita di Bundesliga. Era fine 2013 e l’Inter era allenata da Walter Mazzarri (ci sarebbe da scrivere fiumi sulle sue ultime, ma non solo le ultime, dichiarazioni…), buon motivo per appassionarsi anche ad altro e cercare conforto per il lato del cuore appassionato al calcio e il Borussia dell’ottimo Jurgen Klopp era una medicina meravigliosa… che bella squadra che era: Lewandovski, Subotic, Gundogan, Mkhitaryan, Reus, Hummels, Blaszczykowski, Sahin (che talento sprecato!), Piszczek e altri, tanti protagonisti del calcio che contava e che conta tutt’ora, squadra bella, rapida, organizzata, con un pressing particolare e caratteristico, anche sfortunata (vedi quarto di finale col Real Madrid, da 3-0 all’andata, al 2-0 del ritorno e passaggio che avrebbe meritato)… ma tant’è, prima o poi ne parleremo a parte.

Dicevamo che, vedendo diverse partite del Dortmund, una mi rimase impressa, quella col Wolfsburg. Uno dei motivi dello stupore fu l’ottima prestazione del terzino del Wolfsburg, Rodríguez, che realizzò anche un gol su punizione. Non fu un gran gol a dire il vero, una punizione-passaggio che il compagno non devia ma che finisce in porta. Quando il cronista ne sottolineò la nazionalità, mi tornò in mente un gol simile, di Ciriaco Sforza in maglia interista (altro talento sprecato e mai compreso a fondo: ma quelli erano anni maledetti), che alla tv spiegarono così: “i calciatori dal piede fino e intelligente calciano in porta anche questo genere di punizione”.

La prima impressione non fu granché, andatura ciondolante, fisico… “strano”, spalle leggermente incurvate, fisico possente anche se non altissimo (è 1,82cm). Poi in campo fu altra roba, compreso il gol, roba da piede fino e intelligente.

MONDIALE 2014

All’approccio di quel mondiale 2014, mi impressionò la presenza di Rodríguez spesso nella top ten del rating di Whoscored.com, sito che, lo avete capito, mi piace consultare spesso per le statistiche. Beninteso, top ten di tutta l’Europa con tutti i campionati e considerando tutti i ruoli. D’altra parte, non è di tutti i giorni avere un terzino da 5 gol e 9 assist in stagione, più diversi “passaggi che portano all’assist”.
E quella Svizzera poteva schierare anche Lichtsteiner: i due terzini erano stati straordinari protagonisti della fase di qualificazione.

In quel mondiale del 2014 la Svizzera non fece benissimo, Rodríguez fu praticamente l’unico a giocare un calcio di grande livello, a partire dalla partita  iniziale con l’Ecuador in cui fu il migliore in campo, e nel secondo tempo per distacco, con i due assist per i due gol che rimisero in piedi la baracca dopo l’1-0 ecuadoriano. Il secondo gol nasce da una grande azione difensiva di Behrami, ma con Rodríguez che si catapulta in avanti con straordinaria rapidità e mette in mezzo un pallone che Seferovic non può sbagliare.

Il terzino svizzero è uno che ama moltissimo attaccare (se fosse in Italia pochi dubbi: sarebbe già un esterno di centrocampo), ed effettivamente fu sorprendente la sua disciplina tattica (Petkovic in questo è sin troppo sottovalutato), anche a costo di sacrificare la spinta offensiva. Il migliore della difesa, tackle, palle intercettate, colpi di testa e tutto il campionario di un buon difensore centrale. Al tempo credevo che sarebbe arrivato a quel ruolo di difesa dopo i 30 anni… ci è arrivato un (bel) po’ prima.

Ma è stata con l’Argentina la partita in qualche modo “rivelazione”. Le amnesie tattiche, soprattutto quando è sul lato debole, sparite di colpo: pressing alto, linee adeguate, tempismo e, ancora una volta, palle intercettate, contrasti, tackle e tanto altro in una partita per molti impossibile, con Messi e Di Maria (talvolta Lavezzi, quando si scambiavano le fasce) dal suo lato, supportati da Zabaleta: un inferno per chiunque, ma non per Rodriguez che è anzi uno dei baluardi di una Svizzera che forse avrebbe meritato di più. Il gol arriva dal suo lato a 2 minuti dai calci di rigore, ma lui fa la diagonale giusta e ha due uomini dal suo lato: l’errore vero e gravissimo è dall’altro lato, fatto da Lichsteiner.

Sembrava la giusta piattaforma di lancio, si vociferava soprattutto di Real Madrid, ma non se ne fece nulla.

RODRÍGUEZ OGGI

Oggi è un difensore ambito da diversi club, è un 92 di grandi doti e servirebbe a tanti. Pare se ne interessino molto Chelsea e Arsenal (da tempo) e le uniche indiscrezioni che riguardano l’Inter sono italiane: anche i giornali inglesi riportano le notizie di Gazzetta e Tuttosport su tutti, compreso quell’odioso “vuole solo l’Inter” che è foriero di affari mancati.

Negli ultimi tempi ha cambiato leggermente il suo gioco, anche ruolo, sono calati i tentativi di contrasto ma è aumentata anche la disciplina, sempre una presenza costante quando c’è da recuperare palla e leggere le linee di passaggio, ma meno presente in attacco, dove è passato da 2,2 di passaggi chiave a partita a 1,1 di quest’anno. Il piede educato gli concede molti cross e molti, per di più precisi, lanci. Gioca molti palloni e gli piace moltissimo anche andare al tiro (almeno 1 a partita, spesso da fuori: gran “castagna”). Nelle ultime due stagioni anche qualche infortunio muscolare e alcune mancate convocazioni di non precisata natura.

Dicevamo che ha cambiato ruolo, da una decina di partite è stabilmente difensore centrale, ruolo che aveva già ricoperto saltuariamente in passato, ed è il motivo principale dei tanti cambiamenti negli ultimi due anni. Il giocatore è in evoluzione e questo può essere un grosso punto di domanda per il futuro, ma è e resta un terzino, e uno così l’Inter non ce l’ha da tanto tempo. Ha un sinistro incredibile, tiro potente ma piede educatissimo, crossa con grande precisione ed è anche ottimo nel lancio: calcia le punizioni (e i piazzati in genere) con grande stile (diremmo “quasi da trequartista”) e calcia molto bene anche i rigori. Per chi segue il calcio inglese, potrà trovare un buon confronto con Leighton Baines (incredibile come nessun grande club abbia mai provato davvero a strapparlo all’Everton).

Nonostante il progresso tattico negli ultimi due anni, l’attacco rimane la sua arma migliore e all’Inter troverebbe un ex compagno di squadra con cui ha anche formato una delle coppie di esterni più devastanti in Europa, Perisic. Si chiuderebbe anche un cerchio con l’affiatamento sulle fasce, dove D’Ambrosio e Candreva, complice anche la stessa nazionalità, hanno trovato quasi da subito un’ottima intesa.

Insomma, il periodo di apprendistato sembra essere finito, così come alcune ingenuità che gli si riscontravano nel recente passato. È il momento giusto per fare il salto di qualità? Probabilmente sì e forse l’Inter è l’unica che può garantirgli sicurezza della titolarità, un gioco adeguato al suo stile (il Chelsea gioca a 3 dietro, l’Arsenal fa troppo possesso palla, troppi passaggi e poche ripartenze) e anche un ex compagno di squadra che può aiutarlo nell’ambientamento (così anche all’Arsenal, con Xhaka).

A livello tattico sarebbe una gran mossa, perché consentirebbe quella soluzione di cui parlavamo prima e che abbiamo più volte sottolineato in alcune partite dell’ultima Inter: un terzino più libero di avanzare e aggiungersi al centrocampo, consentendo all’esterno alto di accentrarsi, e l’altro che rimane staccato, formando una difesa a 3 in fase di non possesso, e si potrebbe fare da entrambi i lati alternando i compiti o adeguandosi all’avversario. Potrebbe anche essere una buona soluzione per risolvere alcuni problemi dell’Inter: un colpo molto più intelligente di quanto non si pensi.

Potrebbe essere interessante lo scambio con questo Kondogbia ancora non ritrovato, ma la presunta clausola di 22 milioni non aiuta, perché può essere pagata davvero da qualunque club di medio-alta classifica un po’ ovunque, e ad oggi non è chiaro se ci sono altre ragioni (oltre alla titolarità, alla scommessa, a Perisic) per cui un prospetto del genere possa essere più attirato dall’Inter, che non potrebbe garantirgli da subito un ingaggio rilevante, piuttosto che l’Inghilterra.

Ma abbiamo imparato dall’affare Gagliardini, e dalle voci “postume” sull’altro più costoso Rodríguez, James, che l’inter con l’orizzonte rosso e cinque stelle può realizzare colpi impensabili semplicemente perché adesso ce n’è la possibilità.

La cosa che stupisce di più, però, è che possa liberarsi, in una o al massimo due sessioni di mercato, di Felipe Melo, Stevan Jovetic, Andrea Ranocchia (pare in partenza), Yuto Nagatomo, Jonathan Biabiany, Davide Santon, Rodrigo Palacio (pace all’anima tua, genio incompreso): dopo cinque anni di buio e tanti errori, in entrata e in uscita, sarebbe una svolta epocale nel mercato nerazzurro e una nuova e non prevedibile presa di consapevolezza sul reale valore reale della rosa. E di cosa serve per tornare in alto, davvero in alto.
Certo, rimangono delle perplessità sulle trattative che riguardano Ever Banega e Senna Miangue, ma perdonabili (più la prima che la seconda, soprattutto per un fatto economico) se anche solo 1/4 dei nomi che circolano adesso si riveleranno acquisti reali.

Fozza Inda, insomma. E mi sa proprio che nessuno ne ride più.

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