Le lezioni di Parigi e Madrid

Alcuni dei nostri lettori ci hanno scritto esprimendo delle perplessità riguardo alle critiche sulla posizione di Medel in campo, quasi da libero anni ’70. La “contestazione” (uso le virgolette perché è stata più dubbiosa che assertiva) era sostanzialmente una: finché funziona, perché criticarla?

Ecco, il punto è proprio questo: funziona? Il famigerato equilibrio non è arrivato contro la Juventus, al punto che i bianconeri sono arrivati in porta con la stessa continuità di sempre. La squadra di Allegri non è caratterizzata dall’altissimo tasso di produzione offensiva: secondo Opta, il Napoli tira 17,8 volte a partita, l’Inter 17, 6, la Roma 17,3 (in nettissimo calo), la Juventus è sesta a 15 tiri per partita. Sempre secondo Opta, la partita è finita 14 a 12 (i tiri in porta, invece, sono 6 a 2) e pertanto il dato significativo è che la Juventus ha fatto la sua partita standard, l’Inter no. Questo, ovviamente, al netto di un secondo tempo in cui, come già espresso in precedenza, l’Inter è entrata troppo nervosa e contratta: è probabile che ci siano state troppe discussioni durante l’intervallo sugli interventi di Lichtsteiner su D’Ambrosio (e Chiellini su Icardi) nonché su quello di Mandzukic su Icardi.

La Juventus ha approfittato dei difetti dell’Inter, non ultimo l’insolita lunghezza nelle ultime partite, usando molti lanci lunghi (ben 74 a fine partita!), cosa che ha portato il tasso di riuscita dei passaggi all’80% mentre la media stagionale si aggira sull’85%: numero, comunque, in crescita da quando hanno cambiato modulo (e nonostante il numero contro l’Inter).

L’impressione finale è stata che, tra le due squadre, una si sia adattata senza snaturarsi rispetto alle ultime evoluzioni, mentre l’altra ha provato soluzioni inedite che ne hanno cambiato le dinamiche in campo.

L’Inter, il secondo caso, ha ripetuto l’esperimento anche contro l’Empoli, e anche qui il giudizio non è stato lusinghiero. L’Empoli ha tirato solo 6 volte in porta (di cui 3 in porta con buoni interventi di Handanovic), ma questo dato non è in controtendenza rispetto a tutto il campionato: la media è di 8 tiri per partita. Stavolta è stata l’Inter a sfruttare di più i lanci lunghi (68), agevolata dal vantaggio e dalla necessità dell’Empoli di raddrizzare la partita.

La risposta alle osservazioni dei lettori citati a inizio articolo è arrivata dalla Champions League, e precisamente da PSG-Barcellona e da Real Madrid-Napoli: ne approfittiamo anche per fare dei cenni tattici sulle due belle partite viste in Champions.

PARIGI

La partita di Parigi è stata di una bellezza abbagliante. Non come partita in sé, perché per una bella partita ci vogliono due belle squadre, e in Francia il Barcellona praticamente non c’era. Ma se da un lato ci sono enormi errori individuali e tattici da parte dei blaugrana, dall’altra ci sono tattica e applicazione fantastiche da parte dei parigini.

Il Barcellona ha pagato quello che Rio Ferdinand e Steven Gerrard hnno imputato soprattutto a Messi: “His reaction there was poor. All night he was sloppy” il primo, “He showed zero effort. No reaction all night.” il secondo. Nessuna reazione, nessuno sforzo, nessun orgoglio.

Ha pagato moltissimo anche gli errori grossolani della difesa, come sul primo gol di Di Maria (mai vista ad alti livelli una reazione così idiota a palla scoperta al limite dell’area) o sul gol di Cavani, con Piqué che insegue l’avversario invece di lasciarlo in fuorigioco.

Il vero capolavoro, però, l’ha compiuto Emery.

COME TI BATTO IL BARCELLONA

La premessa è che qualunque tattica, qualunque idea, qualunque strategia è zero se non c’è l’applicazione totale da parte dei calciatori. È il motivo principale per cui l’Inter all’andata schianta la Juventus mentre poi soffre con Bologna o Cagliari.

I calciatori del PSG sono stati fantastici: lo spartito, però, era perfetto.

Nei primi 15 minuti c’è stato un pressing furioso, altissimo, uno contro uno soprattutto sui difensori e su Busquets, mentre era “a elastico” su Iniesta (straordinario Verratti) e su Gomes (ottimo Matuidi ma scelta idiota di Luis Enrique, Rakitic in panchina): quello sui difensori era un pressing diagonale, come lo abbiamo visto in Inter-Juventus all’andata: è quel genere di pressing che canalizza il gioco dell’avversario proprio dove tu sei più forte, cosa che non fa il pressing verticale.

A questo pressing è seguita una posizione molto alta della difesa, che ha accorciato il campo, togliendo quello spazio vitale in cui Neymar, Messi e Iniesta hanno costruito non meno della metà della loro gloria: tra difesa e centrocampo avversario.

Per farlo, Emery ha scelto una disposizione del centrocampo che reputeremmo insolita: ovvero mettendo Rabiot nella zona di campo solitamente occupata da Thiago Motta, chiedendo al francese un lavoro tattico di distruzione impressionante, svolto in maniera egregia come un veterano… e invece ha soli 21 anni!

Verratti e Matuidi, invece, si sono occupati quasi a uomo di Iniesta e Gomes, con il francese che però si trovava continuamente nella zona di Messi (assieme a Rabiot, che però era ovunque: migliore in campo). Più che un 4-3-3, era più spesso un 4-1-4-1 molto compatto, con Cavani sempre pronto ad aiutare ora di Maria ora (e più spesso) Draxler quando i ripiegamenti si sono fatti meno rapidi. Sotto questo punto di vista Cavani è un fuoriclasse assoluto: nel calcio moderno soltanto Rooney ha mostrato questa predisposizione per un periodo di carriera così lungo. Altri (vedi Eto’o stagione del triplete) lo hanno fatto per una o due perché è un lavoro usurante: oggi Wayne ha 31 anni ma talvolta in campo sembra ne abbia 6 di più. Cavani è probabilmente l’attaccante più completo al mondo.

Il tutto con il chiaro intento di far saltare il centrocampo avversario: non è un caso che il principale playmaker della serata è stato… Ter Stegen.

Appena riconquistata palla, il PSG ha provato spesso a giocarla molto rapidamente, approfittando della straordinaria lentezza del Barcellona nel disporsi adeguatamente. I tempi del pressing blaugrana non erano sbagliati in sé, ma appena si alzava qualcuno per pressare, alle spalle si formava il vuoto, nessuno seguiva: su questo vuoto hanno banchettato Verratti, Draxler e Di Maria.

La disposizione del PSG ha fatto sì che la famosa fase di transizione negativa blaugrana fosse del tutto inefficace: i piedi buoni di Verratti e Rabiot hanno mandato in tilt i (pur pochi) tentativi di pressing rapido. Ma questo è un problema del Barcellona targato Luis Enrique, che affronteremo a parte un giorno o l’altro.

Al Barcellona non rimaneva che l’arma delle individualità, ma anche qui il continuo movimento dei parigini ha portato sia Messi che Neymar, i pericoli numeri uno, ad avere sempre due, se non tre avversari attorno. Qui Emery ha raccolto una straordinaria lezione del Real Madrid di Mourinho che, nelle sue migliori giornate contro il Barca, ha bloccato principalmente Messi e Iniesta creando delle vere e proprie “gabbie” per togliere respiro e spazio alla qualità del Barcellona: il gol di Draxler nasce da un recupero di Rabiot con l’aiuto di Verratti, gabbia a Messi.

Sommando tutto, grande applicazione e dedizione alla causa, nonostante una squadra con 3 attaccanti e un solo vero centrocampista di rottura, con due terzini di spinta: aveva di fronte il Barcellona, ma nessun timore, adattamento, tattica, applicazione e equilibrio. Partita vinta soprattutto a centrocampo e piedi buoni.

MADRID

La partita tra Real e Napoli è stata diversa, nonostante le occasioni parlano chiaro e dicono di un Real che avrebbe potuto chiudere il discorso qualificazione già al primo turno, nonostante il Napoli non abbia fatto una partita brutta in assoluto. Soltanto che davanti aveva di fronte una qualità nettamente più alta e probabilmente ha pagato la presunzione di poterla mettere esclusivamente proprio sul piano del gioco.

Sulla carta, era facile prevedere un Real poco attento nella fase di pressing: dopo l’abbandono di Mourinho, non si sono visti grandi progressi in questo senso. Ci sbagliavamo tutti.

Certo, non tutto è riuscito alla perfezione, soprattutto all’inizio difficoltà per Varane e Casemiro in fase di impostazione, ma anche delle difficoltà nel pressing.

In generale, il pressing del Real è stato di buon livello, pur non avvicinandosi neanche alle vette di quello del PSG contro il Barcellona. Ma è stato un pressing intelligente, che è partito proprio dall’uomo meno propenso di tutti a farlo: Benzema. Ronaldo, che corre sempre tantissimo in campo (la vera discriminante tra lui e Messi è questa) ha pressato a sufficienza, mentre soltanto James Rodriguez ha manifestato la solita indolenza sotto questo punto di vista.

All’inizio, però, ci sono stati dei problemi perché il Real non è abituato a questo genere di pressione e infatti il primo gol nasce da un pressing sbagliato:

Pian piano è cresciuto, anche nei tempi del pressing capace di accorciare la squadra: applicazione anche qui, ma non sarebbe bastata senza la grande qualità messa in campo.

Vero che soprattutto Varane ha trovato i giusti tempi delle uscite, ma Modric e Kroos hanno avuto troppo spazio per giocare, troppo tempo per pensare.

Si dovrebbe riguardare il primo gol di Benzema da quando l’azione comincia: la palla passa più volte tra i piedi del duo Modric/Kroos, con il tedesco che ad un certo punto taglia il campo con un diagonale che lascia Rodriguez solo: la palla arriva a Carvajal e qui c’è un errore individuale di Hamsik, che rimane fermo aspettando che sia Insigne (giustamente al raddoppio su Rodriguez) a rallentare il difensore spagnolo. Ma l’errore originario è aver lasciato a Kroos e Modric una decina di metri per giocare e impostare con tranquillità. A cosa sono serviti Zielinski e Diawara se il pressing era questo? Perché Hamsik così indolente su Modric?

I DUE GRANDI ERRORI

Il primo dei due (grandi) errori del Napoli è stato proprio far prendere ritmo al Real, lasciare che i suoi due cervelli cominciassero a macinare gioco: Casemiro, Kroos e Modric oggi costituiscono probabilmente il terzetto più completo e più forte a metà campo, e lasciargli spazio è stato delittuoso.

Kroos ha completato 28 passaggi in verticale, numero di per sé strabiliante anche in relazione al tasso di riuscita globale (oltre il 93%!) e al fatto di aver azzeccato 10 lanci su 10, un paio di filtranti pericolosi e ben 3 passaggi chiave per azioni pericolose. Numeri che sarebbero da incorniciare se non ci fosse accanto quel genio assoluto che è Luka Modric: un centinaio di palloni giocati, 45 passaggi in verticale, 9 lanci (1 solo sbagliato), anche lui 3 passaggi chiave, 85 passaggi totali e 91,8% di precisione.

Se prendiamo tutto il reparto arretrato, solo Carvajal ha una media “normale” (85,3%) e solo Marcelo e Casemiro sono sotto il 90%, ma di pochissimo: il primo 88,9% e il secondo 89,6%.

Merito, certamente, della straordinaria qualità degli interpreti, ma anche demerito del Napoli che ha consentito un gioco sin troppo facile ai madrileni. D’altra parte, se per il Real chi giostra il gioco è Modric e per il Napoli è (il pur buono) Diawara, il risultato è piuttosto prevedibile.

Brutta, in questo senso, anche la gestione delle linee di passaggio, sempre troppo semplici per i blancos: il Napoli in totale colleziona 8 palle intercettate, nel Real Madrid il solo Casemiro è a 7 (totale 20).

Il secondo errore è stato quello di lasciare troppo spesso 1vs1 i terzini: ben 18 i dribbling tentati e tasso di riuscita piuttosto alto, con una dozzina riusciti, tra cui quello che porta al bellissimo gol di Toni Kroos (una specialità della casa, il “passaggio alla porta”).

COSA CI RACCONTANO

Intanto che per affrontare i grandi match devi avere l’abitudine a giocare in un certo modo: non puoi cambiarlo da un momento all’altro. José Mourinho cambiò modulo apparentemente in corsa, ma già da diverso tempo in campo i movimenti del 4-2-3-1 cominciavano ad apparire: difficile che abbia improvvisato per la partita di ritorno col Chelsea.

Il secondo è che a certi livelli puoi giocartela soltanto con squadra molto compatta e meccanismi oliati: l’evoluzione delle ultime due partite, con squadra molto più lunga e libero puro come una volta, non funziona. O meglio, può funzionare oggi, forse (e sottolineo forse) può funzionare per il campionato italiano, ma non funzionerà a lungo termine e se l’obiettivo è l’Europa.

Per comprenderci, prendiamo qualche immagine contro la Juventus. Rinvio di Handanovic :

La Juventus recupera palla e dopo ben 10 secondi la difesa dell’Inter è a non meno di 15 metri dalla linea di metà campo, lasciando Dybala liberissimo di manovrare:

Su rinvio di Buffon pochi minuti dopo:

La difesa è tremendamente indietro e troppo distante dalla metà campo, soprattutto nei primi minuti in cui l’Inter aveva provato un pressing alto, abbandonato poco dopo per poi essere ripresto tra il 20esimo e il 25esimo:

Oppure qui sotto, con palla a Cuadrado uno contro uno, ma è il duo Medel-Murillo che dovete guardare. Miranda non vede il centrale (Medel) e sale secondo il movimento di Dybala: Murillo deve tenere d’occhio Mandzukic, ma segue la linea di Medel, che è troppo bassa. Lo spazio alle spalle di Miranda è pericolosissimo :

Oppure, guardate l’azione della traversa di Dybala. C’è un rilancio di Handanovic e palla recuperata dalla Juventus. Ponete la vostra attenzione su quattro cose (guardate e riguardate):

  1. dopo il rinvio, Dybala trova spazio alle spalle di un difensore, ce n’è troppo;
  2. Medel, piuttosto che lasciare Higuain in fuorigioco, lo insegue rimettendolo in gioco;
  3. tutta la parte difensiva diventa improvvisamente confusa perché la squadra è disposta male;
  4. lo stesso Medel si rende protagonista della sua classica corsa “a casaccio”.

Ed era la Juventus, squadra temibile ma che non produce moltissimo e che ha dei difetti strutturali nella fase offensiva, indipendenti dai calciatori: è una tara di Allegri, molto più bravo a fare la fase difensiva. In Europa spazi del genere, errori del genere e tattiche così, finiscono per essere punite. Perché manca compattezza e non ci sono le distanze giuste.

L’adattabilità è una qualità necessaria, ma non è il numero dei difensori che stabilisce quanto tu possa essere bravo a difenderti o a trovare l’equilibrio: il PSG ci ha riportato alla mente (ennesima citazione) il capolavoro dell’Inter di Mourinho che in 10 riesce a qualificarsi contro quella che per molti è la squadra più forte della storia, o almeno tra le prime 3-4.

Qualità a centrocampo, perché con attaccando meglio costringi l’avversario a difendersi di più, ad avere meno tempo, meno fiato e meno forza per la fase offensiva. Si badi, non la quantità degli attacchi ma la qualità: il PSG ha tirato 16 volte contro il Barcellona (10 in porta, grande qualità), ma è sembrato che ne avesse fatti 30. Il Real tira 20 volte in porta e, pur lasciando il senso di una partita largamente dominata, non ha dato la stessa impressione che ha dato il PSG (in parte dovuto anche alla caratura dell’avversario). Il Napoli tira 8 volte (2 in porta compreso gol da 35 metri), il Barcellona 7 (1 in porta): eppure le sensazioni lasciate sono molto diverse.

Insomma, la speranza è che il percorso intrapresa qualche settimana fa, e che tante soddisfazioni aveva portato ai nerazzurri, non venga smarrito inseguendo chissà quale chimera, chissà quale senso di protezione o di equilibrio. Ecco perché nutro ancora speranze di vedere Joao Mario in mezzo al campo (se non contro il Bologna, quando?) o anche Banega, che da trequartista sta davvero soffrendo le pene dell’inferno (lui e l’Inter quando lui è in campo).

Perché Pioli potrà anche guadagnarsi la riconferma a suoni di punti, ma prima o poi dovrà misurarsi, se vorrà e se riuscirà (e se glielo permetteranno), con realtà diverse e più impegnative: e in quei contesti, certe debolezze, certe paure, certi tentennamenti vengono puniti sempre.

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