Inter al punto di non ritorno

Ci risiamo: punto e a capo. L’Inter è nell’occhio del ciclone e sembra di essere tornati nell’infinito loop di chiacchiere su chiacchiere, fuochi incrociati, vendette, giocatori che fanno le bizze, pseudo-professionisti che decidono scientemente di far saltare la testa di questo o quello. Notte nera, sembra.

C’è un “ma”, stavolta. La proprietà c’è e, da quel che abbiamo visto, non ha intenzione di stare in disparte a subire i giochini di chi viene lautamente e profumatamente pagato.

La partita contro il Crotone è stata inverosimile: per un tempo, chi era in campo ha deciso di non giocare. A ottobre, su queste pagine, abbiamo scritto fuoco e fiamme su quanto stava succedendo in casa nerazzurra, indicando quelli che ci sembravano i veri responsabili e soprattutto accusando i veri colpevoli di quello scempio.

Così, quei calciatori che erano serviti a far fuori un allenatore scomodo, scelto da un presidente esautorato e non condiviso dalla dirigenza italiana, quegli stessi calciatori oggi lanciano messaggi chiari anche rispetto a quella stessa dirigenza che è sembrata servirsene allora. Mai insegnare tattiche ad un possibile e futuribile “nemico”.

Il presidente Thohir è ormai latitante da diverso tempo e chiaramente uscito dal ruolo ancora prima dell’ufficializzazione; Javier Zanetti sembra sparito dai radar, e ormai si occupa di sorridere davanti a tutti gli smartphone e le telecamere che ha di fronte: presenziare sì, ma esporsi e parlare molto poco, se non niente; Gardini non sappiamo neanche che cosa faccia di preciso, ovvero “Chief Football Administrator”.

Rimane Piero Ausilio, che ha dovuto esporsi in prima persona perché Stefano Pioli è una scelta della dirigenza italiana e in special modo proprio di Ausilio. Non dimentichiamo quella prima pagina del Corriere dello Sport, con ancora De Boer (di fatto) ancora allenatore dell’Inter:corriere de boer esonerato

Il problema è che Ausilio non ha il physique du rôle per imporsi: non davanti ai microfoni né tantomeno, evidentemente, di fronte ai calciatori.

Davanti ai microfoni è stato più o meno un disastro ogni volta che ha aperto bocca, da “squadra difficilmente migliorabile” a “in campo non vanno i milioni“, per non dire delle contraddittorie “faremo un mercato serio, poche cose ma fatte bene. Questa squadra ha dei valori e sta funzionando”, “non cambio la qualità dei miei giocatori con le altre, non abbiamo nulla da invidiare a chi è davanti. È un problema di testa”.

Ma è l’ultima dichiarazione che segna una frattura insanabile con l’attuale squadra: la segna pubblicamente perché il semplice fatto di dirla manifesta che quella frattura probabilmente era già una voragine.

L’Europa League rimane un dovere, gli obiettivi non cambiano anche se abbiamo perso male. Non da squadra di calcio. Siamo stati presuntuosi e arroganti e così si perde su qualsiasi campo. É stata una settimana orrenda tra la gara contro la Samp e questa, ma ci sono anche 5 mesi buoni da salvaguardare, dove tutti hanno parlato di un bel progetto. Questa settimana non è stata da squadra di serie A, non solo da Inter. Ripeto, quello che non va bene è la presunzione che ho visto contro Sampdoria e Crotone […] La gara contro il Crotone deve servire da esempio e da domani dobbiamo tirare su le maniche per rispettare i tifosi e il nome che abbiamoPiero Ausilio

Un attacco che palesa un certo nervosismo, un attacco scomposto e a gamba tesa nei confronti della squadra che non avrà certamente gradito.

La cartina di tornasole è stata la dichiarazione di Roberto Gagliardini.

Una dichiarazione che su Twitter è stata riportata un po’ mozzata ed è risultata un filo più dura di quanto non sia in realtà. Si è parlato di un Gardini che rinnega le parole di Ausilio, quando in realtà la dichiarazione è leggermente più sfumata:

Non sono d’accordo con alcune delle parole che ha detto Ausilio. Sono state dette a caldo, magari lui le pensa, noi dobbiamo ascoltarle e capire perché lui le ha dette. Magari c’è un velo di verità. Ma, noi dobbiamo cercare di lavorare il più possibile perché questa cosa non si ripetaRoberto Gagliardini

Beninteso, fa impressione che l’ultimo arrivato, un calciatore che fino a un paio di mesi fa era all’Atalanta e non apriva quasi bocca, uno che fino a 7-8 mesi fa era in Serie B e qualche mese dopo faceva fatica a debuttare in Serie A… dico, fa impressione che un calciatore con questo background, pur di grande talento, si esponga così davanti ai microfoni, cercando quasi lo scontro con il suo DS.

Una squadra non può essere una giungla, in un’altra società non sarebbe successo. Forse avrebbe parlato Miranda, tanto ciarliero dopo l’esonero di De Boer tanto silenzioso oggi; forse avrebbe parlato il capitano Icardi, ma che sinceramente non sembra avere il profilo ideale per esporsi in questo momento.

Il problema è che Gagliardini, pur con dichiarazioni fuori luogo e tempo, nella sostanza ha ragione: Ausilio non avrebbe dovuto attaccare così i calciatori.

Perché possiamo anche lamentarci della partita col Crotone e della prestazione vergognosa di chi era in campo, ma qualcosa si è rotto nell’Inter degli ultimi due mesi, se è vero che lo score segna 4 vittorie, 1 pareggio e 4 sconfitte, 13 punti in 9 partite (e solo 7 nelle ultime 6). Il disagio è decisamente più profondo.

A colorare il tutto, arriva la bomba di Marco Materazzi proprio sulla testa di Ausilio:

Chiaro il riferimento alle parole del DS contro i calciatori, interpretate come una presa di posizione a discolpa personale e dell’allenatore.

Infine ci ha pensato Roberto Mancini a lanciare la stoccata definitiva: “La squadra ha ottimi giocatori, non so se si può dire altrettanto dei dirigenti […] Bisogna vedere di chi parliamo, qualcuno c’è ma a volte, come è capitato a me, nel caos societario i dirigenti devono adattarsi alla situazione […] Gli allenatori sono quelli che pagano per primi. Quindi la squadra devo farla io, non uno che viene dall’altra parte del mondo o che non c’entra col club (riferimento a Kia? Ndr). Se le cose non vanno bene pago io, quindi la squadra la faccio io“.

Come abbiamo scritto a scelta di Pioli fatta, però, se è vero che l’eventuale merito di un campionato di qualità sarebbe andato a Pioli e alla dirigenza italiana, l’eventuale demerito dovrà essere responsabilità della stessa dirigenza italiana e di Pioli: e il resto del campionato, tra l’altro, non lascia presagire nulla di buono per le prossime (con il derby, Napoli, Lazio e Fiorentina da affrontare).

PUNTO DI NON RITORNO

Si innesca, però, un cortocircuito da cui l’Inter deve uscire: i calciatori devono fare i calciatori e non supplire all’inadeguatezza o all’assenza di tecnico o dirigenza, scegliendo chi può o non può restare. Anzitutto perché non c’è in squadra nessuno, e sottolineo nessuno, che abbia la statura sportiva in grado di ergersi a censore di chicchessia, neanche dei compagni di squadra.

Poi perché non è pensabile, da parte della società, accettare ammutinamenti di alcun tipo.

E qui ci si trova ad un punto di non ritorno. I giocatori saranno nuovamente sollevati da ogni accusa? Da ogni colpevolezza? Dopo avere fatto il bello e il cattivo tempo per tutta la stagione, davvero nessuno di loro dovrà pagare nulla e, anzi, meriteranno rinnovi a pioggia solo perché adesso c’è una proprietà danarosa?

Al tempo dell’esonero di De Boer ci siamo esposti in maniera netta e inequivocabile:

Insomma, l’Inter del progetto triennale, del “noi andiamo oltre il risultato” (cit. Ausilio tre giorni fa) non c’è più, sparita, svanita nel nulla. Forse c’era fretta di accaparrarsi Pioli, conteso da avversarie temibili come Palermo e Sampdoria.

Smentite tutte le rassicurazioni successive all’assemblea dei soci: quel “stiamo con De Boer al 100%” è un pugno nello stomaco del tifoso e una pietra tombale sulla credibilità dell’attuale dirigenza. Certo, non potevano scaricarlo su un marciapiede qualsiasi (neanche fosse della Saras…), ma c’erano modi e modi, tempi e tempi, parole e parole.

L’alibi giusto per tutti è stato offerto su un piatto d’argento. Ci piacerebbe, per una volta, che fossero tutti giudicati con lo stesso metro: se è vero che De Boer ha sbagliato e deve pagare, che paghino anche quei dirigenti che hanno gestito malissimo tutta la vicenda a partire da Roberto Mancini: una gestione ridicola e lontana da qualunque concetto di professionismo.

ilMalpensante.com

Dicevamo che quello era un momento cruciale, non soltanto per la stagione dell’Inter, ma anche e soprattutto per la storia a medio termine dei prossimi anni: si decideva un pezzo di destino dell’Inter. E avevamo indicato la soluzione ancora prima: piazza pulita di tutti i calciatori riottosi e che si erano ammutinati, anche a costo di cambiare mezza squadra, nonché dirigenza da rifare ex novo. E il motivo era semplice e a dircelo era stato proprio l’olandese:

Nessuno è più grande dell’Inter.

Ed eccoci qui, punto e a capo, ancora una volta su una cuspide (in senso matematico), oltre la quale c’è da capire come e quanto cambierà l’Inter del futuro.

I calciatori si salveranno ancora? E la dirigenza? Nessuno è più grande dell’Inter.

La ricetta è sempre lì, bella e pronta. Perché le prospettive non cambierebbero: uno come Sarri all’Inter non potrebbe arrivare mai e, se arrivasse, farebbe la stessa fine di De Boer e di Pioli. E non la risolverebbe neanche l’arrivo di un allenatore di un certo spessore e/o palmares.

Un presidente che abbia carisma internazionale, il mio sogno è sempre stato Luis Figo e sarebbe perfetto anche come uomo immagine.
Un vicepresidente legato alla storia e all’Inter a doppia mandata, fosse per me sarebbe Gianfelice Facchetti.
Un DG che sia ENORME, proprio così, scritto maiuscolo, e per adesso fa il commentatore tv (che spreco): Leonardo.
Ausilio in questo contesto lo terrei pure, ma le vicende dell’ultima settimana lo hanno definitivamente bruciato: c’è Sabatini libero (che non sarebbe comunque solo rose e fiori eh…), si vocifera di Berta, purché si evitino scempiaggini tipo Igli Tare.
Una figura alla Oriali: se non può essere Oriali stesso, qualcuno legato alla storia recente dell’Inter. Non so se Samuel è proprio adatto; avevo pensato a Chivu (parla anche olandese) quando era stato preso De Boer. Ma fortunatamente l’Inter ha tante figure disponibili. Che dire di Cambiasso? Profilo ideale con voglia di allenare: a prescindere dall’allenatore che si sceglie, fra 3, 4 o 5 anni potrebbe prendere lui stesso la prima squadra.

Dopo, e solo dopo, l’allenatore. E da lì partire con il mercato, pensando sì a giocatori funzionali, ma anche ad un paio di veri leader che sappiano guidarla, aspetto che oggi manca in maniera lancinante: non lo è Miranda, non lo è Medel, non lo è Candreva e non ci sono personalità né valori tecnici di primissimo livello, fatta eccezione, forse, per Gagliardini, Joao Mario e Perisic che però, per giovane età o carattere, difficile possano imporsi oggi.

Questa squadra va rifondata nel profondo, va ripensata integralmente, va ristrutturata secondo un modello manageriale funzionante. Sono certo che la famiglia Zhang sa come fare, finora è stato necessario anche un periodo di apprendimento e certe critiche dei tifosi sono ingiuste: non sono cinesi i responsabili della situazione.

È necessario che si intervenga in maniera diretta e pesante, lo racconta la storia recente dell’Inter.

Altrimenti il rischio è di rimanere all’interno del cortocircuito e non uscirne mai… almeno noi. Zhang può sempre farlo quando vuole, ma in quel caso lo scenario sarebbe catastrofico.

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