I casi di Griezmann e Agnelli sui media italiani

Chi ci legge da tempo sa qual è la nostra posizione. Non vogliamo scomodare Mourinho e la “prostituzione intellectuale”, che tanto ci farebbe comodo.

Ma, sinceramente, ci piacerebbe parlare molto più di sport, mentre le contingenze ci costringono a parlare troppo spesso delle cose che gravitano attorno allo sport, facendo finta di esserlo, talvolta. Lo abbiamo fatto, lo facciamo e lo faremo sempre con il nostro stile, sempre con quella grossa vena di satira che non è vista soltanto da chi non vuole vederla.

Nell’ultima settimana sarebbero state molte le occasioni per parlare di cose che gravitano attorno allo sport e, purtroppo, poche quelle per parlare di sport. Così ci soffermiamo brevemente sulle prime, ripromettendoci domani di tornare sulle seconde tornando sull’allenatore dell’Inter nella prossima stagione.

IL CASO AGNELLI

Sul caso Agnelli ha scritto in maniera straordinaria il nostro Francesco Santavenere.

Inchiesta ‘ndrangheta e curva Juve: a che punto siamo?

Era la metà di Febbraio e abbiamo sentito il bisogno di fare un recap per annodare troppi intrecci sparsi qui e lì. Sì, perché sulla stampa sportiva italiana, purtroppo, l’argomento era rimasto molto più che ai margini.

Credo anche che molti giornalisti abbiano una qualche forma di paura, forse di ritorsione, non lo so sinceramente. Nel mondo giornalistico, però, la notizia dovrebbe ancora essere il filo conduttore di tutta la storia di un giornale e di un giornalista. E se c’è una notizia, perché non darla? Perché non approfondirla?

Le notizie possono anche non essere condizionate dai giudizi affrettati in cui spesso affondano le abitudini della stampa italiana. Insomma, posso dare una notizia senza per forza affibbiargli la zavorra della mia interpretazione: si diventa cronisti, parola ormai quasi in disuso, come nel caso del nostro Francesco.

Perché la notizia dovrebbe ancora essere la regina dell’informazione. Ci sono cose che accadono e che possono non essere una notizia per il semplice fatto di accadere, mentre possono diventarlo se coinvolgono persone non comuni.

Ebbene, sui giornali sportivi la vicenda della curva della Juventus è stata trattata davvero con i guanti e le pinze: scegliete voi quale sia il motivo per cui lo fanno.

La cosa paradossale, però, è che ne hanno trattato in abbondanza i giornali generalisti, nonostante la vicenda dal punto di vista penale sia piuttosto chiara e sembra proprio una non-notizia a tutti gli effetti: non ci sono indagati tra i dipendenti della Juventus, che non è stata lesa né è parte in causa etc… almeno a quanto emerge dalle carte date in pasto ai giornali.

È dal punto di vista sportivo che diventa una notizia, soprattutto nell’ultima settimana.

Ascoltato dalla Commissione Parlamentare Antimafia, presieduta da Rosi Bindi, l’avvocato della società, Luigi Chiappero, ha espresso il suo punto di vista:

Ammettiamo di aver sbagliato sotto il profilo del numero dei posti riservati e pagati ma non accettiamo che all’interno del capo di incolpazione c’è l’affermazione di aver utilizzato una persona che è quel Rocco Dominello di cui il Presidente non si è mai occupato. Questa persona è arrivata a noi insieme a un signore che si chiama Fabio Germani“. In un altro passaggio, Chiappero ha ribadito: “Non ci sono telefonate dirette [tra Dominello e Agnelli] e in quelle indirette tra il presidente e D’Angelo si parla di Rocco come di un tifoso di un ultra’: Agnelli non conosceva Rocco né sapeva chi fosse. Se per caso lo conosceva, lo conosceva come tifoso e referente di una curva“.

Fin qui tutto bene, se non fosse che il Presidente Bindi replica senza mezzi termini: “forse alcune carte non le ha l’avvocato: quando si dice sicuro che il presidente non ha incontrato Rocco Dominello. Lei continua a dire che non ci sono stati rapporti ma da alcune intercettazioni emerge il contrario“.

Ed eccola qui, la notizia. Basterebbe raccontarla così com’è, senza giustizialismi né difese a oltranza. E invece sembra un fuggi fuggi, in cui il vero valore della notizia viene perso, ed ecco come viene trattata su alcuni dei media italiani più importanti:

 

 

Queste le prime pagine dei giornali sportivi l’indomani:

 

 

 

La notizia è sparita.

Ci sono, però, notizie che non vogliono saperne di restare sotto il tappeto. Così, la linea difensiva scelta dalla Juventus ([Agnelli] non conosceva né sapeva chi fosse) subisce un altro scossone: a darlo, il legale di Rocco Dominello, nel primo giorno del procedimento penale:

Andrea Agnelli dice il vero quando afferma di non avere mai incontrato un boss, perché Dominello non è un boss. Se danno per scontato che il mio cliente sia un mafioso, quando si tratta solo di un’ipotesi accusatoria, muoveremo le azioni necessarie per tutelarci. Agnelli e Rocco si sono incontrati più volte, da soli e con altre persone, comeè normale che sia tra il presidente di una squadra di calcio e il rappresentante di un gruppo ultrà. Sono stati incontri leciti, alla luce del sole

Poco dopo, ai microfoni di Mediaset un colpo ancora più duro: “se dovessimo andare a dibattimento, il primo testimone che noi citeremo sarà il presidente Agnelli perché confermi i rapporti leciti che ci sono stati tra Dominello Rocco e la presidenza. I due si sono parlati più di una volta e sicuramente il signor D’Angelo conosce queste circostanze“. 

 Ci sarebbe ancora questa notizia, ma le prime pagine dei giornali sportivi sono queste:

Chi spera anche solo di farsi un’idea corretta e asettica della vicenda non ci riesce. Ma non è la cosa più grave, perché quella accade nella giornata di oggi, quando Michele Uva, direttore generale della Federazione Italiana Gioco Calcio, decide di intervenire.

L’intervento è a gamba tesa, scomposto e decisamente fuori luogo: Uva, ancora più che i cronisti, dovrebbe tenere un profilo terzo, distante e il più equilibrato possibile. Non fosse altro perché c’è un deferimento da parte della Procura Federale a carico di Andrea Agnelli.

“Sulla vicenda-biglietti, che coinvolge la Juve, non siamo preoccupati: noi dobbiamo occuparci della giustizia sportiva. Però, mi sembra si stia facendo un processo mediatico; occorre che la giustizia ordinaria faccia il proprio corso con la massima serenità. Mi sembra che l’Antimafia stia facendo un processo molto mediatico e questo non fa bene né al calcio, né tantomeno all’Italia”. E poi, ancora più forte: Ci sono state delle attività che si sono svolte – sottolinea -. C’è in atto una attività penale verso alcune persone dove la Juventus non esiste, non è coinvolta. C’è una attività della Procura federale, dove sono state violate delle norme. Siamo sereni, mi sembra che si stia alzando troppo il volume su una cosa banale e penso che i problemi dell’Italia e della Commissione Antimafia dovrebbero essere rivolti verso attività ben diverse da quelle dei biglietti ad una curva“.

Detto che lo scontro istituzionale è bello che servito (FIGC contro Commissione Antimafia: sembrerebbe una barzelletta se non fosse verità), detto che da un organo sportivo ci si aspetta (quantomeno) l’idea di un senso di etica superiore alla media, va altresì ricordato, se Uva non lo sapesse, che la Procura Federale è un organo della FIGC, pur autonomo. Con quale serenità giudicheranno domani i giudici sportivi sapendo delle dichiarazioni del Direttore Generale? Definire “allucinante” questa dichiarazione sarebbe persino farle un complimento: è una ingerenza inaccettabile, un inammissibile valicare di limiti istituzionali e di ruolo, una roba di una gravità assoluta e inaudita: è questa la notizia, vediamo domani i giornali.

Ci si aspetterebbe una presa di posizione immediata da parte del Presidente neo-rieletto Tavecchio o una rettifica dello stesso Uva, e invece è la Bindi a calare l’ascia sulla testa della FIGC: “la Commissione non fa processi, men che meno mediatici. Di questo si cerchino altrove le responsabilità. Preoccupa che il direttore generale della Federcalcio ritenga che ciò di cui ci stiamo occupando non sia una cosa seria. Ciò che fa male all’Italia sono le mafie, anche quando si infiltrano nello sport, e la sottovalutazione di questo fenomeno. L’inchiesta della Commissione proseguirà a tutto campo“.

Ma questa è l’Italia e, finché ci stiamo, ce la teniamo.

IL CASO GRIEZMANN

Apparentemente meno interessante è il “caso Griezmann”, ma pur sempre fonte di notevoli spunti.

Caso? Ah, non sapete che c’è un caso Griezmann? Oddio, devo aggiornarVi.

Se provate a cercare su google “Griezmann Juventus” troverete questa lista di notizie:

 

Ora, dovete sapere che Antoine Griezmann è uno dei miei giocatori preferiti in assoluto in questo momento e reputo sia l’innesto ideale in questa Inter: capace di farti giocare col 4-3-3 da esterno o falso nove, nel 4-2-3-1 (o 4-4-2) accanto a Icardi, in un modulo tuttepunte, lo vedrei bene persino nell’orribile 3-6-1 di Pioli visto contro la Roma. Dico, o Griezmann o Sanchez, ma preferisco il francese perché ha ancora più margini e perché Sanchez negli ultimi tempi ha giocato molto più da prima punta, seguendo lo stesso percorso di Aguero. Ma questa è altra storia e ne parleremo a parte.

Da amante tradito mi sono armato di buona volontà e cercare la pagina dell’Équipe in cui è stata riportata l’intervista: la fonte è quella. Ma la riportano tutti: Mediaset, Sky, Gazzetta… ovunque.

Ma io voglio l’originale, dannazione, non l’ho trovata subito, finché non è sbucata una chat di Griezmann con i tifosi, che trovate qui. Leggo con attenzione e trovo il passaggio incriminato. La domanda è dell’utente SUPLYONNAIS01 ed è delle 15:52

Dannazione, l’ha detto davvero. “J’aime la Juventus”. È fatta, lo comprano, triplete, altri 5 anni di scudetto, tutto vano, addio Zhang, portaci in UK.

Finché non mi salta all’occhio quel terzetto “Bayern, Barca o Real Madrid”. Momento di panico: se dice che il Bayern Barca o Real Madrid saranno in semifinale tra le prime quattro, come fa la Juventus a passare? Metto su Google Translate e leggo:

Nessuno è al di sopra del lotto. Ma mi piace la Juventus, sono difficili da giocare come noi! Bayern, Barca o Real sarà in semifinale. Ma si incontrano, poi ci saranno grandi partite. Juve sarà a metà credo. Essi ammettono poche opportunità alla base di questo è molto solido. Sono completi.

Non so se il Lione può vincere la C3, perché ci vuole un po ‘di fortuna anche. Possono arrivare in finale, ma la vittoria sarà complicato. Lacazette ha un grande ruolo nel successo o meno della OL in Europa League.

C’è qualcosa che non quadra ed è nella testa di Griezmann o in Google Translate. Che però mi dice una cosa che mi fa brillare gli occhi: “Ma mi piace la Juventus, sono difficili da giocare come noi!“.

In che senso, Google? Così chiedo a qualche amico che vive in Francia (ringrazio, tra tutti, Adriano5thOfNov) e mi faccio spiegare che, sì, quando non riferito a persone “J’aime” si dovrebbe tradurre con “mi piace”.

Non credo ci sia una squadra al di sopra delle altre. Ma a me piace la juventus, sono come noi, difficile giocarci contro. Il Bayern, il Barça o il Real arriveranno fino in fondo. Alcune si incontreranno prima, avremo dei big match. Penso che la Juve arriverà in semifinale, concedono poche occasioni all’avversario, sono molto solidi in difesa, sono completi.

A dimostrazione che non abbiamo posizioni preconcette e che non abbiamo obiettivi diversi se non quelli di un’idea di stampa diversa, sottolineiamo la versione più corretta del Corriere dello Sport. E, anche se l’impostazione del titolo tende a distorcere la natura della frase, apprezziamo di gran lunga questa:

Passato il momento di fredda analisi, torna prepotente il tifoso. Dannazione, cambia tutto. Griezmann non ama la Juventus! È ancora tutto possibile, anche se c’è Buffon… oh, sì, questa è una deviazione, scusate (non va neanche commentata):

Dicevamo di Griezmann… Zhang, ferma le carte, niente più campionato in UK: manda Ausilio in Spagna a spendere qualche milione buono.

 

 

 

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