Perché il fallo di Asamoah è rigore al di là di ogni dubbio

Non sono mai stato un fan degli ex calciatori che fanno gli opinionisti in tv, figuriamoci quelli che commentano la partita in diretta e fanno la cosiddetta “spalla”. Si parte da un assunto che è vero solo in teoria, ovvero che gli ex calciatori dovrebbero saperne di calcio più di chiunque altro per il semplice motivo di aver “vissuto il calcio”, cosa che spesso viene anche enfatizzata per il ruolo dell’allenatore: poi ti accorgi che Zeman, Mourinho, Sacchi, Sarri, Benitez e Manzano hanno avuto una carriera di fatto pari allo zero (per qualcuno proprio zero) e comprendi che quello è uno di quei tanti mondi che hano solo una grande capacità autarchica, dove vigono delle regole non scritte non sempre limpidissime e che quindi tendono semplicemente a proteggere sé stessi. Sono eufemismi: basti pensare a tutte le “scansocietà” in Serie A, agli abusi di farmaci, all’atteggiamento nei confronti degli ultras o verso l’omosessualità nel calcio. Ricodate le parole di Lippi?

lippi gay

Ma non solo per questo, ovviamente. Spesso in campo i calciatori sono la quintessenza dell’ignoranza tattica e, anche i più acclamati, sono protagonisti di errori/orrori indicibili che a malapena possono essere giustificati con la fatica e l’adrenalina del campo.

Ma se c’è un argomento sul quale i calciatori sono davvero ignoranti come capre, praticamente tutti indistintamente: è il regolamento del gioco del calcio. Per quanto possa sembrarvi iperbolica come frase, basta guardare una qualunque partita, di qualunque serie, di qualunque nazione, per comprenderne la lampante veridicità: altrimenti nonci sarebbero certe scene, certe proteste, certe richieste pazzesche nonché dichiarazioni post partita fuori di senno.

(Su www.ilmalpensante.com trovi anche altri sport)

Ricordate il caso Reina-Silvestre di qualche settimana fa? Ebbene, Reina irruppe nel post partita con questa dichiarazione (cliccate all’interno per l’articolo su ilmalpensante.com che parla dell’argomento):

Tutti hanno visto. Silvestre mi ha disturbato e quindi non sono riuscito a rinviare, di conseguenza c’erano il fallo e la seconda ammonizione. Se mi ha toccato? Non è una questione di contatto, io l’ho sentito ma basta già ostacolare il rinvio. Comunque io il tocco l’ho sentitoPepe Reina

Dice due cose, una giusta e una sbagliata: Silvestre ha disturbato (e non importa che abbia toccato o meno, ha perfettamente ragione), ma il disturbo non comporta assolutamente il secondo giallo: in effetti trovo che sia un vuoto normativo da colmare, essendo il rinvio del portiere assimilabile sotto molti aspetti a una rimessa in gioco o punizione rapida, che se impedite o disturbate generano l’ammonizione (regola 15 comma 2 per la rimessa, regola 13 comma 3 per la punizione rapida). Ma al momento non è così e pertanto l’ammonizione è discrezionalità dell’arbitro, perché è lui che deve valutare eventualmente il comportamento antisportivo del calciatore, unica vera discriminante per la sanzione accessoria (non era nel caso di Silvestre).

(Palermo-Inter vista da ilmalpensante.com)

Per esempio, molti giocatori non sanno che anche il semplice tentativo di alcuni tipi di fallo può essere punito con una punizione, la regola 12 è piuttosto chiara nel merito, con quelle continue citazioni del semplice “tentare”:

Altro esempio, la situazione di ieri che riguarda Ansaldi. Fuori da ogni possibile polemica su tutti gli errori di Irrati (bravissimo nel rendere infelici entrambe le fazioni: arbitro davvero pessimo), tra i due calciatori quello davvero in ritardo è l’argentino, che agisce con estrema imprudenza, punibile con l’ammonizione:

Fatta questo lungo preambolo, torniamo all’argomento in questione, analizzando un video del buon Don Diego:

Di per sé ci sarebbero pochi dubbi ed è persino pazzesco pensare di spiegare una situazione del genere: davvero c’è qualcuno che dubita del rigore? Poi ascolti l’audio e capisci che c’è qualcosa che non va, perché Luca Marchegiani dice chiaramente “È di spalla, è troppo poco per concedere il rigore“, oltre a registrare un insolito, quasi imbarazzato, soprassedere all’analisi: un’immagine e via, altro che approfondimenti, moviole, inquadrature da tutte le parti del campo.

Marchegiani si esprime in tv con milioni di spettatori che ascoltano oltre che guardare. Consapevole o meno che sia, lui influenza il giudizio di moltissima gente: non è un caso che il giorno dopo sui social c’è una mandria intera di juventini che parlano lo stesso linguaggio. La tv è un’arma potentissima, perché non c’è solo l’immagine, ma il commento che condiziona ciò che guardi, capace di far diventare un “sembra” una verità, o anche una falsità.

Marchegiani è un ex calciatore (ex Lazio e Torino, ex nazionale), e che si esprime con un gergo strettamente calcistico da sempre male interpretato dai calciatori, che reputano il contatto “spalla a spalla” quasi come una zona d’ombra in cui ci si può scannare a vicenda tanto non è fallo perché… “è di spalla”.

Non è così.

Riproponiamo la regola 12 per chiarezza:

In questo caso, sono due le fattispecie: spingere e caricare. Ma la seconda è più specifica, perché il regolamento lo illustra più avanti nelle linee guida a chiarimento del regolamento:

Anche qui, attenzione ai termini perché si parla di negligenza o imprudenza o vigoria sproporzionata, ovvero delle caratteristiche dell’azione di gioco che ne determinano anche la punibilità con un cartellino, ma non mettono in dubbio l’infrazione in sé:

Asamoah chiaramente, senza alcuna ombra di dubbio, affronta l’avversario quantomeno con negligenza, disinteressandosi della palla e con unica finalità ultima quella di impedire all’avversario di giocarla, ostacolandone la progressione e con una spallata violenta. Poco dopo c’è una precisazione:

Non c’è una sola ragione regolamentare per giudicare quel contatto come “corretto” o “normale contatto di gioco” o, peggio ancora, “spalla e spalla” fattispecie ristrettissima (non è punibile solo se “carica” non violenta o pericolosa) ma ampliata dagli stessi calciatori per giustificare falli stupidi come quelli di Asamoah. Troppo poco? Una considerazione che nel regolamento non è prevista.

L’unico dubbio era se è Asamoah fosse da giallo o meno. Non è “ci può stare”, “potrebbe” o tutto l’armamentario di dubbi e perplessità: è rigore, punto.

Se poi non bastasse la spiegazione, passate a Marchegiani le slide del corso arbitri, anche se lui risponderà con il più classico, autarchico e giustificazionista: “eh, ma il calcio è uno sport fisico, mica è basket“. O magari, chissà, loro sono a conoscenza di un regolamento diverso in base alle maglie in campo.

Oppure è la (prima parte di) dote delle proteste di Allegri.

spalla a spalla

 

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