Tratti e lineamenti di grande Inter

Lo spauracchio Chievo dell’andata è stato dissolto da 90 minuti di grande Inter. Non tutti i novanta, perché per larghi tratti del secondo tempo c’è stata troppa frenesia nella voglia di recuperare, ma 60 abbondanti sì e sono bastati.

Una partita che sembrava maledetta e in cui l’Inter avrebbe meritato un punteggio più ampio, decisamente più ampio: ieri scrivevo “almeno 5-1” sotto l’onda dell’emozione, in realtà i numeri ci raccontano persino una realtà e un dominio ancora maggiore.

Liquidiamo la pratica “demeriti del Chievo” dicendo soltanto che della squadra organizzata, intelligente ed equilibrata di Maran non c’è traccia (quarta sconfitta consecutiva, ma calendario oggettivamente impossibile con Roma, Atalanta, Fiorentina e Inter), con l’allenatore clivense che sbaglia formazione, con una incredibile confusione e girandola a metà campo tra Bastien, Castro e Birsa (con quasi naturale depotenziamento dello spauracchio sloveno) e sbaglia anche i cambi, non trovando soluzioni per contrastare l’Inter.

Ma i demeriti del Chievo, pur presenti, sono piccola cosa di fronte ai meriti di un’Inter bella e convincente come non la vedevamo dalle partite di Torino e Juventus. Per certi versi, pur con avversari di carature nettamente differenti, questa partita è stata giocata con lo stesso piglio di quella contro i bianconeri del 18 settembre, dissipando per una sera quasi ogni dubbio.

È pur sempre un “quasi”, ma è confortante vedere una squadra nettamente in crescita, anche di convinzione e di fisico: l’Inter ha attaccato per 90 minuti e non si è praticamente fermata mai, se non per delle fisiologiche pause durante la partita.

L’Inter completa la partita con numeri inequivocabili. Per Opta sono 31 tiri, per la Lega Serie A (abbreviamo LSA) 23 di cui 14 in porta (un giorno dedicheremo spazio a queste differenze), con il 64% di possesso palla circa (quasi coincidente per i due provider) ma soprattutto con un 69% di gioco sulla metà campo avversaria (LSA) e il 43% nell’ultimo terzo di campo (Opta). Un dominio assoluto, incontrastato e inequivocabile, da grande squadra, pur con qualche distinguo che affronteremo nella seconda parte dell’articolo.

Per comprendere quanto sia stato un assedio, basta guardare la heatmap del Chievo:

LA PARTITA

Pioli conferma modulo e uomini che ritiene ormai vincenti, con l’esordio di Roberto Gagliardini al posto di Marcelo Brozovic in mezzo al campo. Qualche dubbio sulla tenuta della coppia con Kondogbia che però sparirà dopo pochissimi minuti di gioco.

Maran si schiera con il suo solito 4-3-1-2, un errore piuttosto marchiano, considerando che l’Inter ha due uomini per fascia e che questo porta Birsa e Meggiorini ad adattarsi in fase di non possesso, costringendo la metà campo, con Radovanovic, Bastien e Castro, a muoversi costantemente per trovare la soluzione alla marea nerazzurra: non la troveranno praticamente mai. L’unica vera mossa dell’allenatore italiano è quella di tenere due punte in campo, cosa che l’Inter ha sofferto spesso quest’anno.

La partita comincia sin dal primo minuto con l’Inter che vuole vincere e per farlo macina gioco, tornando a sfruttare le fasce (in realtà non ha mai smesso), soprattutto a sinistra. Qui c’è già un primo merito di Pioli, che fa una mossa che ci eravamo augurati dopo la scorsa partita, prontamente soddisfatti: Candreva rimane più largo ed è Perisic che si accentra di più, pur rimanendo sulle rispettive fasce. Maran dà istruzioni di seguire il croato, ma questo consente a un intraprendente Ansaldi di essere piuttosto pericoloso già dall’inizio: non è un caso che la prima vera palla gol, al 12esimo, è di Icardi su cross del terzino argentino. Anzi, per venti minuti l’Inter sembra conoscere quasi esclusivamente la fascia sinistra: nei dieci successivi cresce Candreva, cresce D’Ambrosio, e l’Inter affonda anche da quel lato. A fine partita, però, il divario tra destra e sinistra è inequivocabilmente segnato dalle conclusioni in porta:

Solo centralmente non riesce quasi mai a sfondare, perché Joao Mario dimostra di non trovarsi a suo agio in questo ruolo, con compiti spesso quasi da seconda punta, e non riesce a trovare le misure e le distanze giuste.

Per quasi 35 minuti è un monologo nerazzurro in cui emergono soprattutto un davvero convincente Gagliardini ma soprattutto uno straordinario Kondogbia, capace di recuperare un’infinità di palloni (a fine partita saranno ben 9!), di distribuire gioco con rapidità e saggezza, e riuscendo finalmente a stoppare palla senza timore, cosa che gli consente di girare da subito il corpo. Per fortuna sua e dell’Inter, i suoi due unici errori (uno gravissimo) non vengono pagati caro, cosa che in passato è successo troppo spesso. Maran sbaglia a non piazzare nessuno lì, e questo consente al francese di giocare forse la miglior partita in nerazzurro.

Gagliardini mostra un gran piglio, gioca davvero bene, imposta, copre, offre assist e rischia due volte di segnare: una volta quasi dal limite (gran parata di Sorrentino) e una di testa. Quando l’Inter sembra rallentare, ci pensa Candreva un paio di volte da lontano a impensierire Sorrentino: l’Inter non ha mai tirato moltissimo da fuori, ma avere dei buoni stoccatori può portare apprensione all’avversario, così come successo al Chievo, che arretra il baricentro ancora di più.

Ma spingi spingi, l’Inter non concretizza e al 34esimo subisce su quello che è il secondo tiro (sempre che il primo fosse “uno”…) del Chievo: calcio d’angolo, D’Ambrosio marca male Pellissier che però fa una giocata superba in area e segna. Il gol nasce da una sottovalutazione complessiva dell’azione: Kondogbia sulla trequarti sbaglia passaggio per Candreva che finisce fuori; tutti a rammaricarsi ma il Chievo riparte rapido, il francese sulla trequarti non c’è e l’azione si sposta a sinistra dove un tentativo di cross di Gobbi viene deviato da Ansaldi. Piccola dormitina generale.

Uno shock per una partita che avrebbe dovuto già essere sul 2-0 comodo.

Da quel momento l’Inter comincia ad aumentare il tasso di errore nei passaggi e questo ne rallenta l’azione, pur non cambiando il canovaccio della partita: ovvero l’Inter che attacca ma che non concretizza.

SECONDO TEMPO

Maran prova a sistemare i suoi stessi errori e per una prima parte del secondo tempo quasi ci riesce: fuori Birsa, dentro Izco, in quello che sembra un più logico 4-4-2.

In questa fase di gioco si aprono squarci di vecchia Inter, quella che perde l’equilibrio e lascia voragini in mezzo al campo. I demeriti sono due: il primo è parzialmente di Kondogbia, che se preso in velocità soffre terribilmente (e questo, purtroppo, è un difetto che si porterà a vita); il secondo è della difesa, soprattutto di Miranda, che arretra di una decina di metri, mettendo troppo spazio tra la difesa e l’attacco.

Con Kondogbia che deve coprire molti più metri e Gagliardini che si prende una legittima pausa, trovandosi anche lui malissimo in una squadra troppo lunga, l’Inter comincia a soffrire le ripartenze del Chievo, che con più uomini sulle fasce tiene più bassi i terzini e soffre relativamente meno, potendo invece creare delle ripartenze che non sfrutta per la straordinaria propensione all’errore dei suoi. Nei primi minuti arriva anche la prima parata di Handanovic su Pellissier.

L’Inter ci mette qualche minuto ma poi riprende la buona produzione offensiva. Nel frattempo Pioli capisce il momento e fa una mossa che, lì per lì, ho reputato sin troppo rischiosa: entra Eder per Ansaldi, l’Inter si schiera con la difesa a 3, e immagino che a qualcuno siano tornati gli incubi dell’andata. Risponde con un’altra difesa a 3 Maran, giocandosi con questa tutte le possibilità di scamparla.

Perché il Chievo non c’è più e prova soltanto a lanciare palloni lunghi verso un Pellissier monumentale, eroe in solitaria (Sorrentino, l’altro eroe clivense, è troppo lontano) di una serata di straordinari, e Meggiorini. Sembra soffrire un po’ più Miranda, ma nulla di veramente preoccupante, se non 3-4 contropiede che il Chievo gestisce davvero malissimo, tutti nati dalla fascia destra.

Maran se la gioca un contro uno, ma Eder si accentra presto e l’Inter dilaga sulle fasce dove non arrivano più i raddoppi e la differenza la fa il grande divario tecnico: approfondiremo anche questo aspetto, ma per Opta l’Inter arriva a 70 palle fornite dagli esterni, una mostruosità. E mentre Pioli si sta giocando l’ultimo jolly (Gagliardini per Joao Mario), ecco il gol liberatorio. L’Inter si concede una digressione dallo schema a 3 facendo salire D’Ambrosio, consentendo a Candreva il tempo e lo spazio per un cross perfetto in direzione di Icardi, che riesce finalmente a prendere il tempo a un Dainelli fin lì positivo e mette in rete. I nerazzurri concretizzano, finalmente, l’ennesima azione sulla fascia: dopo aver spadroneggiato a sinistra, il gol arriva da destra.

Pioli ripensa al cambio e toglie Joao Mario per Banega. L’Inter acquista in velocità e dilaga definitivamente a sinistra, da cui Perisic e Icardi sfiorano il gol in un paio di occasioni. Il mister interista decide di osare e dentro un’altra punta, Palacio per Candreva. L’argentino si piazza in mezzo, dove operano già Banega e Eder, lasciando praticamente sguarnita la fascia destra. Anche se è di nuovo a sinistra che l’Inter sfonda, ancora una volta con Perisic che finalmente azzecca la conclusione, pur troppo centrale: Sorrentino cade di nuovo, stavolta per un suo grossolano errore.

Ma su questo gol è necessario evidenziare il recupero, mostruoso, enorme, ENORME (concedetemi le maiuscole) di Icardi. C’è un cross sbagliato da Perisic e nessuno dei nerazzurri sembra avere la forza per rientrare. Ci prova Kondogbia, con il sostegno dell’argentino, ma la palla rimane del Chievo: ma Icardi resta in zona e, come un mediano qualsiasi, si lancia in contrasto rubando palla e servendo subito Perisic, poi muovendosi verso il centro lasciando così spazio al compagno di squadra che segna. Il merito del gol è tutto suo, grande movimento, grande grinta e cuore di capitano (segnalatelo alla Curva Nord, se non l’hanno visto).

Il finale è confuso, l’Inter non perde le distanze e il Chievo ci prova solo con dei rilanci. Il 3-1 è la naturale prosecuzione degli eventi. Pioli chiede ai suoi sacrificio, Eder praticamente fa il terzino a sinistra, Perisic a destra: si difende a 5. A metà campo c’è un gran recupero di Gagliardini, la palla arriva poi a Banega che trova un corridoio geniale, ma non compreso appieno da Icardi: la palla torna al Chievo, ma il retropassaggio è un assist per Palacio. L’argentino ha l’intuizione giusta, la palla dietro col contagiri per Eder che segna.

CONCLUSIONI

Una delle Inter più belle e convincenti della stagione, c’è poco da rimuginarci su. Pioli è riuscito a far comprendere a questi calciatori che questa squadra è nata per gestire il possesso palla e per attaccare, per dominare l’avversario: ogni volta che ha arretrato il baricentro (vedi parziali con Fiorentina, Napoli, Sassuolo, Udinese, Genoa etc…) ha sofferto o giocato un brutto calcio; mentre alzando il baricentro e il pressing ha man mano annientato l’avversario di turno, togliendogli ogni possibile riferimento.

Anche ieri, le uniche difficoltà sono arrivate nei primi minuti del secondo tempo, quando la distanza tra difesa e attacco si è allungata. Questo è comunque un progetto tecnico sul quale scommettere, perché si fonda su un’idea di calcio propositiva, non attendista, ma ci torneremo negli approfondimenti della settimana.

Sono mancati solo alcuni pezzi di “grande squadra”, alcune sbavature che c’è tempo di risolvere. Della partita di ieri, le uniche due criticità dipendono dai terzini, non sempre adeguati nel loro lavoro (ma D’Ambrosio si è riscattato con un gran secondo tempo, come a Udine) e dalla posizione di Joao Mario, fuori registro in questo contesto e troppo spesso da seconda punta: ha bisogno di giocare molti più palloni. Considerando la vena di Kondogbia da mediano puro (finalmente) e le qualità di Gagliardini, Brozovic e del portoghese, l’evoluzione verso un 4-3-3 moderno con esterni che si accentrano molto, può essere una strada da battere per sfruttare al meglio la cifra tecnica importante della metà campo.

Intanto, cresce il sospetto che già dalla prossima partita Pioli potrebbe essere tentato di tenere in panca sia il portoghese (che probabilmente paga proprio la sua estrema adattabilità a tanti ruoli) che Banega: anticipo che non condivido, ma staremo a vedere.

Ultimo problema, l’elevato tasso di imprecisione nei passaggi. Dall’altra parte c’è una squadra che ha sbagliato il 27%, ma i nerazzurri hanno collezionato un 15% che, per Opta, significano una 70ina di passaggi sbagliati (la LSA ne conta 51), frutto anche di qualche rinvio, lancio o passaggio troppo frettoloso.

L’Inter vince da troppe partite ormai per non recuperare qualcosa in questa giornata a chi sta davanti: l’impressione è che finalmente si possa scalare qualche gradino in alto e non solo fare punti.

NOTE DI MERITO

Il primo dei meriti va certamente a Kondogbia. Ammetto che mi ero arreso, dopo averlo difeso per lungo tempo, perché sembrava non potere uscire più dal cortocircuito mentale in cui era caduto. Ma messo in quella posizione, con meno compiti di regia, riesce a dare il meglio di sé: tocca sempre un gran numero di palloni (90, più di tutti) ma il suo compito è di darla dopo uno o due tocchi, non di più. E riesce finalmente a far valere il suo fisico in recuperi (9), tackles (3) e palle intercettate (3).

Altra nota lieta, lietissima, è la personalità con cui Gagliardini si è presentato a San Siro. Agevolato dal compagno di reparto più arretrato, ha sciorinato un buon calcio e mostrato di essere bravo sotto ogni aspetto: sul contrasto, sul colpo di testa (vicino al gol 2 volte su angolo), al tiro (miracolo di Sorrentino), nella regia e nella distribuzione della palla. Una partita è davvero troppo poco, ma se il giocatore è questo, i 30 milioni dell’operazione complessiva sono decisamente ben spesi: avremo modo di vedere nelle prossime, soprattutto quando dovrà essere lui a coprire di più. Ma la personalità, quella che conta, sembra non mancargli: e sarà l’elemento fondamentale per distinguere la sua esperienza all’Inter e rendere questo esordio più simile a quelli di Stankovic o Sneijder piuttosto che a quelli di Pereira o Guarin.

Infine, Perisic e Icardi. Il croato sta giocando ad alti livelli nelle ultime partite e sta mostrando quella vena realizzativa sul quale scommettevamo. Pioli gli ha chiesto di accentrarsi molto di più, chiedendo a Candreva un lavoro diverso per una sera: missione compiuta, a sinsitra l’Inter ha fatto il bello e cattivo tempo, sfondando ogni volta che ha voluto. La heatmap del croato mostra quanto abbia cercato di accentrarsi (dato LSA):

Questa quella di Candreva (è di Whoscored):

Icardi sembra finalmente comprendere che il suo movimento è fondamentale per i compagni e per sé stesso, così come il lanciarsi sul primo palo nei cross: in uno ha segnato, in altri due ha dato chance a Perisic. Ma è quel recupero monumentale sul gol del compagno ad essere la chiave di lettura di una prestazione sopra le righe: perché aveva sbagliato tanto prima, ma nel secondo tempo ha alzato il numero di giri e dei chilometri, diventando esempio per i compagni. Come in quel recupero, mai sottolineato abbastanza dai media.

Su Pioli, invece, faremo un approfondimento a parte tra domani e dopodomani. Per adesso possiamo sbilanciarci dicendo che se questa è la strada, è quella giusta: Inter propositiva, compatta, dinamica e moderna.

NOTA A MARGINE

Sorrentino ha la bella idea di sdrammatizzare prima della partita con questo tweet, e l’account ufficiale dell’Inter risponde:

Un bel siparietto, purtroppo mortificato da quella massa enorme di webeti che talvolta i giornali provano a usare (“il popolo del web ha decretato…”) a proprio uso e consumo.

Ho personalmente apprezzato il siparietto e mi auguro che un giorno il gioco del calcio sappia essere quello che è: “gioco” prima ancora che “calcio”.

 

PAGELLE:

HANDANOVIC 6: sul gol mi sembra non avere responsabilità, perché c’è in corsa un giocatore del Chievo che ha preso il tempo a Gagliardini e uscire sarebbe stato pericoloso: l’impressione è che le critiche siano amplificate da antipatie e/o pregiudizi. Poi è impegnato solo una volta.
D’AMBROSIO 6: grave l’errore su Pellissier, ma si riscatta con un secondo tempo attento e utile.
ANSALDI 6: parte alla grande, attaccando con continuità e rendendosi pericoloso. Poi tira il freno a mano e si limita al compitino. Un po’ in difficoltà nella ripresa.
MIRANDA 6: Meggiorini e Pellissier sono due ossi duri se c’è da lottare corpo a corpo: un paio di volte rischia il giallo per due gomiti troppo alti. Poi è titubante, tiene la difesa troppo dietro e l’Inter soffre: appena torna alto, fine delle sofferenze. Incertezza che gli costa qualcosa nel voto.
MURILLO 6,5: zero sbavature, marcatura attenta e nessuna divagazione. Pioli ha invertito le consegne: per adesso marca meno e sembra più a suo agio nei recuperi.
KONDOGBIA 7: due soli grandi errori, uno gravissimo che fortunatamente non paga. Finalmente più sicuro, anche nello stop che finalmente riesce a essere fronte all’avversario e non all’indietro. Forse la migliore in nerazzurro.
GAGLIARDINI 7-: cala nella ripresa, anche consistentemente, e per troppo tempo. Pioli lo vorrebbe tirare fuori, ma resta: lui ripaga crescendo di nuovo. Personalità, numeri, tecnica, testa, posizione: partita quasi impeccabile. Ma la cosa migliore è che fa tutto con una splendida semplicità, giocando a calcio, senza acrobazie (tranne una, a dire il vero), senza cercare alcun colpo ad effetto.
CANDREVA 6,5: è l’arma di Pioli che deve adattarsi e fare più fatica di tutti. Lui obbedisce e, quando l’Inter rallenta, ci prova da fuori. Si dimostra il miglior assistman del campionato. Si dovrebbe fare un approfondimento video solo sulla sua prestazione, per comprendere quanto sia utile e diligente.
JOAO MARIO 6-: più in difficoltà di tutti, non è un trequartista e si vede, almeno non nella declinazione chiesta da Pioli. Prima o poi dovrà arretrarlo o provarlo esterno.
PERISIC 8 (IL MIGLIORE): semplicemente devastante. Quando è un giornate così vale qualunque ala del mondo. Mostra il suo istinto killer da attaccante, ma in generale sulla fascia non si può fermare: quando lo fanno è perché ha sbagliato leggermente il controllo o perché il passaggio era un filo troppo lungo. Impressionante.
ICARDI 8: ammetto che avrei dato 6,5 prima del gol di Perisic, con “penalizzazione” di mezzo punto per non avere concretizzato alcune occasioni da rete (ha 6-occasioni-6 per poter segnare), nonostante una partita molto diversa in fase di non possesso, con tanto movimento senza palla. Ma quel recupero lo riabilita e da solo gli regala un extra: momento perfetto per un’azione sontuosa.
Intanto l’Inter ha già realizzato ben 21 gol che lo vede protagonista: indispensabile.
EDER 7: non è solo per il gol, ma perché si muove tanto e bene, trova anche una buona punizione e in generale aiuta Icardi nel miglior modo possibile.
BANEGA 6: ingiuste le critiche. Sbaglia la misura di alcuni passaggi, ma accelera la manovra e cerca soluzioni che altri non immaginano neanche.
PALACIO 6,5: anche lui si muove benissimo e soprattutto inventa quella palla per il gol di Eder. Potremo scannarci tutta la vita pensando se fosse voluto o meno, se l’avesse vista o meno, ma un piede fino e intelligente ricorda sempre dov’è meglio metterla in occasioni del genere.
PIOLI 8: ottima la gestione della partita, preparata benissimo con la fascia sinistra molto più libera di offendere, segno che aveva individuato bene una delle carenze del Chievo e del suo 4-3-1-2. Cambi coraggiosi e ai limiti del rischio che però pagano: vittoria meritata. Approfondimento a parte in settimana.

TABELLINO

INTER-CHIEVO 3-1 (primo tempo 0-1)
MARCATORI: 34′ pt Pellissier (C); 24′ Icardi (I), 40′ Perisic (I), 48′ st Eder (I)
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Murillo, Miranda, Ansaldi (15’st Eder); Gagliardini, Kondogbia; Candreva (37’st Palacio), Joao Mario (25’st Banega), Perisic; Icardi.
All. Pioli.
CHIEVO (4-3-1-2): Sorrentino; Frey (15’st Spolli), Dainelli, Gamberini, Gobbi; Castro (28’st De Guzman), Radovanovic, Bastien; Birsa (1’st Izco); Meggiorini, Pellissier.
All. Maran.
ARBITRO: Giacomelli.
SANZIONI: Birsa e Radovanovic.
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