Inter – Sampdoria 1-2: cade la maschera di Pioli

La speranza era flebile ma c’era, viva e vegeta; il sogno anche, ed era tornato alla mente domenica sera dopo il pareggio tra Napoli e Juventus. La distanza tra l’Inter e il Napoli si poteva accorciare fino a 6 punti e con ancora lo scontro diretto da giocare, anche se con un calendario più agevole per i partenopei, che hanno la Lazio come ultimo vero ostacolo: ma era un ostacolo che arriva a breve, dopo due sfide contro la Juventus, dopo una settimana intensa. Insomma, una sfida che poteva dire molto più di quanto non ci si aspettasse.

E invece l’Inter ha deciso di capitolare nel modo peggiore nella giornata peggiore possibile. L’Inter di Pioli affonda contro la Sampdoria e saluta definitivamente ogni ultimo residuo di possibilità per il piazzamento Champions League. Anzi, diventa difficile anche il 4° posto: l’Inter ha ben 3 partite di un certo calibro (Napoli, Fiorentina e Milan) più lo scontro diretto proprio contro la Lazio, che dovrà affrontare anche Napoli, Roma e Fiorentina. Si avvicinano pericolosamente anche il Milan e persino quella Fiorentina che qualche settimana fa sembrava ormai fuori da tutti i giochi e che invece può coltivare qualche, pur flebile, speranza di Europa League.

A conti fatti, l’Inter è a 5 punti dal 4° posto, ma anche a soli 4 punti dall’8°, con 4 scontri diretti ancora da giocare.

Questo è lo scenario di classifica che ci regala la 30esima giornata, definita nella giornata di ieri, lunedì, proprio dalla sfida tra Inter e Sampdoria.

Per i nerazzurri è stato un brutto spettacolo, a mortificare i quasi 50mila tifosi accorsi allo stadio di lunedì per incitare la squadra: visto certo impegno in campo, è piuttosto naturale dire che non si meritano questo tifo e questo sostegno.

E dire che la partita era cominciata bene, con una Sampdoria nel primo tempo assolutamente svogliata dato che, ormai da mesi, non ha più nulla da chiedere a questo campionato. Quest’anno ci si salva probabilmente anche a quota 25 e l’Europa è troppo lontana.

Ci si era messo persino Giampaolo con una disposizione che all’inizio ha lasciato perplessi e che invece, alla fine, ha pagato. Il 4-3-1-2 doriano contrapposto al 4-2-3-1 nerazzurro era in difetto sulle fasce, anche se l’Inter ha spinto relativamente poco con i terzini; ma il meccanismo di Giampaolo prevedeva una squadra molto stretta e, con attacco interista da destra, con Sala prima e Bereszynsky poi che preferivano accentrarsi molto su Icardi e lasciare Perisic totalmente libero sulla sua fascia, come possiamo vedere in questa serie di screenshot:

Alla fine ha pagato perché l’Inter non ha mai spinto davvero sulla fascia sinistra ed è stato raggiunto l’obiettivo di fare densità centrale.

Nel primo tempo c’è stata sostanzialmente solo l’Inter, con la Samp che si è affacciata solo nel finale. Nel secondo tempo lo scenario è cambiato.

Prima dell’inizio del secondo tempo, l’Inter perde Gagliardini per infortunio e qui si ha la prima sliding door: entra Kondogbia. Sembrerebbe il cambio più logico, alla fine si rivela deficitario: l’ingresso del francese è certamente fatto nell’ottica del famigerato equilibrio, ma purtroppo non funziona e ha esattamente l’effetto opposto. Il problema è che l’Inter non riesce più a tenere palla, perdendo al tempo stesso il controllo del centrocampo: Kondogbia finirà con meno del 70% di passaggi riusciti, pochi palloni e gestiti male, senza il contraltare delle ultime prestazioni in fatto di palle recuperate.

A lui si è affiancato un Brozovic in versione pascolante e più irritante che mai: il suo discreto 84% è comunque lontano dal 90% di Gagliardini. E un primo tempo con un largo possesso palla viene controbilanciato da un secondo tempo in cui, soprattutto nell’ultima mezz’ora, l’Inter non ha più saputo né potuto gestire bene il pallone.

Con l’Inter improvvisamente più lunga (tornati a quasi 30 metri di lunghezza media), la Samp ha tiranneggiato a metà campo, facendo in modo che proprio lì si consumasse il meglio del match e proprio lì l’Inter perdesse la maggior parte dei suoi duelli e, in sostanza, la partita stessa.

Il secondo tempo è stato disastroso, l’Inter ha praticamente smesso di giocare e di lottare, collezionando una serie di errori individuali e tattici da far rabbrividire e iscrivendo di diritto questo secondo tempo tra i peggiori della stagione.

Pioli ci ha messo del suo: Eder al posto di Banega è sembrato sin troppo prevedibile e non risolveva il problema a metà campo; Joao Mario al posto di Perisic (con Eder largo a sinistra) è stata la pietra tombale. Il portoghese, sul quale si è arrivati ad un inspiegabile ostracismo, ha mostrato troppo nervosismo e, lo diciamo da tempo, non è un trequartista: più indietro avrebbe aiutato nella gestione della palla, davanti si è annullato praticamente da solo. Due cambi prettamente scolastici e nessuna variazione sostanziale sul tema in nome di un equilibrio che non c’era e non c’è più stato: l’Inter prende il secondo gol con tutte le sostituzioni già fatte e dopo avere mostrato distanze abissali tra i reparti, con la difesa che non saliva più e i centrocampisti che non avevano il passo per proteggere tutta quella zona di campo, tra l’altro in inferiorità numerica.

Inferiorità accentuata dal fatto che nessuno disturbava più Torreira (partita eccellente, grande regia, zero palle perse, intelligenza tattica, tantissima corsa…) e che Alvarez disponeva di spazio e tempo per potere gestire la palla: il problema dell’argentino è sempre stata la pressione immediata ma, se lasciato libero di pensare, pur avendo raramente il lampo di genio, risulta comunque ostico e pericoloso.

La summa degli errori individuali e tattici è data dall’azione del gol che sancisce la fine della partita e delle speranze nerazzurre. Miranda fa un gran recupero sulla sinistra, esce palla al piede e la dà a Brozovic, che è messo male ed è persino distratto: la palla è troppo lunga (errore di Miranda), poi Brozovic fa la scemenza (secondo errore), a palla persa, di provare una scivolata su Torreira; il calciatore uruguaiano si invola nello spazio lasciato libero (sempre lentissima la salita nerazzurra) e affronta Medel: il cileno si rende protagonista di un fallo davvero di una stupidità abissale (terzo errore). Ovviamente il mani di Brozovic sulla punizione seguente è la laurea “honoris asinorum” a Brozovic, alla sua tenuta mentale, alla sua affidabilità, alla sua determinazione. A lui come calciatore di un certo livello.

CONCLUSIONI

La maschera di Pioli cade: 13 punti nelle ultime 8 partite, 7 punti nelle ultime 5. Avevamo scritto, prima della pausa, che sarebbe stato interessante valutare come avrebbe gestito la forma fisica da gennaio a fine campionato; se, cioè, avrebbe puntato a recuperare prima possibile e poi sperare nella stanchezza generale di fine campionato oppure se provare a gestire sin da subito, magari puntando a giocare forte spezzoni di partita e provare ad arrivare a fine campionato.

La risultante è stata la combinazione delle due: l’Inter è partita forte, ma soltanto per tratti di partita, talvolta larghi (vedi Chievo), talvolta piuttosto ristretti (vedi Juventus, appena 20 minuti scarsi). Era un alibi per De Boer, lo è certamente anche per Pioli: la preparazione fisica estiva rimane un assoluto demerito di Mancini e del suo staff.

Ma ad aggravare la situazione c’è stato un improvviso cambio di filosofia nell’Inter di Pioli. Dalla squadra con pressing relativamente alto (pur non altissmo), rapide verticalizzazioni palla a terra e squadra compatta, si è passati ad una squadra dalla lunghezza media di circa 30 metri (per capire, in Napoli Juventus entrambe sotto i 25 metri!), palle lunghe e molta confusione in campo, con smarrimento anche di alcuni valori tecnici, come quelli di Joao Mario e Murillo. Il primo non si capisce all’altare di chissà cosa, il secondo all’altare di Medel, autore della solita prova pasticciona con movimenti che andrebbero studiati a scuola alla voce “come non si deve muovere un difensore centrale”.

Non voglio arrivare agli estremi del nostro Massimo Solano, ma in una partita come quella di ieri si fa fatica a giustificare Medel, messo sotto scacco da Schick praticamente sempre, al posto di Murillo; così come è risultato incomprensibile separare la coppia che tanto bene aveva fatto, Kondogbia-Gagliardini; così come è difficile comprendere perché, se il francese proprio non ce la faceva, risulti davvero così impossibile fare coesistere Banega e Joao Mario, che nella prima parte di stagione insieme avevano fatto vedere cose interessanti: evidentemente per Pioli sono come Etienne (Rutger Hauer) e Isabeau (Michelle Pfeiffer) di Ladyhawke, dove c’è l’uno non può esserci l’altro.

Difficile anche comprendere l’insistere su Candreva, che ho personalmente difeso spesso: ma è chiaro che da settimane sta tirando la carretta, non fosse altro che è sempre tra quelli che corre di più e quello a cui Pioli chiede più lavoro tattico.

Stupisce, infine, l’estrema fragilità della metà campo nerazzurra dopo l’uscita di Gagliardini: per chi nutrisse ancora dubbi, la partita di ieri è la certificazione che un giocatore, un solo giocatore scelto bene, può cambiare le sorti di un intero reparto, a prescindere dai compagni, dal tecnico e dallo schieramento.

Quello che va assolutamente evitato in questo momento è l’idea di sfasciare tutto, a partire dai tifosi. Affronteremo in settimana l’argomento “allenatore” per la prossima stagione, ma intanto c’è da finire una stagione. Da qui a fine campionato sarà necessario comprendere quale sia il vero progetto per questa squadra, la visione di insieme, e mettere su una squadra in grado non di essere competitiva già dall’anno prossimo, ma di esserlo a medio termine per più stagioni.

Come scrivevamo tempo fa, all’altare del risultato subito è facile sacrificare più di un anno, così come succede all’Inter ormai da diverse stagioni.

Di questo si dovrà tenere conto nella scelta del parco tecnico e dell’allenatore, altrimenti il rischio è che, chiunque arrivi, una o due stagioni di empasse possano significare ulteriore confusione e dispersione di valori tecnici.

Certo, la delusione e tanta, ma soprattutto sconforto. Molti mesi fa, ancora prima che Pioli facesse il filotto di vittorie, facevamo i conti in ottica campionato: la rincorsa al terzo posto sembrava impossibile soprattutto perché servivano troppi punti. Ma non avevamo previsto l’improvviso crollo di molte squadre di media classifica, già soddisfatte dalla retrocessione quasi certa delle ultime tre.

Ci ponevamo, però, una domanda sostanziale: a cosa serve provare ad essere competitivi subito a tutti i costi se poi il rischio è quello di trovarsi a dover rifare tutto da giugno?

Ecco, questo è il vero limite: a cosa sarà servito Pioli, con o senza Europa League, se l’anno prossimo arriverà un altro allenatore o, nel peggiore dei casi, rimarrà lui ma con dubbi e poca fiducia da parte dell’ambiente? I #Piolers rimasti ormai sono relativamente pochi e il sostegno all’allenatore italiano deriva soprattutto dall’impossibilità di arrivare ad un allenatore top. È rimasto giusto Caressa a dire di un’Inter spettacolare a tutti i costi:

I difetti hanno superato i pregi e queste continue difese a oltranza fanno soltanto riflettere. Ma già a novembre scrivevamo che sarebbe accaduto e non ce ne stupiamo:

Ma la cosa che ferisce di più, in questo caso, è stato proprio Pioli a rinnegare sé stesso: con una squadra più lunga, con Medel difensore, con cambi cervellotici, con la difesa a 3, con la paura post-Lazio di Coppa Italia trasmessa alla squadra. Insomma, dell’ambiente che era stato costruito dopo il filotto di vittorie è stato perduto quasi tutto.

Per Pioli è finita? Non ancora, anche se questa partita ne segna certamente il futuro. Ma è necessario mostrare lucidità, lungimiranza e anche coraggio: il futuro dell’Inter non si conquista soltanto con qualche punto in più.

PAGELLE

HANDANOVIC 6: la Samp non arriva moltissimo in porta e lui si segnala solo per un paio di parate. Incolpevole sui gol: vederci delle responsabilità anche sul primo è accanimento.

D’AMBROSIO 6: segna il gol e si segnala anche per una buona prestazione nel primo tempo. Nel secondo cala, ma cala tutta la squadra e lui soffre.

MIRANDA 5,5: alla fine capita più spesso nella zona di Quagliarella e non si capisce perché. Soffre molto e sulla coscienza ha il passaggio sbagliato per Brozovic nell’azione del 1-2. Non la guida più la difesa, visto che ha sempre un uomo dietro: e questo lo porta spesso fuori posizione troppo avanti.

MEDEL 7*: con i due voti in più d’ordinanza, nel secondo tempo ne combina molte. Spesso l’ansia di anticipare tutto e tutti lo porta a errori grossolani, come sul colpo di testa che genera il palo doriano; sul secondo gol commette un fallo assolutamente stupido. Ma il vero demerito è quello di non avere mai movimenti sincronizzati col resto e di essere costantemente in ritardo nella salita.

ANSALDI 6: sbaglia qualche cross, qualche altro lo azzecca e un paio sono davvero interessanti. Ma dietro è tra i più ordinati e aiuta spesso Perisic, pur senza strafare. Uno dei pochi a salvarsi.

BROZOVIC 3: disastroso, inutile, lento, impacciato, confuso e dannoso. Nel primo gol sbaglia l’uscita sul calcio d’angolo, nel secondo è messo male e prova una scivolata inutile sulla trequarti. Poi condisce tutto con un mani che neanche all’oratorio: laurea honoris asinorum. Vederlo ciondolare, sbruffare, lamentarsi, ondeggiare per il campo istiga all’omicidio.

GAGLIARDINI 6,5: gara in realtà da 6 perché non strafà e, anzi, inizialmente è troppo impreciso. Ma se quando esce lui si perdono distanze, personalità e geometria, non può essere una casualità. È quel classico calciatore che fornisce una quantità indefinita di preziosi “intangibles”.

KONDOGBIA 5: troppi errori mai controbilanciati da palle recuperate. Annega nelle praterie nerazzurre tra attacco e difesa, non trova mai il suo avversario: Brozovic gli peggiora la situazione e lui regredisce paurosamente. Messo dentro perché dovrebbe portare equilibrio e ordine, il risultato è diverso.

CANDREVA 5: chiaramente fuori registro e in folle. Mette su una carrettata di cross interessante (la carrettata), però la maggior parte sono sbilenchi e inutili. Ha sulla coscienza un gol praticamente fatto nel primo quarto d’ora: avrebbe segnato la partita indelebilmente.

PERISIC 5,5: un filo meglio di Candreva, ma aveva più spazio e meno avversari dal suo lato. Era la partita in cui poter essere devastante, è uscito devastato. Nonostante questo, sostituirlo è stato un errore… ma solo perché c’era chi era messo peggio di lui.

BANEGA 5: buono l’assist per D’Ambrosio, per il resto fuori registro anche lui. Sbaglia molto, gioca troppo avanzato, non riesce a incidere e risulta spesso lento e involuto.

EDER 5,5: Un buon tiro e poco altro.

ICARDI 4,5:  serata nera nera nera. Lo prendono in due se non in tre: quando Skriniar (ottima partita) o Silvestre escono, l’altro lo prende in consegna, spesso con l’aiuto di Sala (poi di Bereszynski), con Perisic lasciato abbondantemente solo a destra (della Samp). Lui annega, non arretra, non supporta. ha due palle gol, una di testa e l’altra, clamorosa, a un metro dalla porta. Tutto vano.

JOAO MARIO 5: entra nervoso e svogliato, alterando distrazioni a momenti in cui vorrebbe fare chissà cosa. Spostato trequartista risulta inefficace.

PIOLI 5: mette Brozovic nella partita sbagliata, anche se ci sarebbe una logica in questa scelta: partita relativamente facile, in casa e un giocatore da tenere in tensione fino a fine campionato. Ma Brozo è epic anche quando fa il somaro e Pioli ancora non lo sa. I cambi sembrano sbagliati, così come l’immobilismo tattico nel proporre un solo schema e nessuna variante. Difesa troppo bassa, lanci troppo lunghi e una squadra irriconoscibile.

PER LA SAMPDORIA: da segnalare Skriniak (7,5) Torreira (7) e Schick (7) tutti davvero molto interessanti. Soprattutto Torreira si è distinto per una grande regia e un senso della posizione invidiato da molti nerazzurri in campo.

TABELLINO

INTER-SAMPDORIA 1-2 (primo tempo 1-0)
MARCATORI: 35′ pt D’Ambrosio (I); 5′ Schick (S), 40′ st (rig.) Quagliarella
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Medel, Miranda, Ansaldi; Gagliardini (1’st Kondogbia), Brozovic; Candreva, Banega (21’st Eder), Perisic (33’st Joao Mario); Icardi.
All. Pioli
SAMPDORIA (4-3-1-2): Viviano; Sala (16’pt Bereszynski), Silvestre, Skriniar, Dodo’ (25’st Regini); Linetty, Torreira, Barreto; Bruno Fernandes (16’st Alvarez); Quagliarella, Schick.
All. Giampaolo
ARBITRO: Celi di Bari
SANZIONI: Brozovic e Miranda ammoniti.
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