Palermo Inter 0-1: sofferenza necessaria

Ci sono partite che sembrano maledette già in partenza, persino nel leggere le statistiche e le curiosità. Si affrontavano l’Inter delle tante vittorie consecutive e il Palermo che quest’anno in casa non aveva mai vinto: sembrava il preludio perfetto per una partita da crucci e rammarichi.

E non è per niente stata una partita, vuoi per un Palermo con l’acqua alla gola che le ha provate tutte pur di portare a casa un punto, vuoi per le condizioni meteo davvero al limite, con pioggia battente e campo che, pur rimanendo giocabile, si è inevitabilmente appesantito.

Non una bella Inter e non una vittoria spumeggiante e che, anzi, lascia più di una perplessità sul tavolo. Ma, a ben guardare, la via che porta alla costruzione di una squadra credibile, determinata, forte anche di testa, passa anche e soprattutto da partite come questa, da vincere con le unghia e con i denti; partite che alla fine del campionato, quando si fa la conta delle occasioni perse, le ricordi perché ti è rimasto che tutto sommato non c’era stata storia in campo, nonostante la brutta prestazione.

Così è stato oggi contro il Palermo, brutta prestazione ma con Posavec protagonista almeno di tre interventi miracolosi che avrebbero indirizzato la partita da tutt’altra parte.

LA PARTITA

Il Palermo va in campo con un 3-5-2 in cui gli esterni Pezzella e Rispoli sono più difensori che altro, e quindi si tratta di vera difesa a 5 e in campo è più un 5-3-1-1. L’obiettivo, chiaro sin da subito, è di mettere quanti più uomini possibile e poi ripartire in contropiede con 3-4 uomini, talvolta 5, puntando molto sulla velocità della ripartenza stessa.

L’Inter si schiera con il solito 4-2-3-1. Due le novità: la prima, Gagliardini ancora titolare col rientro di Brozovic dalla squalifica, e il positivo Kondogbia delle ultime in panchina; la seconda, con Banega a fare il trequartista. Sono scelte che sin dall’inizio sono sembrate poco azzeccate, sia per le caratteristiche del Palermo sia per le condizioni meteo, e non è un caso che, alla fine, Banega e Brozovic siano stati tra quelli a soffrire di più in campo, anche se in buona compagnia: con Candreva, Ansaldi e Perisic fanno una bella “banda del buco” per quanti passaggi sbagliano e palle perdono.

I rosanero partono fortissimo e l’Inter forse non se l’aspetta, fortuna per i nerazzurri che la mira di Nestorovski non sia precisa. I nerazzurri però crescono pian piano e prendono possesso della palla e della metà campo rossonera, ma senza grandi conclusioni fino a quando prima Icardi sbaglia un’occasione che si era costruito benissimo su bel lancio di Miranda, poi Candreva, a metà primo tempo, dopo un lungo possesso palla di fronte all’area rosanero ha l’occasione buona che Posavec intercetta.

Ma l’azione migliore dell’Inter è poco dopo, con Brozovic che tira da fuori, Posavec para e Icardi, solo soletto al limite dell’area piccola, sciupa mandando alto: il guardalinee segnala fuorigioco che però è inesistente.

Il canovaccio è sempre lo stesso, il Palermo che difende e prova ogni tanto ad affacciarsi in attacco, magari sfruttando i calcio d’angolo, l’Inter che attacca pur con una manovra più involuta e lenta rispetto alle ultime uscite. Su uno degli angoli del Palermo c’è un contatto tra Gagliardini e Goldaniga, con l’interista che tira la maglia del rosanero: a parti invertite mi sarei arrabbiato moltissimo per il non fischio.

Il primo tempo finisce con la sensazione che maledetta sembrava e maledetta partita sembra destinata a restare fino alla fine.

SECONDO TEMPO

L’Inter parte forte pur non riuscendo a creare quasi nulla, anche perché il Palermo è asserragliato come si trattasse di un vero fortino da difendere con unghia e denti. Attorno al quarto d’ora l’occasione migliore, costruita con grande intelligenza e piede vellutato da Gagliardini per Icardi che taglia, raccoglie il passaggio morbido in profondità e di prima intenzione tira: Posavec fa un vero miracolo.

Da quel momento si respira un’aria diversa, i calciatori palermitani fanno anche più volte cenno alla panchina che qualcosa non va e forse chiedono qualche cambio: sta di fatto che l’Inter non abbandona più la metà campo rosanero e il Palermo non riparte più, abbandonando a sé stesso Nestorovski.

Al 66esimo il cambio che… cambia la partita: fuori un evanescente Banega e dentro Joao Mario. Al portoghese bastano 10 minuti per trovare la via del gol.

L’azione si svolge a destra, Candreva non viene aiutato ma neanche contrastato con convinzione dal suo avversario, mentre in mezzo al campo Bruno Henrique sta vicino a Joao Mario ma senza contatto fisico e mettendosi in posizione sbagliata: quando Candreva fa partire un cioccolatino col sinistro, il portoghese è solo e può metterla in rete.

Il campo si è fatto ancora più pesante, ma lo è soprattutto per il Palermo che smette totalmente di giocare. Sembra una partita destinata a finire così, con l’Inter in controllo quasi a “graziare” un avversario ormai sfatto dalla fatica, quando Ansaldi fa un intervento in scivolata che è piuttosto stupido. Per quanto ci si possa accapigliare sulla correttezza o meno della sanzione e al di là del fatto che non fosse per nulla cattivo né ci fosse intenzione di far male, l’intervento è stupido, fuori tempo e a rischio incolumità per l’avversario: da regolamento è giallo senza grandi discussioni. Piuttosto, c’è da chiedere a Ansaldi perché quell’intervento sapendo di avere una ammonizione.

Dal parapiglia che ne esce, anche Pioli viene espulso: probabilmente non ha lo stesso bon ton di Allegri.

Inizia un’altra partita, con i siciliani che trovano energie insperate, anche con Diamanti che tecnicamente riesce a regalare qualcosa ad una squadra che era ormai fuori giri. Proprio da una punizione battuta a sorpresa dell’ex nazionale il Palermo trova il gol con Quaison, ma l’arbitro annulla perché evidentemente aveva fatto allontanare la barriera e doveva fischiare la ripresa del gioco.

Il Palermo ci trova ma arriva vicino a una occasione solo con Chochev, a 5 dal termine: il tiro da fuori però finisce a lato.

La partita poi finisce senza grandi scossoni, fatta eccezione per la seconda ammonizione di Gazzi.

CONCLUSIONI

Vincere oggi era assolutamente necessario, visti i passi falsi di Milan (una partita in meno) e Lazio, che finalmente restituiscono una logica alla folle corsa che i nerazzurri fanno da qualche settimana a questa parte. Il Napoli continua a vincere, vedremo stasera la Roma: sono questi, però, i due veri obiettivi di una squadra che, stante così le cose, deve avere la convinzione di potere riaprire tutto. Vittoria fondamentale perché ogni passo falso fino a quella contro il Pescara poteva (e può, ne manca una) vanificare tutto.

Non è certo la classica partita da “massimo utile con il minimo sforzo” perché la fatica c’è stata, tantissima. Certo, il valore del Palermo è davvero di una bassezza imbarazzante anche per questa Serie A così livellata, squadra che non ha neanche quegli scatti di orgoglio che a inizio campionato l’avevano portata a fare qualche punto e battere l’Atalanta.

Sui singoli, si segnalano le prestazioni di Banega, Gagliardini e di Murillo, a rappresentanza della difesa.

Nel reparto arretrato, l’Inter è stata praticamente impeccabile, fatta eccezione per qualche incertezza sui calcio d’angolo e per l’espulsione di Ansaldi: è il dato migliore di tutto il match, che fa emergere soprattutto Murillo, autore di un’altra prova positiva e di grande personalità.

Su Banega ormai non riesco più a scrivere senza ripetermi. Sinceramente non capisco questo accanimento terapeutico di fronte a un calciatore che ha interpretato il ruolo di trequartista in maniera diametralmente opposta rispetto a quel che gli viene chiesto all’Inter: è sempre stato un regista libero di muoversi per il campo, adesso gli si chiede di fare quasi la seconda punta. Insistere sembra davvero dannoso per lui e per l’Inter.

Confortante anche la prova di Gagliardini che in 3 partite ha mostrato di avere personalità da vendere, visione di gioco e di poter diventare leader di questa squadra in brevissimo tempo, nonostante la giovane età e la scarsa esperienza. Dopo un primo tempo non certo esaltante, ma forse condizionato anche dalle fatiche dei 120′ di Coppa Italia (lui come altri), nel secondo cresce sensibilmente, a partire dall’assist-gioiello per Icardi.

Per quanto riguarda la formazione e la preparazione della partita, questa è la classica occasione in cui ci si dibatte tra una preparazione non proprio perfetta e dei cambi che l’hanno aggiustata. Pioli probabilmente ha sbagliato formazione, inserendo due giocatori più tecnici in una partita in cui forse il fisico avrebbe giocato un ruolo diverso: anche se il Palermo era ormai finito sotto tutti i punti di vista, i pochi minuti di Kondogbia hanno mostrato che il recupero del francese non sembra essere passeggero e che in partite così può essere più utile di Brozovic. Poi però azzecca i cambi giusti e la indirizza dov’era giusto che andasse.

Un po’ la fortuna lo ha aiutato con l’infortunio di Medel. Continuo a ritenere che a centrocampo sia limitante e che in difesa sia un rischio troppo grosso per correrlo costantemente e contro tutti gli avversari. In mancanza, Pioli ha avuto la possibilità di sperimentare soluzioni diverse, di ritrovare Kondogbia, responsabilizzare Brozovic (nonostante la straordinaria propensione all’errore) e di cercare la giusta collocazione per Joao Mario o Banega, oltre che far nascere anche l’esigenza di un Gagliardini sul quale i dubbi si stanno sciogliendo velocemente, pur aspettando partite di un certo rilievo per darne un verdetto definitivo (vedi Juventus a breve).

Insomma, un’Inter che torna dalla Sicilia con meno spettacolo, con una prova per certi versi meno convincente, ma con la sensazione di avere espresso un concetto più profondo dei due che sono venuti a mancare. Quello che parla di una squadra con grande personalità, che ha voglia di superare ostacoli e fatica con una determinazione che fino a qualche settimana fa, sinceramente, sembrava impossibile.

Le grandi squadre si costruiscono anche così, i buoni percorsi passano anche da qui.

PAGELLE

HANDANOVIC SV: inzupparsi d’acqua quando sarebbe bastato non presentarsi neanche.

D’AMBROSIO 6,5: ordinato e insolitamente preciso. Se c’è da spazzare, spazza.

MIRANDA 6,5: soffre un po’ Nestorovski, soprattutto nel secondo tempo, ma recupera tanti palloni e nel primo tempo fa anche il bel lancio per Icardi (che sciupa).

MURILLO 7: il totale dei falli subiti è superiore a quelli fatti, perde una palla sola: basterebbe questo a sottolineare una prova positiva. Poi mettiamoci anche recuperi e buoni interventi: sembra tornato quello di un anno fa.

ANSALDI 5,5: prestazione da 6,5 pieno anche per le tante palle intercettate e recuperate. Purtroppo si rende protagonista di due falli assolutamente inutili che portano l’Inter a una sofferenza altrettanto inutile.

BROZOVIC 6: sbaglia tanto, anche perché tocca oltre un centinaio di palloni. Lui è già un regista sui generis, schierato in un campo così è difficile chiedergli precisione. Nel primo tempo si rende anche pericoloso.

GAGLIARDINI 6,5: primo tempo un po’ in ombra, quasi in affanno. Secondo in grande crescita.

BANEGA 4,5 (IL PEGGIORE): Gazzi gli si francobolla e lui entra in confusione, sbagliando troppo e non trovando mai né tempi né posizioni giuste. Qualcuno fermi questo stillicidio, parli col ragazzo e si metta in competizione con Brozovic per una maglia da titolare 15 metri più indietro.

JOAO MARIO 7 (IL MIGLIORE) entra e cambia la partita, non solo per il gol, ma anche perché cerca e trova falli importanti, è un moto perpetuo.

CANDREVA 6,5: partita in affanno con tante palle perse, ma l’assist lo fa emergere rispetto ai compagni (di errore).

PERISIC 6: a fine partita lui e Icardi sono quelli che risultano più pericolosi, e questo vorrà pur dire qualcosa. Ma avversario e campo non erano l’ideale per esprimere il meglio.
KONDOGBIA 6,5: il segnale è che entra e non lo fa con lo spirito di chi si sente ignorato o punito. Entra e si mette nella posizione giusta, facendo le cose giuste. Per quanto possa sembrare strano, pochi minuti ma pesano più di 90.

ICARDI 6-: se avesse segnato il gol nel primo tempo su lancio di Miranda sarebbe venuto giù lo stadio con applausi anche degli avversari. Quando non giochi granché e segni, il voto cresce perché ti dicono che sei un cecchino; quando ti muovi un po’ di più ma non realizzi, qualcosa la perdi perché tutti si aspettano di più. La straordinaria solitudine dei bomber di razza.

SANTON 6: entra e, puff, vicino al calcio d’angolo si perde Balogh al quale però deve oltre 10 cm e qualche chilo. Poi però ritorna in linea con il resto della difesa e non soffre più.

PIOLI 6: lo abbiamo applaudito altre volte perché il modo di recuperare la partita era stato intelligente, nonostante non sempre preparazioni perfette e primi tempi in sofferenza. Oggi prova forse una mossa a metà tra la psicologia (far sentire Brozovic titolare?) e il recupero fisico (Kondogbia e Joao Mario avevano giocato anche in Coppa Italia), ma col risultato di mettere in difficoltà la manovra dell’Inter. Certo che poi è un lusso avere uno come il portoghese in panchina che segna prima dell’ingresso di un’altra punta. In generale, però, è un piccolo passo indietro su tante cose, in avanti sul piano del carattere e della voglia, e anche della forma fisica: la partita contro il Bologna s’è fatta sentire e avere solo la Coppa Italia di mezzo è una manna.

Solo una piccola domanda: ma davvero (DAVVERO, in maiuscolo a sottolineare la perplessità) Miangue è davvero così meno meritevole degli altri terzini? Davvero?

TABELLINO

PALERMO-INTER 0-1
MARCATORI: 20′ st Joao Mario
PALERMO (5-3-1-1): Posavec; Cionek, Gonzalez, Goldaniga; Rispoli (33′ st Diamanti), Bruno Henrique (26′ st Balogh), Gazzi, Jajalo (36′ st Chochev), Pezzella; Quaison, Nestorovski.
All. Corini.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Ansaldi; Gagliardini, Brozovic; Candreva (36′ st Santon), Banega (10′ st Joao Mario), Perisic (32′ st Kondogbia); Icardi.
All. Pioli.
ARBITRO: Irrati di Pistoia.
SANZIONI: Ammoniti: Ansaldi, D’Ambrosio, Goldaniga, Quaison, Gazzi, Nestorovski, Balogh, Diamanti, Quaison. Espulso Ansaldi al 35′ st Ansaldi e Gazzi al 49′ st enbrambi per doppia ammonizione. Al 36′ del secondo tempo allontanato Stefano Pioli per proteste verso il quarto uomo.

 

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