Perché Conte non sarà allenatore dell’Inter

Ero in dubbio sul titolo da dare a questo articolo e devo dire che è stata una lotta serrata tra quello scelto alla fine e questo: “Il ‘giochino’ giornalistico di Conte all’Inter“.

Perché i fatti sono essenzialmente due:

  1. Conte (con ogni probabilità) non sarà il prossimo allenatore dell’Inter;
  2. Le voci su Conte all’Inter somigliano tanto a una sorta di ‘giochino’, con l’Inter tirata in mezzo, per favorire decisamente altri progetti.

Ma andiamo con ordine.

CONTE E L’INTER

Cosa può portare una squadra come l’Inter, con una storia ben precisa, ad interessarsi di un allenatore come Conte, che ha una storia che sembra andare in direzione opposta?

La risposta è semplice: la nuova proprietà. Lontani da ogni sorta di condizionamento legato al tifo facinoroso e alle considerazioni di tipo strettamente ambientale e mediatico, è lecito che i nuovi proprietari dell’Inter si guardino attorno per verificare la migliore opzione possibile per garantire il loro investimento. In realtà non è una cosa insolita neanche per chi è perfettamente consapevole dei trascorsi storici delle parti e tra le parti: per esempio, l’interesse di Massimo Moratti per Fabio Capello non è mai stato un mistero.

Quali opzioni possibili per Zhang? Poche, a dire il vero, e pochissime di queste possono garantire continuità tecnica e, non dico successo, ma almeno chance di essere davvero competitivi nel breve termine. Considerando quel che c’è in giro, a prezzi umani, Klopp o Pochettino, Simeone o… Conte, benché sull’italiano aspetto il vero banco di prova, che sarà la prossima stagione: più competizioni, più avversarie già rodate, finito “l’effetto sorpresa”. Non è un caso che, nel 2017, il Chelsea sia meno performante: Tottenham 20, Everton e Chelsea 17, City 16 e United 13. Ma Tottenham con una partita in più, City e United con una in meno.

C’è stato un momento dell’anno scorso, quando Conte era ancora in nazionale, in cui le parti sembra siano state in contatte e vicine,  mutualmente interessate. poi Conte ha deciso di virare sul Chelsea, anticipando tutto e garantendosi, con largo anticipo, un posto sicuro, ambizioso, con una formazione di rilievo, capitale tecnico e economico importante.

Dalle ricostruzioni dei giorni scorsi su alcuni giornali si è avuta la conferma che l’Inter abbia sondato il terreno una seconda volta. Le due parti erano in quel momento insoddisfatte… o meglio, Conte era sulla graticola (come raccontiamo più avanti) e l’Inter stava cominciando a prendere le distanze da Frank De Boer: contatti che dovrebbero esserci stati tra le partite di Empoli e Roma. La porta è rimasta aperta, così come la tentazione: era la via di fuga ideale per entrambe le parti. Poi, però, le cose hanno preso un corso diverso, vedremo più avanti: l’Inter è andata su Pioli, Conte ha saldato il suo rapporto col Chelsea.

IL DOPING MEDIATICO

Per comprendere appieno tutta la premessa di cui sopra e analizzare la situazione attuale illustrata in seguito, è necessario, ancora una volta, far ricorso al nostro recente passato. Non lo facciamo per autoreferenzialità ma perché agganciarci al passato ci aiuta a ricordarci (a noi e a chi ci legge) che la nostra stella polare non cambia (oltre a farci risparmiare un sacco di caratteri da scrivere, ovviamente).

Abbiamo parlato di doping mediatico in occasione del tam tam giornalistico che, nel corso degli anni, ha portato Paul Pogba a diventare il calciatore più caro della storia del calcio, pur non avendone né le potenzialità né la stoffa. Ne abbiamo parlato in più occasioni, ma in un articolo in particolare abbiamo sottolineato un passaggio importante:

Plusvalenza e cessione di Pogba: verità svelata

In questo articolo sottolineavamo, se non avete voglia di rileggerlo, quale fosse il meccanismo di “pompaggio” del valore di un calciatore.

La Gazzetta dello Sport scriveva (riprendo un’altra parte dell’articolo della rosea):

Quello che ci interessa è “per Marca“, ovvero uno dei quotidiani sportivi più importanti in Spagna. All’interno dell’articolo c’era anche una più approfondita spiegazione:

Peccato che, andando a ritroso negli archivi di Marca, il giornale spagnolo dava come fonte della notizia… la Gazzetta dello Sport! In una escalation di prezzi che sembravano pura invenzione, partendo dai 120 milioni che Marca riproponeva il 9 giugno partendo proprio dalla rosea:

Da quei 120 si passa ai 160 come riportato da ESPNFC.COM (il primo articolo online con quella cifra), in quello che sembra la classica confusione di sterline euro (al tempo, 126 milioni di sterline valevano 160 milioni di euro):

Quindi Marca prende da ESPNFC che cita la Gazzetta. Fonte iniziale? La Gazzetta, che poi ri-cita Marca per dare forza alla voce.

È un meccanismo che ha consentito a qualche furbetto (milionario) di arricchirsi con la borsa, pratica che oggi è illegale e si chiama “aggiotaggio“: ” speculazione operata divulgando notizie false o tendenziose per alzare o abbassare le quotazioni, allo scopo di avvantaggiarsi a danno dei risparmiatori o dei consumatori.”

Per il calciomercato, tranquilli, non è reato.

Al tempo c’erano due soggetti fortemente interessati affinché l’affare arrivasse a cifre di quel genere: Mino Raiola (ovviamente) e la Juventus che, dovendo pagare a Raiola la fee monstre, non poteva cedere Pogba a prezzi che non fossero “gonfiati“.

L’operazione “doping mediatico” su Pogba ha avuto inizio praticamente da subito: se cercate online, troverete decine e decine di testate che si rimbalzavano i prezzi. Un po’ come è accaduto in questi mesi con Moise Kean.

Voi direte: “ma mica chi compra si lascia influenzare dai giornali!”. Sbagliate. Perché i media hanno un potere rafforzativo: che poi quella trattativa esista o meno è un affare secondario e io, DS o AD di una squadra, posso veicolare un messaggio per alzare subito la posta pubblicamente. Il prezzo lo fa il mercato, e il mercato si lascia influenzare… altrimenti l’aggiotaggio non sarebbe reato. Saran stati mica stupidi quelli che compravano azioni solo su speculazioni dei media?

Certo, poi l’infondatezza delle notizie si rivela mostruosa quando gli affari si chiudono: da 104 milioni a 160 ce ne passa.

CONTE AL CHELSEA

Antonio Conte è l’allenatore del Chelsea dall’inizio di quest’anno, subentrato a Steve Holland Guus Hiddink, che a sua volta aveva sostituito José Mourinho il 17 dicembre 2015 dopo l’esonero del portoghese. I blues avevano scommesso molto su Mourinho, tanto da fargli anche una gran campagna acquisti nel primo anno, pur incompleta, con Diego Costa, Fàbregas, Cuadrado, Filipe Luis e Remy; l’anno successivo con Pedro, Baba e Begovic, pur essendoci la volontà dell’allenatore di cambiare la squadra più nel profondo.

Anche per Conte, se possibile di più, sono stati allargati i cordoni della borsa con Michy Batshuayi, N’Golo Kantè, David Luiz e Marcos Alonso sforando i 130 milioni di mercato, parzialmente recuperati con la cessione di Salah e quella monstre invernale (60 milioni) di Oscar (direzione Chinese Super League).

L’inizio non è dei più esaltanti. Dopo 3 vittorie, inizia un altro ciclo di tre partite difficili con il pareggio contro lo Swansea e le sconfitte contro Liverpool e Arsenal, l’ultima delle quali davvero bruciante 3-0. Era la sesta giornata di campionato e il Chelsea era 8° in classifica: l’impressione era di una certa scollatura tra allenatore e spogliatoio.

Ma, a differenza di quanto successo in casa nerazzurra, Roman Abramovic decide di affiancare l’allenatore in tutto e per tutto. L’allenatore italiano aveva ereditato una squadra che aveva già “giocato” col tecnico precedente (Mourinho) riuscendo a scalzarlo dalla panchina, nonostante pochi mesi prima avessero vinto assieme una Premier League; aveva ereditato una squadra con troppa gente abituata ad autogestirsi, che Mourinho aveva provato a domare (vedi Diego Costa o Hazard) ma da solo, senza il pieno supporto della società, non era riuscito nell’operazione.

Così, Conte presenta una lista di epurabili che, a quanto sembra, erano: Ivanovic, Terry, Cahill, Azpilicueta, Fàbregas, Matic e Oscar. Pur partito tecnicamente e sportivamente al meglio, mai decollato davvero il rapporto con Diego Costa (e non sono mancate le esclusioni). La discussione si innerva in ben tre incontri consecutivi a pranzo tra Abramovic e l’allenatore, in cui si è parlato anche di problemi societari e di supporto al tecnico, non ultimo l’intervento in fase di mercato di Michael Emenalo per l’acquisto di Batshuayi e il fallimento delle operazioni (riportate dall’Inghilterra) Romagnoli, Koulibali, Bonucci e altre. Emenalo fu uno dei principali responsabili di quello che al tempo fu un vero e proprio ammutinamento contro José Mourinho: Conte avrebbe preferito di gran lunga Walter Sabatini.

C’è anche da registrare qualcosa con la plenipotenziaria e braccio destro di Abramovic, Marina Granovskaia, vera mente pensante del Chelsea a cui Conte deve rivolgersi per ogni questione di mercato.

Il processo non è stato in sé breve né deve essere stato semplice perché, poco prima della metà di ottobre, le scommesse sul licenziamento di Conte vengono addirittura sospese, tanto era dato per certo. Ma nessuno aveva messo in conto il rapporto stretto tra l’allenatore e Abramovic.

Da quel momento in poi, patti chiari e amicizia lunga, mercato di gennaio che si prospettava scintillante con molte cessioni e acquisti, squadra inchiodata alle sue responsabilità (ah, quanto mi sarebbe piaciuto vederlo all’Inter). I calciatori capiscono l’antifona e si adeguano praticamente tutti, segno che una proprietà vicina è in grado di fare molti miracoli sportivi inattesi (vero, Steven Zhang?).

Conte ci mette del suo, parla di più con la squadra, e concorda un cambio di modulo, purché ci sia la voglia collettiva di fare un gioco diverso, di fare pressing più alto e interpretare il calcio alla maniera di Conte (ah, quanto mi sarebbe piaciuto vederlo all’Inter!). Dai 4-1-4-1 e 4-3-3 di inizio stagione, si vira ad un 3-4-2-1 che ha anche il pregio di non isolare troppo Costa, di mettere Hazard al centro (e libero da determinati compiti), e da lì in poi si procede con ben 13 vittorie consecutive con scalpi importanti come quello dello United, del City, del Tottenham. Una corsa folle interrotta proprio dal Tottenham stesso il 4 gennaio, con un ritmo 2017 ben al di sotto dell’atteso, con 2 punti a partita (3 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta), ma una classifica Premier League che dice ancora bene, con 8 punti dal City e 10 dal Tottenham.

CONTE E IL GIOCHINO

Conte ha guadagnato in questi mesi la fiducia dello staff del Chelsea: se non nella sua interezza, quantomeno ai massimi vertici. Tanto è bastato per zittire i focolai del malcontento tra calciatori e pezzi di dirigenza. In più, Conte sa di avere un certo fascino nei confronti dell’attuale dirigenza nerazzurra, compresa “parte italiana”, ma ha anche chiaro che la sua opzione migliore al momento è proprio a Londra.

E qui entra in gioco quello che ho definito “giochino”, che si può leggere in due modi.

Il primo è semplice: Conte guadagna troppo poco. La lista dei top manager inglesi vede questa classifica:

  1. Guardiola 15 milioni di sterline (da adesso in poi ragioniamo solo in sterline)
  2. Mourinho 13,9 milioni
  3. Wenger 8,3 milioni
  4. Klopp 7 milioni
  5. Conte 6,5 milioni
  6. Koeman 6 milioni
  7. Pochettino 5,5 milioni
  8. Benitez 4,5 milioni

Visto l’evolversi del campionato, è oggettivo pensare che Conte in effetti stia guadagnando poco, nonostante ci fossero tutti i prodromi per una stagione di alto livello e vincente: City e United, ovvero le avversarie più agguerrite per qualità e quantità, sono in fase di profonda ristrutturazione tecnica e tattica con Mourinho e Guardiola, allenatori chiamati a cambiare sostanziosamente; il Liverpool e l’Arsenal hanno più continuità tecnica e tattica, ma organici meno dotati… e in Gunners hanno Wenger come garanzia (per le altre squadre, ovviamente), mentre il Tottenham sta semplicemente facendo un campionato molto sopra le aspettative. Conte, invece, ha comunque preso una squadra che ha vinto un anno e mezzo prima, che era già completa (pur con qualche elemento troppo “anziano“) e che è stata arricchita nella rosa.

Conte sta guadagnando meno anche di tutti gli ultimi 4 tecnici passati dal Chelsea, nessuno escluso: il ragionamento della Granovskaia si è basato sul fatto che il Chelsea non avrebbe giocato le coppe quest’anno (Chelsea decimo l’anno scorso).

Il problema è che ha un contratto di 3 anni e, stando così le cose, l’aumento può arrivare dietro scelta diretta del Chelsea per meriti sportivi (ma da questo punto di vista c’è lo scoglio Granovskaia, attentissima al bilancio) oppure… sempre per scelta del Chelsea, ma per evitare tentazioni di altre squadre. Non è un caso che, come si vocifera in UK in questi giorni, il Chelsea avrebbe intenzione di rinnovare con Conte fino al 2020 (o 2021) con contratto raddoppiato o quasi.

E non dimentichiamo che il Chelsea, dopo la vittoria del titolo 2014-2015 con José Mourinho, si affrettò a rinnovare il contratto al portoghese… licenziato pochi mesi dopo.

Infine, ha esplicitamente detto che ha intenzione di portare la famiglia con sé: cosa che si può realizzare quando c’è chiarezza, unità di intenti e contratti lunghi e sostanziosi.

CONTE SMENTISCE E L’ORIGINE DELLA NOTIZIA

Attenendoci ai fatti, Conte ha già smentito. Nell’ultima conferenza stampa è stato piuttosto chiaro, oltre che laconico: “L’Inter? Nessuna offerta […] La mia situazione è molto chiara: ho un contratto col Chelsea […] Stiamo cercando di costruire qualcosa di importante per il club sia per il presente che per il futuro“.

Atteggiamento che, al di là delle apparenze (e per quanto possa essere interpretato come “debole”), sembra proprio chiudere ogni discorso su un suo futuro a breve lontano dai blues e soprattutto sulla panchina nerazzurra.

Pensavate avessimo dimenticato la seconda opzione? Eccola.
C’è anche un’altra possibilità da esplorare. Partendo dall’assunto che i contatti effettivamente ci sono stati, pur con tempistiche diverse, tutte le attuali voci inglesi (e sottolineo tutte, come vedremo a breve) nascono dalle uscite dei primi di febbraio su Tuttosport. Con Allegri che è stato in bilico (oggi sembra posizione più salda), se Conte avesse oggi davvero la possibilità di andare via dal Chelsea, quale miglior squadra della Juventus, dove troverebbe ambiente conosciuto e protezione dei media? Non sarebbe tutto rose e fiori, certamente: qualcosa da sistemare in società e qualche giocatore da cedere… ma a quel punto, quale migliore spauracchio di minacciarlo alla peggior concorrente? O di ricordarne il rischio corso fino a qualche mese fa?

Nessuna delle due ipotesi esclude l’altra, ovviamente. Conte ha ottimi “uffici” presso Tuttosport, che evidentemente ha notizie di prima mano dal tecnico o dal suo staff, piuttosto che dall’Inter. Qual è il mulino a cui vogliono portare acqua, secondo voi?

La prima referenza sembra partire da “Football Italia“, citato più volte da altri giornali inglesi. Chiaramente la fonte è Tuttosport:

Da lì in poi la notizia viene ribattuta, sempre con referente Tuttosport (o al limite Football Italia), tutte a partire dal 5 febbraio:

Questo è Metro.co.uk:

Questo è il Sun:

Questo è il Sunday Mirror:

Questo è Bleacher Report:

Questo è il Daily Mail che, per non sbagliare, mette anche la prima pagina di Tuttosport:

Questo è il The Sun:

Questo è il Newsweek:

Dal 28 febbraio, invece, l’offerta è persino più chiara e dettagliata:

QUesto è SBS:

Questo è Metro:

Questo è il Daily Star:

Questo è Yahoo Sports:

Questo è il Mirror:

Insomma, tutto nasce da queste due prime pagine di Tuttosport, la prima proprio del 5 febbraio e la seconda proprio del 28 febbraio:

 

CONTE NON ANDRÀ ALL’INTER

È sicuro? Nel calcio mai dire mai: chi avrebbe mai scommesso su Ibrahimovic o Ronaldo al Milan? Pochissimi, forse nessuno. Eppure nel calcio accadono anche di queste cose: che anche i più impensabili, anche quelli che fino a poco tempo fa sembravano acerrimi nemici alla fine possono trovare accordi e condizioni favorevoli a entrambi. Per dire, neanche Allegri e la Juventus se le mandavano a dire quando l’allenatore livornese era sulla panchina rossonera.

Può succedere? Certo che può succedere, dato che le parti si sono già trovate reciprocamente interessate: ma, per la tempistica e il latore delle notizie, sembra davvero che l’Inter c’entri poco oggi e che si tratti di una manovra tesa a spalleggiare il rinnovo di Conte o, al limite, un ritorno in bianconero. Anche il periodo “incriminato” è sospetto: c’è tutto il tempo di imbastire trattative, ma senza perderci tanto tempo perché i blues, intesi come squadra, potrebbero sentire l’allenatore più distante e mollare un campionato che possono perdere soltanto loro.

Conte potrebbe avere tutto l’interesse a ripartire dall’Italia e lontano dalla Juventus: l’anno prossimo sarà un campionato davvero più complicato, con più impegni e vincere qualcosa potrebbe diventare davvero difficile. All’Inter non avrebbe subito l’assillo della vittoria a tutti i costi e avrebbe tempo per registrare la squadra e fare 3 mercati: quindi non si esclude mai niente, pur con tutta l’aura di improbabilità del momento.

Faccio fatica a vedere Conte all’Inter, ma qui si aprirebbe tutt’altra questione: c’è chi pensa solo ai risultati e lo pensa un grande allenatore (magari è della stessa schiera di chi avrebbe voluto Capello all’Inter), e c’è chi non vuole fare sconti col dna, con lo stile, con l’appartenenza, con gli inevitabili problemi ambientali che si verrebbero a creare: dopo una partita come Juventus-Inter appena trascorsa, come reagirebbe Conte in nerazzurro? Il cul-de-sac è lì, bello e servito.

D’altra parte, spese pazze per spese pazze, c’è un allenatore che si può convincere con stipendio meno ambizioso, conosce l’ambiente, ha il dna giusto, ha tutto per essere l’allenatore giusto per il nuovo corso nerazzurro: e si chiama Diego Simeone.

A meno che non si voglia tenere Stefano Pioli ma, anche qui, il discorso si fa più ampio e l’affronteremo un’altra volta.

 

 

 

 

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