Gli step che mancano all’Inter: cosa ci dicono Juventus e Empoli

L’Inter riacciuffa il quarto posto, pur in comproprietà con l’Atalanta (la Lazio ha appena pareggiato contro il Milan), in una lotta serrata alle spalle del terzo posto che vede ben 5 squadre in 5 punti: a meno di due partite l’una dall’altra, per utilizzare un conteggio molto caro agli statunitensi. Vero è che, con questo stesso metro, l’Inter è a due partite (e mezza, per via dello scontro diretto) dietro al Napoli, avanti di 6 punti, mentre la Roma è a 8 lunghezze. Insomma, la Juventus prova a fare la lepre ma rimane con i giallorossi e gli azzurri tenacemente attaccati con le unghie: fra poco riparte la Champions League e i risultati diventare davvero imprevedibili.

La settimana scorsa è stata intensa per i nerazzurri: trincerati dietro un silenzio zen ma circondati da un continuo bailamme che ha tentato di coinvolgerli, con protagonisti menestrelli e scribacchini, nonché una buona artiglieria sponda bianconera. Il rischio era quello di essere distratti e di arrivare alla partita contro l’Empoli senza le giuste motivazioni oppure con la testa distratta dalle troppe chiacchiere.

In gran parte non è stato così, ma vedremo anche i contro di una partita chiusa con merito 2-0 con gol di Eder e Candreva.

L’Empoli è andata a Milano priva di tre titolari e con Saponara ormai in maglia viola, mentre nell’Inter mancavano Brozovic e Banega oltre agli squalificati Icardi e Perisic. C’era una leggera apprensione per l’assenza in contemporanea di ben 27 gol su 39 realizzati, ma l’Inter ha mostrato di avere idee, gioco e testa a sufficienza nel reparto offensivo, o almeno a sufficienza per avversari come l’Empoli.

Non che tutto sia andato a dovere, perché l’Empoli ha comunque prodotto una discreta quantità di occasioni e Handanovic ha dovuto impegnarsi per 4/5 volte: la bilancia delle occasioni è nettamente a favore dell’Inter ma qualcosa non è filato proprio liscio come avrebbe dovuto.

Pioli ha insistito su questo modulo con Medel in mezzo con Miranda e Murillo che parte a destra per ricomporre una difesa a 3 quando D’Ambrosio sale. Ma Murillo sin dall’inizio non ha mai aiutato Candreva, così Pioli dopo pochi minuti sembra proprio abbia rinunciato al questo “pendolo” tattico per lasciare una chiara e netta difesa a 3, di quelle vere però: significa che al massimo si arrivava a difesa a 4 con Candreva o D’Ambrosio ad aiutare. Le “heatmap” dei due dimostrano quanto siano stati esterni veri, quanto relativamente poco abbiano difeso e soprattutto quanto più cercato sia stato Candreva, protagonista di una partita molto intensa anche se non sempre precisa:

 

Nel reparto arretrato i movimento non erano né potevano essere fluidi e automatici, ma troppo spesso si è creata una certa confusione.

Questo sembra dovuto soprattutto alla posizione di Miranda, costretto a stare più a sinistra e non sempre in perfetta posizione, con continui scambi con Medel che risultavano efficaci (anche per le difficoltà tecniche dell’Empoli dopo la trequarti) ma che, appunto, creavano confusione. E sebbene in molti hanno individuato in Miranda l’anello debole, la realtà erano proprio i movimenti del cileno a non essere in sincronia con gli altri, soprattutto per via della posizione: come già visto contro la Juventus, ha interpretato il ruolo come un vero libero anni ’70, con tutti i pro ma soprattutto tutti i contro di un ruolo che è stato (giustamente) abbandonato anche perché ha come effetto principale quello di allungare le squadre.

Ed in effetti l’Inter è sembrata più lunga del solito, vicino ai 30 metri di lunghezza media, accorciata dallo straordinario lavoro di Eder e Palacio in fase di ripiegamento.

La tattica di Pioli è cambiata dopo i primi 15-20 minuti in cui l’Inter è sembrata quasi voler sfogare la rabbia repressa per una settimana intera: un Empoli alle corde ha resistito finché ha potuto, capitolando dopo 14 minuti. Da quel momento, i nerazzurri hanno provato a controllare ma con il chiaro intento di sfruttare di più le palle lunghe ed i contropiedi, in netta controtendenza rispetto a quanto visto finora: sono solo 22 le azioni manovrate (19 dell’Empoli), con una quindicina di ripartenze, e una quantità inusuale di lanci lunghi.

Non che ci sia niente di male in sé, ma è curioso notare il cambiamento rispetto alle ultime settimane. Merito anche di un Empoli che non ha mai smesso di voler fare la sua partita, con la squadra di Martusciello che ha invece provato a giocare un calcio corto e rapido, talvolta anche bello da vedere nonostante i limiti tecnici evidenti: squadra e idee interessanti che meritano attenzione (nella schermata abbiamo inserito anche i lanci lunghi d’attacco e i cambi fronte).

Ovviamente questo ha comportato un calare della precisione nei passaggi (circa 84%) : Miranda è rimasto ad un insolito 80% di precisione, Murillo all’84%.

L’idea, insomma, di un’Inter più efficace che bella, probabilmente aiutata (l’idea, non l’Inter) dal vantaggio arrivato con discreta rapidità: l’Inter ha segnato solo 4 gol, questo compreso, nei primi 15 minuti (ben 20 nell’ultima mezz’ora).

A questo va aggiunto anche un incremento dei tiri da fuori, statistica non insolita, visto che si sta cercando con più continuità. Così come la netta scelta di una delle due fasce: stavolta è toccata alla sinistra, con continue variazioni da parte di Palacio, Joao Mario ed Eder. Il terzetto ha giocato molto vicino, facendo diventare il modulo un 3-4-2-1 (più spesso 3-4-1-2) che potrà essere una soluzione per liberare Icardi dalla sua splendida solitudine centrale.

Non è cambiata la propensione al cross: i dati Opta e Lega Serie A non coincidono, ma noi in genere scegliamo i primi e questi vi facciamo vedere anche nella rappresentazione grafica (sono 37):

Quando l’Inter ha provato a giocare palla a terra si sono viste buone trame nonostante non ci fossero piedi sopraffini a metà campo, questo anche grazie all’aiuto di Joao Mario, davvero tuttocampista contro l’Empoli.

Le scelte non mi convincono moltissimo, perché il rischio è quello di snaturarsi e di perdere quell’identità per cui avevo elogiato Pioli nelle scorse settimane. Questo genere di tattica può andar bene in determinate circostanze, ma senza grande continuità perché porta con sé sin troppa imprecisione: non è un caso che tanti possibili (sventati) rischi si siano corsi proprio per l’aumentato numero di errori.

GLI STEP MANCANTI

Questo è il primo step mancante, cioè quello di una squadra in grado di imporsi sempre e comunque con la propria identità. È un piccolo passo, perché le due partite in cui si sono visti questi cambiamenti sono particolari e potrebbero essere non indicative: Pioli potrebbe aver affrontato così l’Empoli per via delle assenze, soprattutto quella di Icardi; e impostato così la partita contro la Juventus per proteggersi un po’ di più. Vedremo cosa ci racconteranno Bologna (ancora senza Icardi) e Roma.

Un altro step riguarda l’aspetto emotivo/caratteriale. Ho rivisto Juventus-Inter, sia per analizzare Rizzoli (e ne avete già letto) sia per cercare di capire cosa sia mancato all’Inter nel secondo tempo. Non è un mistero, infatti, che in molti si aspettavano un secondo tempo più arrembante, più convinto e deciso, più voglioso. Nel primo tempo la partita era stata sostanzialmente pari, con la Juventus che si era fatta preferire leggermente, non solo per via del gol ma anche per qualche occasione in più: ma quando l’Inter aveva accorciato la squadra e alzato il pressing, i bianconeri sono andati in tilt, riuscendo a creare solo su rapide ripartenze.

Cosa è mancato? Me lo sono chiesto per diversi giorni e anche durante la rivisitazione della partita. Poi, analizzando l’arbitraggio, mi sono accorto del differente atteggiamento di Icardi tra primo e secondo tempo. Ecco, in questo possiamo fare solo un’ipotesi ma credo non sia così peregrina: durante l’intervallo si è speso sin troppo tempo per parlare di rigori e arbitraggio.

Non è stato solo il gol quasi allo scadere, che di per sé basta a spezzarti gambe e fiato. No, c’era qualcosa di più, una certa frenesia, più irruenza, più fretta, più nervosismo: l’Inter aveva perso convinzione non perché l’avversario era più forte, ma perché si era riscoperta più debole, con la necessità di essere più forte dei torti.

Chi non lo sarebbe stato? In molti. Ma se c’è una cosa che abbiamo imparato dall’anno del triplete è proprio questo: nei momenti in cui tutto ti va contro, l’unica soluzione è stringersi e mostrare voglia di ferro e unità di intenti verso un obiettivo che è superiore alla singola partita. Atteggiamenti del genere hanno portato l’Inter a vincere un derby in 9 uomini.

Certo, questa squadra non è ai livelli di quella, ma quanto ha mostrato finora è indice di potenzialità inespresse: la testa è fondamentale per far funzionare tutto il resto.

GLI STEP DI PIOLI

Stefano Pioli per adesso è promosso a pieni voti: i risultati parlano per lui. Ma alcune partite hanno raccontato più sofferenza di quello che la vittoria ha restituito: vedi Napoli, Milan, Genoa e Fiorentina su tutte. A ben guardare, tutte squadre di caratura medio-alta (comparate alla Serie A) anche se Udinese e Sassuolo non ne sono state indenni.

Quando abbiamo raccontato Pioli all’inizio, lo abbiamo fatto con alcuni numeri: quelli della sua Lazio negli scontri contro le big (o presunte tali).

Nella stagione 2014-15, due sconfitte con la Juventus (0-3 e 2-0), con la Roma un pareggio e una sconfitta per 1-2, contro il Napoli una sconfitta e una vittoria, Genoa 2 sconfitte, contro l’Inter un pareggio e un sconfitta, contro il Milan una vittoria e una sconfitta: anche se è andata meglio con la Sampdoria, con il Torino e Fiorentina (due vittorie di cui una bellissima per 4-0), lo score con le prime della classifica non era entusiasmante. E se prendiamo i cosiddetti “grandi appuntamenti” (Juventus, Inter, Milan, Roma e Napoli), su 10 partite ci sono 2 vittorie, 2 pareggi e 6 sconfitte.www.ilmalpensante.com

Il modo di approcciare la Juventus, con un cambio di modulo e i primi 20 minuti sin troppo rinunciatari, possono essere un sintomo, così come possono esserlo gli ottimi 20 minuti successivi: quale dei due Pioli è più vero?

Il prossimo step è necessario e riguarda la Roma, a breve, e il trittico Milan, Fiorentina e Napoli ad aprile, ma riguarda anche alcuni passaggi intermedi (come Torino o Sampdoria).

L’ultimo riguarda il futuro. Non credo alle continue voci di mercato allenatori e credo che le voci di Conte siano il classico “parlare con nuora perché suocera intenda”: magari è Tuttosport che fa il tifo per il ritorno di Conte, sapendo che il futuro di Allegri non è ancora deciso. E per portare avanti questo progetto, quale migliore tattica di quella del grande spauracchio, ovvero di Conte all’Inter?

Credo che al momento Pioli sia saldissimo. Per questa ragione faccio fatica a comprendere la scelta di difendere a 3 e soprattutto con un uomo così arretrato, al punto da far venire un coccolone anche al più nostalgico del calcio d’antan.
Il mercato gli ha lasciato degli inevitabili (o quasi) vuoti da colmare, lacune e imperfezioni arcinote della rosa, ma Pioli oltre ai risultati ha la possibilità di costruirsi un futuro, e questa scelta è un binario morto che conduce verso un muro: se l’obiettivo o il sogno, se il futuro è l’Europa che conta, questo schema è un suicidio.

Le prossime partite saranno importanti anche sotto questo punto di vista, perché segneranno il passo ad una crescita che c’è stata, soprattutto per convinzione in campo. Prima il Bologna e poi la Roma potrebbero raccontare molto più del futuro che del presente.

PAGELLE

Ci scusiamo per il ritardo, ma le doverose pagelle post partita le facciamo anche stavolta, pur senza commento.

HANDANOVIC 7

MURILLO 6

MEDEL 6

MIRANDA 5,5

CANDREVA 7

GAGLIARDINI 7

KONDOGBIA 7 (il migliore nonostante troppi falli)

D’AMBROSIO 6

ANSALDI 6-

JOAO MARIO 6,5

EDER 7

PALACIO 6,5

PINAMONTI E BARBOSA 6

 

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