Il caso Icardi: emblema di un’Argentina che non vince (ma fa male anche a Icardi)

Ci sarebbe moltissimo da scrivere sulla nazionale Argentina, nazione che ha vinto solo due mondiali… “solo” in relazione allo straordinario talento a disposizione nel corso della sua storia, ma soprattutto considerando lo straripare di fuoriclasse e ottimi calciatori negli ultimi 20 anni.

Il primo mondiale, quello del 1978, fu una competizione che non poteva, non doveva perdere. Un mondiale che andrebbe raccontato a parte, e un giorno lo faremo, perché è uno degli scandali più clamorosi del calcio mondiale, una prestazione sportiva a uso e consumo di un regime, quello di Videla, che aveva bisogno di un grande evento per mostrare al mondo di non essere quel mostro terribile che si dipingeva. Il momento clou è la partita col Perù, passata alla storia come la “marmelada peruana“, uno scandaloso 6-0 con la reintroduzione del portiere Quiroga, che sarà protagonista di più errori in quella partita che tutti i portieri in tutto il mondiale. E annessa visita del generale Videla, accompagnato da Henry Kissinger (all’epoca segretario di stato americano) negli spogliatoi del Perù prima della partita.

E quello del 1986, famoso per uno dei gol più belli della storia del calcio, ma anche per la più famosa “mano de dios” di Diego Maradona, entrambi nella stessa partita.

I NUMERI UNO

Difficile non inserire la nazionale argentina tra le più dotate di talento nella storia, ed è proprio per questa ragione che tutti si aspettavano più vittorie, soprattutto negli ultimi anni. Prendendo soltanto gli ultimi 4 mondiali:

  • Nel 2014 Mascherano, Biglia, Di Maria, Gago, Messi, Palacio, Higuain, Aguero e Lavezzi;
  • Nel 2010 Di Marìa, Veron, Higuain, Samuel, Mascherano, Messi, Otamendi, Aguero, Milito, Pastore, Messi;
  • Nel 2006 Ayala, Cambiasso, Heinze, Tevez, Mascherano, Saviola, Crespo, Riquelme, Palacio, Milito, Aimar, Messi;
  • Nel 2002 Ayala, Pochettino, Almeyda, Samuel, Zanetti, Claudio Lopez, Ortega, Batistuta, Veron, Simeone, Aimar, Crespo, Gallardo;
  • Nel 1998 Ayala, Almeyda, Sensini, Simeone, Claudio Lopez, Batistuta, Ortega, Veron, Balbo, Crespo, Gallardo, Zanetti.

Ed è solo una selezione dei giocatori più rappresentativi: le formazioni sono sempre state stracolme di campioni. Perché ha vinto così poco e soprattutto nulla dal 1986 in poi, con due soli mondiali di livello (199o e quelo scorso, entrambe in finale perse con la Germania) e poi collezionando anzi figuracce, come l’uscita al primo turno nel 2002? Anche in Copa America sono tante le sconfitte brucianti, con la vittoria che manca dal 1993 e 4 secondi posti negli ultimi 5, di cui almeno 3 da favorita vera, molto di più delle vincenti.

I motivi sono tanti, ma sembra che due emergano chiaramente: l’esistenza di diversi “clan” di argentini (uno dei quali è stato mitizzato all’Inter, il famoso “clan dell’asado“) e la tendenza innata a distruggere piuttosto che costruire.

C’è un che di masochistico, talvolta, nella testardaggine di alcuni argentini. Come dimenticare il mondiale 2010? Un mondiale celebre per i tanti esclusi eccellenti, ma che ha visto proprio l’Argentina, e proprio Maradona, vittime del proprio protagonismo: vada per l’esclusione di Lavezzi (c’erano Milito, Messi, Crespo, Saviola, Tevez etc…) o di Banega (ma anche Gago) ma il mondo intero strabuzzò gli occhi vedendo le altre due assenze eccellenti: Cambiasso e Zanetti. Nel 2010. Anno del triplete. Soprattutto il primo quell’anno fu letteralmente mostruoso.

Maradona portò con sé Diego Alberto Milito, uno dei due nerazzurri che avrebbe meritato il pallone d’oro (non fu neanche tra i 23! L’altro era Sneijder), ma tenuto in naftalina: 11 minuti contro la Nigeria al posto di Higuain, 80 minuti contro la Grecia (qualificazione già fatta). Una guerra incomprensibile a chiunque. Così come risultò incomprensibile l’ostracismo verso Veron, fuori per due partite a causa di un infortunio e mai reintegrato da Diego.

Ma tutta la storia dell’argentina è innervata di queste ripicche, queste beghe, questo arrancare della nazionale in mezzo al fuoco incrociato di personalità troppo forti o troppo deboli. Non che nelle altre nazionali non ci siano (anche quella italiana non scherza da questo punto di vista), ma l’albiceleste è la regina delle contraddizioni.

ICARDI

L’ultima puntata di quella che sarebbe una lunghissima telenovela è la guerra di Diego Armando Maradona a Mauro Icardi. Posizione che El Pibe de Oro non ha mai nascosto, consapevole dell’enorme peso che ha in patria, tra la gente, nei giornali e proprio all’interno della nazionale.

Edgardo Bauza allena una squadra che sembra una sorta di “all star” in stile NBA, pur avendo qualche carenza in difesa. Ma da metà campo in su, Biglia, Di Maria, Mascherano, Higuain, Mezzi, Aguero, Lamela e Banega offrono uno dei maggiori concentrati tecnici disponibile per un allenatore.

Su Bauza sono state riposte moltissime speranze, dato che l’Argentina è alla terza finale consecutiva persa: l’obiettivo è non fallire nel 2018.

Ma se Aguero, Higuain e Messi sembrano un terzetto perfetto là davanti, con l’aggiunta di esterni come Lamela e Di Marìa, alle spalle sembrano esserci poche vere alternative. Aguero e Higuain possono fare le prime punte, pur essendo per natura seconde: nei club ormai giocano così da anni, così come Messi, quello che gode di maggiore libertà. A questi nomi si è aggiunto Dybala negli ultimi tempi, ma alle spalle un posto o due rimarrebbero.

Ti aspetteresti che ci sia Mauro Icardi, appena 24enne, in Serie A dal 2012 e con grande prolificità: 72 reti in 144 partite, perfetta media di 0,5 a partita, ma con gli ultimi tre anni sulla cresta. Dopo aver patito un anno di Mazzarri (2013-2014, qualche panchina di troppo e alcuni problemi fisici lo hanno portato a 22 presenze e 9 reti in campionato, solo 1303 minuti), il ragazzo è definitivamente sbocciato: 53 gol in 91 partite, con media che si avvicina allo 0,6 gol a partita. Nel complesso parliamo di uno che ha segnato 80 gol in 167 partite, tutte (eccetto una) in un campionato di una discreta difficoltà come l’attuale Serie A.

La vignetta del nostro Daniele Zizzi: a breve sezione dedicata in home page
La vignetta del nostro Daniele Zizzi: a breve sezione dedicata in home page

La caustica vignetta del nostro Daniele Zizzi sottolinea un altro aspetto di questa vicenda, perché è chiaro che non si tratta di un problema tecnico. Davanti avrebbe Pratto, 29 anni, 187 centimetri, 87 gol in 277 partite in carriera (7 in più di Icardi , ma con 110 partite in più!), 3 convocazioni totali in nazionale, da poco al San Paolo; e un altro Lucas, Alario, quasi 25 anni, due convocazioni in nazionale, 181 cm, che al River Plate sta effettivamente trovando continuità e prestazioni, con 31 gol in 57 partite, attirandosi gli sguardi attenti di molti club europei. Sbocciato in età non proprio tenerissima e con qualche anno di ritardo rispetto ai suoi coetanei (Icardi e Dybala sono del 93…), ha cambiato parecchio del suo gioco, diventando più goleador che assistman.

Ma Icardi ha una caratteristica che pochissimi hanno: per fare un gol talvolta gli basta anche un solo tiro. Il 2015-2016 è stato un campionato anomalo per l’Inter, incapace di creare gioco e occasioni con continuità: Icardi ha realizzato 16 reti tirando soltanto 1,7 volte a partita! Higuain, capocannoniere, tirava 5,2 volte a partita, stessa media di Edin Dzeko quest’anno: stagione in cui Icardi a 3,5 a partita, ma col condimento di ben 8 assist (solo Callejon lo supera, con 9 assist).

L’impressione è che, comunque, una chance la meriti anche Maurito, che per la nazionale argentina fece per amore “il gran rifiuto” (niente viltade stavolta): aveva la possibilità di essere convocato dagli azzurri di Prandelli, che disperatamente cercava una prima punta, ma aveva sempre rifiutato. Nel 2013, infine, arriva la chiamata dell’allora CT Sabella, che lo convoca per la partita di qualificazione mondiali 2014 contro l’Uruguay, il 16 ottobre, facendogli giocare una manciata di minuti.

A distanza di tempo, con nessuna altra convocazione a seguire, quella convocazione sembra più un modo per togliere una potenziale fortissima pedina ad un possibile avversario nei grandi tornei… oppure, a voler essere cattivi, una sorta di “dispetto” a Maurito con un mandante ben preciso.

NE BENEFICIA L’INTER?

Per molti tifosi interisti l’associazione è semplice: niente nazionali, meno partite, meno rischi di infortuni. Se, da una parte, il ragionamento non fa una grinza, dall’altra dimentica che i calciatori hanno anche bisogno di stimoli importanti, di sfide. Sempre prendendo l’esempio di Maradona, come ne parleremmo oggi senza quel mondiale vinto, mano de dios o meno? Quante volte il discorso sulla grandezza di Messi, in relazione ai migliori calciatori della storia, si arena quando si parla di tornei per nazionali?

Mauro ha potenzialità straordinarie e potrebbe diventare uno degli attaccanti più formidabili della Serie A, per continuità, longevità e efficacia. Ma per incontrare la grandezza, un giorno dovrà anche varcare i confini dell’Italia: l’Inter non lo sta aiutando senza la Champions e in nazionale non ci va. Sono passaggi necessari anche per mettersi in gioco, sfidare sé stesso, superare i propri limiti.

Rischio o meno, tutti gli interisti dovrebbero tifare per un Icardi in nazionale: è un passaggio fondamentale verso la definitiva maturazione.

MARADONA

Diego sarà sempre un problema, almeno finché non ci sarà qualcuno disposto a mettere sotto sopra lo spogliatoio dell’albiceleste, dove ci sono troppi cosiddetti senatori, come dimostra l’uscita di qualche giorno fa di Bauza stesso:

“Posso assicurare che ho parlato con i leader della squadra (6 o 7) e non esiste alcun problema. E’ un qualcosa che mi lascia tranquillo, perché le scelte saranno rispettate. Si sono intrecciate diverse cose. La mia unica priorità è la squadra, è la Seleccion. Su un giocatore che viene qua in Nazionale ed ha un problema, oppure si rivela una minaccia per la squadra, non ho bisogno che nessuno mi dica nulla. Lo andrò ad escludere dalla squadra, perché questa è la priorità. Icardi per me è una punta, e io intendo giocare con un solo attaccante. Lì ho scelto Higuain per la carriera e Pratto perché lo conosco molto bene. Alario? Lui perché per me è il futuro della Nazionale. Voglio che faccia pratica, che ci sia, che parli con la gente, che si senta un giocatore della Seleccion. Credo che possa crescere moltissimo. Oggi voglio questi tre, ma non vuol dire che sarà sempre così.”

Uno spogliatoio ben noto per favoritismi, nepotismi e un ambiente non certo facile per chi non si accoda.

In più, difficile vincere contro Maradona, anche se il motivo è di natura extra-calcistica: Icardi è un “traditore” perché avrebbe “rubato” la donna di Maxi Lopez. Vinta la nausea per un atteggiamento sessista, quasi che Wanda fosse proprietà di Maxi, rimane lo sbigottimento per un giudizio extra calcistica da parte di “una persona che non può essere da esempio per nessuno” come ha già detto Icardi.

Facendo un breve riepilogo, dimenticando certamente qualcosa:

  • nel 1991 condannato a 15 mesi dalla Giustizia Sportiva per positività alla cocaina;
  • nel 1991 condannato a 14 mesi dalla giustizia ordinaria per possesso di stupefacenti;
  • nel 1992 in Argentina fu trovato in possesso di cocaina: non fu processato, ma obbligato a un trattamento di riabilitazione;
  • nel 1994, poco prima del mondiale, sparò ai giornalisti appostati di fronte casa sua, con un fucile ad aria compressa: condannato a due anni con condizionale e al risarcimento dei danni ai giornalisti;
  • nel 1994, durante il mondiale, è stato trovato trovato positivo all’efedrina, sostanza proibita: sospeso per 15 mesi, carriera finita;
  • nel 2005 fu condannato al pagamento di 31 milioni di euro per una vecchia vicenda (risalente al 1991) di evasione fiscale: per questa ragione, gli sono stati pignorati compensi per partecipazioni televisive, rolex e orecchini (uno dei quali acquistato all’asta da Miccoli che dovrebbe averlo restituito al proprietario); la vicenda nel 2015 ha avuto l’ultimo epilogo, con il suo ultimo ricorso respinto;
  • in passato erano circolate delle foto con Maradona accanto a dei camorristi: lui si è sempre difeso dicendo che non poteva conoscere tutti. Nel 2011 un pentito di mafia, Salvatore Lo Russo, confessò di avere avuto rapporti con Maradona, consapevole degli affari di Lo Russo, al quale chiese anche di recuperargli il pallone d’oro rubato e una ventina di orologi;
  • è in corso un processo per diffamazione ai danni di Equitalia e di un suo dirigente per delle dichiarazioni rese alla stampa nel 2012 (a marzo ci sarà l’udienza preliminare);
  • nel 2015 l’ex moglie, Claudia Villafane, lo denuncia per truffa (Maradona risponderà con la stessa accusa un anno dopo);
  • nel 2016 è stato fermato dalla polizia di frontiera argentina per possesso di passaporto falso;

Ricordando anche del figlio, Diego Sinagra, nato nel 1986 e riconosciuto solo nel 2007, per non parlare di tutte le volte che c’è stato il sospetto di violenza sulle compagne, non ultima quella di qualche giorno fa a Madrid, per la quale non c’è denuncia, con lo stesso Diego che ha smentito tutto. Il video sotto, però, storia di qualche anno fa, sembra proprio essere autentico:

 

Oppure questo con Veron durante una partita della pace:

Insomma, non proprio un’educanda che possa permettersi di portare avanti una guerra del genere, basandola su (presunti) aspetti morali.

Di questo passo, Icardi non andrà al mondiale (e per adesso la maledizione di Diego sta avendo effetto: “Icardi deve essere non la quarta, ma la settima scelta“), l’Argentina rischia di continuare a non vincere, anche se ancora deve guadagnarsi il pass: al momento è al 5° posto, vicina a Uruguay, Ecuador e Cile, ma con alle spalle l’agguerrita Colombia, dovendo affrontare tutte le squadre davanti, eccetto il Brasile (pareggio 1-1, Argentina sconfitta 3-0).

Una situazione in cui tutti hanno da perdere, Maradona escluso: solo che non si capisce bene cosa stia vincendo.

Icardi Famiglia
Nella foto, un traditore, un uomo immorale, uno che non merita rispetto: proprio un cattivo ragazzo.
Loading Disqus Comments ...