Inchiesta ‘ndrangheta e curva Juve: a che punto siamo?

Nota della redazione: da qualche mese alcune testate (non molte, a dire la verità) riportano notizie relative ad un presunto legame tra la curva della Juventus ed esponenti della ‘ndrangheta riguardo al bagarinaggio di biglietti: qualcuno è andato oltre spostando l’attenzione anche sulla società Juventus. Come facilmente ipotizzabile, chi vive di sport e legge poco altro ha avuto pochissimo materiale per informarsi: è stata grande la reticenza dei giornali sportivi a riguardo. E anche sul web non c’è molto da parte dei siti più istituzionali.

Così il nostro Francesco Santavenere ha deciso di fare un riepilogo dello stato attuale dell’inchiesta secondo quanto è emerso su quei quotidiani/giornali che ne hanno parlato, a cominciare da “Il Fatto Quotidiano” che sull’argomento non ci è andato giù leggero, anzi, come riportato in un tweet dell’attivissimo Paolo Ziliani:

A uso e consumo dei nostri lettori, partiamo dall’inizio, cercando di ordinare tutte le tessere del puzzle al fine di avere un quadro più chiaro della vicenda. Non disponiamo di elementi a sufficienza per esprimerci con ragionevole certezza: rimane, però, la sensazione di qualcosa di torbido tra club e curva (quello che il presidente del Comitato Mafia e Sport della Commissione Antimafia, Marco Di Lello, ha definito “grande zona grigia”) e che, a naso, potrebbe non riguardare soltanto la Juventus, come più volte se ne è avuto il sentore in tante occasioni in cui gli ultras sono saliti agli onori della cronaca.

IL BIGLIETTO TROPPO CARO

Il 5 novembre 2013 a Torino va in scena Juventus-Real Madrid, incontro valevole per il 4° turno del girone eliminatorio di Champions League.

La partita è molto attesa, la squadra bianconera è in grossa difficoltà a causa di un cammino fin lì decisamente complicato, che la vede già dietro in classifica sia agli spagnoli che al Galatasaray (ndr, la partita finirà 2-2).

Allo Juventus Stadium sono presenti 40.696 spettatori.

Pochi mesi dopo, nel Gennaio del 2014, uno di loro scrive una mail di protesta alla società, lamentandosi di aver dovuto pagare un biglietto per la suddetta partita addirittura 640 (seicentoquaranta) euro.

Stefano Merulla, responsabile “ticket office” del club, chiama quindi Fabio Germani, ex capo ultrà bianconero, fondatore di un’organizzazione no profit di tifosi denominata “Bianconeri d’Italia” e con ottime entrature all’interno del management della società, lamentandosi:

L’hai portato tu e l’hai presentato in un certo modo… Non so che mestiere faccia, ma ho la percezione che abbia un’influenza abbastanza forte nella curvaTelefonata intercettata - Stefano Merulla

Perché? Cosa succede?

INCHIESTA “ALTO PIEMONTE”

Succede che da un po’ di tempo la Procura di Torino ha avviato un’inchiesta, denominata “Alto Piemonte”, riguardante le attività di una cellula della cosca ‘ndranghetista Pesce-Bellocco di Rosarno, particolarmente presente nella zona settentrionale del Piemonte. Le persone coinvolte nelle indagini verranno poi accusate formalmente di 84 diversi reati, tra i quali associazione mafiosa e tentato omicidio. Alcuni di questi reati, secondo la Procura, sono stati commessi da gruppi ‘ndranghetisti che negli ultimi anni si sarebbero inseriti nel tifo organizzato della Juventus per poter arrivare a stabilire contatti con dirigenti e altre figure della società, con l’intento di ottenere biglietti da rivendere a prezzo maggiorato e di creare le basi per altre attività illecite.

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L’inchiesta porta i magistrati, giorno 1 luglio 2016, ad arrestare 18 persone, tra cui spiccano Saverio Dominello e suo figlio Rocco, appartenenti ad una famiglia ‘ndrina legata al clan Bellocco e creatori di uno dei più importanti gruppi ultras juventini, “I gobbi“, che, sempre secondo la ricostruzione dei magistrati, faceva appunto pressione sulla società juventina per ricevere biglietti da rivendere poi a prezzi maggiorati.

È proprio a Rocco Dominello che si riferisce Merulla nella sua telefonata a Germani. Infatti, tramite quest’ultimo, ai domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, Dominello entra in contatto con alcuni dirigenti juventini, tra i quali l’AD Giuseppe Marotta, per ottenere una busta di biglietti della partita con il Real, recapitata con la massima riservatezza all’hotel Principi di Piemonte, che Dominello rivende poi a prezzi gonfiati.

Quando riceve la mail di protesta da parte del tifoso, la società scopre che quel tagliando rientra proprio nella quota “nera” trattata da Dominello, ed è il motivo per cui Merulla si lamenta del fatto che “lucrare sì, ma senza dare nell’occhio”.

Perché una società come la Juventus dovrebbe intrattenere rapporti con soggetti apparentemente del tutto estranei alle dinamiche riguardanti le attività di una società sportiva?

La risposta la fornisce Francesco Calvo, ex direttore commerciale della Juventus ora al Barcellona, direttamente al PM Paolo Toso: “Per garantire una partita sicura, cedevo sui biglietti, sapendo bene che [gli esponenti del gruppo ultras “I Gobbi” di Dominello] facevano business. L’ho fatto perché ho ritenuto che la mediazione con il tifo organizzato, del cui ambiente mi erano note aggressioni anche con armi, minacce ed altro, fosse una soluzione buona per tutti”.

Calvo affronta quindi il problema sicurezza: “La gente avrebbe voluto uno stadio sicuro, i biglietti non erano regalati ma venduti. Mi è sempre dispiaciuto che ciò sottraesse disponibilità di acquisto di biglietti al pubblico e non ho avuto il coraggio personale di trovare altre soluzioni per fronteggiare i tifosi di quel genere. So bene che si permetteva ai tifosi di comprare biglietti in quantità superiore a quella consentita dalle norme , che è di quattro biglietti a persona”. Aggiunge poi che due manager della Juve era addetti alla mediazione con gli ultras: un compromesso che “veniva utilizzato nei confronti di tutti i gruppi”.

Su Dominello, che rappresenterebbe dunque secondo gli inquirenti l’anello di congiunzione tra gli ultras e la ’ndrangheta, Calvo si esprime in questo modo: “La mia sensazione è che avesse un ruolo di equilibrio, non un ruolo di capo ultras, parlava con i gruppi. Non mi dava preoccupazioni per l’ordine pubblico. Mi facevano preoccupare i Bravi Ragazzi o i Viking…”. Alla domanda degli investigatori: “Vi siete mai chiesti da dove derivasse questa capacità di influenza a favore dell’equilibrio?” l’ex dirigente della Juve risponde “No, non ce lo siamo mai chiesti più di tanto”.

Motivazioni ribadite indirettamente anche da Alessandro D’Angelo, “security manager” della società juventina (si dice anche fosse una specie di factotum di Andrea Agnelli, oltre che amico d’infanzia), che, contattato telefonicamente da Dominello all’indomani della proclamazione dello sciopero del tifo bianconero per Juve-Toro del febbraio 2014, si esprime in questo modo: “Io voglio che voi state tranquilli e che noi siamo tranquilli e che viaggiamo insieme, allora se il compromesso è questo a me va bene! Se gli accordi saltano, ognuno faccia la propria strada”.

IL COLPO DI SCENA

Il 7 luglio dello scorso anno, dunque pochi giorni dopo la chiusura dell’inchiesta e l’arresto di 18 dei 23 indagati, accade un fatto misterioso che getta ulteriori ombre su una vicenda di per sé già intricata.

Raffaello Bucci, detto Ciccio, 40 anni, uno dei capi del più importante gruppo ultras bianconero, “I Drughi”, si suicida gettandosi da un viadotto dell’autostrada Torino-Savona.

Oltre all’attività all’interno del tifo organizzato, Bucci ricopriva alcuni ruoli di alta responsabilità all’interno della società bianconera, come capo addetto alla sicurezza delle biglietterie e consulente esterno in veste di Supporter Liaison Officer, figura cioè di contatto fra club e tifoserie.

Solo 24 ore prima, Bucci era stato ascoltato, come persona informata dei fatti, dal PM Monica Abbatecola. Gli viene chiesto dei rapporti col clan dei Dominello, degli interessi legati alla droga, delle estorsioni e dei business in curva. E pure del ruolo di Fabio Germani. La sua deposizione, però, a quanto pare risulta essere lacunosa e piena di contraddizioni.

 

Il Corriere (clicca sull’immagine per aprire il link)

Come se non bastasse, Geraldo Mocciola, detto Dino, 52 anni, altro capo storico dei Drughi, ai primi di luglio si rende irreperibile, anche se la sua “latitanza” dura solo pochi giorni. Anche lui doveva essere ascoltato dagli inquirenti come persona informata dei fatti, analogamente a Bucci.

 

L’INCHIESTA SPORTIVA

A novembre, poi, i documenti della Procura di Torino vengono inviati alla Procura Federale della FIGC, che avvia delle indagini per conto proprio, condotte dall’ex prefetto Giuseppe Pecoraro, circa la possibile violazione del codice della giustizia sportiva.

Il Fatto Quotidiano (clicca sull’immagine per aprire il link)

Come si legge nell’articolo pubblicato su “Il fatto quotidiano” lo scorso 26 gennaio, Pecoraro, nel documento di chiusura indagini spedito anche ad Andrea Agnelli e agli altri dirigenti coinvolti, scrive: “Con il dichiarato intento di mantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupati dai tifosi ultras, [Agnelli] non impediva ai tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti gruppi ultras, anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazione di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza presentazione dei documenti di identità dei presunti titolari, così violando disposizione di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio”.

Poi gli inquirenti sportivi inseriscono nel testo l’accusa più grave per Agnelli: “Ha partecipato personalmente, inoltre, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ultras”.

La Juventus risponde con le controdeduzioni e indica, come persona informata, l’AD Giuseppe Marotta, che nell’ultimo periodo pare essere uscito dalle grazie di Andrea Agnelli (ma questa è un’altra storia, molto interessante, che varrebbe la pena raccontare a parte).

Nel corso dell’indagine “Alto Piemonte” non erano emerse frequentazioni e incontri diretti con la Juventus, ma un’intercettazione aveva instillato qualche dubbio. Così tra luglio e agosto, come raccontato, gli investigatori avevano cercato di approfondire. Il risultato, per i suoi risvolti penali, è uno: al termine dell’indagine nessun dirigente è indagato, ma l’aspetto quantomeno curioso è che la Juventus non è neanche ritenuta parte offesa dalle pressioni esercitate dagli ultras.

L’amministratore delegato della Juventus, Giuseppe Marotta – riferisce Agi, tra gli altri, ma anche Tuttojuve.com – potrebbe essere sentito dalla Commissione Antimafia, allarmata dal suicidio del capo ultras juventino.

LA REPLICA DELLA SOCIETA’

Attraverso il proprio sito ufficiale, la Juventus risponde in merito all’inchiesta del procuratore federale Pecoraro:

LA JUVENTUS RISCHIA QUALCOSA?

Abbiamo imparato da Calciopoli che il diritto civile e quello sportivo vanno a due velocità molto diverse e, soprattutto, sembrano dover (e poter) decidere su una consistenza documentale diversa. Dal punto di vista penale, come dice la Juventus, non ci sono indagati tra i tesserati né tra i dipendenti, e quindi dal punto di vista penale il rischio, allo stato attuale delle cose, è pari allo zero.

Ma, c’è un “ma” grande quanto una casa: alcune posizioni irrilevanti (più o meno) dal punto di vista penale possono non esserlo dal punto di vista sportivo.

La condotta della società Juventus e nella fattispecie dei suoi tesserati, ai sensi di quanto disposto dalla normativa sportiva, potrebbe aver violato l’articolo 12 comma 1, 2 e 9  del Codice di Giustizia Sportiva F.I.G.C. (CGS). Ed è quello che deve stabilire la giustizia sportiva.

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In particolare, il comma 1 pone un divieto alle società sportive di contribuire, con interventi finanziari o con altre utilità, alla costituzione ed al mantenimento di gruppi organizzati e non, di propri sostenitori. Il comma 2 afferma che le società sono tenute all’osservanza delle norme e delle disposizioni emanate dalle pubbliche autorità in materia di distribuzione al pubblico di biglietti di ingresso, nonché di ogni altra disposizione di pubblica sicurezza relativa alle gare da esse organizzate. In riferimento al rapporto tra dirigenti e tifosi, il comma 9 afferma quanto segue: “Ai tesserati è fatto divieto di avere rapporti con esponenti e/o gruppi di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con le società. In ogni caso detti rapporti devono essere autorizzati dal delegato della società ai rapporti con la tifoseria. In caso di violazione delle richiamate prescrizioni, si applicano le medesime sanzioni di cui al comma 8.

Le previsioni del Codice di Giustizia Sportiva, sopra citate, richiamano quanto disposto dalle norme statutarie in particolare dal DDL n. 8/2007 (convertito in Legge n. 41 del 4 aprile 2007), che prevede, tra le altre, l’introduzione dei tornelli per l’accesso alle manifestazioni sportive. La Procura Federale, concluse le indagini preliminari, potrebbe optare per il deferimento, sia dei dirigenti bianconeri che della Juventus, dinnanzi al Tribunale Federale Nazionale. Le norme violate, oltre a quelle sopra descritte, potrebbero essere individuate anche nell’art. 1bis comma 1 del CGS, in merito all’obbligo di lealtà, probità e correttezza in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva, nonché nell’art. 4 comma 2 del CGS, relativamente alla responsabilità oggettiva delle società di calcio, ai fini disciplinari, dell’operato di dirigenti e tesserati.

Sul piano sanzionatorio, la Juventus, ai sensi dell’art. 12 del CGS, laddove ne fosse provata la colpevolezza e/o la responsabilità, potrebbe essere condannata ad una sanzione pecuniaria che va da 10.000,00 euro a 50.000,00 euro per la violazione dell’art. 12 comma 1 e 2, mentre i dirigenti bianconeri ad una sanzione pecuniaria di 20.000,00 euro ciascuno, per la violazione dell’art. 12 comma 9. E’ difficile ipotizzare sanzioni diverse o maggiormente gravose essendo disposte, per il caso di specie, solo in caso di un comportamento recidivo. Purtroppo la complessità della vicenda è data sia dalle poche “certe” notizie a disposizione che dalla mancanza, ad oggi, di provvedimenti e/o decisioni da parte degli organi di giustizia ordinaria.

A prescindere da come finirà, e soprattutto a prescindere dalle maglie interessate, le parole del senatore Giuseppe Lumia fotografano perfettamente la situazione: “Al di là delle responsabilità penali, rimane quella morale e gestionale che le società italiane devono affrontare nel rapporto con gli ultras e con le possibili infiltrazioni mafiose ed eversive. La Juve è una grande società, deve dare lo stesso esempio nel colpire queste presenze attraverso, ad esempio, la costituzione di parte civile”.

La guerra scatenata dopo Calciopoli (pur con tutte le apparizioni in tribunale perse) avrà uno dei suoi tanti effetti: scommettiamo in un nulla di fatto e un’archiviazione piuttosto rapida o al massimo un’ammendina. Anche perché fra poco ci sono le elezioni e non è proprio il momento di altre battaglie in tribunale o di un altro scandalo.

 

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