Inter 7 Atalanta 1: Gasp!

Ed effettivamente grande sobbalzo fu: l’Inter schianta l’Atalanta di Gasperini (facile l’aggancio ad una onomatopea da fumetto) e rimane in scia al treno buono per la Champions League.

L’Atalanta era considerata una rivale importante, probabilmente tra le 3-4 più importanti delle ultime 11 (adesso ne mancano 10): poi c’è il Napoli e fate voi in base alle preferenze tra Milan, Fiorentina e Lazio. Non è giusto sottovalutare il lavoro di Gasperini fatto con gli altri nerazzurri, pur dovendo, per dovere di cronaca come sempre, registrare che il campionato è talmente deciso nella sua parte bassa della classifica da risultare unico nel suo genere.

Anche se l’impressione è che ci si debba abituare, soprattutto se Tavecchio porterà a compimento una delle sue “cambiali” per la rielezione: due sole retrocessioni in B e uno spareggio tra terz’ultima di A e una squadra di B. Ma è argomento che affronteremo a parte.

Gli elementi per parlarne sono davvero pochi, ma qualcosina c’è.

L’Atalanta, nei primi minuti, sembrava poter mettere in difficoltà l’Inter: sono bastati meno di 50 secondi per aprire una voragine a destra, con D’Ambrosio disperso, Miranda troppo basso e Medel alla carica come se fosse su un cavallo a briglia sciolta e all’assalto a qualche forte Apache: fortuna che Kondogbia (il migliore da metà campo in giù) ha messo la pezza giusta.

Ma che ci fosse qualcosa che non andava nella squadra di Gasperini era chiaro anche da quei primi minuti, quando Icardi e Perisic hanno trovato spazio e profondità centrale, là dove di solito contro l’Atalanta si trova un muro. Demerito della cieca ossessione di seguire alti i due centrali avversari: per attaccare (?) Gagliardini e Kondogbia (???), Freuler e Kessié hanno abbandonato la difesa al suo destino.

Ed è proprio da quel buco centrale che nasce l’azione del primo gol: superato quello, una valanga.

I nerazzurri di Bergamo perdono sicurezza, ma credo abbiano pagato molto di più il crollo psicologico di essere in svantaggio dopo giorni di dirsi, anche pubblicamente, che si partiva alla pari.

Inevitabile rigirare il coltello sulla piaga nei confronti di Gasperini, che ha preparato la partita nel peggior modo possibile e senza quella giusta tensione che deve accompagnare le “medio-piccole” (questa è la natura dell’Atalanta oggi) quando incontrano squadre che hanno una caratura tecnica superiore.

E invece niente di tutto ciò: l’Atalanta è stata come uno di quei pugili che, preso un inatteso brutto colpo all’inizio, continuano a ciondolare prendendole di santa ragione, solo perché sono dei grandi incassatori. Tutto troppo facile per i nerazzurri, in grado di raggiungere picchi inarrivabili di precisione: 8 tiri in porta (+2 su calcio piazzato), 7 gol.

Tutto ciò nonostante una giornata non proprio di grande precisione nei passaggi da parte dell’Inter: un 76% scarso di passaggi riusciti sinceramente non lo ricordo in questa stagione, né una sequenza così lunga e corposa (nonché equidistribuita) di palle perse. Certamente ha influito il fatto che la partita si sia decisa in poco più di un quarto d’ora: tutto il resto ha avuto il sapore della formalità, fatta eccezione per quella naturale ansietta che ha pervaso molti tifosi interisti dopo il gol di Freuler.

Ma questa è partita che, per sua natura, non può rispondere ad alcuna logica statistica: troppo abbagliante l’Inter, troppo brutta l’Atalanta.

Per i tifosi dell’Inter rimarrà una splendida gemma in una stagione di alti e bassi, che ci avrebbe potuto raccontare storie diverse con una gestione diversa della prima parte della stagione.

Una partita che Gasperini ricorderà a lungo:

Neanche Benitez è riuscito a parlare tanto, e tanto male, della sua esperienza all’Inter, pur avendone il physique du rôle, la bacheca e la storia per poterlo fare. Gasperini è riuscito nell’impresa di farsi odiare con straordinaria passione dal tifoso interista: anche cercando a fondo, non si riesce a trovare una sola bella parola sulla sua esperienza sulla sponda milanese del nerazzurro. Colpa di Moratti, scelta infelice, tutto quello che volete, ma Gasp (!) ci ha messo tanto, tantissimo, troppo del suo.

Una partita preparata così male e realizzata come uno dei peggiori incubi possibili per il tecnico di Grugliasco che, ci scommettiamo, parlerà della sua ex squadra con meno livore da oggi in poi.

vignetta zizzi gasperini emery2

Sponda Inter ci sono alcune indicazioni importanti.

La prima riguarda la difesa a 4 e il ritrovato Ansaldi. Avevamo letto in settimana di terzetto centrale per timore di Alejandro Papu Gomez: fosse stato così sarebbe stata follia. La difesa a 4 ha mostrato che le distanze giuste contano più di un difensore in più o in meno: finalmente anche la lunghezza media torna a essere da squadra di livello, poco sopra ai 26 metri.

La seconda riguarda la necessità di non mollare mai.

Non tanto per fare la corsa sul Napoli che, senza altri impegni, potrà trovare quella continuità e quella concentrazione che inevitabilmente si perde con gli impegni ravvicinati.

Ma per quello che sta succedendo alla Roma. Il nostro Max Solano ci ha raccontato, durante quest’anno, il rapporto non proprio idilliaco tra Spalletti, la società e parte della squadra: rapporto che la questione stadio avrebbe potuto migliorare, ma evidentemente non è così.

Quella dei giallorossi è una polveriera ormai da anni, che personalità come Totti e De Rossi hanno monopolizzato per molto tempo (succede in tutte le squadre). Gli ultimi episodi sono chiarificatori di un ambiente che può deflagrare da un momento all’altro: le sconfitte in serie, il mancato ingresso di Totti, le bordate di Pallotta e le risposte piccate di Spalletti.

La Roma è un giocattolo fragile che può fare bum! da un momento all’altro. Il calendario le dice bene, essendoci solo due grandi sfide con Milan e Lazio: ci sarebbe anche la Juventus alla 36esima giornata, ma a quel punto del campionato sarà tutto bello che deciso e le eventuali motivazioni in più dei giallorossi potrebbero pesare più del valore assoluto.

Queste ultime due settimane hanno regalato all’Inter uno spiraglio, una chance, una possibilità che fino a poco tempo fa non c’era: non è questione di quanti punti fai (ribadiamo, troppi verdetti già decisi, piccole squadre sin troppo molli e senza la giusta determinazione), ma quanti ne riesci a perdere per causa tua.

E se all’Inter adesso tutto sembra andare particolarmente bene, alla Roma no, l’esatto opposto: la miccia è accesa e non sappiamo quanto sia lunga. Potrebbe scoppiare a fine campionato senza danni collaterali, potrebbe scoppiare alla prossima partita. E tutti i discorsi sul terzo posto si riaprirebbero: e sarebbe pazzesco pensando che sarebbero bastate due partite arbitrate normalmente tra Inter, Napoli e Milan (parliamo di Juventus, ovviamente) e la Roma sarebbe persino in corsa per lo scudetto.

Altro che pazza: a tanto arriva il potere di una squadra labilissima come la Roma.

LE PAGELLE

HANDANOVIC 7: interviene anche se non ce ne sarebbe bisogno. Perfetto su Gomez.

D’AMBROSIO 7: bene su Gomez, che era l’avversario più temuto. Ormai ha acquisito la giusta sicurezza nei suoi mezzi: non uno straordinario terzino, ma affidabile e adattabile.

MIRANDA 7: sbaglia un posizionamento al minuto 00:45, dimenticandosi di salire. Per il resto diversi grandi anticipi e uscite.

MEDEL 8: gli attribuiamo due voti in più perché nel suo gioco, evidentemente, ci deve essere una poesia particolare che io non riesco a cogliere: in giro se ne parla come se si trattasse di Medelbauer. E il torto è certamente di chi vi scrive, quindi 2 punti in più.

Ottimo il lancio per Icardi, d’altra parte è pur sempre un centrocampista prestato alla difesa. Ma se Miranda sbaglia la salita al minuto 00:45, lui fa un’uscita dissennata che non si paga solo grazie a Kondogbia. Poi, sul gol atalantino, fa una scivolata che ricorda i giocatori di Sensible Soccer. Garra, grinta, corsa, sostanza, tenacia: 8 a tutto, poi c’è anche il resto.

ANSALDI 7: difende bene e sale con ordine, inventandosi anche buoni dribbling. Con Perisic che si accentra di più (prima era Candreva a farlo), lui ne guadagna: giocatore sin troppo bersagliato.

GAGLIARDINI 7: di fronte alla sua ex squadra spicca spesso, anche se non è sempre perfetto nelle salite (vedi anche lui al minuto 00:45). Se all’arrivo ci siamo detti che “Gagliardini potrà diventare qualsiasi cosa, nel bene o nel male” oggi possiamo dire che “diventerà qualsiasi cosa, nel bene”. Grande acquisto, senza discussioni.

KONDOGBIA 7,5: ad un certo punto sarebbe stato necessario fermarlo perché altrimenti avrebbe corso e contrastato pure il pubblico durante l’intervallo. Nei 17 minuti decisivi è lui che azzera ogni tentativo bergamasco di resurrezione.

CANDREVA 7: ci mette lo zampino e sulla destra è per tutti un’apprensione.

BANEGA 8,5: la sua migliore partita in nerazzurro, e fa il paio con la precedente. Peccato che Pioli abbia deciso sin dall’inizio di trattare lui e Joao Mario come Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer nel film Ladyhawke: se c’è l’uno, non c’è l’altro.

ICARDI 9: un giorno qualcuno dovrà solo fargli capire che sparire dal gioco non gli fa bene. Perché attaccanti che abbiano segnato con la sua continuità alla sua età sono stati davvero pochissimi. Rischia di far passare Bauza come lo scemo del villaggio.

PERISIC 6,5: molto più importante il su lavoro senza palla di quello con la palla. Segno che sta raggiungendo la piena maturità calcistica.

PIOLI 8: trova tutti i difetti dell’Atalanta, pur rischiando qualcosina all’inizio. Demolisce Gasperini e gli dà una sonora lezione: piccola pecca, il mancato esordio di Sainsbury. Gli mancano 4 test decisivi.

TABELLINO

INTER-ATALANTA 7-1

MARCATORI: Icardi (I) al 17′, su rig. al 23′ e al 26′, Banega (I) al 31′ e al 34′, Freuler (A) al 42′ p.t.; Gagliardini (I) al 7′, Banega (I) al 22′ s.t.

INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Medel, Miranda, Ansaldi; Gagliardini, Kondogbia; Candreva, Banega (dal 25′ s.t. Joao Mario), Perisic (dal 37′ s.t. Eder); Icardi (dal 31′ s.t. Palacio).
All. Pioli.
ATALANTA (3-5-2): Berisha; Toloi, Caldara, Zukanovic; Conti, Kessie (dal 16′ s.t. Bastoni), Freuler, Spinazzola (dal 24′ s.t. D’Alessandro); Kurtic; Petagna, Gomez (dal 15′ s.t. Mounier).
All. Gasperini.
ARBITRO: Irrati di Pistoia.
SANZIONI: ammoniti Toloi (A), Berisha (A), Zukanovic (A), Icardi (I), Ansaldi (I), Kurtic (A), Gagliardini (I).

 

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