Inter Lazio 1-2: sottovalutare l’avversario

Togliamoci subito il dente: il rigore su Immobile c’è e l’espulsione di Miranda è giusta. L’arbitro Guida fa una partita pessima sbagliando moltissimo, e ne parleremo a parte (nel primo tempo manca l’assegnazione di un rigore su Candreva), ma su quell’azione il contatto c’è e il clamoroso errore (più d’uno, in realtà) è di Miranda: continuare a correre dietro ad un avversario che ti ha già superato è tra gli errori tecnici più gravi che puoi fare, soprattutto se sei in area di rigore ed è una chiara occasione da rete. 999 volte su 1000 l’avversario cade, i piedi si toccano anche involontariamente, la dinamica e la casistica sono praticamente sempre uguali.

Poi metteremo anche il video. Per essere precisi, Immobile ha tutto il diritto di muoversi come vuole a protezione della palla, come prevede il regolamento, la scelta idiota la fa Miranda che prima è messo male rispetto a Murillo, poi parte in ritardo e infine perde in velocità, continuando la corsa servendo a Immobile l’azione su un piatto d’argento. Non importa quale dei due piedi sia sopra o sotto, non è previsto dal regolamento che in merito è chiaro, è Miranda che ferma la progressione di Immobile, e c’è anche he un contatto col ginocchio destro:

Se qualcuno pensa che sia “involontario”, non esiste nel regolamento (occhio, perché la frase “non è necessario alcun provvedimento disciplinare” riguarda la casistica “normale”, mentre questa rientra a pieno diritto in quella del “fallo su chiara azione da rete”):

Tolto il dente, parliamo della partita.

L’Inter perde contro la Lazio e chiude il capitolo del secondo obiettivo stagionale. Lo fa nonostante un ottimo inizio e nonostante nel complessivo ha prodotto più della Lazio, anche se le occasioni più clamorose (e sono diverse) sono quelle biancocelesti.

L’Inter perde perché dopo il gol perde distanze, misure, si lascia prendere anche da una certa supponenza; perde perché la difesa ha giocato troppo bassa, perché Miranda e Ansaldi sembravano in vacanza, perché probabilmente a qualcuno la Coppa Italia sembrava un impegno in più rispetto alla corsa in campionato.

L’Inter perde perché, nella sostanza, è riuscita nel miracolo di dominare l’avversario all’inizio, subire il gol e pensare di poterla vincere comunque: errore di sottovalutazione. Mai farlo, con qualunque avversario.

L’Inter perde perché… non ha fatto tutto il possibile, e che era nelle sue potenzialità, per vincerla.

LA PARTITA

Pioli segue quasi tutta la logica espressa nel precedente articolo, mettendo in campo Banega, Kondogbia e Palacio al posto di Joao Mario, Gagliardini e Icardi, ma lascia in campo Miranda e riporta tra i pali Handanovic nonostante sia Coppa Italia. Il modulo è sempre il 4-2-3-1 con Banega trequartista.

Secondo Alberto Zaccheroni, l’Inter e la Lazio si schierano nello stesso modo, solo che l’Inter ha il vertice alto (Banega) e la Lazio il vertice basso (Biglia): poi ti chiedi perché abbia fatto a vincere un campionato di Serie A, due panchine d’oro e qualche premio come miglior allenatore per uno o due anni se è capace di assimilare un 4-4-2 moderno con un 4-3-3. Ma tant’è, la Lazio si schiera con il 4-3-3, con in campo il giovane Murgia (buonissima partita) al posto di Milinkovic-Savic: per il resto è tutto come atteso.

Il disegno di Inzaghi è chiaro: aspettare dietro, lasciare l’Inter giocare e poi attaccarla (alla fine oltre il 20% di palle lunghe!), magari sulle fasce dove è sempre stata più debole. Pioli invece “programma” i suoi per fare la partita, controllarla e dominare l’avversario.

E infatti l’Inter parte bene, c’è grande voglia di fare bene e si vede, anche se già all’inizio sembra che qualcosa non quadri nelle distanze tra i reparti, tanto che Miranda è costretto già all’8° minuto a fare gli straordinari su Felipe Anderson in ripartenza.

Ma è al 16esimo che l’Inter dimostra di avere più determinazione della Lazio. C’è un ottimo pressing (forse l’unico azzeccato della serata) di Ansaldi che costringe Biglia all’errore, palla a Kondogbia che di destro lascia partire un gran tiro che scheggia il palo. Una vera occasione, ma in generale un dominio territoriale non indifferente.

Poco dopo è Brozovic, servito da D’Ambrosio, che spara alto. Sembra che non ci sia partita e invece due minuti dopo la Lazio passa in vantaggio. Lulic gioca un pallone sulla destra e la mette in mezzo in un momento in cui Miranda e Kondogbia sembrano distratti, ma soprattutto Ansaldi non capisce il movimento dei compagni ad uscire per mettere in fuorigioco Felipe Anderson e gli rimane vicino, non quel che basta per disturbarlo nel colpo di testa: il brasiliano spizza di testa e lascia immobile Handanovic. Grave, gravissimo errore del terzino argentino dell’Inter.

I nerazzurri sembrano non subire il contraccolpo, ma col passare dei secondi la difesa rimane troppo arretrata e si aprono voragini alle spalle di Brozovic e Kondogbia. Nel frattempo, occasione con Lulic che serve Immobile che spara alle stelle.

Al 31esimo, Miranda dimostra di essere in una delle sue giornate peggiori, pur in una situazione in cui si dimostra piuttosto chiaramente quanto fosse slegata la difesa dell’Inter, con Murillo totalmente fuori posizione.

Miranda pensa di controllarla facile e invece la regala a Immobile, che arriva davanti ad Handanovic e la spara alta. Inter graziata per la prima volta.

60 secondi dopo, altra disposizione da oratorio da parte dei nerazzurri:

Inter graziata per la seconda volta a opera di Felipe Anderson, anche se l’intervento di Handanovic è davvero prodigioso.

I nerazzurri sono in bambola e non riescono più a creare il loro gioco: distanze perse, difesa troppo slegata, Miranda in giornata no e soprattutto un Ansaldi che sbaglia tutti i tempi del pressing e del rientro. Non è un caso che siano i due calciatori più richiamati da Pioli.

L’unico che ci prova davvero è Brozovic, al 35esimo, che con un sinistro da fuori area impegna un Marchetti non proprio impeccabile.

Al 42esimo, però, azione confusa al limite dell’area Laziale, con Candreva che incespica tra tre avversari e cade: l’arbitro Guida giudica la caduta naturale, in realtà c’è un chiaro contatto con Parolo che varrebbe il rigore.

A un minuto dalla fine altro episodio che sembra sospetto. C’è una palla quasi a spiovente per Palacio che è in vantaggio su Hoedt: il calciatore olandese frana sulla schiena dell’argentino, stendendolo a mezzo metro dall’area. L’arbitro vede bene, non è rigore e dà correttamente il giallo a Hoedt: non un rosso, perché non è una chiara occasione da rete (ribadiamo, il “fallo da ultimo uomo” non esiste: se un giornalista scrive “fallo da ultimo uomo” uccidetelo).

Nel parapiglia che si scatena, Radu e D’Ambrosio vengono alle mani e l’arbitro li ammonisce. La punizione di Perisic, invece, va alta.

Nonostante un buon inizio, nel complesso la Lazio ha avuto le occasioni migliori e sinceramente l’1-0 sembra starle strettino.

SECONDO TEMPO

Pioli pensa di dovere rimediare a qualche turnover di troppo, mettendo Icardi per Palacio e Joao Mario per Banega. Ma qualcosa non va nella testa dei nerazzurri che ci mettono qualche minuto di troppo prima di rientrare in campo anche con la testa: dopo 2 minuti, angolo della Lazio, stacca Hoedt che brucia Miranda, Handanovic è incerto nella parata (il tiro era centrale) ma Parolo solissimo da 3 metri spara alto: a perderselo è Kondogbia.

Al 53esimo l’azione che abbiamo evidenziato all’inizio. A metà campo c’è una piroetta stupida di Kondogbia che forse prende di sorpresa un Joao Mario comunque troppo morbido e distratto che perde palla, consentendo alla Lazio una verticalizzazione rapida verso Immobile. Miranda e Murillo sono piazzati male e sono troppo indietro, agevolando l’attaccante italiano che si invola verso l’area nerazzurra: Miranda fa come un Ranocchia qualunque e, nonostante Immobile gli si frapponga davanti, continua la corsa. I due piedi si toccano e il laziale, pur accentuando, cade: a norma di regolamento, ripetiamo, c’è poco da discutere, ovvero rigore e rosso (speriamo tolgano presto la tripla sanzione).

Biglia va sul dischetto e Handanovic non riesce nel miracolo. Pioli prova a rimediare con Medel al posto di Ansaldi, arretrando Perisic nel ruolo di terzino.

Sembra finire qua, anche perché pochi minuti dopo Immobile pesca Anderson solo sulla destra che spara a lato: ma la Lazio fa lo stesso errore dell’Inter, di supponenza e sottovalutazione.

Da quel momento l’Inter sembra trovare energie insperate e la giusta voglia di non arrendersi. Sul capovolgimento di fronte, Perisic mette in mezzo ma sia Icardi (rivedete l’azione: il movimento dell’argentino è di una bellezza…) che Joao Mario arrivano in ritardo di un niente: l’azione poi prosegue con Candreva che perde il tempo giusto per un tiro pericoloso.

Perisic è costretto a farsi tutta la fascia, ma non importa: ogni volta che prende palla mette in difficoltà la Lazio. Come al 67esimo, quando crossa in mezzo per Icardi che colpisce bene di testa ma mette a lato, anche per la deviazione fortunosa di Hoedt.

Le squadre decidono di giocarla “all’inglese” e, sinceramente, non si capisce il perché la Lazio decida di provare questo seppuku, essendo in vantaggio sia nel risultato che negli uomini.

Hoedt è protagonista anche al 72esimo quando nei pressi dell’area stende Icardi: il fallo è brutto e da dietro, meriterebbe un giallo che significherebbe doppia ammonizione, ma Guida lo tiene nel taschino.

Parità numerica rinviata solo di pochi minuti. Al 76esimo Brozovic recupera palla che finisce a Icardi, il dribbling è secco e preciso nei confronti di Radu che, già ammonito, viene espulso. Fallo e giallo indiscutibili.

L’Inter spinge, pur senza grande logica, e la Lazio arranca, il gol è talmente nell’aria che non può non arrivare. C’è un gran cross di Candreva che trova Perisic solo all’angolo sinistro dell’area piccola: il croato rimette in mezzo di testa dove c’è Brozovic che trova un pallonetto di testa splendido che lascia Marchetti esterrefatto.

Comincia un’altra partita, con la Lazio stretta nella sua area e l’Inter che prova l’assalto al fortino. Ogni tentativo, però, è vano.

L’arbitro regala solo 4 minuti di recupero e decide persino di chiuderla con una decina di secondi in anticipo nonostante l’Inter avesse la possibilità di un ultimo disperato lancio in avanti: brutta roba, sinceramente brutta roba.

CONCLUSIONI

I nerazzurri sono partiti con il piglio giusto per metterla al sicuro sin da subito, forti anche di una migliore forma fisica. Finito il momento dell’arrembaggio e subito il gol, la squadra si è disunita e ha cercato il gol con troppa foga, mentre la difesa arretrava impaurita: film già visto e difetto nel dna degli interessati.

La rabbia del tifoso è soprattutto da ascrivere al fatto che, nonostante nel complesso sia una brutta partita, l’Inter ha prodotto molto: 19 tiri totali, pur soltanto 3 nello specchio e giostrando quasi il 40% nell’ultimo terzo di campo con un possesso palla vicino al 60%. Lasciando però alla Lazio 4 tiri in porta e almeno 5 occasioni clamorose.

Forse nella costruzione ancora troppa elaborazione dagli esterni: tra cross e palle in mezzo dagli esterni le statistiche dicono un numero abnorme, 48.

Pioli non va rimproverato per il turnover, che era logico e serviva anche per tenere alta la tensione dei vari Kondogbia e Banega. Tra le varie ragioni per cui ci auguravamo un turnover ragionato c’era anche quella di non appesantire l’umore della squadra con una sconfitta, nel caso fosse arrivata. Non è un aspetto da poco: perdere così fa male e, nonostante la reazione rabbiosa in 10, il rischio è che possa avere portato strascichi in quegli 8/11esimi di formazione titolare in campo.

Pioli commette errori, certamente, ma non quello del turnover, anzi forse troppo stretto (col senno di poi, ancora di più). Due in particolare.

Il primo (forse più grosso) lo fa tenendo in campo Miranda, che ha ampiamente dimostrato che ormai non regge due partite ogni tre giorni e ha giocato con freno a mano tirato e testa scollegata.

Il secondo lo fa continuando a insistere con Banega trequartista. È bene precisare che il suo trequartista è un giocatore molto libero che deve cercare di giocare di più dalla trequarti in su, praticamente da seconda punta che deve buttarsi in area per raccogliere palle crossate in mezzo e/o deviate dalla difesa: non è cosa sua. Non sappiamo più come scriverlo: Banega ha giocato da “10” con una interpretazione tutta sua, praticamente da regista libero di svariare, sempre a cercare di giostrare il gioco.

Cosa è la follia? “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”: Banega da trequartista non ne ha azzeccata praticamente neanche una in nerazzurro. La partita contro la Juventus, per esempio, ha avuto una tattica di squadra davvero particolare e lui non faceva il trequartista. Insistere è fargli del male e fare del male all’Inter, togliendogli un possibile cervello in mezzo al campo.

UPDATE: un terzo errore che è sfuggito alle considerazioni di ieri. Ogni volta che l’Inter ha pressato Biglia, l’argentino ha commesso errori, almeno un paio gravi (vedi il pressing di Ansaldi che porta al tiro Kondogbia nel primo tempo). Pioli conosce Biglia e avrebbe potuto chiedere a Banega un sacrificio in fase di impostazione che si è visto davvero poco: chiesto e non fatto? Non lo sapremo mai. In sostanza sarebbe bastatato un terzino bloccato su Anderson e Banega su Biglia per depotenziare la Lazio di oltre il 50%.

Una lezione da apprendere e mandare a memoria subito. L’Inter deve imparare a chiudere subito queste partite, soprattutto se si trova davanti un avversario che non sa rispondere nell’immediato; e soprattutto non deve sottovalutare niente e nessuno. Avevamo applaudito all’atteggiamento nella partita contro il Pescara, nonostante sin troppe occasioni lasciate all’avversario: lì però c’erano già i germi di ciò che si è visto contro la Lazio. Confidiamo che una persona pragmatica e intelligente come Pioli sappia dare alla squadra la sferzata giusta.

Il mercato è finito oggi e purtroppo il solo Gagliardini (che si sta rivelando un gran colpo) non colma tutte le lacune, né Sainsbury cambierà nulla nelle gerarchie e nella conformazione della difesa interista. Bene le uscite, pur mancando quella di Biabiany e probabilmente di Nagatomo, anche se con queste sarebbe davvero servito un altro acquisto e probabilmente non si poteva fare.

Adesso sotto con la Juventus. Da questa partita c’è da prendere la reazione dopo l’espulsione e il carattere nel finale: sono buone cose da portarsi appresso. E in più i calciatori dovranno sentirsi costretti a dimostrare che questo sacrificio della Coppa Italia ha un suo perché.

Ah, dimenticavo, ultima chiosa. A poco dalla fine della partita, su rinvio di Marchetti, c’è stato un momento in cui non ho creduto alle mie orecchie: San Siro che urla “merda” sul rinvio del portiere, come uno stadio bianconero qualsiasi. Ho sempre disprezzato quell’urlo, sintomo di un tifo deficiente, e mi auguro (e so che se lo augurano in tanti) che si sia trattato di un caso isolato, di un errore, di un momento di tensione. Altrimenti non riuscirei proprio a digerirlo, non da noi che tifiamo Inter.

PAGELLE

HANDANOVIC 6,5: se l’Inter arriva a potersela giocare nel finale è anche merito suo.

D’AMBROSIO 5,5: quando Lulic decide di fargli del male, glielo fa senza pensarci due volte. Passo indietro.

MURILLO 5,5: sbaglia un paio di posizioni gravissime, altrimenti sarebbe l’unica sufficienza di questa difesa.

MIRANDA 3: disastroso, nella testa e nei piedi, nelle distanze e nell’atteggiamento.

ANSALDI 4: “nessuno è peggio di Nagatomo” è un assioma che potremmo temere di scardinare se continua così…

MEDEL 5,5: entra ed è costretto in una situazione d’emergenza. Sbaglia anche lui qualche posizione e nel finale fa un fallo stupidissimo senza ragione, meritandosi anche il giallo.

BROZOVIC 6,5: sbaglia come sempre troppo (quasi il 20% dei passaggi), ma ha il merito di non arrendersi mai. Decisivo non solo nel gol, ma anche nel gran recupero che poi Icardi trasforma nell’espulsione di Radu.

KONDOGBIA 6: paga le distanze sbagliate della squadra, ma non è colpa sua. Recupera molti palloni (9) ma perde troppi duelli (6).  Pericoloso al tiro, finalmente.

CANDREVA 5: spaesato, era tra quelli che mi aspettavo rifiatassero.

BANEGA 5: insistere in questa posizione è fargli del male.

PERISIC 6,5: il migliore, decide di giocare a corrente alternata, ma quando lo fa non lo prendono quasi mai.

PALACIO 5: inizia bene, poi i compagni cominciano a cercarlo come se fosse Icardi: di chi è l’errore?

ICARDI 6: intelligente nei movimenti e soprattutto nel cercarsi quel fallo di Radu. Su lui forse sbagliavo io: è giovane e probabilmente doveva giocarla.

PIOLI 5: commette i suoi bravi errori e i due cambi a inizio secondo tempo non convincono granché.

ARBITRO GUIDA 4

TABELLINO

INTER LAZIO 1-2
PRIMO TEMPO 0-1
MARCATORI Anderson (L) al 20′ p.t.; Biglia (L) 11′ st rig., Brozovic (I) al 39′ st.
INTER (4-2-3-1) Handanovic; D’Ambrosio, Murillo, Miranda, Ansaldi (13′ st Medel); Brozovic, Kobndogbia; Candreva, Banega (dal 1′ s.t. Joao Mario), Perisic; Palacio (dal 1′ s.t. Icardi).
All: Pioli
LAZIO (4-3-3) Marchetti; Patrick, De Vrij, Hoedt, Radu; Parolo. Biglia, Murgia (33′ st Wallace); Anderson (30′ st Milinkovic-Savic), Immobile, Lulic (30′ st Lukaku).
All: S. Inzaghi.
ARBITRO Guida di Torre Annunziata
SANZIONI: ammoniti Hoedt (L), Radu (L), D’Ambrosio (I), Lulic (L), Parolo (L), Patric (L), Brozovic (I). Espulsi al 9′ st Miranda (I) e al 31′ st Radu (L) per doppia ammonizione.

Loading Disqus Comments ...