Crotone Inter 2-1: andate a lavorare

Letture che mi hanno fatto compagnia da giovanissimo, tra le cose che mi hanno lasciato Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft c’è quel senso di stupore assoluto di fronte all’abisso, all’orrore estremo, a qualcosa che la mente è talmente incapace di immaginare che si rifiuta di portarla su un piano razionale e analizzabile.

Certo, qui parliamo di sport e non la mettiamo su così tragica, ma cosa vuoi analizzare dopo un Crotone-Inter perso 2-1 e in cui i calabresi sono sembrati i fratelli sfortunati del Bayern Monaco di fronte a un’Inter in versione estiva, pantofolaia? Quando in maglia sprite ti trovi improvvisamente 11 Brozovic in versione capra croata pascolante?

Quali analisi, approfondimenti, video, spiegazioni vuoi dare?

Di fronte all’abisso di una prestazione che ha superato, ma di gran lunga, i limiti dell’indecenza, decenza vorrebbe che si rimanesse in silenzio, testa bassa e pensare ai play off di NBA che stanno arrivando, all’esplosione di due splendidi ed erotici riders come Viñales o Zarco, al testa a testa che ci auguriamo tutti tra Hamilton e Vettel… fatemi controllare un attimo come siamo messi a curling, perché qualunque cosa andrebbe bene piuttosto che parlare di questa specie di Waterloo sportiva.

Ma siamo qua per questo, abbiamo anche fatto scelte che eliminavano quasi del tutto altri argomenti, e ci tocca dirne.

L’Inter perde a Crotone e, sì, ci può stare. Nel senso che il calcio è bello perché imprevedibile; è bello perché chiunque può vincere contro chiunque, anche se le distanze tecniche e tattiche sembrano abissali (di nuovo con ‘sto abisso?). E quindi, sì, ci può stare che l’Inter perda contro il Crotone e anche contro la Sampdoria.

Ma no, non ci sta come ha perso. Come hanno deciso di perdere.

L’Inter nel primo tempo non è entrata in campo, non ha opposto resistenza, non ha avuto un sussulto di orgoglio, un attimo di amor proprio e di rispetto per società e tifosi: niente, quelli che c’erano in campo erano 11 zombie talmente malmessi e poco credibili che neanche nella noiosissima (e davvero mal riuscita) settima stagione di The Walking Dead li avrebbero voluti. Va bene fare schifo, ma non a questi livelli. No, grazie.

Nel secondo ci ha provato, ma la confusione era tale e tanta che già fare un gol è sembrato miracoloso e, sinceramente, oggi il Crotone meritava di uscire dal campo vittorioso, con tre punti e con qualche speranza di salvezza che improvvisamente si riaccende, a -3 dall’Empoli.

LA PARTITA

Pioli decide di schierare i due diffidati, Medel e Murillo, contemporaneamente. Alla lettura della formazione c’è un attimo di sbandamento, l’abisso si affaccia alla mente sotto forma di difesa a 3 con Ansaldi e D’Ambrosio sulla linea di metà campo, a far compagnia a Banega e Kondogbia, e davanti il tridente.

Eravamo ottimisti: l’abisso si spalanca davanti agli occhi quando vedi un 4-2-3-1 con Medel e Kondogbia in mezzo al campo. Come di fronte alle allucinazioni, in tanti abbiamo provato a stropicciarci gli occhi per scacciare una visione del genere, un’idea talmente orribile da essere certamente bandita da tutti i libri di calcio e, ne siamo certi, essere stata citata in qualche quartina di Nostradamus come l’equivalente delle cavallette d’Egitto.

E invece no, è tutto vero. “TUTTO VERO” scriverebbe la Gazzetta dello Sport che non ha più un De Boer da attaccare e, pertanto, non potrebbe titolare “Inter, ma non ti vergogni?”.

Il Crotone si schiera con un più scolastico 4-4-2 che però risulta molto efficace, non fosse altro che coglie impreparata l’Inter in mezzo: è dall’inizio dell’anno che i nerazzurri soffrono i due attaccanti, soprattutto se si chiede ai due terzini di attaccare molto. Nicola evidentemente ha studiato e ci prova, azzeccando tutto. Trotta e Falcinelli sembrano la brutta copia, ma funzionante di Lewandovski e Muller.

Se i primi 45 minuti sono un film dell’orrore, al contrario di quanto farebbe un bravo scrittore, l’Inter decide di mostrare il suo peggio subito, tutto e subito.

Non che il Crotone abbia occasioni clamorosissime: a parte una con Rosi dopo un paio di minuti, un calcio piazzato e un paio di azioni da apprensione ma non oltre, Handanovic non è in sofferenza. Ma è l’atteggiamento generale ad essere sconcertante: squadra lunga, svogliata e senza logica.

L’Inter di De Boer aveva l’enorme limite di saper giocare in un solo modo, controllando il gioco e la palla, ma esponendosi così alle ripartenze avversarie; questa l’esatto contrario, ha l’enorme limite di non saper gestire la palla e di provare sempre e comunque a verticalizzare.

Così, nei primi 15 minuti l’Inter prova a essere pericolosa solo su ripartenza, mentre sarebbe stato meglio gestire la gara, tenere la palla e far correre a vuoto un Crotone impegnato alla morte anche nel pressing sui difensori centrali.

Ma, d’altra parte, come vuoi controllare il pallone se metti il tuo miglior piede, Banega, giusto dietro ad Icardi? Come vuoi far circolare la palla se alzi i terzini sulla linea delle ali, per farle accentrare, e non dare appoggio ai difensori? Come vuoi farla circolare se i due mediani stanno proprio dietro agli avversari, sempre e comunque senza mai allargarsi, almeno uno? Basti guardare questi due screenshot:

Circolazione di palla impossibile. Eppure basterebbe guardare squadre come Atletico Madrid o il Siviglia di Emery e Banega per vedere come si può impostare un’azione con due mediani: basta allargarne/avanzarne uno o due, chiedendo un lavoro diverso ai terzini e/o al trequartista… e dire che proprio quel genere di trequartista l’Inter lo avrebbe, solo che gioca a 30 metri dalla palla.

Ma tant’è, si respira brutta aria. E si respira anche nel verificare quanto spesso siano fuori posizione i calciatori.

Come al 15esimo, quando c’è una rimessa per l’Inter e, poco prima di rimetterla in campo, tiri fuori un urlaccio nel vedere la metà campo sguarnita, Medel a fare il trequartista con Kondogbia pressato: l’abc dell’Inter che subisce gol in contropiede, quante volte lo abbiamo visto?

Medel è cerchiato in rosso.

Kondogbia perde palla come sa fare lui, ovvero tutte le volte che è pressato… a proposito la presenza di Gagliardini lo ha sgravato di molto pressing e raramente si trova con l’avversario vicino; ma, ogni volta che ce l’ha, si corre un rischio. Palla persa, mediana scoperta e difesa esposta: Trotta si invola come se fosse posseduto, si “appoggia” a Stoian che torna la palla di tacco e… e invece che affrontare l’avversario nel corpo a corpo, Medel decide di fare nuovamente (lo fa almeno 8 volte a partita) come i pupetti di Sensible Soccer: scivola come se non ci fosse un domani.

Trotta gli piazza la palla lì, proprio dove va il suo braccio: rigore che Falcinelli realizza. Medel graziato dall’arbitro perché doveva essere sanzionato anche con il giallo: avrebbe perso il derby.

Poco dopo ancora Falcinelli e Trotta creano scompiglio. Pioli pensa di averne abbastanza e abbassa Medel in difesa, che diventa a 3. Inizialmente in campo c’è parecchia confusione, Banega non sa dove andare e ci si ritrova in mezzo col solo Kondogbia a dover portare (letteralmente portare!) palla per 15-20 metri senza avere nessuno a cui darla:

Da questa cattiva disposizione nasce il 2-0.

Banega prova un cross alla sperindio ma la palla viene recuperata dal Crotone. Qui ci sono due errori. Il primo, piuttosto grave, è dovuto alla posizione troppo arretrata di Miranda, che lascia in gioco Trotta (si vede solo la gamba):

Il secondo è di Medel, ma vi consiglio di vedere l’azione al rallentatore per apprezzarne la portata.

Il terzo, più grave dei tre, è l’attimo di esitazione che ha Murillo nel seguire Falcinelli che si invola alle spalle del colombiano e di Medel, riceve da trotta e segna con un tocco morbido per un grandissimo gol.

Come se non bastasse, due minuti dopo l’Inter rischia il 3-0 a causa di Rhoden, murato da Handanovic. Inter non pervenuta.

A complicare le cose ci si mette di nuovo Pioli, che decide di passare ad una sorta di 3-4-2-1 che non funziona: in fase di non possesso diventa difesa a 5 (e stai perdendo 2-0 contro il Crotone!) e in fase di attacco si perde in ampiezza, lasciando Candreva e Perisic in balia dell’improvvisazione, ora larghi, ora accentrati. Unico esperimento positivo, Banega in mezzo con Kondogbia.

L’Inter prova a guadagnare metri e stare più corta, per un po’ di tempo riesce e, finalmente!, dopo 37 minuti guadagna il primo angolo. Ma l’Inter non funziona e lo schieramento è davvero troppo improvvisato

Così, al 39esimo, il Crotone arriva ad un passo dal 3-0: dopo un’azione sulla destra, la palla arriva a Crisetig che trova Martella nel corridoio giusto (più avanti di Candreva e alle spalle di Murillo: tipico difetto della difesa a 3), il tocco è sbagliato di poco; Rodhen recupera la palla proprio sulla linea, la rimette in mezzo e Martella di testa spedisce di poco a lato.

30 secondi dopo altra ripartenza calabrese, con Falcinelli che lascia a Stoian sulla sinistra. La palla in mezzo non sembra pericolosa, Miranda ha anticipato Trotta e Medel è in traiettoria… ma il cileno decide di scivolare ancora una volta, spedendo la palla corta proprio sui piedi di Stoian che la dà dietro a Rodhen: il tiro è a botta sicura ma trova Miranda sulla linea.

Inter imbarazzante oltre ogni commento e 3-0 che, fosse arrivato, sarebbe stato strameritato.

Poco prima dell’intervallo, Ansaldi ha la palla che avrebbe forse cambiato le sorti del match: Banega lo trova con un traversone ma Ansaldi spedisce a lato.

Fine primo tempo. Se Napoli, Genoa, Udinese, Sassuolo, Lazio, Torino, Sampdoria e altre partite avevano avuto dei primi tempi inguardabili, questo diventa il peggiore senza alcuna ombra di dubbio.

SECONDO TEMPO

Sarebbe il momento di avere lucidità e mettere in campo una squadra sensata. C’è una sola tattica: schiacciare il Crotone nella sua metà campo. E, per farlo, l’Inter avrebbe bisogno di piedi buoni. Pioli, invece, decide di togliere Murillo per Eder, e Ansaldi per Palacio. Ci stropicciamo di nuovo gli occhi perché non ci crediamo, ma è tutto vero. TUTTO VERO.

Inter con un 3-4-3.

I nerazzurri ci mettono qualche minuto prima di oliare l’ingranaggio e il Crotone mostra le prime difficoltà fisiche dopo un primo tempo asfissiante, come dimostrano non solo i due ammoniti in un minuto, ma soprattutto le distanze che si cominciano a perdere e la tendenza della difesa a rinculare pericolosamente. L’Inter guadagna campo e in una decina di minuti ci prova con Perisic, Kondogbia e Palacio, che tra tutti è quello che si muove di più… ed è tutto dire.

Banega ha la tendenza a tenere troppo palla ma, quando riesce a non farlo, l’Inter guadagna in geometri e velocità, oltre alla pericolosità. È Banega a mettere un bel cross dai 30 metri, che la difesa calabrese manda in corner: l’argentino va a batterla, Kondogbia devia di testa e D’Ambrosio accorre per mettere in rete.

Si va sul 2-1 e sembra ci sia tempo e spazio per recuperare. Non che l’Inter sia trascendentale, ma già un uomo dai piedi buoni a metà campo cambia decisamente le cose: la squadra, pur disposta male, comincia ad avere una discreta circolazione di palla. Prendere nota per il futuro, grazie.

Due minuti dopo Nicola viene espulso e va in tribuna, proprio dietro la panchina del Crotone. Da lì forse vede meglio le cose perché ordina dei cambi che, però, tardano ad arrivare.

Così, al 71esimo, Eder va vicino al raddoppio: raccoglie una grande sponda di Palacio e dal limite dell’area coglie il palo interno.

Nicola è tarantolato e finalmente gli danno retta: fuori Trotta per Acosty per allargare la squadra e dare aiuto, fuori Barberis e dentro Capezzi. A 10 minuti dal termine, finalmente, arriva il momento di Joao Mario.

L’Inter ci prova con azioni improvvisate e raffazzonate, senza grande logica né ordine in campo. Il Crotone è tutto stretto di fronte alla propria area a difendere con unghie e denti il risultato. All’85esimo Palacio mette in mezzo per Perisic, palla fuori di poco.

Ma non basta, così come non bastano i ben 7 minuti di recupero dati dall’arbitro Guida.

L’Inter esce sconfitta da Crotone, meritatamente.

CONCLUSIONI

La prima conclusione è che questi calciatori andrebbero messi al puro e presi a calci nel sedere, inchiodati alle loro responsabilità e in larga parte minacciati di essere ceduti. O, al limite, a lavorare in qualche sperduta fabbrica Suning in Cina.

Poi c’è il resto.

Evidentemente le sconfitte fanno male a Pioli. Perde col Napoli e mette la difesa a 3 contro il Genoa; perde con la Lazio in Coppa Italia e mette la difesa a 3 contro la Juventus e le 3 successive; perde con la Sampdoria e improvvisa una squadraccia contro il Crotone. Evidentemente la dimensione è proprio quella che avevamo visto quando allenava Lazio e Bologna, mentre l’Inter è palcoscenico troppo impegnativo e un attimo più su rispetto alle capacità del tecnico.

La mediana di oggi è da ritiro del patentino e può presentarla solo chi deve sperimentare dal’inizio e/o non conosce il materiale tecnico a disposizione. Altrimenti non c’è spiegazione: lo sa il mondo intero che Medel+Kondogbia è impraticabile per chiunque.

La cosa che più fa indispettire è che questa scelta è stata fatta nell’ottica di garantire all’Inter un certo equilibrio: peccato che è proprio l’equilibrio a essere mancato, segno che in mezzo al campo poteva metterci benissimo chiunque altro e avrebbe fatto meglio.

Cosa gli ha fatto Joao Mario, di preciso? Quale sarebbe la colpa del miglior giocatore dell’ultimo europeo e uno dei centrocampisti più interessanti in Europa? Se neanche contro il Crotone è possibile vedere Banega+Joao Mario, cosa accadrà quel giorno in cui si affronteranno squadre più temibili? In una partita così, la tecnica avrebbe dovuto farla da padrona: controllare la palla, gestire la partita e i suoi ritmi, far correre a vuoto il Crotone.

Invece è accaduto l’esatto contrario.

Qualcuno dice che è solo colpa dei calciatori.

Il ragionamento non è sbagliato in assoluto. Noi, qui su ilMalpensante.com, avevamo dato la ricetta già a novembre. Perché una squadra che decide di far fuori un tecnico nel modo in cui abbiamo visto far fuori De Boer, è una squadra pericolosa: oggi la “usi” per arrivare ai tuoi scopi, domani ti troverai un covo di serpi in seno che, se vorranno, potranno farti male con la stessa moneta. Oppure potrebbero non aver più voglia di lottare, per te dirigenza, per Pioli, per l’Inter. Quindi erano loro da appendere al muro a novembre e inchiodarli alle loro responsabilità, non certo dare in pasto ai media il tecnico e lasciare che ne facessero carne da macello. Vuoi esonerarlo? Fallo, a prescindere, convinci la proprietà della bontà di quel che sostieni, ma non dare a questi scellerati un’arma così importante.

Anche oggi i calciatori sono i primi responsabili.

Ma, c’è un ma. Pioli non sembra un allenatore abbandonato e proprietà e dirigenza gli sono stati vicini sempre. Ecco, in partite come queste, l’atteggiamento della squadra è spesso il riflesso delle paure o del coraggio del tecnico: presentarsi a Crotone col “duo ferraglia” a metà campo è un segnale. E non è un caso che, dopo Napoli, brutta partita col Genoa; dopo la Lazio, brutte partite con Juventus (al netto di 20 minuti e di Rizzoli), Empoli, Bologna e Roma); dopo la Sampdoria, brutta partita col Crotone.

Pioli trasmette le sue insicurezze. Ed è proprio in situazioni del genere in cui la tattica diventa un’arma fondamentale: perché è il primo tassello dell’atteggiamento in campo, soprattutto in partite come queste, proprio quando ti sembrano tutti scazzati e che sia quindi solo un problema di atteggiamento e voglia. E non è così, perché una squadra che comincia a giocar bene dà anche stimoli inattesi: ma come puoi giocare bene con quello schieramento?

Non è perdere in sé che fa male: è come perdi. È la consapevolezza di avere sprecato tempo e di avere perso, nel frattempo, valori tecnici importanti.

Dopo la partita contro il Genoa mi sono esposto in maniera chiara. L’Inter era di fronte ad un’impresa titanica, mostruosa, che solo una serie di fattori avrebbe reso possibile:

servono un mercato di gennaio sfavillante, una improvvisa crescita individuale dei calciatori anche e soprattutto dal punto di vista della determinazione e della voglia, una chiave di lettura precisa di Pioli che imposti la squadra con metodi e uomini giusti, nonché un calo a picco di almeno 3 tra Roma, Napoli, Lazio e Milan (senza dimenticare comunque che la Fiorentina ha una partita in meno e virtualmente potrebbe essere a -3 dal Milan): serve solo questo. Tutto insieme.

Il problema è che questo genere di approccio alla gara non serve per raggiungere un risultato che vada al di là della singola partita, a meno che non vogliamo credere che le vivano davvero tutte come finali.

A che serve? Ad entrare in Europa League e poi, l’anno successivo, viverla con lo stesso appassionato autolesionismo di quest’anno? Per costringere alcuni, tipo Miranda, a giocare 3 partite a settimana?

Oppure sarebbe meglio prendere atto della situazione? È più sensato, stante così le cose, pensare che l’Inter possa verosimilmente fare 30-35 punti, anche 40 sarebbe già un ottimo risultato (1,82 a partita): sono 64 punti, l’anno scorso era Europa League.

E l’anno prossimo si darà via al nuovo anno zero, senza alcuna eredità tecnica per la futura squadra e il futuro allenatore… difficile che sia ancora Pioli: mi sembra già provato ed ha tutta la stampa schierata al suo fianco, critiche pochissime e addirittura dei veri e propri “endorsement” che sfidano la logica e la ragione.

ilMalpensante.com

A che cosa è servito? L’Inter farà, verosimilmente, più di 64 punti, ma questo anche per via di mezza Serie A che ha smobilitato a novembre, non avendo più nulla per cui lottare: ma Atalanta e Lazio, da novembre a oggi, hanno fatto praticamente tanto quanto. Non c’era e non c’è alcuna magia né ricette da stregone.

C’era, e glielo riconoscevo volentieri, la ricerca di qualcosa di diverso. Nel filotto di 7 vittorie, al netto di alcuni davvero brutti parziali di partita, l’Inter aveva mostrato cose interessanti e soprattutto un tentativo di costruire qualcosa che prescindesse dall’esigenza del momento. Quando, invece, i traguardi (Coppa Italia e terzo posto) si sono avvicinati, è subentrato un atteggiamento utilitaristico e resultadista che, paradossalmente, ha detto male.

L’Inter ha perso identità, gioco, prospettive. Perdendo, al tempo stesso, alcuni valori tecnici importanti.

All’altare di cosa? Cui prodest?

È una domanda che non avrà risposta.

Il futuro di Pioli è davvero appeso ad un filo e, come scrivevamo a novembre, Pioli era ed è una scommessa forte della dirigenza italiana: se ne traggano le giuste conclusioni. Dopo, solo dopo, si potrà affrontare l’argomento calciatori.

Perché non la pensiamo come Ausilio: questa squadra è ampiamente migliorabile, ma non può migliorarla lui che la vede difficilmente migliorabile. Non dopo tanti fallimenti, non dopo questa stagione.

Ma avremo tempo e modo di parlarne.

PAGELLE

HANDANOVIC 6,5: incolpevole sui gol, para il parabile quando c’è bisogno.

D’AMBROSIO 6: gli viene chiesto un lavoro atipico e lui lo svolge. Non granché in difesa, ma ha il merito del gol.

MURILLO 4,5: l’errore sul secondo gol è grossolano, ma sembra un corpo estraneo, spesso fuori tempo e senza riuscire mai a trovare le misure dell’avversario. Errore averlo tenuto così tanto da parte dopo alcune buone prestazioni.

EDER 6: ci mette almeno la voglia e un buon tiro, che si schianta sul palo. Peccato.

MIRANDA 5: anche lui sbaglia, e malamente, sul secondo gol. Poi soffre chiunque gli capiti a tiro.

MEDEL 6*: ovviamente con i due voti d’ordinanza in più. Provoca il rigore, si disinteressa nel secondo gol, disastroso da centrocampista e confusionario in difesa. Prova anche qualche lancio, ma se ne sbagli 5 su 7 è chiaro che non è mestiere tuo. E c’è chi ancora lo difende.

ANSALDI 5: Rosi lo beffa all’inizio, poi dal suo lato si attacca poco ma ogni volta si soffre. È sempre tra i più imprecisi, anche perché non lo aiuta davvero nessuno. Allo scadere del 1° tempo si divora un gol fondamentale. Poi cala il sipario.

PALACIO 6+: entra e mostra come ci si dovrebbe muovere da attaccanti. La sponda per Eder è deliziosa, due palle preziose sprecate dai compagni. Peccato che non ne abbia più e sia spesso in ritardo: ma se è tra i migliori, figuratevi cosa sono stati gli altri.

KONDOGBIA 4: perde malamente il pallone del 2-0, poi annega in una metà campo così vasta. Perde un’infinità di palloni, sbaglia anche tocchi semplici e il 75% di passaggi riusciti non è da grande squadra: toglietegli Gagliardini e torna Marigbià.

CANDREVA 5: crossa, crossa, crossa come se fosse l’unica cosa importante al mondo. Va un po’ meglio nel secondo tempo, mostrando che forse in questo periodo potrebbe fare di più in mezzo al campo e riesce comunque a produrre 3 key passes: ma non è sufficiente.

PERISIC 5,5: forse il più pericoloso, almeno come costanza. Peccato che non sia mai azionato davvero nel modo giusto e debba improvvisare tutto, dalle posizioni, ai dribbling… Poi è naturale che perda palla.

BANEGA 6+: un primo tempo come tutti gli altri, poi nel secondo va in mediana e mostra a tutti cosa sarebbe la manovra dell’Inter con lui in mezzo. Vero, porta spesso palla, sbaglia spesso, ma su 112 tocchi è impossibile non sbagliare. Quando c’è da inventare, inventa; quando c’è da accelerare la manovra, accelera. Non perde mai la calma, ragiona, imposta… peccato tenga troppo palla, peccato non voglia farlo, peccato non lo si provi mai, peccato.

ICARDI 4,5: brutta roba, ragazzo. Il campo di calcio è vasto e permette di svariare, cercare aria, spazi, creare corridoi per i compagni. Se, con possesso palla, il tuo unico pensiero è di attaccare lo spazio, gli avversari ti capiscono e ti fermano mettendoti due uomini e non facendoti respirare. 2/3 passaggi interessanti non riscattano nulla di una partita da impalpabile.

JOAO MARIO SV: in campo troppo tardi. 56 minuti (più i recuperi) in 5 partite: c’è, sinceramente, qualcosa che non torna.

PIOLI 4: mediana impresentabile e movimenti discutibili di più uomini: terzini troppo alti, Banega troppo avanzato, i mediani che non aiutano nella costruzione della manovra. Su questa sconfitta c’è il suo marchio, e non è solo questione di voglia o di motivazioni. Così come non è solo questione di una partita o dell’infortunio di Gagliardini: 13 punti nelle ultime 9 (1,44 a partita), 7 punti nelle ultime 6 (1,15 a partita) sono la certificazione di un trend, nato guarda caso dopo la sconfitta contro la Lazio in Coppa Italia, dopo il ritorno di Medel, dopo il suo essere entrato in confusione, dopo aver cominciato a sperimentare formazioni: scegliete voi le coincidenze che preferite.

TABELLINO

CROTONE-INTER 2-1

PRIMO TEMPO 2-0
MARCATORI: 18’pt Falcinelli (rigore), 26’pt Falcinelli; 20’st D’Ambrosio
CROTONE (4-4-2): Cordaz; Rosi, Ceccherini, Ferrari, Martella; Rohden (23’st Sampirisi), Crisetig , Barberis (31’st Capezzi ), Stoian, Trotta (28’st Acosty ), Falcinelli
All. Nicola
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Murillo (1’st Eder), Miranda, Ansaldi (1’st Palacio); Medel, Kondogbia (36’st Joao Mario ); Candreva, Banega, Perisic ; Icardi.
All. Pioli.
ARBITRO: Guida di Torre Annunziata.
SANZIONI: Espulso al 22’st il tecnico del Crotone Nicola per proteste. Ammoniti: Martella, Palacio, Ceccherini, Banega, Acosty, Capezzi.
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