Inter-Roma 1-3: il rischio di vanificare tutto

Doveva essere un esame di laurea e l’Inter è stata bocciata: la sconfitta con la Roma brucia soprattutto perché mostra, in maniera quasi inappellabile, il volto di una squadra incapace di tirare fuori il meglio di sé con le grandi.

Ovviamente il tweet si riferisce alla gestione Pioli, quindi Inter-Juventus dell’andata non conta nell’analisi: approfondiremo in settimana.

Quello che più lascia sconcertati è l’improvvisa virata a U dell’Inter di Pioli, che improvvisamente è diventata brutta da vedere, lenta, prevedibile, schierata senza un senso logico. Da quando è rientrato Medel, Pioli l’ha schierata sempre con la difesa a 3, modulo che ha avuto come effetto quello di far giocare peggio tutti, dal primo all’ultimo: l’unico a guadagnarne all’apparenza è proprio il solo Medel, salvo poi analizzare tutti i movimenti che fa e vedere che le sue prestazioni sono di gran lunga peggiori di altri più nell’occhio del ciclone.

Contro la Roma si è perseverato con una logica perversa: era un 3-6-1 fuori da ogni logica possibile che, nonostante la numerica superiorità nelle zone centrali, andava in difficoltà e in inferiorità costantemente su tutto il campo. Giocando male, lenta e prevedibile.

A quel punto ci si chiede perché, sapendo che non c’è una risposta. Impensabile, infatti, che si rivoluzioni tutti, si faccia tutto questo semplicemente per mettere in campo un giocatore (Medel).

LA PARTITA

Formalmente le due formazioni si sono schierate con uno speculare 3-4-2-1, ma l’impostazione tattica e le interpretazioni in campo li hanno fatti apparire come moduli diversi.

Pioli decide di incartarsi nel momento più bello. Pensavamo di averle viste tutte con Mazzarri e Gasperini, ma questo 3-4-2-1 che diventa un chiaro 3-6-1 malconcio come quello contro la Roma sinceramente non se lo aspettava nessuno: due coppie di centrali in mezzo al campo (Kondogbia-Gagliardini e Joao Mario-Brozovic) con i due esterni a farsi sempre tutta la fascia, Icardi lasciato solo e il terzetto difensivo ad arrabattarsi su Dzeko e Salah.

Spalletti è costretto a rinunciare a Emerson Palmieri e decide di sostituirlo con Juan Jesus. Lo schieramento è quello di una difesa a 3 formale, che passa spesso a 4 appena possibile. Interessanti le posizioni di Salah, talvolta esterno e altre da vera seconda punta, e di Nainggolan, anche lui molto spesso a giostrare sulla fascia sinistra, salvo poi accentrarsi quando Dzeko riusciva a liberargli lo spazio.

La partita del bosniaco è stata mostruosa per intelligenza tattica. Il disegno di Spalletti era piuttosto chiaro: Dzeko ad allargarsi spesso a sinistra, portando fuori Murillo e lasciando spazio a Nainggolan, costringendo soprattutto Gagliardini a un lavoro extra di grandissima fatica (e il primo gol nascerà proprio da quel lato): non è un caso che il centrocampista italiano finirà primo tra i nerazzurri nella classifica dei chilometri macinati.

Sull’altra fascia, Salah faceva l’elastico centro/estreno, chiamando verso l’imbucata talvolta Bruno Peres e talaltra uno Strootman insolitamente propositivo. In molti casi, in fase di non possesso, la disposizione della Roma prende la forma di un 4-4-2 con Nainggolan a sinistra. Quando Bruno Peres riusciva a rientrare, la disposizione della difesa tornava a 3 (cioè a 5).

In difesa, giochi facili per i centrali della Roma (Rudiger, Fazio e Manolas) autori di un’ottima prova contro un Icardi totalmente isolato e in balia di tre dal fisico importante.

Si vede sin da subito che la Roma è messa meglio in campo e che, nonostante in mezzo l’Inter avrebbe superiorità numerica (Salah è più spesso largo che centrale), la Roma è più compatta, corta e stretta, l’Inter fa una gran fatica a trovare posizioni e misure. Bastano 2 minuti per capire che questo modulo inaugurato con la Juventus non fa altro che complicare la vita a tutti: giocano tutti peggio.

All’8° c’è già la prima mezza occasione della Roma con Salah, ma bastano altri 4 minuti per sbloccare la partita: Nainggolan trova il varco sulla sinistra, affronta Gagliardini, lo supera e tira un fulmine che Handanovic non riesce a intuire. La partita si mette male per l’Inter e si aprono varchi per la Roma: il miglior scenario per la squadra di Spalletti.

Un minuto dopo, l’occasione per l’Inter di ristabilire la parità, con Joao Mario all’altezza del dischetto di rigore che raccoglie un traversone da sinistra, il tiro però viene deviato in angolo.

Nella prima mezz’ora, questa resta l’azione migliore per l’Inter, imbrigliata dalla Roma che gioca meglio e con Spalletti che ha azzeccato tutte le mosse e le contromosse.

Per avere un’altra occasione, i nerazzurri devono aspettare praticamente il 45esimo con Brozovic che raccoglie una palla di Candreva dalla destra, colpisce quasi a botta sicura ma smorzato, facilitando la deviazione di Szczesny. Nel frattempo, però, la Roma si era resa pericolosa in almeno altre due occasioni e aveva mostrato un controllo quasi totale della partita, con l’Inter che si è aggrappata al fattore emotivo piuttosto che a quello tattico e tecnico.

Primo tempo in cui si è vista una squadra che giocava a calcio e l’altra che improvvisava, con la prima che sembrava persino meritare qualcosina in più.

SECONDO TEMPO

Nonostante le nostre preghiere, Pioli pretende di mantenere l’assetto tattico.

L’inizio è, però, decisamente più incoraggiante. In due minuti, tra il 48° e il 50°, prima Candreva e poi Perisic vanno vicini al gol. Sembra che i giallorossi abbiano cominciato sotto tono e che l’Inter, più aggressiva, possa comunque metterla in difficoltà.

Ma Pioli decide per un cambio che, sinceramente, lascia spiazzati: Eder per Brozovic.

Il cambio è anche sfortunato, oltre ad essere incomprensibile, perché un minuto dopo la Roma raddoppia. C’è una palla contesa sulla trequarti romanista da Nainggolan e da Gagliardini, con il primo che spinge il secondo quel tanto che basta a farlo sbilanciare. Tagliavento non vede, lascia proseguire, e il belga si invola verso la metà campo nerazzurra. A sinistra Dzeko lascia spazio, a destra Salah taglia al centro per liberare un uomo, è la mossa giusta: Medel, che affronta Nainggolan a palla scoperta, si lascia distrarre dall’egiziano e ha una esitazione verso destra, che lascia il belga libero di andare a sinistra  (di Medel): da lì parte un tiro imparabile per Handanovic.

Pioli dà il “liberi tutti” e l’Inter perde anche quel po’ di logica che i primi minuti le avevano restituito. La partita, paradossalmente, comincia a diventare più intensa, anche perché le squadre perdono lucidità e distanze, anche se si alza il livello nervoso, con qualche fallo di troppo. La Roma lascia l’impressione di poterla chiudere quando vuole, mentre l’Inter dimostra di non essere spacciata.

Solo che i giallorossi hanno consumato troppe energie nel primo tempo e Salah dopo 25 minuti deve tornare in panchina: dentro Perotti, ma non è la stessa cosa.

Un minuto dopo, caso da moviola: la difesa della Roma sbaglia totalmente un’uscita e ci sono ben tre interisti davanti a Szczesny. Uno di loro è Eder, che aggancia la palla ma viene colpito da un calcione da Strootman: il rigore è innegabile ma Tagliavento non vede nulla. C’è anche il dubbio che potesse essere da espulsione: ricordiamo che la regola della “chiara occasione da rete” prevede il pieno controllo della palla o la possibilità di giocarla, in questo caso Eder non aveva controllato benissimo e probabilmente sarebbe stato giusto un giallo, ma siamo davvero al limite.

Poi è il momento di Gabigol per Candreva, con Eder a fare tutta la fascia destra: strabuzzare più di così non è possibile. Il cambio concede la metà campo alla Roma, che per qualche minuto mostra anche un possesso palla di alta qualità che manda fuori giri i nerazzurri.

All’80° la Roma potrebbe chiuderla. Calcio di punizione per i giallorossi, Manolas prende il tempo a tutti ma manda alto.

Un minuto dopo, l’Inter segna. Perisic lascia partire un tiro sbilenco sul quale però si avventa Icardi che, in spaccata, devia in rete.

Il gol dell’Inter ha il merito di impaurire la Roma, che arretra il baricentro, ma soprattutto appiatisce la metà campo sui difensori, lasciando l’Inter libera di manovrare. Spalletti se ne avvede e toglie De Rossi, il più propenso di tutti ad arretrare, per Paredes.

Un minuto dopo la partita si chiude. Dzeko supera D’Ambrosio, forse aiutandosi con le braccia, e entra in area di rigore: Medel, gesto straordinariamente stupido, si getta in scivolata senza toccare la palla. Il contatto con Dzeko è susseguente e a poco vale che la palla fosse ormai quasi irraggiungibile: il rigore sembra netto.

Perotti va sul dischetto e batte Handanovic, calando anche il sipario.

CONCLUSIONI

La partita è stata anche condizionata da due errori gravi di Tagliavento. Il primo è il fallo di Nainggolan su Gagliardini dal quale nasce l’azione del secondo gol. A parziale scusante dell’arbitro, va detto che il metro arbitrale su questi contatti è sembrato abbastanza uniforme: ha punito solo quelli davvero evidenti. E in più Gagliardini aveva già provato un paio di volte ad accentuare la caduta: non ha pagato.

Imperdonabile, invece, l’errore sul calcione di Strootman a Eder: il rigore è enorme quanto una casa.

L’arbitro è, stavolta, una delle preoccupazioni, perché c’è l’altra che reclama attenzione. L’Inter che aveva mostrato un buon gioco e una buona attitudine non c’è più: Juventus, Empoli, Bologna e Roma, a prescindere dai risultati, ci hanno restituito una squadra più lenta e prevedibile, incapace di ripetere le buone prestazioni che avevano caratterizzato il filotto di vittorie consecutive. Questo, ribadisco, al netto del fatto che si concedesse comunque troppo all’avversario.

Il primo tempo è stata di una bruttezza rara, andandosi ad aggiungere a quelli contro il Napoli, contro il Genoa, contro il Bologna (tutte gestione Pioli), contro l’Atalanta e l’Hapoel (gestione De Boer).

Le scelte di Pioli sembravano sbagliate già in partenza, come abbiamo più volte sottolineato sia dopo l’Empoli che dopo il Bologna, a dimostrazione che vincere “a dispetto” della prestazione non è mai un bene. E non è un fatto che si lega soltanto al “giocare male“, cosa che capita a tutte le squadre: è perdere identità e idee ad essere un problema serio.

Quelle che Pioli ha spacciato nel post partita come “scelte offensive” lo sono state solo sulla carta: cosa avrebbero dovuto creare Perisic e Candreva, costretti a coprire 80 metri di campo, è mistero che dovrebbe spiegarci; cosa avrebbero dovuto creare un Brozovic appena tornato dall’infortunio e un Joao Mario fuori posizione è altrettanto inspiegabile; così come è difficile da giustificare la solitudine a cui viene regolarmente consegnato Icardi.

La disposizione ha influito anche nell’efficacia del possesso palla e nell’esagerato numero di errori da parte dei nerazzurri: i 6 di metà campo collezionano una 40ina di palle perse! Questo a causa di posizioni sbagliate, di compagni che non ci sono mai quando c’è da trovare uno scarico facile e soprattutto dalla chiarissima improvvisazione vista in campo. Anche la Roma perde tanti palloni e sbaglia molte giocate, ma lo ha fatto perché ha spesso cercato la giocata rapida in verticale, non perché stava improvvisando qualcosa mai provato prima.

In più, la scelta della difesa a 3 non ha pagato: il tanto mitizzato equilibrio non si è visto. Anzi, la posizione così arretrata di Medel (litanìa che ripetiamo da giorni) in puro stile anni ’60 non fa altro che allungare la squadra e creare una zona d’oro per gli avversari, tra difesa e attacco: dove si sono catapultati Salah, Strootman, Bruno Peres e soprattutto Nainggolan.

L’Inter ha pagato anche l’assenza di Miranda: Dzeko ha fatto tutto quello che ha voluto, giocato di sponda, fatto salire la squadra, aperto varchi; è stato bravissimo anche a tirare fuori Murillo, portandolo largo, lasciando così spazio in mezzo per Nainggolan. Era col senno di prima, figuriamoci con quello di poi: Miranda col Bologna si poteva risparmiare.

Mancati, i nerazzurri, anche in fase di pressing. Più di una volta Icardi si è trovato a rincorrere l’avversario, salvo poi girarsi e vedere che era l’unico a fare pressing. Insomma, partita sbagliata sotto molti punti di vista.

La Roma, invece, ha saputo sfruttare tutte le debolezze dell’avversario, restando molto più corta e compatta (25 metri di lunghezza media: l’Inter quasi 30!) e sfruttando il vantaggio giocando spesso con rapide ripartenze.

Interessanti, come già detto prima, le posizioni e i movimenti di Nainggolan e di Salah, ma intelligente anche l’inversione Manolas-Rudiger, con il tedesco che è sembrato più a suo agio nella scalata a destra quando la difesa doveva disporsi a 4, movimento che Manolas avrebbe certamente fatto più fatica a fare.

Il duello tattico è stato senza storie: vinto da Spalletti, ma stra-perso da Pioli.

L’allenatore dell’Inter ha adesso un calendario più agevole, sia della Roma che del Napoli, quindi non ha senso abbattersi o scoraggiarsi. La tabella di marcia delle 13 vittorie su 15 è ancora in piedi, ma significa che non si potrà sbagliare quasi più nulla. Dopo Cagliari, ci saranno tre partite comunque ostiche contro Atalanta (in casa), Torino (fuori casa) e Sampdoria (in casa); gli altri big match sono fortunatamente due in casa (contro Milan e Napoli) e una fuori, contro la Fiorentina.

Ci sono altre tre grandi sfide da affrontare, sperando si inverta la tendenza di Pioli contro le big (sia con la Lazio che con l’Inter), altrimenti la tabella rimarrà una chimera.

Ma, soprattutto, sarà fondamentale ritrovare continuità, gioco, identità. E il primo passo sembra proprio l’addio a questa assurda disposizione che ha davvero complicato le cose e che rischia davvero di vanificare una rimonta che non sembrava poi così impossibile.

(nota: pubblicheremo le pagelle domani)

TABELLINO

INTER-ROMA 1-3
(primo tempo 0-1)
MARCATORI: 12′ p.t. e 11′ s.t. Nainggolan, 36′ s.t. Icardi, 40′ s.t. Perotti su rig..
INTER (3-4-2-1): Handanovic; Murillo, Medel, D’Ambrosio; Candreva (dal 30′ s.t. Gabigol), Gagliardini, Kondogbia, Perisic; Brozovic (dal 9′ s.t. Eder), Joao Mario (dal 35′ s.t. Banega); Icardi.
All. Pioli.
ROMA (3-4-2-1): Szczesny; Rudiger, Fazio, Manolas; Bruno Peres (dal 44′ s.t. Vermaelen), De Rossi (dal 9′ s.t. Paredes), Strootman, Juan Jesus; Salah (dal 26′ s.t. Perotti), Nainggolan; Dzeko.
All. Spalletti.
ARBITRO: Tagliavento di Terni.
SANZIONI: ammoniti Perisic (I), Fazio (R), Murillo (I), De Rossi (R).

 

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