Australian Open, il sogno si è avverato: sarà Federer vs Nadal

Tutto il mondo non aspettava altro. Io non aspettavo altro: nel mio precedente articolo sugli Australian Open, prima dei quarti di finale, scrivevo così, giusto in conclusione:

Se dovesse essere Nadal a passare il turno, il discorso cambierebbe: Rafa ha tutte le armi per mettere in difficoltà Dimitrov, e la semifinale sarebbe molto più equilibrata. Nella parte alta del tabellone, la più probabile è una semifinale tutta svizzera tra Federer e Wawrinka, dall’esito molto incerto ma — e forse è il cuore che parla — con una leggera preferenza per Roger. […] Le speculazioni di cui sopra ci porterebbero — ma qui siamo al sogno… anzi, al sogno erotico, almeno per chi vi scrive — a una possibile finale slam tra… no, credetemi, quasi non riesco a dirlo. Tra Rafa Nadal e Roger Federer.
Se ciò accadesse, potrei già dichiarare completo, soddisfatto e incartato con tanto di ciliegina il mio 2017 di appassionato di tennis.

Nessuno poteva aspettarselo

Ma sarei intellettualmente disonesto se dicessi che la ritenevo un’eventualità realizzabile. Non dico probabile, dico proprio realizzzabile. Era fantascienza, almeno per me. Lo ammetto: l’anno scorso, dopo le Olimpiadi di Rio, per ben due volte avevo iniziato a scrivere un articolo per ilMalpensante. Il titolo del primo era: “Federer e Nadal: il tramonto di due campioni?” E, dopo l’ennesimo stop di Nadal per infortunio, il titolo del secondo era esattamente uguale… solo che senza il punto interrogativo finale.

Gli stessi due campionissimi, intervistati al termine delle rispettive semifinali da Jim Courier, hanno più o meno ammesso la stessa cosa, raccontando entrambi un aneddoto che — ora — diventa ancora più divertente.

Erano a Manacor, città natale di Nadal, per l’inaugurazione della Tennis Academy fondata da Rafa l’anno scorso. Con Federer come ospite d’onore (“È stato un giorno indimenticabile per tutta Manacor, non smetterò mai di ringraziare Roger per essere venuto” ha detto Rafa).

E si sono ritrovati a non riuscire nemmeno a giocare il match di esibizione in programma. Federer con un ginocchio fuori uso, Nadal con il polso semi-distrutto. “Abbiamo fatto soltanto qualche tiro con i bambini”, ha raccontato Nadal.

“E a un certo punto ci siamo messi a ridere e ci siamo detti: ‘Che vuoi farci, è così che siamo messi, ora’”, ha raccontato Federer.

E adesso, a distanza di pochi mesi, i due più grandi campioni della storia del tennis si ritrovano nella finale di un major. Roger a 36 anni, Rafa a 31. Roger ha vinto il suo ultimo slam a Wimbledon nel 2012, Rafa a Parigi nel 2014.

Il tennis non può fare a meno di loro

Lo scriveva Bertolucci a inizio anno in un articolo sulla Gazzetta: “Tornate: il tennis ha bisogno di voi.”

Soprattutto questo tennis, dominato dal robot Djokovič e dalla monotonia di Murray, in cui i cannoni umani alla Raonic o alla Kyrgios sembrano destinati a prendere il sopravvento — e probabilmente lo faranno — aveva bisogno come l’aria di un ultimo sussulto, di un’ultima emozione intensa e meravigliosa prima di autoconsegnarsi all’interregno degli sparapalline, nella speranza che la nuova generazione di talenti puri (Thiem e Zverev junior su tutti) arrivi a scacciarli il prima possibile.

Il più grande tennista di sempre (a mio parere), John McEnroe, ieri, durante Game Set and Mats, la trasmissione di Eurosport condotta da Mats Wilander, ha definito Federer e Nadal i più grandi tennisti di sempre. E, per certi versi, lo sono stati.

Perché hanno saputo sfondare la barriera della specialità e diventare icone dello sport in generale, al pari di Usain Bolt o di Michael Phelps.

Fateci caso: non solo io, non solo gli appassionati, ma tutti — che sappiano di tennis o meno, non importa — li chiamano Roger e Rafa. Sono di casa in tutte le case, la loro rivalità è stata così epica da essere impossibile da descrivere, tanto assoluta e straordinaria da valicare i confini degli appassionati di tennis e diventare argomento di discussione nei bar e tra gli amici.

Un’altra osservazione acuta di McEnroe e Wilander, oggi, è stata confrontare il dominio di Roger e Rafa con gli altri “grandi cicli” tennistici del passato. Ebbene, non c’è paragone. Mac ha “dominato” per due o tre anni, poi c’è stato Lendl per un biennio, poi Becker/Edberg per altri tre o quattro, poi Sampras per sei o sette.

Nadal e Federer dominano incontrastati (chissenefrega di Djokovič, scusatemi) il tennis dal 2003. Il 2003 è l’anno del primo trionfo del ventiduenne Federer a Wimbledon, il 2005 è l’anno del primo successo del diciannovenne Nadal al Roland Garros.

Da allora — tenetevi forte — Federer e Nadal hanno giocato otto finali slam. Nel 2006, 2007 e 2008 hanno disputato le finali di Parigi e Wimbledon.

Ma non sono solo i numeri — impressionanti, e li elencheremo — ad aver reso quella tra Federer e Nadal la rivalità più grande di sempre.

È che la loro filosofia di gioco è radicalmente diversa. Più eterea, sublime e estetica quella di Federer, più operaia, grintosa e feroce quella di Nadal. Due modi di concepire il tennis diametralmente opposti, che hanno diviso gli appassionati come mai era capitato prima, generando anche faziosità e schieramenti di stampo calcistico che spesso — ne conosco, di casi — hanno minato amicizie e rapporti interpersonali.

E, cosa paradossale, più i loro “tifosi” (che brutto usare questa parola per il tennis!) erano divisi, più loro si rispettavano e, con il tempo, diventavano amici: quando Nadal nel 2009 fu estromesso da Soderling al Roland Garros — in quella che, fino a due anni fa, è rimasta l’unica sconfitta di Rafa a Parigi — ammise candidamente di aver tifato per Federer guardando la finale, e di essersi commosso nel vederlo sollevare la Coppa dei Moschettieri. Federer ha dichiarato più volte di essere “il fan numero uno” di Nadal e del suo gioco. Più e più volte i due sono stati sorpresi a chiacchierare e a ridere tra loro, anche al termine di partite tiratissime e importantissime, e non è un caso che Roger Federer — che, serio e posato padre di famiglia com’è, con le figlie piccole, si sposta con il contagocce, preferendo la vita casalinga quando non è sui campi da tennis — si sia “sbattuto” per andare a Manacor, sull’isola di Maiorca, per l’inaugurazione della Academy di Nadal.

E vedete? Mi sono perso… ho cominciato a ricordare, a raccontare, e — lo ammetto — ho pure perso il filo.

Ma non importa, perché domani mattina, inaspettatamente, sarà di nuovo Federer vs Nadal.

E, comunque andrà, sarà un’altra partita epica, da raccontare ai nipotini.

Stremati dopo la finale di Wimbledon 2008

The Best Match Ever

Tra tutti gli incontri giocati dai due iper-campioni, una partita resterà per sempre negli annali: la finale di Wimbledon 2008, vinta al quinto set da Nadal dopo 4 ore e 48 minuti, quasi al buio, con interruzioni per pioggia, battaglie incredibili, colpi fantascientifici. Da molti — praticamente da tutti — è stata definita “la più bella partita di tennis di tutti i tempi”.

Non è così. È stata fantastica, meravigliosa, lunghissima, estenuante, emozionante… ma non è stata la più bella. In questo mio giudizio, sono in buona compagnia: tanti esperti (Tommasi e Clerici su tutti) la pensano come me. Di tutti i match che ho avuto la fortuna di vedere (e sono stati tantissimi) ce ne sono almeno due che “superano” in bellezza e pathos quella partita. La finale di Wimbledon del 1980, per esempio, con il tie break interminabile tra John McEnroe e Bjorn Borg. O le 5 ore e 53 minuti di battaglia feroce della finale degli Australian Open del 2012, che vide Djokovič vincere al quinto su Nadal.

Eppure… eppure quella finale di Wimbledon 2008 è la partita più bella di sempre. Lo è anche se non lo è.

E sapete perché?

Perché c’erano loro due.

Perché c’erano Roger e Rafa.

Perché c’erano due modi di vedere il tennis che si scontravano.

E, tra meno di 24 ore, lo faranno di nuovo.

Gli scontri diretti

Per rendere la portata della rivalità tra Federer e Nadal, mi permetto di elencare qui sotto gli scontri tra i due. La lista sarebbe troppo lunga, quindi mi limito all’elenco delle partite disputate nei tornei del Grande Slam.

Siete pronti? Andiamo…

Roland Garros 2005, Semifinale — Nadal 6–3, 4–6, 6–4, 6–3 in 2h47’

Roland Garros 2006, Finale — Nadal 1–6, 6–1, 6–4, 7–6 in 3h02’

Wimbledon 2006, Finale — Federer 6–0, 7–6, 6–7, 6–3 in 2h58’

Roland Garros 2007, Finale — Nadal 6–3, 4–6, 6–3, 6–4 in     3h10’

Wimbledon 2007, Finale — Federer 7–6, 4–6, 7–6, 2–6, 6–2 in 3h45’

Roland Garros 2008, Finale — Nadal 6–1, 6–3, 6–0 in 1h48’

Wimbledon 2008, Finale — Nadal 6–4, 6–4, 6–7, 6–7, 9–7 in 4h48’

Australian Open 2009, Finale — Nadal  7–5, 3–6, 7–6, 3–6, 6–2  in 4h23’

Roland Garros 2011, Finale — Nadal 7–5, 7–6, 5–7, 6–1 in 3h40’

Australian Open 2012, Semifinale — Nadal 6–7, 6–2, 7–6, 6–4 in 3h42’

Australian Open 2014, Semifinale — Nadal 7–6, 6–3, 6–3 in 2h24’

Il tifo e le fazioni

Come ho già detto, mai nessuno ha diviso gli appassionati di tennis come Federer e Nadal.

Io stesso — l’ho persino scritto anche nella breve bio che trovate in fondo a ogni mio articolo, quindi non è certo un mistero — mi sono schierato: fin da quando l’ho visto giocare la prima volta, sono stato un Nadaliano doc, e la mia passione per Rafa non è mai scemata, anzi… se possibile, è diventata sempre più accesa.

Ma — per educazione tennistica, forse — non mi sono mai lasciato andare agli eccessi di tifo calcistico che invece hanno imperversato un po’ ovunque. (Ma credetemi quando vi dico che ho perso amicizie per questo motivo.)

E, con il passare degli anni, la mia ammirazione per il Grande Rivale — Roger Federer — è cresciuta in modo esponenziale. Non a caso, il primo articolo che ho pubblicato su ilMalpensante si intitolava: “Perché io, Nadaliano doc, avrei voluto che Federer vincesse il suo ottavo Wimbledon”.

E ora? La finale si avvicina… ma, se un tempo il mio “tifo” (uso questa parola per comodità) sarebbe stato, che ne so, 90-10 (ma no, via, a volte è stato anche 99-1), domenica sarà molto vicino al 60-40 — che è il massimo che posso concedere (please insert smiley).

Perché? Mi sono forse rammollito?

No, tutt’altro. È che, se dovesse vincere Federer, sarebbe comunque una vittoria del mio tennis. Del tennis che amo.

E che — mi dispiace per i loro fans, so che da qualche parte, per quanto possa sembrare incredibile, ce ne sono — non è il tennis di Murray, e di sicuro non quello di Djokovič.

In realtà — come tutto il mondo — quello che voglio davvero, domenica mattina alle 9:30 ora italiana, è guardarmi la partita. E godermela.

Perché, con ogni probabilità, sarà l’ultima grande sfida tra i due più grandi tennis—

Ooops

Dicevano così anche l’anno scorso, e guardali adesso.

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