Juventus-Inter: il rischio di aver paura

Le formazioni ufficiali sono arrivate da qualche minuto e rimane della perplessità prima della partita.

JUVENTUS: Buffon; Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanic; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain.
A disposizione: Neto, Audero, Dani Alves, Rugani, Benatia, Asamoah, Marchisio, Rincon, Sturaro, Mandragora, Pjaca.

INTER: Handanovic; Murillo, Medel, Miranda; Candreva, Gagliardini, Brozovic, D’Ambrosio; Joao Mario, Perisic; Icardi.
A disposizione: Carrizo, Andreolli, Kondogbia, Palacio, Biabiany, Ansaldi, Banega, Santon, Eder, Nagatomo, Barbosa, Pinamonti. Allenatore: Pioli

La Juventus conferma la formazione post-Fiorentina che ha sposato il 4-2-3-1: gioca in casa, vince da 27 partite in casa, è prima in classifica, deve affrontare il viaggio in Champions League e può permettersi il rischio di perdere: mossa coraggiosa, ma attesa.

Pioli, invece, decide di inserire un difensore puro in più al posto di Ansaldi. Al momento non sappiamo se sarà una difesa a 3 con Murillo, Medel e Miranda oppure se una difesa a 4 con D’Ambrosio, Medel, Miranda e Murillo, col dubbio che i due terzini possano scambiarsi: sinceramente, però, se metti Murillo terzino lo metti sull’attaccante più veloce.

Nel primo caso c’è anche il dubbio di come ci si disporrà in attacco, con Perisic forse libero di muoversi a piacimento sulla fascia. Altra soluzione, una difesa a 4 con D’Ambrosio che si alza molto e la difesa diventa a 3: soluzione che abbiamo visto già in passato (con D’Ambrosio nella veste di terzo centrale) e che in questo momento mi sembra la più logica secondo la storia di Pioli. Anche in questo caso Murillo lo vedo più a sinistra che a destra, dove verrebbe a mancare un supporto a Candreva: l’italiano ha bisogno di un compagno che si sovrappone, Perisic no.

Gli schemi contano relativamente poco se non c’è la giusta applicazione e la difesa a 3 non è il male assoluto (c’è chi ci ha vinto e anche molto) così come la difesa a 4 non è la soluzione di ogni problema tattico.

Qui il rischio è soprattutto psicologico. Lo avevamo scritto prima della partita con la Lazio: no a tutti i titolari perché in caso di sconfitta il rischio è quello di cominciare ad avere paura. Dopo la partita lo abbiamo ribadito, invocando la speranza di un Pioli in grado di scacciare fantasmi e di andare avanti col progetto tattico impostato molto bene fino ad ora: anche a costo della sconfitta, perché ci sono anche cose più importanti di questa partita, e una di questa è la continuità nel medio e nel lungo termine.

Il rischio è di avere paura e di averla trasmessa alla squadra; il rischio è quello di subire la Juventus che con questa nuova formazione ha un miglior controllo della palla e probabilmente sarà anche più portata a produrre più occasioni; il rischio è quello di sentirsi inferiori.

Si badi, è un ragionamento avulso dal risultato finale: anche vincerla 0-4 non cambierebbe la sostanza. I progetti hanno un senso se c’è identità e chiarezza, è un tasto sul quale questo sito si è battuto dal primo giorno di apertura. Sconfessare sé stessi non è mai una buona cosa, perché prima o poi è qualcosa che paghi a caro prezzo.

Scegliere di essere sé stessi e di proseguire il cammino intrapreso senza indugi sarebbe stato possibile proprio perché oggi non c’è nulla da perdere: l’Inter può giocare con più serenità rispetto a qualche settimana fa e soprattutto dopo l’ultimo turno di campionato c’è certamente la possibilità di qualche passo falso in più.

Ribadisco, al di là del risultato finale.

La cabala è anche con Pioli: non ha mai battuto Allegri e non ha mai battuto la Juventus, e i bianconeri hanno una lunghissima striscia in casa. Tutta la statistica del mondo reclama a gran voce uno stop, anche se l’Inter ha la serie di 7 vittorie consecutive aperte.

Speriamo semplicemente di sbagliarci e che il risultato sia positivo: altrimenti sarebbe una brutta imbarcata di paura che diventa zavorra.

Arbitrerà Rizzoli, il miglior arbitro italiano al di là di ogni possibile dubbio, gli è riconosciuto nel mondo. Se sbaglia, non è certo perché è scarso.

 

 

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