Cagliari-Inter 1-5: come Giano bifronte

L’Inter batte il Cagliari con la vittoria dallo scarto più netto in stagione: c’erano stati dei 3-0 in precedenza (Crotone, Lazio e Pescara) e un 4-2 (Fiorentina, la seconda di Pioli) ed è quindi la prima volta in stagione che l’Inter raggiunge quota 5 gol fatti in una partita. Nella stagione scorsa c’erano stati due 4-0 (con Frosinone e Udinese) ma è dal 14 settembre 2014 che l’Inter non realizzava una goleada del genere: 7-0 contro il Sassuolo, con in panchina Mazzarri, con Kovacic, Osvaldo e Guarin tra i marcatori (oltre alla tripletta di Icardi): anche in quel caso 4 marcatori diversi. L’Inter torna a battere il Cagliari 5-1 dopo il 24/01/1999 a San Siro, mentre è la vittoria più larga in terra sarda.

A dispetto del risultato, non è stata una gran partita, con una prima mezz’ora brutta e lenta, con il ricorso eccessivo, da parte di entrambe le squadre, ai lanci lunghi e in generale una fluidità della manovra davvero di bassa qualità. Nella testa di qualche tifoso, per mezz’ora, probabilmente si saranno affacciati alcuni fantasmi dell’andata: ma stavolta non c’è crisi con la Curva Nord a rendere l’ambiente surreale, non ci sono gollonzi impossibili (non solo quello di Melchiorri, che già sarebbe bastato, ma pure la carambola del secondo su palo e Handanovic…), non c’è neanche una grande voglia del Cagliari, praticamente già salvo e senza alcuna ambizione: a 12 partite (ora 11) dalla fine del campionato, la terz’ultima aveva 16 punti di ritardo e per recuperarli avrebbe dovuto fare più punti di quanti non ne avesse fatti prima della 27esima giornata (15). Abbiamo analizzato anche questo argomento nell’approfondimento della settimana scorsa:

I perché delle nostre critiche (e degli elogi) a Pioli

Non c’è neanche la stessa Inter dell’andata, con quella scollatura netta e insanabile tra allenatore e squadra, compresa parte della società, nonostante in queste ultime due settimane si sia parlato molto di Pioli lontano dall’Inter, ipotesi che, in assenza di un allenatore di grande calibro, potrebbe essere un altro suicidio tecnico: approfondiremo in settimana.

La vignetta sopra ci riporta anche ad un aspetto tattico importante: Pioli è tornato alla difesa a 4. Se nella prima mezz’ora gli effetti non si sono visti (Inter troppo contratta, distanze troppo lunghe e ricorso a qualche lancio lungo di troppo), dal gol di Perisic in poi è stato un crescendo di sicurezza, gioco, comprese distanze (decisamente) migliori e una qualità complessiva che, per qualche tratto, ha ricordato alcune prestazioni del filotto di 7 vittorie. Merito della difesa a 4? In gran parte sì, anche perché praticamente tutti vengono restituiti ai loro ruoli originari e non c’è improvvisazione in campo: sanno quel che devono fare e riescono anche a farlo bene.

LA PARTITA

Rastelli abbozza una squadra molto raccolta, con Capuano, Bruno Alves e Pisacane in mezzo, aiutati da Padoin e Isla sugli esterni. Viene presentata come difesa a 4 e invece ci sono 3 centrali, e si vede che il modulo non è proprio nelle corde di questa squadra: all’andata era un 4-3-1-2 con Di Gennaro e Sau tra le linee a dar fastidio, con Melchiorri a lottare sui (invero pochi, all’andata) lanci lunghi, e una squadra che comunque provava a giocare di più palla a terra. L’ennesimo segno che un difensore in più non porta per forza più equilibrio o più attenzione dietro.

Pioli, invece, va in direzione opposta: dopo il filotto di partite con la difesa a 3 sghemba o meno (Juventus, Empoli, Bologna e Roma) torna alla difesa a 4 facendo resuscitare dalla panchina Ansaldi, che può vantare, rispetto ai compagni, una statistica curiosa (che prendiamo solo perché è davvero curiosa):

Quello che si vede in campo è un chiaro 4-2-3-1 con Kongogbia e Gagliardini in mezzo, Banega trequartista, Medel preferito a Murillo: nonostante quest’ultima mossa non mi vede entusiasta, quantomeno la disposizione riflette la natura di questa squadra e, almeno all’inizio, c’è fiducia. Rimane il dubbio che D’Ambrosio possa fare il terzo a destra (o Ansaldi il terzo a sinistra) con uno tra Perisic e Candreva a rastrellare tutta la fascia: bastano pochi secondi per capire che non è così.

I primi minuti, però, sono quasi da horror, con i nerazzurri troppo lenti e impacciati, con la tendenza della difesa a stare troppo bassa e in generale un atteggiamento tendente allo pigro.

Ci vuole lo sveglione, per citare Lorenzo de’ Medici. E lo sveglione sembra arrivare al 7° minuto: a 30 metri da Handanovic, defilato sulla destra nerazzurra, Candreva è un po’ naif su Ionita che inventa un pallone eccellente per Joao Pedro; il brasiliano si trova a tu per tu con il portiere nerazzurro che fa una cosa pazzesca rimanendo lucido e in piedi, costringendo l’avversario ad un pallonetto lento sul quale si avventa Medel che recupera a 50 centimetri dalla porta.

Giubilo per Medel! Peccato che l’azione venga originata da una mancata salita dello stesso cileno, accompagnato da Ansaldi che però ha l’attenuante di vedere il compagno e doversi adattare a quella linea: tra Medel e Ansaldi ci sono ben tre cagliaritani, e nessuno di questi può essere preso da Miranda (l’unico in posizione corretta). Questo è uno dei tanti difetti di avere il cileno in difesa, ma tant’è.

L’Inter, però, non reagisce subito e il Cagliari insiste. Al 14esimo c’è una leggerezza di Miranda che si lascia sorprendere alle spalle da Borriello, ma Handanovic c’è e rinvia sul fondo.

Entrambe le squadre provano un pressing più alto, ma quello dell’Inter è portato non benissimo, mentre il Cagliari può agevolarsi del fatto che, a pressione effettuata, l’Inter è sempre troppo lunga e sfilacciata, come dimostra il recupero effettuato al minuto 14:30:

Dopo i primi 15 minuti l’Inter comincia a carburare, prima con Kondogbia di testa su assistenza di Banega, palla alta. Un minuto dopo è lo stesso francese che ci prova da fuori area. Da questo momento in poi, i bollori del Cagliari si spengono con rapidità e, pur senza fare nulla di eccezionale, l’Inter riprende in mano la partita cominciando a controllarla come è giusto che sia.

Al 26esimo il marchio sul cambio di direzione della partita: c’è un gran recupero di Gagliardini al limite dell’area e, sul proseguimento dell’azione, Perisic va sulla sinistra e mette un assist interessante per Icardi che, da posizione defilata, ci prova ma senza successo, palla alta. Non una occasione clamorosissima, ma tanto basta per fare arretrare il Cagliari di 15 metri buoni e sopire il pressing abbozzato dai sardi nei primi minuti.

In questi 25 minuti, uno dei peggiori era stato Banega, lento e impacciato, al punto da far sembrare difficoltosa persino la sua corsa:

Il problema è sempre il solito: partendo da trequartista, con la consegna tattica di attaccare lo spazio piuttosto che arretrare e fare gioco, Banega soffre perché non è quello che sa fare. Lui ha bisogno di avere uomini davanti a sé da servire, non alle spalle; ha bisogno di giocare fronte alla porta.

Ma è proprio l’argentino a cambiare marcia da quel momento in poi. Al 32esimo è ancora Kondogbia a trovarsi nella posizione giusta per far male all’avversario: palla al bacio proprio di Banega, colpo di testa del francese parato da Gabriel, la palla tocca la traversa e ritorna in campo col portiere sardo che non se ne avvede: salva un compagno. Ma è chiaro che adesso è un’altra partita.

Questione di attimi, perché due minuti dopo (e pochi secondi dopo il mio tweet) è lo stesso argentino a prendere palla sulla trequarti e arretrare, così da poter giocare (finalmente) faccia alla porta: a sinistra c’è Perisic che vede un buco libero, Banega vede una opportunità dove per molti altri ci sarebbe stato solo errore, la palla è perfetta e il croato non può sbagliare. 1-0 dopo mezz’ora non esaltante ma che premia il cambio di marcia dei nerazzurri.

Perisic realizza, così, il suo 8° gol in campionato, dimostrando l’assunto che può essere utilizzato anche da attaccante: l’anno scorso si è fermato a 7 gol. La sua heatmap ci segnala anche movimenti più vicini al centro che non sull’esterno:

Bastano altri 4 minuti per raddoppiare. C’è un braccio di Pisacane al limite dell’area ed è Banega che sgombera tutti prendendosi carico della punizione.  L’Inter non è per niente prolifica dai piazzati, ma stavolta l’argentino tira fuori una magia di quelle che, l’avesse fatta Dybala, avremmo visto orde di giornalisti già con palloni d’oro da consegnare.

Pensi che la partita sia finita qui… sbagliato. L’Inter non scala marcia, si ferma letteralmente, spegne il motore. Il Cagliari ne approfitta, prima creando un’occasione con una punizione di Di Gennaro su cui Handanovic è letteralmente miracoloso:

L’azione, però, prosegue e c’è un misunderstanding delle posizioni: Barella crossa dalla trequarti, Borriello anticipa D’Ambrosio in mezzo e segna, nonostante un tentativo in extremis del portiere sloveno.

Al 43esimo è Ionita, su calcio d’angolo, a impensierire Handanovic che para.

Il primo tempo si chiude qui, con le giuste rimostranze di tanti tifosi interisti che avrebbero il diritto di chiedere all’Inter sedute gratis dallo psicologo a causa di follia trasmessa dalla squadra per cui tifano.

Si registra, in questo primo tempo, che l’uomo più volte andato al tiro è Geoffrey Kondogbia, l’uomo sbagliato, con 5 tiri di cui 1 solo in porta: a fine partita collezionerà 7 tiri in totale, tanti quanti Icardi, Perisic e Candreva messi assieme.

SECONDO TEMPO

I tifosi del Cagliari, però, potrebbero dire anche cose peggiori. Neanche inizia il secondo tempo e già arriva il gol dell’1-3, con Perisic che, dopo un rimpallo fortunoso (ma comunque assist di Icardi) trova l’angolo giusto. I tifosi sardi atterriti, perché quando l’azione comincia tutto sembra tranne che un’azione da gol, con l’area presidiata da molti calciatori del Cagliari:

Nono gol di Perisic, che bissa già la stagione 2013/2014 al Wolfsburg.

Da questo momento in poi il Cagliari esce totalmente dalla partita, merito anche delle distanze dell’Inter, finalmente più corrette e che aiutano i due centrocampisti nella gestione della palla: nella prima mezz’ora, la differenza tra i due possessi è di quasi 5 minuti, e la differenza si vede perché l’Inter non soffre più, mentre il Cagliari comincia a cercare Borriello con ancora più insistenza. Alla fine saranno ben 80 i lanci lunghi dei sardi, mentre l’Inter si fermerà ad un comunque sostanzioso 43.

Più di tutti brilla Banega, che trova con più continuità la posizione giusta, non esattamente quella da trequartista:

 

Al 66esimo il sigillo sul match: grande invenzione di D’Ambrosio (che si fa perdonare la marcatura morbida su Borriello nel gol del Cagliari) per Icardi che tocca la palla in area ma viene steso da Gabriel. Rigore netto, il primo della gestione Pioli.

L’argentino non segnava in trasferta dalla partita contro l’Empoli all’andata.

Poi ci sono i cambi, entra Eder per Perisic (non contentissimo il croato) e Joao Mario per Banega. Quest’ultima sostituzione, però, mette più in difficoltà i nerazzurri che non riescono più a controllare la partita (ultimi 15 minuti possesso 4:16 per il Cagliari, 3:36 per l’Inter) e subisce anche qualche azione pericolosa dall’avversario.

Ma è sofferenza che dura una decina di minuti, un paio di rischi e poco più. Solo una volta rischia più seriamente: c’è una palla persa a metà campo da Kondogbia (poche perse, ma tutte rischiose), la difesa sale male e Medel fa il solito movimento ad arretrare piuttosto che a salire, come fa correttamente Miranda: questo tiene in gioco Ibarbo che si presenta solo davanti a Handanovic, palla a lato.

Questa la disposizione a palla persa da Kondogbia:

Questa qualche istante dopo ad assist per Ibarbo:

Sofferenze che, comunque, finiscono all’89esimo con il primo gol in nerazzurro di Gagliardini, che trova l’angolo giusto da fuori area.

L’arbitro non concede neanche il recupero che sarebbe stato, per usare un termine cestistico, puro garbage time (ma senza sostituzioni rimaste né giovani da far giocare: Miangue non metterà piede in campo).

L’Inter di Pioli conferma il trend delle vittorie con le squadre non di vertice: sono comunque tre punti pesanti che lasciano i nerazzurri appesi persino al treno Champions League, che al momento vede pure il Milan con qualche flebile speranza:

CONCLUSIONI

Fino al terzo gol un’Inter non proprio brillante pur senza grossi scossoni, fatta eccezione per l’occasione di Joao Pedro. Forse qualche fantasma di troppo, perché in vantaggio 1-3 l’Inter ha anche prodotto momenti di buon calcio e quel gioco interessante che avevamo applaudito contro, per esempio, Chievo o Lazio di campionato. Al punto che sono pure tentato di fare due pagelle, una per il primo e l’altra per il secondo tempo.

La difesa a 4 ha mostrato di avere più senso delle ultime formazioni nerazzurre viste in campo. Certo, si concede sin troppo pure ad avversari davvero modesti e che nulla hanno più da chiedere a questo campionato:

Il Cagliari chiuderà con 4 occasioni da rete e 5 tiri in porta, di cui uno su palla inattiva: ma almeno viene bilanciata da una produzione di gioco di un certo livello e che alla fine porta i nerazzurri non solo con più continuità davanti alla porta avversaria, ma anche con più libertà: su 22 tiri, ben 12 in porta, anche se è discreta la produzione dei tiri da fuori (ben 9 tiri in totale, anche se nel grafico ne manca uno):

Questa volta Pioli ha preferito Medel che, come al solito, si è lasciato apprezzare per i giochi pirotecnici di qualche corsa e contrasto, compreso il salvataggio sul tiro di Joao Pedro: peccato che sia proprio lui a tenerlo in gioco, quindi è lui che recupera al suo stesso errore (e, invero, anche di Ansaldi che lo segue). L’impressione è che con Murillo la difesa abbia più logica e che riesca a stare decisamente più alta, nonostante ieri la lunghezza media sia stata accettabilmente sotto ai 28 metri, grazie ad un secondo tempo più raccolto e con più puntate in ripartenza.

Questa disposizione aiuta molto Candreva che, come diciamo da tempo ormai, con la sovrapposizione di D’Ambrosio riesce a essere più efficace, mentre Perisic non ha la necessità di coprire molto e anche lui ne beneficia. L’Inter, così, crossa molto di più, ne sbaglia molti, ma questo può dipendere da molti fattori e, comunque, è sempre un buon produrre offensivo:

La coppia Kondogbia-Gagliardini al momento sembra funzionare un pochino meglio delle altre testate, nonostante i due non abbiano i giusti tempi di gioco per far ripartire rapidamente l’azione: quando è successo, è stato per l’azione rapida soprattutto di Candreva e Banega, talvolta di Perisic o D’Ambrosio. Non è un caso che il flusso di gioco preveda proprio l’utilizzo dei primi due come primo scarico dopo la prima impostazione:

Tra l’altro, la disposizione dei due centrali è davvero singolare. È Kondogbia ad avere più licenza di attaccare, mentra a Gagliardini è stato chiaramente chiesto di essere più posizionale, nonostante le caratteristiche dei due dicano che sarebbe meglio l’esatto opposto: Kondogbia si è reso pericoloso (una volta di testa e uno con un gran tiro da fuori nel secondo tempo), ma con le sue 7-8 occasioni un centrocampista più portato all’offesa avrebbe portato a casa qualcosa di più.

Non è la prima volta e c’è da vedere se non si tratta di casualità legate all’avversario, ma sembra di no e, sinceramente, non ne comprendiamo appieno il motivo:

Gli ultimi due aspetti riguardano Banega e Ansaldi.

Il primo, lo ribadiamo, ha bisogno di muoversi con più libertà: se non c’è proprio verso di schierarlo più indietro, quantomeno lasciargli la libertà di arretrare a piacimento come faceva nel Siviglia, chiedendo a Gagliardini (meglio lui di Kondogbia) o Brozovic di buttarsi dentro con più frequenza. L’azione del gol di Perisic è la certificazione che con due/tre uomini davanti Banega riesce a inventare calcio più efficace e pericoloso, così come un’azione del secondo tempo con D’Ambrosio protagonista. Rimane forte, comunque, la tentazione di vederlo in un centrocampo a 3 con Joao Mario e Gagliardini: difficile vederlo con Pioli, come anticipato al suo arrivo.

Su Ansaldi, invece, ci siamo esposti in passato e lo ribadiamo: non è così scarso come lo si dipinge. A inizio campionato anche D’Ambrosio riceveva le stesse critiche ma, giocando con più continuità e avendo la fiducia del tecnico, ha limato moltissimi degli errori della prima parte.

Ansaldi gioca a sinistra dove c’è Perisic che copre meno e con Kondogbia che tende o ad avanzare, come ieri, oppure ad accentrarsi: lasciato solo contro avversari più rapidi e con la squadra decisamente più lunga, soffre lui come soffrirebbe chiunque. La difesa a 3 comporta che più o meno tutti siano disposti poco o tanto fuori ruolo, portandoli a giocare peggio, e qualcuno (vedi Candreva) decisamente peggio. Se l’anello debole del 4-2-3-1 è a sinistra, si catechizzi Ansaldi su un certo modo di marcare, si accorci la squadra e si chieda a Perisic più aiuto, che è sempre meglio di fargli fare tutta la fascia nel 3-5-2 o 3-6-1 di Roma: ma per un difetto (e chi non ne ha?) non ha davvero senso snaturare questa squadra che con i 4 dietro rende al meglio.

Pur col Milan a un punto alle spalle, la vittoria di ieri lascia l’Inter in scia all’Atalanta (1 punto) ma soprattutto a -6 dal Napoli e -8 dalla Roma. Forse troppo per sperare davvero, dovendo affrontare ancora Atalanta (la prossima), Milan, Fiorentina, Napoli e Lazio, in un miracolo. Ma questo, come detto, è un campionato atipico in cui ci sono tante squadre che non hanno più nulla da chiedere alla stagione e che potrebbe riservare delle sorprese.

Ma Roma e Napoli sono a 2 punti (o poco più) di media a partita per raggiungere quota 80 (e ci sarebbero tre squadre a superarla!): l’Inter dovrebbe fare 29 punti in 11 partite, ovvero 2,63 di media, ovvero 9 vittorie e 2 pareggi. I numeri non sembrano essere proprio dalla parte giusta e il timore è che al primo mezzo stop, al primo pareggio, potrebbe crollare qualcosa a livello di concentrazione e convinzione, come accaduto anche nel recente passato.

Non tutto è perduto e, finché la matematica non lo esclude, provarci è un diritto. Anche se, per quanto mi riguarda, è molto più importante avere le idee chiare per la prossima stagione, già da adesso. Perché se Pioli deve essere, questi mesi possono essere utili per capire moltissime cose e per impostare al meglio la formazione del prossimo anno, nell’identità e nel gioco.

TABELLINO

CAGLIARI-INTER 1-5
PRIMO TEMPO 1-2
MARCATORI: Perisic (I) al 33′, Banega (I) al 39′, Borriello (Ca) al 41′ pt; Perisic (I) al 2′, Icardi su rig. (I) al 22′ , Gagliardini (I) al 44′ st
CAGLIARI (3-5-1-1): Gabriel; Pisacane, Bruno Alves, Capuano; Isla, Barella (Dessena dal 33′ st), Di Gennaro (Sau dal 17′ st), Ionita, Padoin; Joao Pedro, Borriello (Ibarbo dal 31′ st).
All: Rastelli.
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Medel, Miranda, Ansaldi (Nagatomo dal 44′ st); Gagliardini, Kondogbia; Candreva, Banega (Joao Mario dal 31′ st), Perisic (Eder dal 28′ st); Icardi.
All: Pioli.
ARBITRO: Di Bello di Brindisi
NOTE: Ammoniti Barella (Ca), Ionita (Ca). Angoli: 9-5 per l’Inter. Recupero: 1′; 0′.

 

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