Bologna-Inter 0-1: buoni solo i tre punti (e Barbosa)

Secondo il verbo “contavano solo vincere” tre punti sono arrivati e quindi va bene così. Per tutti quelli che pensano il calcio sia solo risultato questo articolo si conclude qua: se volete ci vediamo fra qualche oretta per le pagelle.

Per tutti gli altri, invece, c’è tanto da dire.

L’Inter torna da Bologna vittoriosa di misura, ma in una di quelle partite che sembrano uscite direttamente dal cappello magico di Roberto Mancini versione 2.0. Una brutta Inter, lenta, involuta, pasticciona, confusionaria, senza brillantezza e poche idee.

La partita contro la Juventus ha avuto 20 minuti buoni, con i primi 20 nettamente a favore dei bianconeri e un secondo tempo giocato sul filo del nervosismo; contro l’Empoli non si è vista una bella Inter, ma è stata comunque squadra efficace, pur agevolata dal gol nella prima parte del primo tempo. Entrambe le partite hanno azionato un campanello d’allarme: l’Inter di Pioli che avevamo apprezzato post-Genoa si è ritratta come una lumaca dentro il suo guscio. Quella squadra che, pur concedendo troppe palle gol (vedi, per dire le più facili, Sassuolo e Udinese), rimaneva una squadra con una identità precisa, con idee di gioco e prospettive interessanti, è stata sacrificata all’altare di chissà quale paura e di chissà quale alchimia tattica.

Il primo tempo contro il Bologna è tra i più noiosi che io ricordi, oltre a essere il meno produttivo in assoluto della stagione. Non che l’avversario abbia fatto granché, ma di fronte avevi il Bologna, mica Roma, Juventus o Real Madrid.

Analizzeremo con calma tutte le motivazioni possibili, tecniche e tattiche, ma l’impressione è che la partita di Coppa Italia abbia lasciato molti più strascichi, nella testa di allenatore e squadra, di quanto se ne dica e si voglia ammettere.

LA PARTITA

Pioli conferma quanto visto con la Juventus e contro l’Empoli. Ovvero schiera una finta difesa a 4 con Murillo a destra e D’Ambrosio a sinistra, con Medel centrale di destra e Miranda centrale di sinistra; disposizione che, in fase di possesso palla, diventa a 3 dietro, mentre a difesa schierata torna a 4, e non insolito vederla a 5 con l’aggiunta di Candreva a destra. Quindi dentro sia Miranda che Medel nonostante le diffide.

A metà campo la coppia Gagliardini-Joao Mario, mentre Eder fa la seconda punta alle spalle di Palacio.

Il Bologna si schiera con il solito 4-3-2-1 che, però, diventa spesso un  4-1-4-1 in cui almeno 3 uomini fanno molta densità centrale, cosa che costringe l’Inter a giocare quasi esclusivamente sulle fasce, perché in mezzo non c’è davvero spazio per fare giocate di rilievo.

La disposizione dell’Inter si fa chiara con le posizioni medie, soprattutto del primo tempo (quelle del secondo sono “inquinate” dai cambi). La prima che vediamo è con squadra in possesso di palla:

 

La seconda è con squadra schierata con possesso palla del Bologna: chiaramente 4-4-1-1

Facile vedere, in fase di non possesso, un 4-4-1-1, mentre in fase di possesso le posizioni spesso si intercambiavano e Pioli ha cambiato molto durante il primo tempo: per lunghi tratti anche visto un 3-3-3-1 che ha avuto davvero poca efficacia.

Il primo tempo ci racconta davvero poco, se non che l’Inter gioca molto contratta, quasi con sufficienza, soprattutto i primi 10 minuti. All’undicesimo, però, la grande occasione: affondo di Perisic che mette in mezzo, con Palacio che solo a due metri dalla porta spara alto. Rivedendo l’azione c’è una parziale scusante dell’argentino: il cross era piuttosto forte e c’è stato anche uno strano rimbalzo a causa di una deviazione di un difensore, la palla cambia traiettoria e Palacio, convinto di appoggiarla col destro, se la trova sul sinistro controtempo e sbilanciato.

L’Inter qui forse pensa di poterla vincere come e quando vuole, sbagliando. Perché al Bologna manca anche qualità da centrocampo in su (fatta eccezione per Dzemaili), ma è squadra organizzata, quadrata e tosta. Tre minuti dopo, infatti, risponde all’Inter: in fase difensiva c’è un pasticcio di posizioni della coppia Medel-Miranda, Krejci trova in mezzo Dzemaili ma Handanovic capisce tutto e anticipa lo svizzero che, altrimenti, sarebbe stato da solo davanti alla porta.

Da quel momento in poi tanta noia e una serie di azioni dell’Inter troppo lente e prevedibili per essere davvero pericolose. Buon per i nerazzurri che ai bolognesi non riesce mai il classico ultimo passaggio e che siano sempre un ritardo nel far salire il contropiede, forse per timore di venire puniti dall’Inter (ci torneremo sul gol di Barbosa).

Il primo tempo si chiude con Gagliardini che ci prova da fuori, ma niente di che: Da Costa para. Il primo tempo lo si racconta con poche parole:

SECONDO TEMPO

Dopo un primo tempo così brutto ti aspetti una reazione, ma per altri dieci minuti succede davvero poco.

Poi l’Inter, in un modo o nell’altro, riesce a produrre azioni pericolose. Prima con Perisic pescato in area da D’Ambrosio che tira troppo su Da Costa (avesse segnato sarebbe stato un gol pazzesco); poi con Eder che riceve una palla da Candreva, ma il tiro viene fuori loffio e finisce sulle braccia del portiere avversario. Ed è questa l’occasione migliore della partita.

Già da qualche minuto l’Inter era tornata a 4 dietro: fuori Murillo (pare per un problema fisico) e dentro Ansaldi che va a sinistra, mentre D’Ambrosio torna a destra. La scelta di Pioli di mettere dentro tutti e tre i difensori centrali disponibili, oltre a Andreolli, lo costringe a tenere in campo entrambi i giocatori diffidati: Medel e Miranda. Non sapendo del problema fisico di Murillo, l’impressione era di un rischio che si poteva evitare:

Non sono neanche passati 10 minuti dalla “profezia” che Miranda si fa ammonire (giusto il giallo) per un fallo a metà campo su ripartenza avversaria: salterà la sfida contro la Roma.

Al 73esimo Pioli rompe gli indugi e mette Banega e Barbosa (“Gabigol” è davvero terribile) per Candreva e Palacio, con Eder che diventa prima punta. Tornare a 4 e il secondo cambio non sembra cambiare le cose, ma ci pensa Banega a ravvivare l’Inter, mettendosi subito al centro del gioco.

All’81esimo c’è un’azione confusa al limite dell’area bolognese. Banega prende palla ma è costretto a muoversi all’indietro, mentre due giocatori del Bologna decidono di portargli pressing. Non è un’idea sbagliata, l’Inter era sbilanciatissima e aveva sei uomini al limite dell’area e nel caso di palla recuperata sarebbe stato un problema serio:

Ma Banega fa una di quelle cose per cui in molti hanno creduto, da giovane, che sarebbe diventato uno dei pilastri della nazionale argentina. Banega è 174cm e ha il baricentro basso, raramente lo sposti e togliergli la palla non è mai una cosa semplice.

Quel pressing del Bologna che poteva diventare pericoloso diventa un problema, perché qualcuno crede che la palla sia recuperata, la difesa è lenta nel trovarsi in una transizione negativa mentre pensavano fosse positiva e due uomini rimangono troppo dietro: Banega vede il corridoio giusto per D’Ambrosio che la mette dentro dove Gabriel Barbosa non può che metterla dentro. Stavolta nessun rimbalzo, nessuna deviazione, solo gioia per un calciatore che psicologicamente deve aver sofferto molto tutta la sua avventura all’Inter e che sta mostrando di avere carattere e determinazioni giusti.

Banega “vede calcio” come pochissimi

Pioli, insomma, ha trovato i cambi giusti: gli ingressi si sono dimostrati determinanti.

Dopo il gol l’Inter prova a spezzettare il gioco, sia in fase di possesso che di non possesso, alzando anche il numero di azioni fallose: sotto questo aspetto l’Inter non è mai stata una squadra “furba” e talvolta è necessario ricorrervi come fanno tutte le squadre del mondo.

Il Bologna prova a reagire, ma così si scopre e lascia un’altra occasione, con Barbosa che trova il tiro giusto, solo che c’è Masina a un metro dalla porta che devia in angolo.

Da quel momento in poi ci sono 9 minuti di piena sofferenza per l’Inter, che però regala un’occasione d’oro agli avversari a 1 minuto dalla fine e in pieno recupero, con Torosidis che si trova davanti a Handanovic in splendida solitudine: il portiere sloveno resta in piedi e impedisce un pareggio che avrebbe avuto il sapore della beffa.

Anche se il Bologna può recriminare (e lo fa, giustamente) per un rigore non concesso: c’è un intervento di Eder che cicca il rinvio e prende Dzemaili che ha già i piedi sulla linea, Mazzoleni lascia correre.

In generale, tutta la direzione di Mazzoleni è sembrata sbilanciata, pur di poco, verso i nerazzurri: la quasi totalità dei 50-e-50 sono stati fischiati all’Inter, e in una occasione si è reso colpevole di un errore tecnico piuttosto grave, fermando il gioco durante un attacco bolognese perché Gagliardini era a terra di poco dentro l’area.

CONCLUSIONI

Tre punti dovevano essere e tre sono stati, ma il passo indietro dal punto di vista del gioco, dell’identità e della fluidità della manovra è stato ancora più marcato rispetto alle ultime due. Curioso, poi, che sia proprio Gabriel Barbosa a decidere una delle più brutte dell’Inter di Pioli.

Dal punto di vista del gioco, troppi lanci lunghi e squadra troppo lunga: alla fine il Bologna è a 25 metri di lunghezza media, l’Inter di nuovo prossima ai 30. Con questi spazi non si va da nessuna parte nel lungo termine. Ma è tutta la squadra a essere più lunga, a cercare soluzioni più semplici:

Certo, qualcuno potrebbe dire che le grandi squadre devono saper soffrire e vincere anche nelle giornate che non sembrano tra le migliori: chi ci legge da tempo, però, sa che qui dentro il risultato non è l’unità di misura della bellezza o dell’entusiasmo. Importante, per qualcuno la cosa più importante, ma a me interessa che sia un risultato in grado di durare nel tempo, che abbia fondamenta, che sia basato su qualcosa di solido e duraturo.

Lo abbiamo scritto ieri, consapevoli di essere tra i pochissimi a pensarla così:

Le lezioni di Parigi e Madrid

La difesa a 3, per come è impostata, è un controsenso se relazionata all’idea di una squadra che vuole crescere per diventare competitiva in campionato e in Europa. Funziona? Sì, oggi, ma non sono fondamenta solide, perché le distanze diventano abissali, gli errori di posizionamento di Medel sono continui (9 volte su 10, invece che lasciare l’avversario in fuorigioco lo rincorre, rimettendolo in gioco) e creano scompensi che stanno pagando in molti.

Il primo Miranda, che sul centro-sinistra non trova quasi mai tempi e posizioni giuste. Poi Candreva e Perisic: al primo manca uno come D’Ambrosio, essendo lui un esterno che ha bisogno della sovrapposizione; l’altro perché ce l’ha troppo presente, essendo il croato un’ala che non ama avere tra i piedi i compagni.

Aumentando le distanze, soffrono anche i centrocampisti, soprattutto se sono meno posizionali di Kondogbia: oggi Gagliardini e Joao Mario hanno corso come dei disperati, ma senza mai avere il seguito della difesa, cosa che li ha costretti a rincorrere gli avversari e a fine partita sono tra i tre che hanno corso di più, pur essendo tutta l’Inter ad aver corso molto (non vorrei ricordare male, ma è la prima volta che ci sono 5 sopra gli 11 km, e non abbiamo la statistica degli altri):

I movimenti tra i reparti sono troppi e alla fine il tanto decantato equilibrio non arriva per forza di cose mettendo un difensore in più. Le mie perplessità su questa scelta continuano e, anzi, si rafforzano:

Perplessità che avevamo persino anticipato. Dopo la partita di Coppa Italia contro la Lazio, avevo scritto chiaramente che il rischio era di una sconfitta in grado di lasciare fantasmi e paure: cedervi sarebbe stato pericoloso (cliccare sull’immagine per l’articolo originale):

inter lazio paura di pioli

Contro la Roma non ci sarà Miranda ed è un peccato: si sperava in una difesa a 4, ma con Murillo e Miranda. Difficile che Pioli sceglierà lo stesso schema, a meno di non vedere D’Ambrosio al posto di Miranda e Ansaldi sulla fascia. Significherebbe prendersi tanti rischi. Con l’aggravante di opporre Medel a Dzeko: all’andata “violentò” letteralmente Miranda e Murillo, con la Roma che basò quasi tutto il suo gioco sui rilanci lunghi e sulle spizzate del bosniaco.

Pioli dovrà trovare le giuste contromisure.

Dopo la Roma, però, si dovrà comprendere che il futuro ha bisogno di idee più chiare, di identità più chiara: la strada era tracciata e smarrirla sarebbe un errore grossolano. Rivelerebbe anche una natura sin troppo pavida per Pioli: non proprio il miglior modo per meritarsi una scommessa anche per la prossima stagione.

Infine, grande gioia per Barbosa, al primo gol in nerazzurro: esordio col Bologna, prima partita da titolare col Bologna, primo gol contro il Bologna… tra l’altro come ad un altro brasiliano, Ronaldo. Tanti auguri.

(ndr: le pagelle a parte, stasera).

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