Le bugie di Rizzoli a “le Iene”, gli errori con la Juventus e i pasticci del Giudice Sportivo

È di costume che Juventus Inter non finisca mai, neanche nell’anno più tranquillo e sereno. Che, per inciso, non è proprio questo.

Abbiamo deciso di approfondire, parleremo di Juventus ancora un po’, anche per capire cosa significa “cultura” in generale: abbiamo in programma un approfondimento di Francesco Santavenere e uno mio, oltre a un articolo pepato di Stefano Massaron. Se l’Inter decide di abbassare i toni, noi no.

Intanto, dopo qualche giorno, abbiamo rivisto la partita focalizzando l’attenzione soprattutto sulle scelte arbitrali. Soprattutto i perché e i percome dell’intervista di Nicola Rizzoli alle Iene: analizzeremo anche quello nel finale.

LA DESIGNAZIONE

Partiamo con due “mea culpa”. Il primo è sulla designazione di Nicola Rizzoli. Sullo schema utilizzato c’erano pochi dubbi: le alternative sembravano Rocchi o Tagliavento, un po’ più defilato Orsato. Ma la griglia degli arbitri era questa, con i primi tre certamente favoriti dall’età e dalla esperienza, visto che Orsato è internazionale da 3/4 anni in meno rispetto agli altri.

Per un attimo ho pensato: Rocchi o Tagliavento? Il primo è quello del doppio giallo a Ibrahimovic contro la Lazio nel 2006, quello dell’espulsione di Pelè in Genoa-Inter del 2008, dell’espulsione di Muntari contro il Catania nel 2009, del rigore inventato (fuori area) in Brescia-Inter del 2011 (rigore per il Brescia, si intende, con espulsione di Cordoba), e quello di Inter-Napoli 0-3 con rigore e espulsione per fallo di Obi fuori area. per non dire del famoso derby finito in 9, quello che il Milan non avrebbe vinto neanche in 7 contro 11: con espulsioni di Sneijder e Lucio (e conseguente rigore di Ronaldinho parato). Dimentico qualcosa? Oh sì, certo: Rocchi è il nemico numero uno negli ultimi anni.

Non da solo, perché Tagliavento non è da meno, anche qui la lista sarebbe lunga, ma vi basti ricordare che è quello di Inter-Sampdoria con le famose “manette” di Mourinho e quello che convalidò il gol della Juventus nel 2012 nonostante fosse di due metri in fuorigioco. Partita, quest’ultima, in cui Orsato fu protagonista nel segnalare a Tagliavento (vicino all’azione) una trattenuta di Marchisio ai danni di Milito: da quel rigore nacque la rimonta 1-3 con prima deflorazione dello Stadium.

Il problema è, adesso, che Orsato è anche quello del referto su Icardi e della minaccia “stai zitto e vedrai” (ricorda tanto quel “voi interisti dovete stare zitti”). Arbitri poco sereni, si diceva una volta.

Rizzoli, viste le alternative, sembrava la soluzione migliore. Gli è riconosciuta, anche fuori dall’Italia, una certa abilità nel condurre le gare e anche nel saperne tenere le redini. Ha un grosso problema (che gli ho sempre riconosciuto), ovvero va in difficoltà quando le partite diventano accese, perché generalmente ha sempre lo stesso “passo”, lo stesso atteggiamento, non riesce a imporsi: non è un caso che spesso in Europa abbia fatto bene, così come nelle competizioni tra nazionali, dove gli ambienti sono più… “sportivi”.

Questo non significa che sia stato sempre perfetto, anzi: ma se da una parte ha comunque fatto errori gravi (vedi mani di Gabi in Atletico-Barcellona dell’anno scorso, sanzionato con una punizione mentre era rigore: ma ne manca anche uno all’Atletico, per fallo di Piqué su Carrasco), dall’altra è riconosciuto unanimemente che non esiste arbitro immune dall’errore e dalla polemica. E se vi guardate in giro non trovate arbitri internazionali migliori.

Ovviamente molti la pensano diversamente, ma per me Rizzoli è uno degli arbitri più bravi e probabilmente il più bravo tecnicamente. L’avverbio, il secondo, non è casuale e soprattutto indica una abilità precisa. A poco dall’inizio della partita ho scritto su queste pagine: “quando Rizzoli sbaglia non lo fa quasi mai perché è scarso“, o giù di lì. Perché Rizzoli non è scarso, anche se so che molti suoi colleghi non la pensano esattamente così.

E gli errori di Torino? Secondo mea culpa, avevo sottovalutato un aspetto: Rizzoli non era né poteva essere sereno con la Juventus. E qui non siamo (ancora?) partiti con la filippica del campionato falsato e degli arbitri assoggettati, perché ci riferiamo ad un aspetto puramente umano.

Nicola Rizzoli aveva arbitrato la Juventus già una volta quest’anno. Ammetto la “leggerezza”: per un errore di uno dei tanti siti che riportano certe statistiche, veniva data un’altra partita. Se avessi visto quale fosse nella realtà non avrei espresso quel giudizio. Avevo letteralmente rimosso la partita, probabilmente per la frenesia dell’attesa della partita di Torino.

Quella partita era Milan-Juventus, famosa per quel gol regolare di Pjanic annullato per un fuorigioco che in realtà non c’è: Rizzoli prima prende una decisione, poi la cambia, ma dopo una lunga pantomima in mezzo al campo. E polemiche infinite dopo la partita.

Ecco, Rizzoli non era né poteva essere sereno in questa partita e sinceramente la designazione non aveva molto senso.

La rosa di arbitri possibili per una partita del genere è per forza di cose ristrettissima: è una partita davvero difficilissima e dall’altissima tensione anche quando sembra che non ci sia. È uno di quei classici incontri in grado di “bruciare” chiunque, persino di stroncare carriere arbitrali promettenti: non si rischia mai e si mette dentro uno dei più esperti. Il problema è, ribadiamo, che oltre a Rizzoli restavano Rocchi e Tagliavento.

LA PARTITA DI RIZZOLI

Entro domani analizziamo la partita dell’Inter, soprattutto dal punto di vista psicologico e guardando al futuro. Oggi analizziamo quella di Rizzoli.

Gli episodi li conosciamo tutti, ma su un aspetto vorrei essere chiaro: per me il rigore davvero solare è uno, ovvero quello di Lichsteiner su D’Ambrosio. La sbracciata, qualche attimo prima, di Chiellini su Icardi può essere anche vista nell’ottica del “se ne vedono tante in area”: a norma di regolamento sarebbe fallo, ma sappiamo che non li fischiano mai. Come dire? L’uso e il costume fanno anche giurisprudenza. Anche perché è questione di decimi di secondo tra la palla battuta e la sbracciata di Chiellini: probabilmente il pallone non è ancora in gioco e, per regolamento, puoi assegnare rigore solo se la palla è in gioco.

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Rimane comunque un aspetto tecnico sul quale si deve crescere tutti come sistema, altrimenti in Europa facciamo la figura dei babbioni.

Secondo caso, quello di Mandzukic su Icardi. In diretta mi sono espresso anche con estrema convinzione: non è fallo. Erano solo due le inquadrature offerte in diretta, e non sappiamo se fosse una scelta del regista esterno o proprio mancanza della produzione, chissà. Il problema è che,guardando l’azione da un’altra angolazione l’interpretazione era diversa: era rigore. Come è possibile? Perché da un’inquadratura sembra che Mandzukic tocchi la palla e poi, in scivolata, si metta a protezione della stessa: è un’azione che fuori dall’area avrebbe generato molte meno perplessità. Dall’altra inquadratura, disponibile solo dopo la partita, il tocco di Mandzukic neanche si vede: in caso di Var cosa sarebbe accaduto? Probabilmente non avrebbero cambiato la decisione, pur essendo un intervento davvero al limite, il classico “50-e-50”: per quanto possa apparire fastidioso dirlo, non scandaloso darlo, non scandaloso non darlo (poi è altra questione che contro la Juventus questi non li diano mai).

Credo di essere uno dei pochi a pensarla così, visto che i tifosi juventini dicono che non è rigore e quelli interisti che è netto, ma tant’è.

Perché quello su D’Ambrosio è davvero scandaloso? Partiamo dall’analisi dell’ex arbitro Cesari dopo la partita: secondo lui c’è fallo di D’Ambrosio. A parte che ci vuole un genio per valutare più determinante una mano appena appoggiata rispetto a una maglia stirata al punto da ingrandirsi di due misure, la verità è che Rizzoli non fischia fallo di D’Ambrosio: è rimessa dal fondo su tiro di Gagliardini (se non erro). Pertanto la “giustificazione” di Cesari decade miseramente.

Ma l’aspetto più raccapricciante, dal punto di vista arbitrale, è che Rizzoli è a meno di 5 metri:

Quindi Rizzoli vede benissimo la maglia tirata da Lichtsteiner e la sua sua posizione è talmente perfetta, la sua prospettiva è talmente giusta da lasciar pensare semplicemente a due cose: o assoluta pavidità oppure malafede. Ciascuna scelga quella che vuole. Ma quello che rende davvero sconcertante questo rigore non assegnato è proprio la vicinanza e la perfetta visione di Rizzoli: è un errore tecnico gravissimo, probabilmente il più grave della partita, al limite il secondo più grave.

Prima di passare agli altri due episodi importanti, parliamo anche delle proteste degli juventini.

Candreva rischia il secondo giallo al 20esimo dopo aver steso Dybala: lo salva il fatto di avere dei compagni vicini nonché l’esagerato tuffo di Dybala. Candreva era stato ammonito al 7° minuto, teniamolo a mente anche per dopo, quando parliamo di metro arbitrale.

Gagliardini rischia al 41esimo per entrata in ritardo su Mandzukic: viene solo richiamato. In genere, dopo un richiamo, al successivo fallo di un certo rilievo becchi l’ammonizione. Come genere di fallo somiglia a quello che ha portato all’espulsione di Ansaldi un paio di settimane fa e al fallo di Mandzukic su Murillo nel secondo tempo che gli costa l’ammonizione: chi ci segue sa come la penso e per me il giallo sarebbe stato giusto.

Due minuti dopo, fallo stupidissimo su Alex Sandro: da quella punizione nascerà poi la traversa di Pjanic e l’angolo da cui scaturirà il gol di Cuadrado. È questo il secondo fallo per cui mi aspettavo un giallo (su Gagliardini potrebbe piovere qualche ammonizione in più in queste settimane).

Al 4° della ripresa, c’è un contrasto sulla destra interista, a 20/25 metri dalla porta: saltano Mandzukic e Gagliardini. L’italiano allarga un po’ il gomito e il croato stramazza a terra: Rizzoli fischia la punizione. Il movimento del braccio sembra un naturale gesto tecnico per anticipare l’avversario (nessuno è capace di saltare senza un braccio più largo a dare equilibrio): il problema è che Rizzoli fischia il fallo e, pertanto, l’ammonizione era attesa. Beninteso, io non avrei neanche fischiato perché, ripeto, il gesto è naturale e non c’è né intenzione di far male né negligenza, non sbraccia (anzi, il braccio fa un movimento alto-basso): dirò di più, è Mandzukic a cercarsi il fallo, tanto da “non saltare” per trovare il contatto con l’avversario. Un attimo prima, infatti, lo guarda per capirne la posizione:

e questo qualche attimo dopo:

Infine, un presunto mani di Medel in area. Rizzoli è lontano, Medel dà le spalle a entrambi gli assistenti arbitrali (laterale e di fondo): il tocco sembra esserci perché la palla fa due movimenti, ma è talmente impercettibile da rendere il “non fischio” un errore veniale. Piaccia o non piaccia ai bianconeri.

METRO ARBITRALE

Lo abbiamo già citato: chi se lo fosse perso può leggere l’articolo pubblicato a ottobre in cui non soltanto citiamo i casi di lagnanze bianconere sugli arbitri (ma danno lezioni di stile quando gli errori sono a favore dei bianconeri) ma anche sul cosiddetto “metro arbitrale”.

Il metro arbitrale è un aspetto fondamentale per comprendere quanto un arbitro sia bravo o meno: un arbitro fuoriclasse userà un solo metro arbitrale, dal primo minuto all’ultimo minuto, indirizzando i calciatori verso un certo tipo di atteggiamento in campo. Ma questo è un caso davvero rarissimo. Un arbitro molto bravo adatterà il metro arbitrale, pur senza stravolgerlo, all’andamento della gara, tenendo sempre le redini: è il caso più comune per gli arbitri bravi, perché riescono a portarla a termine senza averne mai perso il controllo. Poi c’è tutta la casistica a scendere.

L’ho già detto, Rizzoli non è scarso e ritengo che, se anche alle spalle ci fosse un “progetto”, uno schema, una sorta di Calciopoli 2.0, lui non ne farebbe parte. È un arbitro ormai nella parte conclusiva della sua carriera, con gli ultimi anni che hanno segnato un passo rispetto ai suoi periodi migliori: sembra essere aumentato il tasso di sanzioni, ma soprattutto è più prono a perdere il controllo della partita. Credo che l’episodio del triplice “vaffanculo” di Totti gli sia costato molto in termini di sicurezza in campo.

La mia opinione personale è che Rizzoli abbia sbagliato partita e non fosse sereno per via del precedente con la Juventus per il gol di Pjanic, e che non abbia saputo indirizzare la partita nel modo giusto sin dall’inizio.

Il metro viene stabilito dall’ammonizione di Candreva nei primi minuti: negli USA direbbero che questo è un episodio che “sets the tone”, imposta il tono della partita, fa capire ai calciatori qual è il metro arbitrale. In questo caso lui sta dicendo ai giocatori che il livello di tolleranza è basso.

Il problema è che lo cambia di continuo durante la partita, lasciando correre in qualche caso (gli è sempre piaciuta una partita molto scorrevole con pochi falli fischiati), salvo poi pensare che sta perdendo il controllo e cambiare nuovamente.

È qualcosa che ai calciatori si trasmette.

Ammonisce Candreva per fallo tattico su Dybala, poi sanziona Pjanic per fallo su Brozovic. La partita non sembra essere cattiva: vigorosa, aspra, ma non cattiva. Qui Rizzoli decide di cambiare metro, al punto che al 41esimo risparmia un giallo a Gagliardini richiamandolo solamente: secondo il metro scelto nei primi 25 minuti è chiaro che il centrocampista dell’Inter andava ammonito almeno una delle due volte in cui fa fallo. Altra interpretazione è che abbia pesato psicologicamente la trattenuta di Lichtsteiner e il possibile fallo di Mandzukic su Icardi: una sorta di mini-riparazione. Da quel momento in poi perde la partita definitivamente.

A dimostrarlo è il primo fallo del secondo tempo: Mandzukic su Murillo. Secondo il concetto espresso prima per Gagliardini, quello per me è fallo e giallo giusto. Il problema è che Rizzoli fischia ma ci pensa qualche secondo di troppo: è il primo grande segnale di insicurezza, i calciatori capiscono e nel secondo tempo non gli danno più una mano, anche perché la tensione è evidente, soprattutto per l’Inter che ha pagato anche questo aspetto (ne parleremo domani). Entra in gioco il peggior Rizzoli, quello che si lascia accerchiare, quello che prende in ritardo le decisioni, quello che non mostra più sicurezza e perde il controllo della partita rimanendone letteralmente in balia.

Dopo un fallo di Chiellini, c’è il chiaro gesto del bianconero per mandarlo a quel paese: non c’è ammonizione, non c’è richiamo. È l’ultimo segnale per i calciatori: le proteste aumentano a dismisura, l’autorità e la credibilità dell’arbitro ormai sono scomparse dal campo. È una sorta di “liberi tutti” ed è quello che poi porta alle proteste finali.

Il suo terzo errore più grave è, quindi, la gestione della gara: assolutamente pessima sotto molti punti di vista. Al punto da cadere nei tranelli dei bianconeri che accentuano tutte le cadute, due gravi simulazioni al limite dell’area: di Alex Sandro e di Chiellini, mai toccati, con cadute innaturali (è una delle cose che l’arbitro deve valutare) e falli inesistenti. Occasioni per l’Inter fischiate senza ragione.

Altro errore grave è sul fallo di Chiellini su Gagliardini. Rizzoli (posizionato non benissimo) fischia fallo con estremo ritardo (dopo la segnalazione dell’assistente? Le immagini non aiutano) e solo dopo decide l’ammonizione: l’errore è proprio l’estremo ritardo.

Il fallo è davvero brutto ed è il classico “arancione”: come fai ad avere il dubbio di fischiarlo? Aveva già perso il controllo della partita.

Infine, l’ultimo fallo è chiaramente un “fallo di confusione”. In effetti c’è Murillo che salta in maniera non proprio coordinata e arriva ad un leggero contatto con Chiellini e Rugani: il fischio è assolutamente fuori luogo perché ci vuole piuttosto coraggio nel vedere un’azione di carica o un fallo di Murillo in quel mucchio. Fischio pavido che poteva anche evitarsi visto lo svolgersi dell’azione: un bravo arbitro in certe occasioni fischia solo se c’è bisogno di farlo.

L’ENORME ERRORE SU CHIELLINI E L’INTERVISTA ALLE IENE

Inter Channel ha mandato in onda il video dello scandalo: è l’errore n. 1 di questa partita, un chiaro segnale di quanto non fosse sereno. Rizzoli è stato intervistato dalle Iene e queste sono le sue parole:

Iena: Siamo al 24’ e viene fischiato un fuorigioco, che ci stava…( ndr, guardano insieme il filmato diffuso da Inter Channel).
Rizzoli: Pare di sì.

Iena: Viene portata la palla sulla fascia per essere battuta. Si avvicina Chiellini, a cui viene data palla e batte.
Rizzoli: La palla viene data a Chiellini, la mette a posto con il piede e la passa al portiere per farla battere, ma, a parte che la palla non è mai stata ferma quindi non si è mai ripreso il gioco correttamente, credo che in questo caso Rizzoli abbia ritenuto la palla non battuta in maniera corretta e quindi ha fatto riprendere da posizione idonea. La palla deve essere ferma quando devi riprendere quindi credo che in quel caso Rizzoli abbia notato che la palla non era ferma. Ma mi sembra che abbia fischiato due volte. Se va avanti, la ribatte ancora e la riferma di nuovo, gliela fa ribattere nuovamente quando la palla è finalmente ferma. Vede che anche qua ancora la palla non era ferma, Rizzoli ha fischiato di nuovo un’altra volta, gliela fa di nuovo mettere nella posizione. La palla è ferma e la batte. Ma di cosa stiamo parlando? Io non valuterei Rizzoli in base a un episodio del genere.

Iena: Però Icardi era lanciato a rete…
Rizzoli: Per essere lanciato a rete bisogna che l’azione sia in gioco. Parliamo di niente, credo, poi se volete valutare Rizzoli da questa immagine, fatelo. Questo fa parte delle cose normali del calcio italiano.

Iena: Sembra quasi che Rizzoli fischi quando Chiellini reclama il fallo.
Rizzoli: Non credo proprio. Non credo proprio che un arbitro possa fare una cosa del genere. Non è mai successo che un giocatore reclami un fallo e l’arbitro fischi. Te lo garantisco.

Iena: Non c’è sudditanza?
Rizzoli: Assolutamente no. Mi sembra di averlo dimostrato. Si è parlato a inizio campionato di un errore contro la Juventus che avrei fatto io quando giocava contro il Milan, quindi…In Italia tutti siamo allenatori, tutti siamo calciatori, tutti siamo arbitri. Il problema è che quando uno prende una decisione, in Italia la decisione è criticabile.

Partiamo da un presupposto: Rizzoli aveva l’autorizzazione AIA a parlare? Perché se così non è, Rizzoli con questa intervista può anche aver detto addio al calcio, cosa che probabilmente potrebbe avere già deciso, vista la scelta di non andare a Russia 2018, cosa che avrebbe potuto fare solo con una deroga per i limiti di età: non andando più, probabilmente non ci sarà nessuna deroga.

Se non ha il permesso dell’Aia, Nicola Rizzoli potrebbe avere detto addio al calcio con una delle partite peggiori della sua carriera.

Ma in questa intervista ci sono due aspetti allucinanti, letteralmente.

Il primo è quando dice che il pallone non è mai stato fermo. Punto primo: è falso, perché è Chiellini che la ferma col destro, e poco dopo batte nella stessa identica maniera. La verità è che Rizzoli “riceve” la segnalazione di Chiellini che ad ampi gesti indica che voleva farla battere a Buffon:  se decidi che è palla in movimento, trattandosi di battuta da un punto non regolamentare e da posizione diversa, con chiara perdita di tempo, Chiellini doveva persino essere ammonito!

Ma, ribadiamo, la palla è ferma e Rizzoli non può e non deve interpretare quello che vuole Chiellini: lui deve solo preoccuparsi di scegliere se la palla è in movimento, e allora deve ammonire Chiellini, o se non lo è, e allora non deve fermare il gioco perché il regolamento parla chiaro:

Da quale parte la si prenda, questa vicenda è scabrosa e indica una assoluta mancanza di serenità di Rizzoli e un errore tecnico madornale. Per inciso, per me la palla è ferma perché è Chiellini a fermarla col destro: l’errore assume proporzioni macroscopiche. Negarlo è puro atto di malafede o di cecità: scegliete voi, io ho già scelto.

Altra cosa gravissima, che abbiamo omesso in precedenza:

Iena: John Elkann ha fatto una dichiarazione in cui dice che l’Inter non sa perdere e che sta esagerando. Lei è d’accordo?
Rizzoli: No, non credo che sia una questione di saper vincere o saper perdere. Credo che l’Inter stia cercando di far di tutto per scontare delle giornate di squalifica ai suoi giocatori ed è comprensibile l’atteggiamento, poi dopo i modi sono criticabili come è criticabile l’operato di un arbitro.

Rizzoli ci sta suggerendo che il giudice sportivo è condizionabile? Che esiste un modo per farlo? Non solo, parla chiaramente di una società, l’Inter, attiva nelle discussioni delle ultime vicende, cosa assolutamente falsa: reputo sia opportuno, stavolta per davvero, che la società risponda e prenda chiaramente posizione. Rizzoli è e deve rimanere imparziale e in questo caso la sua equidistanza viene a mancare: questo giudizio sulla società non può permetterselo. Nella maniera più assoluta.

Lo dice il regolamento AIA:

L’impressione? Che abbia voluto, con un ultimo colpo di coda, provato a difendere una carriera prestigiosa e invidiabile che rischia di essere ricordata, invece, per una partita arbitrata come un improvvisato di due categorie inferiori.

GIUDICE SPORTIVO

La chiosa è proprio sul giudice sportivo. Straordinario che sappiano interpretare la volontà di Icardi su un tiro da… quanti metri erano? 40? 50?… mentre se si bestemmia in campo si punisce solo a convenienza: ci sono chiari casi documentati di Buffon e Lichtsteiner mai puniti.

Queste squalifiche sono il chiaro specchio di come la giustizia non sia per niente “uguale per tutti”. Due giornate sull’interpretazione di una volontà, come fai a sostenere con assoluta certezza che volesse colpirlo? Questo è un processo alle intenzioni, e non è materia di regolamento: somigliano tanto alle 3 giornate per Mourinho (vicenda “manette”) e al famoso “vai tu vai tu” di Maicon, interpretato dall’assistente come “fuck you fuck you”: abbiamo anche gli assistenti poliglotti oltre che abili lettori della mente e della volontà delle persone.

Mancano giusto le 3 giornate d’ordinanza a Samuel.

 

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